Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Arte»

Octavio Ocampo

Le illusioni ottiche nella pittura sono diventate particolarmente popolari anche grazie alla fortunata «invenzione», da parte di Salvador Dalí, del surrealismo spagnolo. Uno degli effetti negativi – per nulla insolito, purtroppo – di tale popolarità è la comparsa anche di una quantità notevole di opere di qualità dubbia (nel migliore dei casi). Probabilmente anche per questo motivo sono molto contento di (ri)scoprire dei pittori capaci di creare delle illusioni belle e interessanti.
Una delle mie migliori scoperte degli ultimi tempi è il pittore messicano Octavio Ocampo:
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Un artista geniale

Dalla Danimarca è giunta una bellissima notizia sul mondo dell’arte. Secondo me merita di essere raccontata almeno in breve.
L’artista danese Jens Haaning si è fatto prestare dei soldi dal Kunsten Museum of Modern Art (situato ad Aalborg, nel nord della Danimarca) per realizzare la replica di una sua opera concettuale: quella che mostrava i redditi di un austriaco e di un danese attraverso l’esposizione dei soldi reali su due bacheche. Il museo ha accontentato la richiesta di Haaning e gli ha dato 534.000 corone danesi (quasi 72 mila euro). Al momento della ricezione fisica della nuova opera promessa dell’artista si è però scoperto che le bacheche sono completamente vuote, mentre l’opera si chiama «Prendi i soldi e scappa». Nel corso di una intervista al canale televisivo DR Haaning ha detto che la suddetta opera artistica consiste nel fatto che egli – Haamimg – ha preso i soldi e non intende restituirli.
Il museo Kunsten, da parte sua, pretende la restituzione dei soldi e sta considerando l’opzione di denunciare Haaning alla polizia. E io non so se quello della amministrazione museale sia un comportamento saggio. Il mio dubbio deriva da due considerazioni.

In primo luogo, l’amministrazione del museo ha avuto una preziosa occasione di approfondire le proprie conoscenze sul fenomeno dell’azionismo nell’arte contemporanea.
In secondo luogo, negli ultimi decenni si osserva una brutta tendenza di definire come «arte contemporanea» una qualsiasi stronzata inutile esposta in un luogo pubblico.
Nell’ottica di questi due fenomeni artistici di oggi, il museo dovrebbe gioire per essere diventato un coautore di una opera d’arte contemporanea tanto ammirevole (un capolavoro, direi) e perdonare dunque Jens Haaning. L’artista, essendo libero di intraprendere tutte le performance che vuole, ha guadagnato onestamente i soldi prendendo in giro chi fa finta di capire qualcosa del proprio lavoro.
Ci resta solo applaudire e imparare…


UK di cento anni fa a colori

Quasi un secolo fa il fotografo americano Clifton R. Adams trascorse, sull’incarico della National Geographic, diversi anni nel Regno Unito per fotografare la vita quotidiana della popolazione locale. Viaggiò dunque per diverse città, paesi e fattorie.
Clifton morì nel 1934 all’età di soli 44 anni, ma riuscì comunque a lasciarci un preziosissimo archivio fotografico. Fanno parte di quest’ultimo anche le fotografie a colori scattate nel Regno Unito dal 1927 al 1934. Per realizzare le immagini a colori, in particolare, il fotografo utilizzò il metodo dell’autocromia (brevettato nel 1903 dai fratelli Lumière).
Il principio del suddetto metodo consiste nel colorare i grani di fecola di patate (circa 0,01 mm di diametro) di rosso-arancio per 3 parti, verde per 4 parti e blu-viola per 2 parti. Una comune piastra di vetro (utilizzata nelle macchine fotografiche di allora al posto della pellicola) era grande 13×18 cm e poteva «ospitare» sulla propria superficie utile circa 200 milioni di grani. Al vetro veniva dunque applicata una colla speciale, sopra la quale veniva spalmato uno strato sottile di grani setacciati. Inoltre, bisognava assicurarsi che i colori fossero distribuiti uniformemente su tutto il piano. Non ci dovevano essere delle senza stratificazioni. Lo spazio tra i grani veniva riempito di nerofumo. Infine, sopra veniva aggiunto uno strato di lacca e poi uno strato di fotoemulsione pancromatica.
La piastra preparata come appena descritto veniva posizionata con il lato di vetro rivolto verso l’obiettivo. La luce entrata dall’obiettivo si colorava passando attraverso i grani colorati e solo dopo cadeva sull’emulsione. Si doveva usare un filtro fotografico giallo per scattare le foto.
La luce passata attraverso il vetro preparato nel modo sopraindicato era attenuata di 60 volte rispetto a quella che si poteva ottenere con delle lastre non autocromatiche. Ma pure in queste condizioni era possibile fotografare, in una giornata di sole, con una apertura di 4 o 5 e un’esposizione normale di 2 secondi. Le foto venivano di una qualità alta ed erano facili da elaborare.
Bene, ora possiamo finalmente vedere alcune foto di Clifton R. Adams. La fonte scoperta da me ne contiene tante belle e interessanti. Per il presente post ho dunque selezionato solo una parte di quelle immagini, ma i lettori più interessati potranno vederle facilmente tutte.
Bambini che giocano sulla sabbia vicino a Yarmouth, un luogo di vacanza popolare sull’isola di Wight (1928):
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Il socialismo surreale

Il pittore Valentin Gubarev è nato in Russia (a Nižnij Novgorod), ma dal 1975 vive e lavora in Bielorussia. Le opere di Gubarev vengono esposte alle mostre internazionali, si trovano nei musei e collezioni private di tutto il mondo, vengono vendute alle aste d’arte più note. Quindi ora pubblicizzo questo artista anche tra i miei lettori.
Lo stile di Valentin Gubarev potrebbe essere definito come il «socialismo ingenuo» (per l’analogia con il «realismo ingenuo»). Il pittore si ispira, prevalentemente, alla vita quotidiana degli abitanti delle città provinciali dell’ex-URSS.
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Le forme d’arte

Domenica 15 agosto in centro di Mosca, sul lungofiume di fronte a un nuovo centro culturale (privato), è stato installato una nuova scultura. È alta 12 metri ed è realizzata in alluminio… Mosca è pienissima di sculture, la maggioranza di queste ultime è di una qualità nel migliore dei casi discutibile (soprattutto quando si tratta delle opere create negli ultimi venticinque anni). Ma quella di cinque giorni fa le ha superate tutte.
Provate anche voi a indovinare cosa raffiguri. E non vergognatevi a formulare le vostre ipotesi:

Ora che vi siete esercitati mentalmente – e forse non solo mentalmente – vi svelo il nome ufficiale.
Secondo l’autore della scultura, Urs Fischer, essa rappresenti un blocco di argilla – ingrandito di circa 50 volte – che è stato impastato nelle sue mani. Sicuramente avete pensato la stessa cosa…


Bogdan Dziworski

Bogdan Dziworski è un fotografo polacco che ha iniziato a fotografare sotto l’influenza delle opere di Henri Cartier-Bresson. Nonostante il suo evidente talento e un invito a lavorare con l’agenzia Magnum (ai non esperti comunico che sarebbe uno dei massimi riconoscimenti professionali per un fotografo), Dziworski decise di dedicarsi professionalmente al cinema. Per fortuna, però, non ha abbandonato del tutto la fotografia.
Da giovane Dziworski vagava per strada con una macchina fotografica fino a otto ore al giorno ed era convinto che gli elementi fondamentali nella fotografia siano il caso e la persona. Il secondo elemento è per Dziworski la condizione necessaria realizzare una buona foto.
Quindi riporto alcune illustrazioni di questa tesi realizzati proprio da Bogdan Dziworski:
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Arnau Alemany

Per qualche motivo inspiegabile ero convinto che la corrente del «realismo magico» fosse rimasta nella storia della prima metà del secolo scorso. E invece no: ci sono ancora degli artisti che lavorano in questo ambito.
Il pittore catalano Arnau Alemany, per esempio, è un nostro vero contemporaneo: è morto nel 2020 all’età non particolarmente avanzata di 72 anni. Le sue opere sono spesso interessanti o almeno simpatiche – per gli amanti del genere, ovviamente – e possono essere viste in diverse fonti: per esempio, sul sito personale del pittore (si apre tutto storto perché, secondo me, è saltato il foglio degli stili CSS) o sul suo account di Facebook.
Io in questa sede riporto solo alcuni esempi:
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L’IPPAWARDS 2021

In generale, la selezione dei partecipanti a un concorso fotografico in base allo strumento utilizzato mi sembra un criterio molto discutibile: dovrebbe contare solo il risultato finale. Mi è anche capitato di vedere delle foto interessanti scattate – letteralmente – con una scatola delle scarpe. Di conseguenza, non avrei mai partecipato (almeno per l’iniziativa propria) ai concorsi come, per esempio, l’IPPAWARDS: quello delle foto scattate con gli iPhone.
Ma ognuno si diverte come vuole: vale per gli organizzatori e per i partecipanti. Quindi per pura curiosità sono andato a vedere i vincitori della edizione 2021. Boh… In mezzo a tanta triste banalità ho visto pochissime cose meritevoli di attenzione. Per il mio post selezionerei solo questa foto di Mahabub Hossain Khan dal Bangladesh:

Ma qualcuno potrebbe iniziare a studiare i concorsi del genere almeno per capire che è importante concentrarsi sui contenuti avendo in mano uno strumento qualsiasi.
Come dice uno dei miei autori preferiti, un bravo fotografo non è quello che scatta tante foto belle. Un bravo fotografo è quello che ne cancella tante brutte.


Con una penna a sfera

Non ho mai capito la moda (o la tendenza) di imitare la fotografia con gli strumenti tipici della pittura. O, almeno, non capisco il valore artistico di questa moda, mentre immagino facilmente la sua giustificazione materiale. Solitamente gli autori delle opere del genere sono orientati a un pubblico di cultura relativamente bassa, quello interessato al solo fatto che l’immagine assomigli graficamente all’originale. Just a business.
Di conseguenza, la corrente contemporanea chiamata «Ballpoint Pen Art» mi interessa solamente dal punto vista tecnico. È infatti curioso fino a quale punto riescono a spingersi certi artisti nel sviluppare il proprio rapporto con una penna a sfera. Quindi vedo alcune opere di ogni autore scoperto e dimentico per sempre il suo nome.
Allo stesso tempo, però, capisco che non dovrei essere troppo tirchio: dovrei torturare anche voi condividere anche con voi alcune scoperte relativamente interessanti. Quindi oggi vi segnalo il sito dell’artista russo Andrey Poletaev che ha raggiunto una certa abilità nell’uso della penna a sfera.

Meno male che non sono un critico d’arte…


New York dettagliato

Si sostiene che questo sia il foto-panorama sferico di New York più grande al mondo. Non so se sia vero, ma sicuramente l’immagine ha una risoluzione fantastica. Provate anche a voi a ingrandirla nei punti che vi interessano: con la rotella del mouse o con le dita (ma io vi consiglio di vedere i dettagli su uno schermo grande). E non esagerate a guardare alcune finestre, che capitano delle scene… ehm… un po’ private…

Sono belle, comunque, queste manifestazioni del progresso tecnologico.