Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Elettronica»

Teleprompter

C’è sempre qualcuno che si chiede cosa siano quei due (in rari casi uno) rettangoli di vetro posizionati sul palcoscenico durante una conferenza o una presentazione:

Poiché nessuno venga costretto a temere di fare una domanda apparentemente stupida, io prendo l’iniziativa e rispondo in anticipo. Continuare la lettura di questo post »


La leggenda sulla longevità

Mi capita spesso di sentire o leggere della presunta tattica degli industriali di produrre gli oggetti tecnologici in modo da farli durare («vivere») poco tempo e riuscire quindi a mantenere un buon livello delle vendite. Delle vendite dei prodotti nuovi, ovviamente.
Ebbene, secondo il mio parere autorevolissimo, si tratta di una palese stronzata inventata dai giornalisti poco intelligenti: una specie dell’ennesima teoria del complotto. Infatti, un comportamento come quello sopraindicato è sconveniente per i produttori stessi: se un oggetto si rompe troppo presto (oppure il giorno dopo la fine della garanzia), il consumatore andrà a comprare l’oggetto sostitutivo da uno dei numerosi concorrenti e non da chi ha appena perso la sua fiducia.
Le uniche due cause reali della scarsa longevità della elettronica, delle automobili e di tutti gli altri oggetti sono altre: l’inadeguatezza professionale dei progettisti e la tendenza mondiale a minimizzare i costi di produzione (per esempio, risparmiando sui materiali di qualità). Non so bene come si possa risolvere il secondo problema senza perdere la concorrenza sul mercato di massa, ma capisco che la scarsa qualità del prodotto finale non è certo tra gli obiettivi intenzionalmente prefissati dai produttori.
Gli oggetti che durano tanto esistono, ma hanno dei prezzi non accessibili alla maggioranza dei consumatori e sono circondati da altre leggende metropolitane.


Una tastiera di legno

Su Kickstarter è stato preannunciato un accessorio abbastanza particolare: la tastiera meccanica Keyboardio Model 100 con la base ergonomica realizzata in legno. Oltre al materiale e al design originale, la tastiera ha pure diversi tipi di interruttori, la retro-illuminazione RGB personalizzabile e i tasti riprogrammabili.
È possibile scegliere tra due tipi di legno: noce o acero. La tastiera è divisa in due sezioni, ciascuna delle quali ha 32 tasti. Secondo gli sviluppatori del dispositivo, la forma fisica speciale dei tasti permetterebbe di digitare per diverse ore senza affaticare le mani.

I diversi tipi di interruttori prevedono la risposta sonora e tattile dei tasti, solo quella tattile o solo quella lineare. L’accessorio viene fornito con un cavo USB, un cavo di collegamento per le due metà della tastiera (sezioni) e i supporti che permettono di scegliere tra otto posizioni delle sezioni (con le viti di fissaggio e un cacciavite).

Il prezzo del Keyboardio Model 100 su preordine è di 289 USD. Il progetto ha già raccolto più di 900 mila dollari contro l’obiettivo iniziale di 100.000 dollari. Le prime consegne della testiera sono previste per il gennaio del 2022.
Esiste pure un video promozionale del progetto:

Boh… Non so se una tastiera del genere riesca a diventare popolare nel lungo termine: essendo troppo diversa dalle altre tastiere – anche da quelle ergonomiche – richiederà del tempo per acquisire le nuove abitudini e, qualora non dovesse più piacere, per tornare alle tastiere più tradizionali. Penso che in molti l’abbiano preordinata per gioco o per curiosità e non so in quanti riescano a usarla costantemente (e quindi consigliarla agli altri).
Io, personalmente, ormai da qualche tempo sto valutando – anche se per ora mo-o-o-lto ipoteticamente – l’opportunità di passare a una tastiera ergonomica, visto che sono costretto a produrre sempre più testi nella stessa quantità di tempo. Ma non so se avrei preso in considerazione una tastiera come quella appena descritta nemmeno se fosse offerta a un prezzo più umano.


La de-digitalizzazione

L’artista coreano Dakd Jung è riuscito a creare un incrocio tra un altoparlante (che si connette via bluetooth) e il vecchio Winamp: all’interno del dispositivo c’è un liquido ferromagnetico che cambia forma in base al ritmo della musica riprodotta. L’effetto visivo avviene perché il liquido è polarizzato sotto l’influenza del campo magnetico.

Sarà anche un prototipo curioso, ma nella vita reale potrebbe essere un po’ fastidioso nel lungo periodo. La rispettiva finestra del suddetto Winamp, almeno, poteva essere nascosta…


Fare una scorta delle reflex

Il sito Sony Alpha Rumors sospetta, non senza ragione, che la Sony abbia smesso di produrre le reflex (in sostanza, le macchine fotografiche con un sistema di specchi interno). Infatti, dal sito ufficiale del produttore sono state rimosse le informazioni sugli ultimi modelli rimasti: A99 II, A77 II e A68.
Nonostante una storia relativamente breve della serie «Alpha» della Sony, tali macchine erano diventate velocemente interessanti dal punto di vista tecnico e si erano affermate sul mercato. Di conseguenza, la loro scomparsa mi sembra un segnale in un certo senso preoccupante: molto spesso, infatti, la Sony riesce ad anticipare le tendenze del mercato tecnologico.
La notizia, poi, va letta assieme alle voci circa l’intenzione della Canon (il produttore principale nel mondo con il 36,8% del mercato) di abbandonare la produzione delle reflex e l’intenzione della Nikon di trasferire la produzione delle reflex in Tailandia.
In sostanza, chi vuole comprarsi una reflex nuova e di qualità, lo faccia ora. Perché non si sa cosa possa succedere nei prossimi mesi (o pochissimi anni). Io, da parte mia, posso ricordare a tutti gli interessati che nessuna delle macchine fotografiche completamente digitali note a me riesce a raggiungere la velocità di messa a fuoco di una reflex. Non so perché succeda così: gli smartphone — spesso scomodi da usare e limitati nelle funzioni fotografiche — sono velocissimi, mentre le macchine fotografiche no. Rimane il fatto: chi vuole continuare a combinare la velocità e la professionalità, deve farsi «una scorta».


L’occhio del web

I ricercatori della Università del Saarland hanno creato una webcam che ha l’aspetto e, soprattutto, le funzionalità di un pezzo della testa umana. Quindi la webcam sa muovere l’occhio e il sopracciglio, ammiccare e chiudere la palpebra. Sembra un po’ terrificante:

Un dispositivo del genere dovrebbe essere scomodo anche per la controparte delle conversazioni: vedrebbe diventare lo schermo parzialmente nero in occasione di ogni movimento della suddetta webcam. Ma, per fortuna, gli inventori non hanno l’intenzione di promuovere la produzione di massa.


L’AirTag

Dopo tanto tempo, la Apple ha finalmente presentato, in occasione dell’evento di ieri, un prodotto realmente nuovo per il proprio ecosistema: l’AirTag. Era atteso già da anni. In sostanza, si tratta di una «compressa» metallica che può essere interrogata dai telefoni, tablet e computer della Apple circa la sua posizione. Se si trova vicino, emette un suono; se si trova lontano, comunica la propria posizione geografica utilizzando come «ponte di connessione» il dispositivo della Apple più vicino. Nascosto in un qualsiasi vostro oggetto personale, l’AirTag permetterà di localizzarlo in caso dello smarrimento o, se siete (s)forunati, del furto (dipende dal fatto se il ladro ci pensi e ci riesca a cercare e buttare via l’AirTag).
Ma in realtà so benissimo che tutti gli interessati sono capaci di leggere la descrizione del prodotto direttamente sul sito del produttore: è breve e facilmente comprensibile. Quindi passo alla mia grande domanda sull’argomento…
L’AirTag è ora proposto a 35 euro (oppure 119 euro per una confezione da 4 pezzi). Con la custodia opzionale costa ancora di più. Di conseguenza, è evidente che sia più sensato utilizzalo solo per mettere al sicuro gli oggetti di un particolare valore economico. Le prime cose che vengono in mente sono ovviamente i portafogli (rifare tutti i documenti è un casino) e le borse con gli oggetti personali importanti. Ma io mi sono chiesto se l’AirTag possa essere utile anche quando nascosto nei mezzi di trasporto personali: auto, moto, biciclette costose etc. Se dovesse funzionare anche in quel modo, meriterebbe di essere comprato a bancali.

Bisogna studiare con attenzione le prime reazioni degli utilizzatori affidabili.
P.S.: sarà particolarmente curioso riuscire a rintracciare le proprie cose rubate grazie al supporto tecnologico dell’iPhone del ladro stesso.
P.P.S.: ogni innovazione diventa rivoluzionaria quando è utilizzata bene e con una certa dose di fantasia.


Lou Ottens

Non so se anche voi sia mai capitato di leggere della morte di una persona [una volta] famosa/nota e, con una certa sorpresa, pensare «ma era ancora vivo?»… Non intendo alcuna forma di macabra «gioia», ma solo una sorpresa per avere risentito un nome che la mente aveva ormai automaticamente collocato in un passato lontano, lo aveva attribuito alla storia.
Non tanto spesso, ma a me capita. L’ultima (dal punto di vista cronologico) occasione è la morte dell’ingegnere olandese Lou Ottens.

Sono sicuro che vi sia capitato di leggere o sentire il nome di Lou Ottens almeno una volta nella vita: il signore è l’inventore dalla audiocassetta, quindi di un supporto fisico che negli ultimi decenni del XX secolo ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della musica nel mondo. Direi che in questo senso l’invenzione di Lou Ottens ha avuto la stessa potenza dell’internet dei giorni nostri. Ma non sono solo gli amanti della musica che possono (o devono) ringraziare Ottens. Infatti, mi è capitato di conoscere alcuni ingegneri che negli anni ’80 avevano costruito i propri primi computer artigianali utilizzando un televisore e un lettore delle audiocassette (sulle cassette veniva memorizzato il codice dei programmi).
Insomma, Lou Ottens è stato un personaggio importantissimo per la vita quotidiana della umanità, anche se qualcuno lo aveva involontariamente «seppellito» molto prima del dovuto. Ho troppe dita per contare le persone della stessa portata.


Le cifre in rilievo

Le cifre e altri caratteri in rilevo sulle carte bancarie inizialmente avevano un senso pratico particolare. In sostanza, al momento del pagamento la carta veniva appoggiata sul piano di una particolare pressa, sopra la carta venivano appoggiate alcune copie di un modulo prestampate alterate con la carta di carbone, dopo di che veniva azionata la pressa. In questo modo venivano ottenute più copie dello stesso modulo di uno scontrino o fattura. Una copia rimaneva al possessore della carta, una al fornitore del bene o del servizio e una veniva spedita alla banca.
So che in alcuni posti (anche in alcune cittadine degli USA!) questo modo molto antiquato di giustificare i pagamenti con una carta bancaria è stato utilizzato fino alla fine degli anni ’90. E non penso che oggi qualche banca si dimostri disponibile ad accettare una stampa di questo tipo.

Ma la vera domanda è un’altra. Perché ora, nel XXI secolo, si continua a produrre le carte bancarie con i caratteri in rilevo? Tutte le informazioni necessarie sono ormai contenute sulla striscia magnetica e sul chip: possono essere trasmesse in via elettronica e, in caso di necessità, anche stampate in un modo a noi abituale.
Anzi, una soluzione ancora più moderna sarebbe quella di abolire le carte bancarie. Tanto, si può fare tutto con il telefono.


L’Occhio della Provvidenza

Non so se tutti hanno già appreso questa notizia tecnologica di dicembre: «A New Satellite Can Peer Inside Buildings, Day or Night». Io ho alcuni dubbi in merito a questa «innovazione», ma la gente paranoica può iniziare comunque a cercare o costruire qualche catacomba «sicuro» per viverci.
In sostanza, l’azienda statunitense Capella Space sarebbe in grado di ottenere dal proprio satellite delle immagini super dettagliate della superficie terrestre. Attualmente un pixel delle loro immagini corrisponde a un quadrato di 50×50 cm, ma in breve si aspetta di arrivare alla risoluzione di almeno 25×25 cm. Il satellite è in grado di riprendere lo stesso oggetto per una durata di tempo dai 20 ai 60 secondi.
Ma l’aspetto più interessante è il modo dichiarato di ottenere le immagini. Infatti, non vengono utilizzate delle semplici fotocamere. L’immagine si verrebbe ottenuta dal radar, il quale invia nel punto desiderato un potente radiosegnale e poi elabora i dati ottenuti. Trattandosi, appunto, di un radiosegnale, è possibile ottenere le immagini anche di notte o nelle condizioni di nuvolosità. Inoltre, come si sostiene, il radiosegnale sarebbe oltrepassare le mura (e i tetti) degli edifici, quindi si potrebbe vedere cosa succede dentro…
Insomma, a me sembra più una opera fantascienza, ma, comunque, una opera interessante.


In ogni caso, gli obiettivi della azienda sono puramente commerciali. Le immagini di maggiore definizione possono essere vendute solamente alle agenzie governative americane, ma quelle di qualità un po’ inferiore possono essere vendute anche ai clienti privati.