Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Auto»

Il controllo della qualità

Per puro caso mi è capitato di vedere un brevissimo video che confronta i modi di controllare la qualità di assemblaggio delle automobili in Germania e in Russia.

P.S.: non preoccupatevi che lo «Sputnik V» eventualmente dedicato all’Europa non verrà prodotto in Russia, ahahaha


L’autopilota di Tesla Model 3

Un tipo appassionato ha deciso di eseguire il test dell’autopilota (Full Self-Driving) della Tesla Model 3 cercando di andare da San Francisco a Los Angeles senza mai toccare il volante. Lo ha fato e ha filmato per noi tutto il processo. Il risultato è mostrato in un video accelerato che dura appena 15 minuti. I commenti in inglese sono dello stesso autore del test.

Il test è di una portata notevole, dato che la distanza percorsa è di quasi 400 miglia (poco più di 600 chilometri). Al momento della partenza la batteria della macchina non era completamente carica, quindi nel test sono state ricomprese due uscite dalla autostrada per raggiungere i punti di ricarica posizionati lungo delle strade provinciali. Nel corso di tutto il viaggio il volante è stato toccato solo una volta: già a Los Angeles il tipo si era spaventato per l’improvviso avvistamento di una grossa pietra davanti alla macchina (ma è successo ormai sul territorio di Los Angeles, quindi il test può essere ritenuto superato).
Insomma, si può dire che nonostante alcuni cambi di corsia inspiegabili, il Full Self-Driving funziona bene. Purtroppo, con la stessa convinzione si può anche dire che i fan italiani della Tesla ancora per molti anni si dovranno accontentare di vedere il Full Self-Driving solo su YouTube: il legislatore italiano non è particolarmente fiducioso della innovazione (in tutti i sensi).


Come vanno festeggiati i cambiamenti

Non tutti se ne sono ancora accorti, ma all’inizio dell’anno la Kia Motors Corporation ha cambiato il proprio logo:

Per festeggiare tale evento l’azienda ha organizzato uno show con dei fuochi d’artificio che è entrato nel Guinness dei primati per il numero dei droni utilizzati: ben 303 pezzi. Ma a noi non interessa la quantità dei droni. A noi interessa la loro sincronizzazione:


Per i collezionisti delle auto

Nei giorni scorsi mi hanno segnalato che su un noto sito specializzato europeo è stato pubblicato l’annuncio di vendita di un Moskvich-2137. L’auto si trova a Mantova e viene venduta a 16.500 euro.

Il modello in questione è un diretto «discendente» del Moskvich-408 (un modello diffusissimo nell’URSS ed esportato, ai suoi tempi, pure in alcuni Paesi europei). Dal punto di vista tecnico il Moskvich-2137 – prodotto dal 1976 al 1985 dalla fabbrica moscovita AZLK – non è proprio un capolavoro della industria automobilistica ma, almeno, ha un design esterno decente, tipico alle auto prodotte a cavallo tra gli anni ’60 e ’70. Inoltre, lo studio delle foto dell’esemplare in vendita mi porta alla conclusione che la vettura sia nelle condizioni molto vicine all’originale (l’unico pezzo palesemente moderno è la batteria, ma questo è normale).
Di conseguenza, penso che quella macchia possa essere interessante per i collezionisti e gli appassionati delle auto d’epoca. Al giorno d’oggi è un pezzo rarissimo a livello mondiale, quindi segnalatelo alle persone che si interessano all’argomento dal punto di vista pratico. Non mi azzardo a ipotizzare quanti altri Moskvich-2137 possano essere trovati in Europa…
O siete voi stessi dei collezionisti?..


Un bel loop

Moltissime persone in giro per il mondo sono erroneamente convinte che le auto elettriche non siano inquinanti. Capita: se non sai come (e/o da cosa) vengono prodotte l’elettricità o le batterie utilizzate nelle automobili, dormi meglio.
Ancora più persone sono convinte che le auto elettriche siano meno inquinanti di quelle con il motore a combustione interne. Tale categoria di persone è già molto più vicina alla verità. Ma il post di oggi non è dedicato nemmeno a questa teoria.
Volevo solo sottolineare un curiosissimo loop logico che è stato recentemente «raggiunto» in Germania. Solo ieri ho appreso la notizia del fatto che la battaglia giudiziaria dei verdi ha portato al blocco – pare, almeno per ora, temporaneo – della costruzione di una grande fabbrica della Tesla a Grünheide perché i lavori comporterebbero la deforestazione di una grande area. In sostanza, si tenta di difendere l’ecologia da una innovazione ecologica.
A questo punto non saprei se continuare a essere pessimista o provare a fare una piccola eccezione. Nel primo caso dovrei predire che l’idea dei piccoli sacrifici necessari odierni per il raggiungimento di un effetto positivo nel lungo termine sia troppo difficile per le teste fissate con la lotta contro ogni forma di progresso. Perché la natura, si sa, potrebbe subire dei mutamenti anche qualora si decida di costruire in mezzo a un deserto. Nel secondo caso, invece, potrei supporre che il caso venga prima o poi risolto con l’equivalente di una bella quantità di carta stampata di edizione statale.
Ah, no: non sono due ipotesi in contraddizione tra loro… E non potrei nemmeno stabilire quale delle due sia la «più» pessimistica.
Questo mondo è fatto così.


Da tenere in cantina

Nel 1929 l’ingegnere tedesco Engelbert Zaschka presentò a Berlino una automobile «pieghevole» di propria invenzione.

Si tratta di una auto leggera che poteva essere facilmente smontata o montata anche da una sola persona in massimo 20 minuti. Infatti, l’auto era composta da tre blocchi che dovevano solo essere collegati tra loro prima dell’uso. L’auto smontata poteva essere conservata in un qualsiasi locale. Continuare la lettura di questo post »


Dove è la concessionaria?

Ci sto pensando da anni: esiste un modo legale e relativamente semplice di comprare una auto della Formula 1 per l’uso personale?

Capisco che per essere utilizzata sulle strade comuni una macchina del genere avrebbe bisogno di essere completa almeno delle luci e dei supporti per le targhe, ma tutto questo non costituisce una modifica del veicolo particolarmente impegnativa dal punto di vista tecnico. Pure sulla Plymouth Prowler (la quale aveva alcune somiglianze estetiche) avevano ai tempi trovato lo spazio per tutti degli elementi obbligatori.

Quindi, secondo me, i produttori potrebbero fare contenti gli appassionati ricchi e mettere sul mercato le versioni «da strada» delle proprie macchine da Formula 1. Si potrebbe farlo almeno con i modelli vecchi, quelli che non contengono più dei segreti tecnici rilevanti per le vittorie sportive.


I musei automobilistici

Ormai da anni non riesco a capire: perché sui siti dei produttori delle automobili mancano i musei virtuali con almeno le foto dei modelli vecchi/storici?
Quasi tutti i produttori hanno i tradizionali musei analogici. Alcuni di questi musei sono anche molto belli (come, per esempio, quello della BMW). Mentre le foto di qualità riguardanti tutti gli aspetti di un modello vecchio (come anche le informazioni ufficiali), invece, vanno ancora cercati sui siti terzi e raccolti in piccole dosi qua e là. Ma è un processo lungo, scomodo e da risultato sempre imprevedibile!
Non oso neanche sognare qualcosa di più evoluto di una semplice raccolta ufficiale delle foto.

Spero che la pandemia aiuti la digitalizzazione anche su questo fronte…


Un miglioramento anomalo

Sono anni che mi dimentico di scriverlo, ma è sempre meglio tardi che mai…
Nella industria automobilistica persiste da decenni una tradizione triste: alcuni modelli prodotti per molti anni o decenni col tempo peggiorano almeno dal punto di vista estetico.
L’esempio più estremo è la Nissan Micra che inizialmente era una macchina normale (per i suoi tempi), poi è diventata una macchina mostruosa e dopo ancora è diventata una macchina esteticamente anonima, mediocre.

Oppure possiamo ricordare la Jeep Cherokee che da un fuoristrada un po’ grezzo ma serio si è trasformata Continuare la lettura di questo post »


Il risolutore dei problemi

In autunno del 1933 nell’albergo berlinese Kaiserhof si incontrarono Adolf Hitler, Jacob Werlin e Ferdinand Porsche. Il primo dei tre diede un ordine preciso: creare una automobile nuova, affidabile e a basso costo per il popolo tedesco. L’automobile dovette essere prodotta da una fabbrica anche essa nuova. Quindi Hitler formulò i principi-base dell’idea, mentre Werlin (il rappresentante della Daimler-Benz) propose la candidatura dell’ingegnere-costruttore: Porsche.
Così nacque l’auto (wagen) popolare (volks). La fabbrica nuova dovette ancora essere costruita, ma, nel frattempo, sotto la guida di Porsche furono prodotti alcuni progetti tecnici e gli esemplari sperimentali. Il progetto sperimentale più fortunato nel secondo dopoguerra è diventato famoso con il nome di Volkswagen Käfer:

Ma non mancarono i problemi. Per esempio: cercando di risparmiare tempo e soldi, Ferdinand Porsche «si ispirò» all’auto ceca Tatra 97 (prodotta a partire dal 1936):

La Tatra fece una causa per i diritti intellettuali violati a Porsche, il quale, dopo un po’, giunse anche all’idea di dover pagare per avere utilizzato l’idea del design. Ma Hitler, a sua volta, disse a Porsche di non preoccuparsi: «Risolvo io il problema».
Il problema è stato risolto in primavera del 1939, quando l’esercito tedesco ha convinto i dirigenti della Tatra a cessare la produzione del modello 97 e a non insistere con la causa legale.
Quindi quella causa della Tatra è stata ripresa solo nel secondo dopoguerra e conclusa nel 1967 con il pagamento al produttore ceco di tre milioni di marchi.
Quindi il modo indicato di risolvere i conteziosi andrebbe un po’ perfezionato…