Cosa vi ho nascosto:

ZiS 485 BAV

Concludendo la descrizione del piccolo anfibio GAZ 46 MAV vi avevo promesso di descrivere un altro anfibio sovietico. Quindi mantengo la promessa e scrivo del grande anfibio ZiS 485 BAV.

Anche questo anfibio è nato per il volere dei militari e sono stati loro ad assegnargli la sigla BAV (bolshoi avtomobil’ vodoplavujuxhiì): «grande automobile navigante». L’idea della sua creazione era nata già negli anni della Seconda guerra mondiale, quando l’URSS aveva ricevuto via land-lease una piccola quantità dei GMC DUKW 353. Guardando quel mezzo americano scopriamo da dove era venuta l’ispirazione degli ingegneri sovietici.

La progettazione del grande anfibio sovietico era partita alla fabbrica nascente DAZ di Dnepropetrovsk (in Ukraina orientale) nel 1948 e nel 1950 erano stati prodotti i primi due veicoli sperimentali. Nel 1951, però, gli ingegneri responsabili del progetto erano stati trasferiti alla fabbrica di camion moscovita ZiS e proprio lì avevano perfezionato la propria creatura. La produzione in serie era partita nel 1952, mentre le prime forniture all’esercito arrivarono nel 1953.

Come l’analogo americano, anche il ZiS 485 doveva essere tecnicamente più simile possibile a un camion di serie con la trazione integrale da poter utilizzare nella sua produzione gli stessi gruppi meccanici. Le sospensioni, la trasmissione e lo sterzo erano, infatti, gli stessi del camion ZiS-151. La trazione era integrale (6×6), la scatola di distribuzione era collegata a ogni ponte con una propria trasmissione cardanica. Il tubetto bianco che vedete sopra la ruota è il controllo centralizzato della pressione nei pneumatici (0,37 Mpa, in caso di necessità abbassabili fino a 0,07 Mpa). Le gomme erano da 11,00-18″.

Il telaio del ZiS 485 era fatto a longheroni, la carrozzeria ermetica era in acciaio. Sulle traverse in acciaio che vedete sulla foto seguente era posizionato un tavolato in legno che faceva da pavimento del settore carichi (ci stavano 28 militari con le armi e gli zaini oppure una auto come, per esempio, una GAZ 69). Sotto la pavimentazione, nella stiva, si trovavano i due serbatoi per la benzina da 120 litri ognuno, due pompe per l’acqua azionabili con le catene collegate alla trasmissione della elica, la ruota di scorta e uno spazio per i carichi.

Le uniche due poltrone normali erano quelle del guidatore e del suo aiutante. La cabina di guida poteva essere riscaldata con l’aria rigettata dal sistema di raffreddamento del motore. Dietro alla cabina si trovava l’argano: lunghezza 60 m, diametro 13 mm, potenza 4500 chilogrammoforza. Si dipanava manualmente all’indietro e serviva per facilitare il carico degli oggetti pesanti.

Il motore «zis 123» (anteriore) era identico a quello del corazzato BTR-152: 5555 cm3, 2900 giri al minuto, 110 CV (80,9 kW), 6 cilindri, 47 litri di benzina per 100 km. Il cambio era di 5 marce. La velocità massima era di 60 km/h sulla terra ferma e di 10 km/h sull’acqua. Il raffreddamento del motore era ad aria durante i viaggi sulla terraferma e ad acqua, attraverso un scambiatore di calore esterno, durante la navigazione. Il sistema elettrico era a 12 V a cavo unico, le fonti della corrente elettrica erano un generatore da 220 V e due batterie da 6 V collegate in sequenza.

La navigazione sull’acqua si effettuava grazie ad una elica tripale (diametro 635 mm) azionata da una trasmissione cardanica (tre alberi, due sostegni intermedi e l’albero della elica). La direzione veniva regolata da una pala collegata al volante e posizionata nella corrente provocata dal girare della elica.

Le dimensioni del ZiS 485 erano le seguenti: lunghezza 9540 mm, larghezza 2485 mm, altezza 2600 mm (2660 mm con il telo montato), carreggiata 1620 mm, la distanza tra il ponte anteriore e quello medio è di 3668 mm, la distanza tra i due ponti posteriori è di 1120 mm, l’altezza libera dal suolo è di 285 mm. La massa era di 7150 kg, la portata di 3500 kg. Il raggio della inversione di marcia era di 11,25 m (ruota anteriore), l’angolo di salita 30°.

Devo elencare, poi, tutti gli strumenti più o meno originali con i quali erano attrezzati i ZiS 485: una pompa per l’acqua manuale, un compasso, le luci di posizione per la navigazione, due passerelle da carreggiata, una ancora, un raffio, un salvagente.

Nel 1958 il ZiS 485 era stato modernizzato. La nuova versione, chiamata 485A si basava sui gruppi meccanici del camion ZiL-157 (nel 1956 la fabbrica aveva cambiato il nome da ZiS a ZiL), aveva gli archi delle ruote completamente aperti, il controllo della pressione integrato nelle ruote, le gomme più morbide 12,00-18″ (invece delle vecchie 11,00-18″), la ruota di scorta non più nascosta sotto il pavimento. Erano stati inoltre rafforzati i ponti e la carreggiata era stata allargata di 130 mm (fino a 1750 mm).

Sempre alla fine degli anni ’50 era stato progettato anche il ZiL 485B, ma non era mai andato in serie.
Il ZiL 485A era stato prodotto fino al 1962, l’anno della sua sostituzione con dei moderni corrazzati che erano in grado di attraversare anche le barriere acqutiche. Negli anni ’70 e ’80 si era tentato di utilizzare i ZiL 485(A) ancora funzionanti per gli interventi di soccoroso sull’acqua.
Fino ai giorni nostri sono sopravvissuti pochissimi esemplari: praticamente introvabili.

Trovare una foto del ZiS 485 in azione, quindi, è stata una impresa:

I commenti sono chiusi.