Cosa vi ho nascosto:

Da vedere a casa (la puntata №2)

(26 novembre 2020)

Il fott-biiiip-mo lockdown-di-fatto per ora continua, quindi oggi pubblico una nuova lista dei film da (ri)vedere durante le lunghe serate passate in casa.
Ma prima vi ricordo la parte precedente della lista e i miei consigli circa il cinema russo (che di solito faccio separatamente).
Ecco, ora sono pronto a ricordarvi altri cinque titoli:
1. «The Lighthouse» di Robert Eggers (2019). A differenza di quanto dichiarato su alcuni siti dedicati al cinema, non è un horror ma un bellissimo film su quanto è facile impazzire trovandosi da solo in un ambiente isolato per troppo tempo. Vedete voi se è un film adatto per il momento storico corrente, mentre io specifico solo che è bello da tutti i punti di vista: la trama, la qualità degli attori, la fotografia e pure il formato azzeccato del fotogramma.

2. «L’ufficiale e la spia» di Roman Polanski (2019). Penso che sia il film più noto e più visto della mia lista di oggi. Chi lo ha scartato prima, lo veda ora: è uno dei migliori film storici che io abbia mai visto. Lo apprezzo anche per la non-«beatificazione» della vittima.

3. «I don’t Feel at Home in This World Anymore» di Macon Blair (2017). È una simpatica commedia sull’amore verso il prossimo e l’umanità intera (ahahaha) che merita di essere vista. Guardando (se vi va) il film, farete bene a prestare l’attenzione ai dettagli e alle piccole scene: in essi consiste la bellezza principale. L’unico grande difetto del film sono i minuti finali: perché, dopo un tentativo di concludere in stile Tarantino, scendere a un livello così basso?!

4. «La rapina perfetta» di Roger Donaldson (2008). È un thriller valido, guardabile. Nonostante una convinzione ben radicata nelle teste delle persone, il film ha pochissimi elementi in comune con la rapina realmente avvenuta a Londra nel 1971. Ma a noi interessa l’opera d’arte, non la fedeltà alla cronaca, vero? I difetti principale del film sono due: l’inadeguatezza di Jason Statham al ruolo assegnatogli e l’inutilità di tutto il filone che porta una dei personaggi secondari in Africa. Ma questi due aspetti non riescono a rovinare troppo l’impressione generale che rimane dopo la visione del film.

5. «La traversata di Parigi» di Claude Autant-Lara (1956). Probabilmente è la mia commedia francese preferita, sicuramente è una delle mie commedie preferite in generale. Infatti, secondo me contiene ancora abbastanza humor sufficientemente fine da non farci temere di nominare il film in qualsiasi compagnia. Quindi io lo consiglio sempre e a tutti.

Ecco, per oggi è andata così. Non so ancora se possa avere senso pubblicare i consigli del genere anche in futuro, indipendentemente dal fatto che sia concesso o meno di condurre una vita attiva anche fuori dalla propria abitazione.

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