Cosa vi ho nascosto:

Stato-rapinatore

(20 luglio 2017)

Come alcuni di voi sanno, sulla mappa politica del nostro pianeta esiste ancora un equivoco storico chiamato Azerbaijan. Esso fu creato nel 1918 – sulla base di alcuni criteri storici e sociali piuttosto approssimativi – in qualità di una regione di confine del nascente impero sovietico; solo approfittando in un modo fortunato del crollo dell’URSS divenne a) uno Stato, b) uno Stato indipendente. Non è l’unico a essere nato ed evoluto in questo modo, ma, essendo il più piccolo, è quello a soffrire maggiormente del complesso di inferiorità.

A partire dal 1994 quella macchia geografica ritiene di essere ingiustamente privata della regione Nagorno Karabakh. Cerca dunque di apparire «uno Stato vero, capace di tutelare gli interessi nazionali» nel modo più facile e meno pericoloso: creando dei seri problemi alle persone che visitano Nagorno Karabakh.

Stamattina, per esempio, il Tribunale penale per i crimini massimi di Baku ha condannato il cittadino russo Alexander Lapshin a tre anni di reclusione per due «delitti»: 1) le sue visite in Nagorno Karabakh nell’aprile 2011 e ottobre 2012 senza l’autorizzazione dell’Azerbaijan; 2) le sue dichiarazioni pubbliche circa l’appartenenza di Nagorno Karabakh.

Inoltre, nel 2015 e 2016 Alexander Lapshin per due volte aveva compiuto un altro delitto riconosciuto tale solo dal giudice azero: avendo tre cittadinanze (russa, ucraina e israeliana) e essendo finito nella «lista nera» di Azerbaijan con il proprio passaporto russo, andava a visitare Baku con il passaporto ucraino (dove il suo nome è scritto, secondo le regole ucraine, Olexander). Aveva insomma ingannato il sistema informatico della dogana azera utilizzando un documento reale e valido. Proprio dopo la seconda di queste imprese era stato dichiarato ricercato a livello internazionale da Azerbaijan. Avrebbe utilizzato i «documenti falsi» per entrare senza essere identificato.

Il 15 dicembre 2016 Alexander Lapshin era stato arrestato a Minsk; il 25 gennaio 2017 era stato estradato verso l’Azerbaijan. Oggi è stato condannato a tre anni di reclusione (mentre la Procura azera ne chiedeva otto). Tutto ciò è successo nonostante una notevole opposizione di Israele, Russia, Armenia e, naturalmente, Nagorno Karabakh.

Pensando bene a questa storia possiamo giungere a tre conclusioni:

1) La Bielorussia è molto tollerante verso la creatività giuridica altrui perché a causa della sua situazione geopolitica è costretta a rimanere neutrale anche nei confronti di quelle visioni di integrità territoriale che hanno i suoi immediati vicini;

2) Di conseguenza, evitate di visitare la Bielorussia se pensate di aver offeso qualche pseudo-Stato afflitto dalla sindrome di Azerbaijan. Avete criticato pubblicamente la Corea del Nord? Avete espresso pubblicamente la vostra opinione circa l’appartenenza (in entrambi i sensi) della Crimea? Rimandate il vostro viaggio in Bielorussia ai tempi migliori.

3) Le persone competenti farebbero bene a escludere l’Azerbaijan dalle file dell’Interpol in quanto lo Stato in questione manifesta una incredibile fantasia nel sfruttare ogni pretesto possibile e immaginabile nel rapire e incarcerare i propri nemici morali. Cioè quelle semplici persone che viaggiano, vedono, ragionano e esprimono liberamente le opinioni senza compiere alcun delitto o invitare gli altri a compierlo.

I piccoli Stati dell’est possono avere uno scarso valora dal punto di vista geopolitico, ma allo stesso tempo riescono a incidere sulla vita delle persone provenienti da tutte le parti del mondo.

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