Cosa vi ho nascosto:

La compassione a random

Vedo che qualcuno si è scandalizzato (beh, più o meno) di fronte alla notizia sulla morte oltre sei mila cinquecento lavoratori migranti in Qatar negli ultimi dieci anni (da quando è stato assegnato il campionato mondiale di calcio 2022)… E mi chiedo per l’ennesima volta: fino a quando le persone continueranno a reagire con tante emozioni ai singoli dati statistici presi a caso da una serie?
Anche se quei dati, certamente, non possono essere definiti belli.


Pare una iniziativa logica

Bene, il Governo greco propone ancora una volta all’UE di valutare l’opportunità di introdurre il «passaporto vaccinale». L’obiettivo sarebbe quello di consentire alle persone già vaccinate contro il Covid-19 di viaggiare in tutta Europa, salvando dunque almeno la stagione turistica estiva del 2021.
Allo stesso tempo, mi è capitato di leggere diverse osservazioni sulla presunta discriminazione delle persone non vaccinate che deriverebbe dalla introduzione di un «passaporto» del genere.
A questo punto va constatato che i critici della proposta greca si sono svegliati un po’ tardi: più o meno tutte le limitazioni agli spostamenti locali, nazionali e internazionali introdotti in giro per il mondo (dunque anche nell’UE) hanno in realtà poco di legale. Di conseguenza, è abbastanza facile ipotizzare una sensibile quantità di cause giudiziarie contro i vari governi in un futuro neanche tanto lontano, quando i mesi (o gli anni) della pandemia passata verranno analizzati dagli umani in un modo più razionale che emotivo. L’introduzione di una misura giuridicamente discutibile in più non cambierebbe orami la situazione generale in un modo radicale.
Al giorno d’oggi, però, il «passaporto vaccinale» svolgerebbe almeno due funzioni importantissime. In primo luogo, permetterebbe di evitare il secondo anno economicamente catastrofico di fila. Certo, viste le dinamiche della vaccinazione, non si tratta di tornare ai livelli turistici del 2019, ma nemmeno riempire le zone di vacanza con le sole persone che accettano il rischio (e ribadisco che le persone adulte devono avere la possibilità di rischiare come pare a loro).
In secondo luogo, il «passaporto vaccinale» costituirebbe una arma potentissima contro i militanti dell’antivaccinismo (che stranamente esistono ancora su questo pianeta): si saranno stancati pure loro di essere prigionieri della loro città, Regione o Stato.
E quindi spero che facciano questo «passaporto vaccinale»: ci servirà tanto anche a livello nazionale, nella vita quotidiana.


Lo sport popolare

Tanti anni fa un mio amico universitario aveva lavorato, per un po’ di tempo, in una nota catena di distribuzione degli articoli sportivi. Non era proprio un dirigente, ma aveva comunque una reputazione professionale e intellettuale abbastanza alta da poter proporre al capo del suo reparto di ordinare (e dunque mettere in vendita) delle nuove categorie di merci. Quale sarà stata una delle prime idee? È ovvio: le mazze da baseball!
In un primo momento il capo non si era mostrato particolarmente convinto e aveva pure espresso dei dubbi circa l’impatto sull’ordine pubblico nella zona… Ma alla fine aveva ceduto di fronte a una argomentazione assolutamente logica: qualsiasi oggetto, anche quello più banale e/o di uso quotidiano, può essere usato male. Di conseguenza, aveva ordinato una partita di duecento mazze (se mi ricordo bene il numero).
Alcuni giorni dopo l’arrivo della nuova merce, un cliente si era avvicinato al mio amico con una domanda semplice e allo stesso tempo un po’ prevedibile: «Ma secondo te con questa mazza posso anche picchiare il mio vicino?»
«Non lo so e non lo voglio sapere», aveva risposto il mio amico. «Noi non ci interessiamo alla vita privata dei nostri simpaticissimi clienti».
[la citazione non è precisa, ma rende bene il senso generale e la forma della risposta fornita]
In una decina di giorni tutta la partita di mazze da baseball era stata venduta. Il mio amico aveva avuto una piccola soddisfazione professionale e nessun rimorso per avere fornito una potenziale arma a quel cliente «particolare» di cui sopra. Perché? Perché nell’indifferenza di tutti le mazze erano l’unico (!) attrezzo per il rispettivo sport in vendita, ma nella zona (come in tutta la Milano) non si era verificato alcun fenomeno di massa legato all’uso improprio degli articoli sportivi.
La morale: nei limiti del decente e del legale, fate pure ciò che vi piace e che vi fa guadagnare. Tantissime persone vi pagheranno solo per sentirsi fighe.


Impressionante

Più o meno tutti gli interessati hanno seguito la fase finale del viaggio di Perseverance verso la superficie di Marte: è l’inizio fantastico di una impresa epocale. Per rimanere nell’argomento spaziale, oggi pubblico un video bello, ma girato con l’obiettivo rivolto verso la Terra.
Il cosmonauta Sergey Kud-Sverchkov ha realizzato e pubblicato un video-timelaps nel quale vengono mostrati la Terra, l’aurora polare e il cielo stellato così come sono visibili dalla Stazione Spaziale Internazionale. In un video di appena 15 secondi è contenuto un viaggio di circa sette minuti sopra l’Oceano Pacifico, gli USA, il Canada e l’Atlantico del Nord.

Ai più interessati comunico che Sergey Kud-Sverchkov è presente su TwitterInstagram.


La musica del sabato

Per la puntata odierna della mia rubrica musicale ho voluto selezionare, senza alcun motivo, qualcosa del trombettista jazz Chris Botti. Per esempio, questa «Flamenco Sketches»:

Ma non dobbiamo dimenticare che la fama mondiale è arrivata a Chris Botti grazie alla sua fortunata collaborazione con Sting. Quindi in qualità della seconda composizione metto questa versione della canzone «My Funny Valentine»:


Indovina la città

È interessante il progetto City Guesser che permette di testare le proprie conoscenze geografiche e culturali (o, se preferite, etnografiche). Utilizzarlo è molto semplice: scegliete un criterio geografico (tutto il mondo, un continente, una regione, uno Stato o i monumenti) e iniziate a guardare i filmati girati da un tipo che cammina per strada. Per ogni filmato dovete individuare il luogo nel quale è stato girato e indicare la sua posizione con un clic sulla mappa. Poi cliccate sul buttone «Guess» per visualizzare la risposta corretta e la distanza di quest’ultima dalla vostra versione. Per continuare il gioco con il filmato successivo cliccate su «Next». Tutti i filmati capitati a me erano di una buona qualità e di lunghezza più che sufficiente per formulare una risposta.

È un progetto coinvolgente non solo in qualità di una sfida intellettuale, ma anche perché permette di vedere tantissimi luoghi che, probabilmente, non vi è mai capitato di visitare dal vivo (e chissà quando capita, ahahaha).
Io, poi, quasi sempre riuscivo a indovinare facilmente lo Stato (in base a quello che vedevo «attorno»), ma mi divertivo tanto a cercare di capire di quale città si trattasse.
Insomma, consiglio il City Guesser a tutti.


I carcerati volontari

Come avete probabilmente già letto, su Facebook non possono più essere condivise le notizie riguardanti l’Australia. E gli utenti australiani del Facebook non possono proprio vedere le notizie condivise. Tutti i mass media australiani si sono trovati, il 18 febbraio, con le proprie pagine di Facebook vuote:

Si tratta di una scelta tecnica consapevole del Facebbok stesso: è una reazione (abbastanza naturale e prevedibile, direi) alla recente legge australiana (News Media and Digital Platforms Mandatory Bargaining Code) che obbliga le piattaforme digitali a pagare gli emettenti delle notizie per le condivisioni o citazioni da parte dei propri utenti. Di conseguenza, già nelle prime ore i vari siti australiani specializzati nella pubblicazione delle notizie hanno perso circa il 13% del traffico proveniente dalla Australia e circa il 30% del traffico proveniente dall’estero.
Noi, a questo punto, avremmo anche potuto limitarci a constatare che ogni tentativo statale di regolare il naturale e libro sviluppo dell’internet è destinato al fallimento. Tale sviluppo, infatti, è solo uno «specchio digitale» della «vita reale» e di tutti i relativi comportamenti tra gli umani. Se un rapporto è regolamentato in un modo sfavorevole alle parti, esso viene spesso cancellato dalle usanze invece di essere adeguato alle fantasie perverse dei governanti: non si vive per accontentare chi crea problemi.
Ma la questione più interessante è un’altra. In base alla ricerca della Università di Canberra, il 21% degli australiani percepisce le notizie principalmente dai social networks e il 39% della popolazione ottiene le notizie dal Facebook. Non pensando che nei Paese europei la situazione sia radicalmente diversa, mi chiedo: che senso ha un comportamento del genere? Sappiamo bene tutti da anni che il Facebook ha gli algoritmi «allenati» a proporci solo le pubblicazioni che secondo egli dovrebbero interessarci. E allora perché utilizzare uno strumento che limita artificialmente la nostra visione del mondo per accedere alle informazioni di cui l’internet è già pieno?
Stranamente, tante persone si chiudono volontariamente nella cella di Facebook…


Le grandi scoperte

L’agenzia del Ministero della Salute statunitense Centers for Disease Control and Prevention (CDC – Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie) ha condotto delle sperimentazioni e ha scoperto che  l’acqua è umida  due mascherine indossate una sopra l’altra proteggono dal virus meglio di una sola mascherina. In particolare, si sottolinea l’opportunità di indossare una semplice mascherina chirurgica e, sopra di essa, una mascherina di tessuto. La seconda grandissima rivelazione consiste nel fatto che la mascherina che aderisce bene al volto della persona protegge meglio di una mascherina indossata male.
Gli interessati possono leggere l’intero articolo originale che riporta, tra le altre cose, l’efficacia stimata di varie combinazioni di mascherine.
Le persone capaci di ipotizzare il futuro possono poi divertirsi a immaginare quante altre regole nuove e sempre più divertenti possono essere emanate dai governi nei prossimi giorni, settimane o mesi. Vietato uscire di casa senza tre mascherine sulla faccia? Consentito prendere i mezzi pubblici solo con l’intera testa coperta da un sacco? Possibile entrare nei luoghi pubblici chiusi solo indossando una tuta spaziale? Qualcosa ci sarà imposto di sicuro.

P.S.: sulla metropolitana milanese, comunque, già da ottobre mi capita a volte di vedere delle persone con doppia mascherina.


Inclusione spaziale

Quasi dodici anni dopo l’ultima volta, l’ESA riapre la selezione dei nuovi aspiranti astronauti. E per la prima volta nella storia concede la possibilità di candidarsi anche alle persone disabili:

Individual(s) who are psychologically, cognitively, technically and professionally qualified to become astronauts, but who have a physical disability that would normally prevent them from being selected due to the restrictions of current space hardware are encouraged to apply.

Naturalmente, i vari criteri di selezione rimagono abbastanza alti e la stessa Agenzia precisa che l’obbiettivo è sempre quello di trovare le persone capaci di svolgere il lavoro scientifico (e non dei turisti disabili). Ma è comunque evidente per la causa della sempre maggiore inclusione, la scelta dell’ESA conta molto più di tutti gli altri impegni messi insieme. Soprattutto di quella idiozia delle Paralimpiadi, dove prima di essere incluso in una attività per nulla intellettuale e/o sensata bisogna dimostrare di essere un disabile «giusto» (sì, c’è una precisa lista degli unici difetti ammessi).
Insomma, finalmente il mondo sta per diventare «molto più normale» di prima grazie agli innovatori veri.


La soluzionei di alcuni problemi

Molto probabilmente vi è già capitato di leggere di un nuovo social network: il Clubhouse.

In sostanza, il Clubhouse è stato inventato da Paul Davison e Rohan Seth (due ex sviluppatori del Google) e lanciato in aprile del 2020. In esso agli utenti si propone di concentrarsi sulle conversazioni vocali svolte «in tempo reale» che non possono dunque essere registrate. Ogni utente può creare una «stanza» dedicata alla discussione su un argomento dichiarato: la notifica della stanza creata viene automaticamente inviata ai suoi follower, poi ai follower dei follower etc. Tutti gli utenti che hanno deciso di partecipare alla discussione si dividono poi in speaker e ascoltatori, anche se ognuno ha il diritto di «alzare la mano» e intervenire. Dopo avere creato una «stanza» per tre volte, l’utente ha il diritto di creare un proprio «club» permanente. Tutte le «stanze» possono essere pubbliche, private o dedicate solo ai membri di un determinato «club».
Non so quanto tempo ci avrebbe messo, nelle condizioni del genere, a diventare popolare un progetto del genere. Ma è piaciuto tanto a Elon Musk e Mark Zuckerberg che avevano pubblicamente annunciato l’utilizzo attivo del Clubhouse. Così, solo negli ultimi sei giorni di gennaio al network si sono uniti 1,1 milioni di utenti nuovi.
E ora passo alla questione che in questo momento mi interessa di più. Non percepisco chissà quale necessità di parlare / spiegare / raccontare qualcosa a voce alle persone sconosciute. Non sono nemmeno sicuro di poter trovare sul Clubhouse delle discussioni tanto interessanti da ascoltare «in diretta» (come ho già scritto, è l’unica opzione possibile), interrompendo dunque tutte le mie attività di quel momento. Però sul Clubhouse si può registrarsi solo ricevendo un invito da una persona già registrata (più o meno tutti i social network che conosco hanno adottato questo sistema all’inizio della propria storia). Grazie al grande interesse verso il Clubhouse (dovuto a Musk e Zuckerberg), alcuni utenti hanno iniziato a vendere gli inviti su ebay. I prezzi vengono stabiliti esclusivamente in base al grado di avidità del venditore:

Visti i numeri di cui sopra, mi chiedo: come fare a essere invitato, per poi provare a risolvere alcune questioni economiche correnti? Bisogna sfruttare il momento.