Cosa vi ho nascosto:

L’evoluzione telefonica

(7 gennaio 2017)

Il mio primo telefono cellulare fu l’Ericsson T28. Lo comprai all’inizio di aprile 2002 e lo considero tuttora il mio telefono preferito: principalmente per la sua forma e il suono di chiusura dello sportello sui tasti. Purtroppo, a giugno dello stesso 2002 se ne impossessò uno sconosciuto non avvistato in tempo.

Il mio secondo telefono cellulare fu il Siemens C25. Lo comprai a giugno 2002. Tutti i miei amici gli fecero i più sinceri complimenti per la qualità dell’audio e l’affidabilità nella lotta con i potenziali aggressori. Ma io mi stancai presto di quel telefono.

Il mio terzo telefono cellulare fu l’Alcatel OT MAX DB. Lo comprai usato all’inizio del 2003. Esso stette bene nella mano e mi piacque per la possibilità di inserire tre pile di tipo AAA al posto della solita batteria da telefono (utile opzione durante i lunghi campeggi!). Purtroppo, però, dopo poco meno di un anno la batteria del telefono morì, mentre il continuo acquisto delle pile avrebbe comportato delle spese esagerate.

Il mio quarto telefono cellulare fu il Siemens M35. Lo comprai all’inizio del 2004. Tutto sommato, fu un buon telefono. Purtroppo, però, non seppe uscire vincitore dallo scontro ravvicinato con la ruota posteriore di una Lada VAZ-2101.

Il mio quinto telefono cellulare fu l’Alcatel OT 531. Lo ricevetti in regalo all’inizio di marzo 2004. Esso fu il mio primo telefono con lo schermo LCD piatto a colori (ebbene sì, cari bambini: io mi ricordo i tempi dei piccoli schermi giallo-verdi con le scritte fatte con i grandi quadrati neri), ma non ebbe la fotocamera incorporata. Ed io non avevo mai comprato quella aggiuntiva (il telefono aveva un attacco apposito), sebbene il telefono in questione mi era durato più di tutti gli altri messi insieme – fino alla metà di maggio 2012 (otto anni e due mesi!). Verso la fine del suo servizio si era ormai cancellata quasi tutta la vernice grigia del corpo e lo slot per il caricatore si staccava uscendo fuori nei momenti più inopportuni… Mi ero però deciso di cambiare il mio fedele amico solo quando la sua batteria aveva cominciato a durare meno di due giorni in modalità di attesa (ebbene sì, cari bambini: ai miei tempi un buon telefono cellulare poteva restare attivo senza essere caricato anche per una settimana).

Il mio sesto telefono cellulare alla metà maggio 2012 era diventata – indovinate un po’ chi – Nokia 7100 Supernova. Semplicemente, in seguito a un ragionamento non particolarmente intenso avevo concluso che un comune telefono cellulare sa fare esattamente quello che io voglio da un telefono: le chiamate, i SMS, la sveglia, il calendario con la possibilità di inserire le promemoria, la batteria con la carica duratura e … e poi basta. Per il lavoro e per il cazzeggio su internet ho sempre trovato più comodo il computer. Insomma, fino alla mattina del 1 gennaio 2017 (per quattro anni e quasi otto mesi) ho vissuto con la Nokia. Anche se negli ultimi tempi manifestava dei forti sintomi di demenza: periodicamente si spegneva da sola oppure, senza alcun motivo, chiedeva rumorosamente di ricordale la data e l’ora correnti.

Avrà nevicato nel deserto australiano… Ed ecco che sott’albero si è manifestato il mio settimo apparecchio.

Sul come si concilia il suo ritrovamento sott’albero con la mattina del 1 gennaio si legga il mio post del 28 dicembre.

Compiuta questa conversione tardiva alla moda telefonica contemporanea, in cos’altro posso modernizzarmi? Boh… Magari ora vado a vedere che cosa è quel Instagram di cui tutti parlano da anni.

P.S. Sette telefoni in meno di diciassette anni: la durata media di un telefono appare assolutamente normale, ma la consapevolezza di avere stabilito dei record di fedeltà (sia in positivo che in negativo) mi riempie di una strana forma di orgoglio.

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