Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Arte»

Con una penna a sfera

Non ho mai capito la moda (o la tendenza) di imitare la fotografia con gli strumenti tipici della pittura. O, almeno, non capisco il valore artistico di questa moda, mentre immagino facilmente la sua giustificazione materiale. Solitamente gli autori delle opere del genere sono orientati a un pubblico di cultura relativamente bassa, quello interessato al solo fatto che l’immagine assomigli graficamente all’originale. Just a business.
Di conseguenza, la corrente contemporanea chiamata «Ballpoint Pen Art» mi interessa solamente dal punto vista tecnico. È infatti curioso fino a quale punto riescono a spingersi certi artisti nel sviluppare il proprio rapporto con una penna a sfera. Quindi vedo alcune opere di ogni autore scoperto e dimentico per sempre il suo nome.
Allo stesso tempo, però, capisco che non dovrei essere troppo tirchio: dovrei torturare anche voi condividere anche con voi alcune scoperte relativamente interessanti. Quindi oggi vi segnalo il sito dell’artista russo Andrey Poletaev che ha raggiunto una certa abilità nell’uso della penna a sfera.

Meno male che non sono un critico d’arte…


New York dettagliato

Si sostiene che questo sia il foto-panorama sferico di New York più grande al mondo. Non so se sia vero, ma sicuramente l’immagine ha una risoluzione fantastica. Provate anche a voi a ingrandirla nei punti che vi interessano: con la rotella del mouse o con le dita (ma io vi consiglio di vedere i dettagli su uno schermo grande). E non esagerate a guardare alcune finestre, che capitano delle scene… ehm… un po’ private…

Sono belle, comunque, queste manifestazioni del progresso tecnologico.


Una rara forma di allegria

Probabilmente sarebbe stato meglio aspettare il 31 ottobre per la pubblicazione di questo post, ma non riesco proprio a resistere. Quindi lo faccio oggi…
Oggi vi consiglio a visitare e studiare bene il sito ufficiale della azienda Dying Art di Auckland (Nuova Zelanda). Spero che riusciate ad apprezzare anche voi i prodotti ideati da Ross Hall, il fondatore della azienda. Il signore sostiene, infatti, che le sue bare sono molto richieste perché non tutti sono ormai desiderosi a essere chiusi per sempre in una scatola noiosa. Quindi i prodotti della Dying Art sono popolari nonostante il fatto che i loro prezzi vadano da 1250 a 3220 euro.

L’idea di creare le bare allegre venne a Ross Hall circa 15 anni fa in occasione della stesura di una prima versione del suo testamento. In un certo senso lo posso capire: quando arriverà il momento di farlo, pure io vieterò a trasformare il mio funerale in una gara di tristezza (la quale è, in realtà, la vera fonte di molti mali del nostro mondo).


Il vandalo

Il Museo Nazionale dell’arte, architettura e design norvegese ha recentemente pubblicato il risultato di una importantissima ricerca: quella sulla origine di una piccola scritta in matita sulla prima versione dell’"Urlo" di Edvard Munch (dipinta nel 1893). La scritta, nota agli esperti almeno dal 1904, si trova nell’angolo superiore sinistro e recita:
«Could only have been painted by a madman!»
Per capire se si trattasse del risultato di un atto vandalico o meno, gli esperti avevano dunque fotografato la scritta con una camera a raggi infrarossi per ottenerne una immagine più precisa e poter confrontare la scrittura con quella di Munch stesso. Dopo avere svolto alcune analisi, sono giunti alla conclusione che si tratta della stessa scrittura dei diari e delle lettere di Edvard Munch.
Molto probabilmente, la scritta sia dovuta al fatto che negli ultimi anni ’90 del XIX secolo alcuni critici autorevoli avevano dato del pazzo a Munch (il quale era già abbastanza preoccupato per avere alcuni antenati con dei problemi mentali). Ma io preferisco sperare che in tutta questa storia prevalga il fattore umoristico. Un po’ perché reputo sacrosanto il dovere di ogni artista di prendere in critici dell’arte: la maggioranza di questi non fa altro che parassitare sulle opere altrui che non è in realtà in grado di comprendere. E in parte perché bisogna pur dare un po’ di lavoro agli storici e ai vari dipendenti museali: se gli artisti non creassero dei «grandi misteri», come si potrebbero giustificare anche i miseri stipendi di tutte quelle persone?

Insomma, se create qualcosa — qualsiasi cosa — non dimenticatevi si aggiungere degli elementi pseudo-vandalici.


Dmitry Markov

Il mercoledì 3 febbraio avevo utilizzato questa foto di Dmitry Markov per illustrare un post dedicato alla politica interna russa:

Solo un po’ di tempo dopo ho pensato che uno dei più interessanti fotografi russi di oggi meriterebbe almeno un post dedicato solo a egli. E allora lo faccio oggi, dato che la maggioranza dei miei lettori nel finesettimana ha più tempo per lo studio dei contenuti «voluminosi» (nel caso specifico, le foto).
A partire dal 2013 Dmitry Markov segue una logica professionale [ancora] non particolarmente diffusa: fotografa solo con lo smartphone e pubblica solo le foto scattate oggi, il giorno stesso. A causa anche di alcune particolarità della sua biografia giovanile particolare, si specializza nella quotidianità della provincia russa. Contrariamente a quanto si possa pensare in molti casi, tutte le sue foto illustrano la realtà e delle situazioni costruite appositamente.
Ora riporto solo alcuni esempi, mentre voi potete vedere di più nell’Instagram di Dmitry Markov. Continuare la lettura di questo post »


Un po’ di arte seria

In pochi ci pensano, ma una delle forme più antiche delle arti visive è costituita dai pupazzi di neve. Il materiale necessario per la loro realizzazione – la neve, appunto – era una volta molto più facilmente reperibile sul continente europeo e, soprattutto, era facilmente lavorabile. Allo stesso tempo, la naturale alternanza delle stagioni non ha permesso alla umanità di conservare (e quindi di studiare) gli esemplari antichi e non dei pupazzi di neve. Ma questo non significa che non possiamo svolgere delle ricerche storiche sull’argomento.
Così, per esempio, gli storici sostengono che la raffigurazione grafica più antica di un pupazzo di neve sia riportata ai margini del Libro d’ore (manoscritto KA 36, 1380 circa, pag.  78v). Il rogo e la forma del capello fanno presumere che tale immagine sia una manifestazione dell’antisemitismo europeo dell’epoca.

Da alcuni ricordi scritti, poi, sappiamo che almeno dall’inizio del XV secolo la costruzione dei pupazzi di neve si era trasformata in una vera arte. In vari Paesi europei si svolgevano pure dei festival tematici, appositamente per i quali venivano costruite delle figure di neve di varie dimensioni e forme.
Con il passare del tempo, però, Continuare la lettura di questo post »


Altro che IKEA

Fino al 5 gennaio 2021 i residenti degli USA possono partecipare alla 17-ma edizione dell’Annual DWR Champagne Chair Contest: il concorso dei costruttori delle sedie e delle poltrone fatte con il tappo e il filo metallico delle bottiglie di champagne, spumante o altri simili.
Sono sicuro che anche gli altri Stati del mondo sono pieni di persone talentuose che avrebbero potuto presentare delle opere bellissime al suddetto concorso, ma, purtroppo, siamo discriminati anche in questo ambito. Aspettando che tale ingiustizia venga meno (o che qualche produttore europeo organizzi un evento simile), vediamo le foto dei «mobili» migliori delle edizioni passate.
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Il passato non è una costante

Nel corso di quasi tutto il 2020 hanno dominato, purtroppo, le notizie su un solo argomento e quindi ci siamo un po’ dimenticati di una delle nuove tendenze mondiali: fare la guerra al passato tramite l’abbattimento dei monumenti dedicati ai personaggi storici. Proprio nell’ottica di questa tendenza potrebbe sembrare interessante il progetto del fotografo parigino Benoit Lapray, il quale ha sostituito (graficamente) i vari monumenti di Parigi con delle figure dei supereroi di fantascienza.

Ma io devo constatare che pure quei personaggi rischiano fortemente di cadere in disgrazia in un futuro non particolarmente lontano. Perché, col passare del tempo, nelle teste di molte persone (oppure è meglio dire generazioni?) cambiano gli standard del livello di violenza accettabile nelle opere culturali. Così, per esempio, potrei pensare ai romanzi di Henry Rider Haggard che mi piacevano tanto nella prima età adolescenziale: chissà come mi guarderebbero molti genitori di oggi, se avessi consigliato ai loro figli dei libri dove si va regolarmente a caccia di animali selvatici più o meno rari o si usa affidare i lavori più pesanti e pericolosi agli aborigeni «privati di diritti». Anche se, obiettivamene, i libri di Haggard sono belli e interessanti (ai consigli letterari più concreti dedicherei uno spazio a parte).
Insomma, sostituire gli eroi del passato con degli eroi immaginari – che prima o poi risulteranno immaginati dalle persone del passato – non è una soluzione. O, almeno, è una soluzione temporanea.
Ma, intanto, vediamo cosa si è inventato Benoit Lapray (solo alcuni esempi): Continuare la lettura di questo post »


Con i materiali naturali (quasi)

Uno dei supporti fisici preferiti dell’artista moscovita Nikita Golubev sono i camion sporchi. Le opere realizzate sono, secondo me, interessanti:
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I paesaggi belli

Il grande segreto dei paesaggi belli sulle foto consiste nel fatto che quelle foto sono scattate la mattina presto, più o meno entro le sei. Tutti i fotografi più famosi specializzati in questo genere di foto si alzano alle tre di notte per arrivare sul posto verso le quattro e fare in tempo a realizzare qualche bel scatto prima della comparsa visibile del sole. Con il sole sopra l’orizzonte, invece, gli stessi paesaggi non sono più fotogenici. Di conseguenza, le foto pomeridiane e serali saranno apprezzate e comprate solo nelle rare situazioni specifiche.

Ogni volta che vedete una bella foto di una città, una spiaggia o qualche altro luogo che vi è piaciuto più sulla foto che nella realtà, prestate l’attenzione a alcuni indicatori tipici: il colore del cielo tendente al rosa, l’assenza delle persone e delle auto. E ricordatevi che il lockdown non c’entra!