Cosa vi ho nascosto:

LuAZ 967 TPK

Ai tempi dell’URSS uno dei due committenti principali della ricerca scientifica e del progresso tecnico era l’Esercito. Per accontentare le sue richieste l’industria sovietica produceva, a volte, dei meccanismi piuttosto strani e apparentemente inutili. Uno dei meccanismi del genere è l’automobile LuAZ-967 TPK, prodotta nella città ucraina Luc’k dal 1961 al 1967. L’acronimo TPK significa Trasportatore di prima linea (Transportjor perednego kraja).

In sostanza, i paracadutisti sovietici avevano bisogno di una auto leggera destinata alla evacuazione dei feriti, il traporto delle munizioni e l’installazione di alcuni tipi di armi. L’auto doveva essere capace di superare tutti i tipi di ostacoli (compresi quelli acquatici) e di resistere ai lanci con il paracadute. Il ben riuscito fuoristrada GAZ-69, in produzione in quegli anni, non era un anfibio e non resisteva ai lanci; mentre l’anfibio GAZ-46 era una auto troppo specializzata.

I lettori più esperti avranno già notato una certa somiglianza del LuAZ-967 con l’austriaca Haflinger-AP-700 prodotta dalla Steyr-Push. In realtà la somiglianza è solo di carattere estetico.

Le richieste dei militari sono state pienamente accontentate. Prima di tutto perché l’auto era venuta veramente piccola: lunghezza 3682 mm, larghezza 1712 mm, altezza 1580 mm (1250 mm con il parabrezza abbassato e il telo smontato). L’altezza dal suolo era di 285 mm, carreggiata 1325 mm. La massa del veicolo era di 950 kg. La capacità di superare le strade sconnesse (o la loro totale assenza) era veramente incredibile.

Il motore (anteriore), prodotto dalla fabbrica successivamente chiamata ZAZ, era da 887cm3, 4 cilindri a V e 30 CV. La velocità massima del LuAZ-967 era di 75 km/h sulla terra e di 3 km/h sull’acqua.

No, non mi sono sbagliato: la velocità massima di navigazione era di appena 3 km/h perché il LuAZ-967 non aveva alcuna elica. Il suo moto nell’acqua veniva attuato sempre con il girare delle ruote e quindi grazie al loro «effetto remo». La trazione era integrale (4×4), ma il ponte posteriore poteva essere disinserito. Vi era una marcia ridotta. Il LuAZ-967 era in grado di superare le salite e discese fino a 58%; per i casi veramente difficili era dotato di passerelle metalliche (da mettere sotto le ruote) facilmente utilizzabili.

Il LuAZ-967 era in grado di trainare i rimorchi pesanti fino a 300 kg. Le due maniglie che vedete sulla parte posteriore non sono le predelle: servono per estrarre la vettura manualmente dai buchi stretti nella terra o neve nelle zone di guerra difficili. Sulle strade normali si raccomandava di disinserire il ponte posteriore, quindi le ruote anteriori diventavano motrici.

Sempre sulla foto precedente si vede nettamente che il posto di guida è centrato: era stato fatto in quel modo per permettere di montare due barelle con i feriti a lati. In mezzo, dietro al conducente, era nascosta la sedia dell’infermiere (vedi la foto seguente). Quando le barelle non sono montate, invece, dal fondo della vettura possono essere estratte due poltrone pieghevoli (vedi i due rettangoli metallici sulla foto precedente).

La colonna del volante è pieghevole per permettere all’autista di guidare il mezzo anche in posizione quasi orizzontale: sul campo di battaglia può essere importante.

Sulla parte anteriore del telaio era montato l’argano: era lungo 100 metri e aveva la potenza di 150–200 chilogrammo-forza.

Esistevano, poi, altre due versioni di questo LuAZ. La prima, chiamata 967A, si differenziava solo per un motore un po’ più potente: 37 CV invece di 30. E’ stata prodotta a partire dal 1962.
L’altra versione da citare è il LuAZ-967M, prodotto dal 1975 al 1989 (e per alcuni anni chiamato ZAZ-967). Esso aveva il motore da 37 CV, il sistema elettrico prodotto dalla UAZ e il sistema idraulico dei Moskvich.

Alla fine degli anni ’60 sulla base del 967 era stato creato un modello un po’ più moderno, ma ne scrivo la prossima volta. Per concludere bene il presente articolo, invece, ho selezionato l’immagine del modellino da collezione 1:43 di produzione cinese: sembra abbastanza fedele all’originale.

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