Cosa vi ho nascosto:

Auto artigianali sovietiche

Cominciando la serie dei miei articoli sulle auto russe (e quelle sovietiche) avevo pensato di scrivere solo delle auto prodotte dalla metà degli anni ’60 in poi. Perché è allora che in Occidente è partita la vera motorizzazione di massa. Un processo che in URSS è stato duramente ostacolato dalla economia pianificata: meno di 50 modelli prodotti in 25 anni, prezzi improponibili per la maggior parte dei cittadini comuni, l’assenza del sistema creditizio, i tempi di consegna che andavano da due a otto anni…
In queste condizioni il mercato dell’usato era quasi inesistente: chi riusciva a comprarsi una auto la teneva fino alla morte (propria o della macchina). Quindi c’erano delle persone che si costruivano da soli le proprie macchine. Lo facevano procurandosi le componenti in tutti i modi: comprando i pezzi (spesso illegalmente dagli operai o meccanici che li rubavano sul posto di lavoro), smontandoli dalle auto incidentate e/o abbandonate (la rottamazione non era praticata per gli stessi motivi della vendita), rubando alle fabbriche etc.
I risultati erano spesso molto originali, soprattutto quando non si cercava di ricostruire un modello prodotto in fabbrica, ma di crearne uno proprio.

Quindi trovo interessante scrivere proprio di quelle vetture. Sulla foto sopra c’è una GMV-2, una macchina costruita con la stiva e il motore di un aereo sportivo, un camion-giocattolo e la parte mobile di costruzione propria.
Sulla foto che segue, invece, vediamo il Ghepard del 1968 costruito con l’uso di alcuni pezzi del ZAZ-968 (da qui in poi i link portano agli articoli sui modelli ufficiali dei quali ho già scritto in precedenza).

Il KD è stato la prima auto artigianale costruita in più esemplari: 6 tra il 1963 e il 1969. Il motore, le sospensioni, la parte mobile e alcuni elementi della carrozzeria vengono dal ZAZ-965.

Il Muravei del 1965 ha il motore preso dalla moto cecoslovacca Jawa-350 e alcuni elementi della «Morgunovka».

Il GTS (Grand Turismo dei fratelli Sherbinin) è stato costruito nel 1969 sulla base della GAZ-21 «Volga». Devo precisare che i fratelli Sherbinin erano due maniaci dell’automobilismo: dalla metà degli anni ’60 ai primi anni ’90 hanno costruito un sacco di auto.

L’auto elettrica Proton del 1985 ha il motore preso da un muletto e le batterie del tir Kamaz.

Il Sport-1500 del 1977 ha il motore e la parte mobile del VAZ-2103.

«Buggy solo» del 1980 è un’altra creatura dei fratelli Sherbinin.

Zvezdochka del 1972 ha il motore della moto «Ural» e la parte mobile della «Invalidka».

La Coupé «Satana» è stata creata nel 1980 dai fratelli Sherbinin in collaborazione con i fratelli Alghebraistov.

Alcune parti della carrozzeria di «Satana» erano fatte in plastica rinforzata con il vetro seguendo la tecnica applicata durante la creazione dei minibus «Start» in fabbrica.

Il «Ghnom» del 1970 aveva il motore della moto Jawa-350 e la parte mobile della «Invalidka».

L’auto artigianale sovietica più nota è la «Pangolina» del 1983. Ha il motore e la parte mobile della VAZ-2101 (Fiat 124 modificata).

L’abitacolo della Pangolina è fatto in questo modo:

La JUNA è stata creata da Yury Alghebraistov nel 1982. Mi sembra che sia l’unica auto artigianale sovietica ancora perfettamente funzionante. L’autore se ne prende cura e la aggiorna di continuo. Attualmente questa auto ha un motore della BMW.

Il Trud del 1964 ha un motore a tre cilindri creato appositamente in modo artigianale.

Questa macchina sembra un piccolo sottomarino con le ruote…

Ma in realtà è semplicemente una macchina creata da un cuoco.

La fantasia di certi artigiani non ha limiti:

Il Teremok del 1974 è la prima roulotte artigianale.

Anzi, è stata la prima in URSS perché ai tempi nessuna fabbrica vera produceva le roulotte ed i camper in serie.

Secondo l’idea dell’autore doveva essere fatto in questo modo:

Nel 1972 il dirigente di una fabbrica per le riparazioni automobilistiche caucasica si è fatto fare l’auto chiamata Elbrus TS-1.

Il Kentavr del 1981 è un minibus-fuoristrada creato da A. Mishukov. Ha dovuto utilizzare la parte mobile dell’UAZ-452 perché prima della perestroika ai privati era vietato possedere le auto adibite al trasporto merci.

Il Katam del 1966 è un anfibio abbastanza originale: la sua carrozzeria è fatta in legno. Il motore è della moto Jawa-350. Le luci sono in regola con il Codice sulla navigazione nelle acque interne.

Il Katam è inoltre dotato di tutti gli strumenti tipici di una barca.

Questi sono i più interessanti tra gli esemplari conservati fino ai giorni nostri. Poi c’erano tante persone che, cercando di risparmiare, ricostruivano da zero i modelli prodotti in fabbrica. Un vicino di casa dei miei nonni, per esempio, nella seconda metà degli anni ’80 aveva costruito per sé un Moskvich-412 raccogliendo i singoli pezzi per cinque anni.

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