Cosa vi ho nascosto:

Aspettando si impara

(29 giugno 2016)

All’inizio del mese di maggio vi avevo consigliato di essere più determinati nel perseguire i propri obiettivi. La vita reale, però, è complessa: non è sempre razionale e lineare nel suo sviluppo. Quindi oggi vi racconto di un altro principio da seguire: sperare sempre affidandosi al destino.

No, non voglio convincervi a essere passivi e inadatti a una vita da adulti. Vi invito solamente a non sprecare le forze fisiche e/o morali per delle azioni non urgenti o addirittura non necessarie.

Anche questa volta faccio un esempio pratico. A meta aprile un figlio illegittimo di non so chi (probabilmente di una signora generosa) mi aveva rubato il portafogli contenete alcuni documenti e contanti (questi ultimi, per fortuna, erano pochi). Le mie azioni in conseguenza a questo fatto possono essere visti in due modi. Cominciamo con il primo, quello che illustra quel principio vitale di cui sopra.

In sostanza, in seguito al furto avevo rifatto la carta di identità e la carta della banca, rinviando la questione della patente di guida a un indefinito momento migliore (cioè a quando avrei avuto più tempo e soldi per rifarla). Dopo un mese esatto avevo ricevuto una lettera cartacea, tramite la quale il Comune mi avvisava del ritrovamento del mio portafogli con tutti i documenti (ma, naturalmente, senza i contanti). Di conseguenza, ho dovuto pagare appena 5 euri per la custodia degli oggetti. Limitandomi ad aspettare ho risolto il problema.

Se vi interessa pure l’aspetto sociologico della vicenda, leggete pure la continuazione.

Grazie all’avvenimento di cui sopra, ho avuto l’occasione di confrontare l’efficienza degli enti privati (la banca Intesa SanPaolo) con quelli pubblici (l’Anagrafe e la Polizia di Stato). Andiamo per punti:

1. Essendo stato derubato di quasi tutti i documenti, ho presentato la denuncia al Commissariato di piazza San Sepolcro a Milano. Per identificarmi è bastata la fotocopia di un permesso di soggiorno scaduto. Risate positive.

2. Per rifare la mia carta bancaria ci era voluta una settimana ma la lettera con i relativi codici era stata spedita non si capiva bene dove. Formalmente risultava spedita e arrivata nella mia filiale, ma nella cassaforte non si trovava. Avrebbe potuto (e c’è chi diceva «dovrebbe») essere stata spedita a casa. «Aspetta», mi hanno detto, «in una settimana da qualche parte arriva». Mentre stavo cercando il modo di esprimermi senza bestemmiare, ero passato per uno che non parla l’italiano. Vabbè, in meno di tre settimane avevo risolto la questione.

3. La partita «chi ci impiega più tempo» è stata vinta dall’Ufficio di Anagrafe: con una infinità di più incredibili motivazioni avevano rinviato il rinnovo della mia Carta di identità per oltre tre fottute settimane.

Lo studio empirico della burocrazia italiana mi ha quindi portato a una conclusione: i borseggiatori devono essere condannati a diventare dei clienti fissi dell’Ufficio di Anagrafe.

P.S.: in ogni caso, ricordatevi che gli avvenimenti come il furto di un portafogli non devono essere considerati dei problemi di portata cosmica. Sono solo delle piccole seccature. I problemi veri sono gli avvenimenti di ben altra portata.

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