Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Auto»

Un bel loop

Moltissime persone in giro per il mondo sono erroneamente convinte che le auto elettriche non siano inquinanti. Capita: se non sai come (e/o da cosa) vengono prodotte l’elettricità o le batterie utilizzate nelle automobili, dormi meglio.
Ancora più persone sono convinte che le auto elettriche siano meno inquinanti di quelle con il motore a combustione interne. Tale categoria di persone è già molto più vicina alla verità. Ma il post di oggi non è dedicato nemmeno a questa teoria.
Volevo solo sottolineare un curiosissimo loop logico che è stato recentemente «raggiunto» in Germania. Solo ieri ho appreso la notizia del fatto che la battaglia giudiziaria dei verdi ha portato al blocco – pare, almeno per ora, temporaneo – della costruzione di una grande fabbrica della Tesla a Grünheide perché i lavori comporterebbero la deforestazione di una grande area. In sostanza, si tenta di difendere l’ecologia da una innovazione ecologica.
A questo punto non saprei se continuare a essere pessimista o provare a fare una piccola eccezione. Nel primo caso dovrei predire che l’idea dei piccoli sacrifici necessari odierni per il raggiungimento di un effetto positivo nel lungo termine sia troppo difficile per le teste fissate con la lotta contro ogni forma di progresso. Perché la natura, si sa, potrebbe subire dei mutamenti anche qualora si decida di costruire in mezzo a un deserto. Nel secondo caso, invece, potrei supporre che il caso venga prima o poi risolto con l’equivalente di una bella quantità di carta stampata di edizione statale.
Ah, no: non sono due ipotesi in contraddizione tra loro… E non potrei nemmeno stabilire quale delle due sia la «più» pessimistica.
Questo mondo è fatto così.


Da tenere in cantina

Nel 1929 l’ingegnere tedesco Engelbert Zaschka presentò a Berlino una automobile «pieghevole» di propria invenzione.

Si tratta di una auto leggera che poteva essere facilmente smontata o montata anche da una sola persona in massimo 20 minuti. Infatti, l’auto era composta da tre blocchi che dovevano solo essere collegati tra loro prima dell’uso. L’auto smontata poteva essere conservata in un qualsiasi locale. Continuare la lettura di questo post »


Dove è la concessionaria?

Ci sto pensando da anni: esiste un modo legale e relativamente semplice di comprare una auto della Formula 1 per l’uso personale?

Capisco che per essere utilizzata sulle strade comuni una macchina del genere avrebbe bisogno di essere completa almeno delle luci e dei supporti per le targhe, ma tutto questo non costituisce una modifica del veicolo particolarmente impegnativa dal punto di vista tecnico. Pure sulla Plymouth Prowler (la quale aveva alcune somiglianze estetiche) avevano ai tempi trovato lo spazio per tutti degli elementi obbligatori.

Quindi, secondo me, i produttori potrebbero fare contenti gli appassionati ricchi e mettere sul mercato le versioni «da strada» delle proprie macchine da Formula 1. Si potrebbe farlo almeno con i modelli vecchi, quelli che non contengono più dei segreti tecnici rilevanti per le vittorie sportive.


I musei automobilistici

Ormai da anni non riesco a capire: perché sui siti dei produttori delle automobili mancano i musei virtuali con almeno le foto dei modelli vecchi/storici?
Quasi tutti i produttori hanno i tradizionali musei analogici. Alcuni di questi musei sono anche molto belli (come, per esempio, quello della BMW). Mentre le foto di qualità riguardanti tutti gli aspetti di un modello vecchio (come anche le informazioni ufficiali), invece, vanno ancora cercati sui siti terzi e raccolti in piccole dosi qua e là. Ma è un processo lungo, scomodo e da risultato sempre imprevedibile!
Non oso neanche sognare qualcosa di più evoluto di una semplice raccolta ufficiale delle foto.

Spero che la pandemia aiuti la digitalizzazione anche su questo fronte…


Un miglioramento anomalo

Sono anni che mi dimentico di scriverlo, ma è sempre meglio tardi che mai…
Nella industria automobilistica persiste da decenni una tradizione triste: alcuni modelli prodotti per molti anni o decenni col tempo peggiorano almeno dal punto di vista estetico.
L’esempio più estremo è la Nissan Micra che inizialmente era una macchina normale (per i suoi tempi), poi è diventata una macchina mostruosa e dopo ancora è diventata una macchina esteticamente anonima, mediocre.

Oppure possiamo ricordare la Jeep Cherokee che da un fuoristrada un po’ grezzo ma serio si è trasformata Continuare la lettura di questo post »


Il risolutore dei problemi

In autunno del 1933 nell’albergo berlinese Kaiserhof si incontrarono Adolf Hitler, Jacob Werlin e Ferdinand Porsche. Il primo dei tre diede un ordine preciso: creare una automobile nuova, affidabile e a basso costo per il popolo tedesco. L’automobile dovette essere prodotta da una fabbrica anche essa nuova. Quindi Hitler formulò i principi-base dell’idea, mentre Werlin (il rappresentante della Daimler-Benz) propose la candidatura dell’ingegnere-costruttore: Porsche.
Così nacque l’auto (wagen) popolare (volks). La fabbrica nuova dovette ancora essere costruita, ma, nel frattempo, sotto la guida di Porsche furono prodotti alcuni progetti tecnici e gli esemplari sperimentali. Il progetto sperimentale più fortunato nel secondo dopoguerra è diventato famoso con il nome di Volkswagen Käfer:

Ma non mancarono i problemi. Per esempio: cercando di risparmiare tempo e soldi, Ferdinand Porsche «si ispirò» all’auto ceca Tatra 97 (prodotta a partire dal 1936):

La Tatra fece una causa per i diritti intellettuali violati a Porsche, il quale, dopo un po’, giunse anche all’idea di dover pagare per avere utilizzato l’idea del design. Ma Hitler, a sua volta, disse a Porsche di non preoccuparsi: «Risolvo io il problema».
Il problema è stato risolto in primavera del 1939, quando l’esercito tedesco ha convinto i dirigenti della Tatra a cessare la produzione del modello 97 e a non insistere con la causa legale.
Quindi quella causa della Tatra è stata ripresa solo nel secondo dopoguerra e conclusa nel 1967 con il pagamento al produttore ceco di tre milioni di marchi.
Quindi il modo indicato di risolvere i conteziosi andrebbe un po’ perfezionato…


Le leggende ecologiche

Il nostro mondo è purtroppo pieno di gente tonta convinta che le auto elettriche siano a «zero emissioni». Alcuni produttori delle stesse auto elettriche, addirittura, favoriscono l’esistenza di quella convinzione sbagliata.

In realtà, però, la leggenda sul non-inquinamento da parte delle auto elettriche si basa su un ragionamento molto primitivo: «il problema non esiste perché non lo vedo io». Se ci limitiamo alla sola questione della alimentazione di quelle auto, dobbiamo ricordarci di almeno due cose:
1. L’energia elettrica va comunque prodotta. Non è detto che sia sempre prodotta direttamente dalla combustione delle risorse naturali. Però tali risorse vengono impegnate in modo massiccio per la produzione degli strumenti che a loro volta producono l’energia (per ora evito di dilungarmi sulla economicità della energia «green»).
2. Per la produzione delle batterie delle auto elettriche sono necessarie alcune sostanze tossiche. Periodicamente, poi, le batterie vanno sostituite e smaltite da qualche parte.
Insomma, il problema dell’inquinamento viene semplicemente spostato in alcune zone fuori città ma non eliminato. Ma gli ecologisti rincoglioniti sono contentissimi. Perché non vedono più il problema.
P.S.: tutto questo, ovviamente, non significa che le auto elettriche non vadano prodotte, costruite sempre meglio e utilizzate. Significa solo che al giorno d’oggi non bisogna avere certe illusioni.


La Porsche 111 Diesel Cabriolet

Ahahaha, per puro caso ho scoperto una pubblicità geniale della Porsche 111 Diesel Cabriolet.

Tutti, dopo alcune ricerche archeologiche, possono provare a testare l’assistenza della Porsche. Spero che corrispondano a quanto dichiarato nel video ahahaha


Le tentazioni quasi criminali

Ogni volta che incontro, da qualche parte in giro per il mondo, una auto d’epoca rara e bella, ma abbandonata o semplicemente tenuta male, mi viene una forte voglia di rubarla… Per salvarla.
L’occasione più recente in cui mi è capitato di affrontare tale tentazione è dell’inizio di giugno. Nel corso del mio primo viaggio turistico post-quarantena ho incontrato una Alfa Romeo Giulia Super 1300 (la seconda serie, versione «unificata» del 1972).

La carrozzeria ha delle vistose macchie di ruggine (soprattutto in basso), gli elementi decorativi anteriori sono semi-staccati, gli indicatori di direzione laterali sono rotti, il paraurti posteriore è danneggiato, manca la targa anteriore e chissà quanti altri problemi non visibili a occhio nudo ci sono… Però tra il parabrezza e il volante c’è un foglio con l’avviso scritto a mano: «questa auto non è abbandonata».

Secondo me qualcuno dovrebbe rivedere il contenuto del concetto dell’auto abbandonata. Altrimenti tra qualche anno la storia dell’automobilismo mondiale ci sarà accessibile solo sulle immagini.


Una soluzione professionale

Ogni tentativo di hackerare il sistema è bello non solo dal punto di vista estetico (mi piacciono la fantasia e il senso di humour), ma anche perché evidenzia le imperfezioni del mondo circostante. Oggi racconto di una caso che mi è piaciuto particolarmente.
Nel 2016 il programmatore statunitense Joseph Tartaro aveva deciso di registrare per la propria auto la targa con la sola scritta «NULL». La sua idea si basava sul fatto che in molti linguaggi di programmazione – compreso il SQL che si usa per la gestione dei database – l’espressione NULL si utilizza in qualità dell’identificatore di un valore assente o non assegnato. Di conseguenza, secondo Tartaro, egli non verrebbe mai multato perché i sistemi di controllo e di elaborazione dati non sarebbero riusciti a elaborare correttamente la targa della sua automobile.

Purtroppo, però, nella realtà è successa una cosa esattamente opposta. Continuare la lettura di questo post »