Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Feste»

La Giornata mondiale della barba

Suppongo che pochi miei lettori abbiano un motivo valido per saperlo o ricordarlo, ma il primo sabato di settembre di ogni anno si celebra la Giornata mondiale della barba. L’opportunità e il modo di festeggiare saranno sicuramente descritti dai proprietari e dipendenti dei vari barber shop sparsi per il mondo, mentre io ho una missione ancora più nobile.
Oggi vi informo di alcuni fatti da sapere necessariamente sulla pelosità facciale.
Comincerei dalla questione fondamentale: è normale portare la barba? Beh, direi di sì: la testa – tutta! – è una delle poche zone del corpo dove l’evoluzione millenaria per qualche motivo ci ha lasciato il pelo. Negli anni che rientrano nel periodo della vita di un essere umano o della memoria di una civiltà cambia solo la moda, mentre la presenza della barba sulla faccia di un uomo rimane normale quanto la quantità degli occhi pari a due.

N.B.: nei primi mesi dell’anno scorso mi è capitato più volte di sentire e leggere dei dubbi circa la pericolosità della barba in qualità di un vivaio (o, se preferite, raccoglitore) del coronavirus. Ebbene, ora, come all’epoca, penso che quei dubbi abbiano una fondatezza infinitamente bassa. Se la barba fosse un luogo di residenza delle malattie, la già citata evoluzione non avrebbe permesso ai barbuti di sopravvivere fino ai giorni nostri. In sostanza, la selezione naturale ha già risposto meglio di tutti i testi del mondo.

In secondo luogo, farei notare a tutti i lettori che la presenza della barba sulla faccia fa risparmiare al suo proprietario un sacco di tempo ogni mattina: pettinarla è molto più semplice e veloce che rasarla (ma anche di accorciarla).
In terzo luogo, dovrei sfatare un vecchio mito: la capacità della barba e dei baffi di tenere il caldo è leggermente sopravalutata. La barba tiene il caldo non più dei capelli presenti sulla parte superiore della testa umana. Chi si taglia la barba e/o i baffi dopo averli portati per più anni, sente un po’ di freschezza sulla faccia nelle ore immediatamente successive, ma poi si abitua a essere parzialmente «nudo» e non ci pensa più.
La quarta cosa che vorrei scrivere proprio oggi è un avviso importantissimo: temete le persone che attribuiscono le forme strane (non naturali) alla barba e ai baffi. Nel migliore dei casi si tratta delle persone che soffrono una pluralità di complessi. Nel peggiore dei casi si tratta di pazzi. Ora siete mezzo salvati.

P.S.: un paio di volte nella vita ho dovuto affrontare la strana domanda «posso toccarti la barba?» Ecco, con delle rarissime eccezioni è domanda che fa pensare/sospettare male.


19 giugno

L’assegnazione dello status di una festa federale al Juneteenth National Independence Day è, probabilmente, la prima mossa completamente sensata sulla strada imposta dal tristemente noto BLM. Perché in una certa misura riguarda entrambe le parti interessate, e non esalta, come in certi altri Stati che forse conoscete, la vittoria di una parte della popolazione sui propri co-cittadini. Assieme alla libertà personale concessa a molti, infatti, l’abolizione della schiavitù aveva anche liberato molte persone dall’esercizio di un potere poco compatibile con la società moderna.

Quindi gli interessati possono dedicare il sabato allo studio del buon esempio statunitense e tentare di diventare altrettanto intelligenti.


Primo maggio

Un giorno diventerò il Capo di uno Stato, ma non so ancora di quale (non escludo l’opzione di fondarne uno appositamente per me). So di certo, però, che una delle mie prime azioni sarà quella di imporre una importantissima modifica costituzionale. Addirittura, ho già preparato il testo:

La Repubblica X è fondata sul lavoro, quindi ognuno è libero di lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza ferie, festivi, ponti e mezzegiornate.

Quando la maggioranza dei miei sudditi comprenderà il vero senso della sopracitata legge costituzionale, lo Stato da me diretto diventerà l’economia più forte del mondo. Ma, considerando la quantità di scarafaggi colorati che abitano i cervelli degli occidentali, suppongo che mi tocca a diventare il Presidente della Cina o del Singapore: da quelle parti hanno già capito tutto.
In più, insisto sulla mia vecchia idea che il 1° maggio debba essere sempre una giornata lavorativa, anche quando cade di domenica. E, magari, pure con dei carichi lavorativi più pesanti del solito. Altrimenti che Festa del Lavoro è? Il 1° maggio festivo è un ossimoro, non una festa.
La sera del 1° maggio, poi, usciti stanchi morti dal lavoro, tutti i lavoratori propensi a manifestare in piazza per i propri diritti dovrebbero sostenere ad alta voce la mia proposta di legge esposta poco sopra. Perché il riposo obbligatorio non sarà mai tanto bello quanto quello fatto per scelta propria. E penso che nel corso dell’ultimo anno lo abbiano già capito in molti.
Buon 1° maggio a tutti.


60 anni del volo di Gagarin

Ed ecco che siamo arrivati al sessantesimo anniversario del volo di Yuri Gagarin nello spazio.
Purtroppo, a distanza di sei decenni quel grande volo per l’umanità (come avrebbe potuto essere chiamato) ci ricorda anche un principio che tutti dovremmo sapere bene: essere il primo in qualcosa non significa essere anche il migliore. Essere il migliore significa fare qualcosa tutti i giorni: ci vuole un cero impegno… Per il primo (e per il migliore) non intendo, in questo caso, Gagarin. Intendo, per esempio, la situazione riassunta in questa statistica:

Ho preso appositamente i dati del 2019, l’ultimo anno «normale» per tutti gli abitanti del nostro pianeta.
Sempre per lo stesso anno possiamo vedere anche questo grafico:

La fonte è sempre la stessa pagina di Wikipedia, sulla quale troverete alcuni altri dati (e link) potenzialmente interessanti.
Io, intanto, non posso non constatare che si tratta di un anniversario un po’ triste. Perché per qualcuno rimane uno dei pochissimi anniversari che si riferiscono a dei risultati realmente importanti e allo stesso tempo lontanissimi nel tempo. Il nome del vaccino che sarebbe stato creato prima di tutti lo dimostra ancora una volta.


Ci vorrebbe un po’ di chiarezza

Mentre i teologi continuano a discutere delle cose noiose e inutili, io propongo una domanda di reale importanza storica.
Ma per la deposizione di Gesù hanno utilizzato un piede di porco (già ai tempi uno strumento demoniaco per il merito dello stesso giustiziato)…

O un martello con levachiodi tipico di un carpentiere (quindi uno degli strumenti professionali – come presumono in tanti – dello stesso giustiziato)?

Oppure era stato trovato qualche altro metodo ancora più (o, al contrario, meno) ironico nei suoi confronti?
Ci vuole una risposta, una risposta scientificamente provata…
Ahahahaha


Gli scherzi

È molto difficile fare una classificazione – non importa di cosa – divertente. E, infatti, la maggioranza schiacciante dei tentativi fallisce.
Ancora più disperata è l’impresa di inventare gli scherzi per una determinata occasione. La quantità dei tentativi che non portano alla reazione attesa tende al 100%.
Di conseguenza, anche questo 1 aprile dichiaro – come negli anni precedenti – di essere oggi intenzionalmente serio. E condivido con i miei carissimi lettori una classificazione (oppure è meglio dire gerarchia?) serissima e da me approvata:

Da domani riprendo a non essere necessariamente serio.


L’Ora della Terra

Mah, mi sono accorto che per oggi è in programma l’ennesima «Ora della Terra» (dalle ore 20:30 alle ore 21:30). Si tratta di un evento serio al quale bisogna prepararsi bene ogni anno. Di conseguenza, ho deciso di stilare una check-list da usare ogni anno pochi minuti prima della suddetta Ora.
Ogni volta bisogna…
– accendere tutte le luci in casa;
– caricare e accendere la lavatrice e il lavastoviglie;
– mettere in carica tutti i telefoni, tablet, smartwatch, tagliabarba etc.;
– accendere tutti i televisori (se ne avete ancora almeno uno) e i computer;
– iniziare a scaldare qualcosa nel microonde;
– accendere l’aria condizionata (volendo, fatelo in modalità riscaldamento);
– alzare il volume della musica.
Ho dimenticato qualcosa?
Vabbè, penso che il principio sia ormai chiaro a tutti. In qualche modo bisogna pur usare tutta quella energia che le centrali producono in regime non-stop e non in relazione al fatto che qualche ecodiota abbia deciso di accendere o spegnere un elettrodomestico.


Prima dei femminili onnipresenti

Nel 1384 Edvige, la figlia undicenne del re d’Ungheria Luigi I il Grande, fu proclamata re della Polonia. Infatti, in base alla legge la Polonia poté essere governata solo da un re, ma da nessuna parte fu scritto che il titolo del re possa appartenere solo a un maschio.

Facendo gli auguri a tutte le lettrici, vorrei ricordare che la libertà e la parità iniziano sempre nelle teste, compresa la propria.


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68 senza Iosif

Più o meno in tutta l’Europa (e non solo) vivono numerose persone scontente per l’affermazione di una festa «estranea alla nostra cultura»: il halloween. Evito di commentare lo stato mentale di quelle persone. Per esempio, lo faccio perché ho una mia proposta originale che non alcunché in comune con le loro argomentazioni profondamente provinciali.
Ebbene, in Europa (o almeno in una sua parte) il halloween potrebbe essere sostituito o affiancato da una festa analoga, altrettanto allegra e, allo stesso momento, molto più vicina dal punto di vista culturale e/o storico. Il 5 marzo di ogni anno si potrebbe festeggiare l’anniversario ufficiale della morte di Iosif Stalin. La data non è precisa dal punto di vista storico, ma è ormai comunemente riconosciuta. In occasione della festa si potrebbe travestirsi da zombie in uniforme pseudo-militare o esporre delle zucche baffute con una pipa in «bocca» e gli «occhi» illuminati di rosso-sangue. In tal modo si riuscirebbe a ricordare la scomparsa di un personaggio malefico che per quasi un decennio era riuscito a condizionare anche la vita in almeno una parte dell’Europa (anche se in una misura inferiore rispetto a tutto quello che aveva combinato sul territorio dell’URSS).
Ma anche se la proposta non dovesse ricevere consensi, io continuo a festeggiare ogni 5 marzo. Almeno per ora è l’unica data di morte che festeggio.