Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Feste»

La festa della guerra

Ormai tutti sanno che oggi Vladimir Putin ha un po’ «deluso» le attese più pessimiste di molti analisti: tenendo il discorso alla parata militare per la Giornata della Vittoria non ha dichiarato la guerra alla Ucraina e al mondo, non ha dato il via alla mobilitazione di massa e non ha nemmeno detto di avere vinto qualche altra guerra o battaglia importante. Ha solo ribadito le proprie fantasie perverse sulla Russia circondata dai nemici.
L’aspetto preoccupante è un altro: ha ufficialmente e definitivamente trasformato una festa importante (anche se troppo militarizzata, statalizzata e storicamente un po’ artificiale) in una festa della guerra permanente tra la Russia e il mondo circostante. Da quasi vent’anni la propaganda statale sosteneva che l’URSS non avrebbe avuto degli alleati nella Seconda guerra mondiale e avrebbe «fatto tutto da sola». Ora quegli ex alleati – ai quali in realtà dovremmo essere grati per gli aiuti importantissimi – vengono apertamente accusati della politica aggressiva durante e dopo la «guerra fredda».
Di conseguenza, posso constatare che con la fine della Russia putiniana finirà inevitabilmente anche l’epoca della Giornata della Vittoria. Fino a pochi anni c’erano ancora delle persone che sognavano di trasformare quella festa militare in una giornata pacifica di lutto e di memoria. Ma ora che è diventata una festa di nuova aggressione nazista (perlopiù contro i territori che hanno già sofferto tanto durante la Seconda guerra mondiale), dovrà necessariamente essere cancellata nella futura Russia normale.
A questo punto, l’unica cosa costante è: la sola festa non ancora rovinata che la Russia ha ereditato dal passato è il 12 aprile, la Giornata della Cosmonautica.


Una riccorrenza diventata triste

Oggi, nel 61-esimo anniversario del volo di Yuri Gagarin nello spazio, posso fare solo la triste constatazione di un fatto già ben noto a tutti: con l’invasione militare dell’Ucraina la Russia si è nuovamente sparata a una gamba ritagliata fuori anche dal progresso tecnico-scientifico legato allo studio dello spazio. Nessuno Stato, nemmeno il più ricco, avrebbe le risorse intellettuali ed economiche sufficienti per condurre gli studi di tale portata. E il governo russo (in realtà una persona in particolare) in un mese e mezzo è riuscito ad attirare le sanzioni internazionali sufficienti non solo per escludere il settore nazionale dal mondo scientifico globale, ma anche per seppellirlo del tutto.
Gli interessati a questa conseguenza — naturalmente non la più grave dal punto di vista umanitario — della guerra troveranno facilmente molti articoli validi sull’argomento, quindi io vi propongo solo un link utile per farsi una prima idea.
È così che i primi diventano peggio degli ultimi: si azzerano. E non si sa se e quando ripartono.

A me, personalmente, dispiace tanto che gli sforzi di alcuni geni della metà del XX secolo siano stati sprecati in questo modo…


L’oro degli infedeli

Quando, negli anni ’30 del XX secolo, furono in corso le ricerche del petrolio in Arabia Saudita, il re Abd al-ʿAzīz ibn ʿAbd al-Raḥmān ibn Fayṣal Āl Saʿūd pretese che le concessioni venissero pagate solo in oro. Allo stesso tempo, si rifiutò categoricamente di accettare i sovereign con il profilo della regina Vittoria. Furono dunque ammesse solo le monete con le immagini dei monarchi uomini.

Cosa ne avrebbero detto le femministe di oggi? Avrebbero preteso di essere accettate in qualità di un mezzo di pagamento?..
Ma, tornando a essere serio, faccio gli auguri a tutte le lettrici.


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La prima cifra non è ancora preoccupante (e se me lo avessero detto vent’anni fa? ahahaha), quindi si procede…
E chi mi avrebbe detto che la mia vita coincida con un periodo come questo.


Una giornata tragica

Il 14 febbraio è indubbiamente una data tragica nella storia della umanità. Infatti, proprio il 14 febbraio:
– Valentino da Terni è stato decapitato (273);
– a Strasburgo vengono uccisi due mila ebrei sospetti di diffondere la peste nera (1349);
– il capitano James Cook viene ferito mortalmente dai nativi sulle Isole Sandwich (1779);
– l’incendio sulla fregata britannica Ajax uccide circa trecento persone (1807);
– scoppia la Guerra del Pacifico (1879);
– il futuro presidente statunitense Theodore Roosevelt perde, lo stesso giorno, la madre e la moglie (1884);
– gli amici di Al Capone sterminano, con l’uso delle armi da fuoco, la banda di Bugs Moran (1929);
– a causa della caduta dell’aereo Douglas DC-6 della compagnia aerea statunitense National Airlines nel Golfo del Messico muoiono 46 persone (1953);
– a Kabul gli estremisti musulmani rapiscono l’ambasciatore statunitense Adolph Dubs, il quale viene ucciso durante il tentativo di liberarlo (1979);
– a Teheran i manifestanti invadono l’ambasciata statunitense (1979);
– l’ayatollah Khomeyni invita tutti i musulmani a uccidere lo scrittore Salman Rushdie (1989);
– in conseguenza a un terremoto in El Salvador muoiono 254 persone (2001);
– muore la pecora Dolly (2003);
– nel crollo di un parco acquatico di Mosca muoiono 28 persone rimangono ferite più di cento (2004);
– in California viene fondato lo strumento diabolico mangiatempo chiamato YouTube (2005);
etc..
In segno di lutto tutti dovrebbero astenersi, nella data odierna, dalla diffusione di immagini e frasi cariche di stupidità e scarso gusto estetico.


Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli vi doni degli argomenti convincenti utili per affrontare ogni situazione dubbia della vita.


Gli auguri di Putin per il 2022

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario – non lo sono! –, ma perché il contenuto di un discorso del genere (tra l’altro, uno dei pochi rivolti direttamente ai sudditi) è un importantissimo elemento di analisi politica.
Cosa posso dire di questo nuovo messaggio? Prima di tutto, posso dire che è stato più lungo di tutti quelli precedenti: è stato addirittura battuto il record dell’anno scorso. E poi ho notato che questa volta si è trattato di un discorso che…
a) è un po’ meno vago del solito,
b) cita dei risultati positivi raggiunti e futuri che esistono solo nella fantasia di Putin,
c) è un po’ meno militarista del solito (strano!),
d) in alcuni tratti sembra far emergere la crescente solitudine di chi parla (molto strano per un discorso preparato e controllato da chissà quante persone).
E, infine, il mistero più grande legato a ciò che non si sente ma si vede: perché in questo video è così evidente che sta indossando un giubbotto antiproiettile? Di chi aveva paura? Del cameraman che poteva nascondere un fucile dentro la videocamera? Perché nessuno ha tentato di mascherare il fatto? Boh…
Ma è inutile tentare di riassumere o commentare tutto il discorso: potete sentirlo da soli. Avrei tradotto diversamente alcune parole, ma il senso generale si capisce comunque bene:

P.S.: tutte le parole scritte nel presente post sono state utilizzate intenzionalmente.


Buon 2022

Cari tutti!
Sta per finire un anno che è stato un po’ meno brutto di quello precedente in generale per tutti e, spero, in particolare per ognuno di voi. Sta per finire un anno al quale erano legate delle speranze (forse non tutte avverate) e, forse, qualche preoccupazione (anche quelle non tutte avverate). La fine di un anno del genere potrebbe essere un motivo sufficiente per festeggiare, ma noi viviamo per guardare al futuro. E per trasformare in strumenti tutto ciò che abbiamo acquisto nel passato.
Di conseguenza, potrei scrivere nel modo seguente. Allo stesso tempo, è stato un anno nel corso del quale nelle teste di molte persone si sono sviluppati e affermati dei nuovi processi cognitivi un po’ strani. Io, per esempio, ho iniziato a scomporre la parte visuale del nostro mondo in delle componenti non immaginabili fino a qualche tempo fa… Tra le altre cose, ho avuto la visione dei tradizionali fuochi d’artificio che nascono nel cielo come delle famose sfere cornute del coronavirus, ma poi si trasformano velocemente in qualcosa di bello e poi spariscono…
No, prima di mettermi a scrivere questo testo non avevo ancora bevuto nulla, e nemmeno assunto altre sostanze.
Volevo solo farvi un augurio: che anche ogni apparenza di problema manifestatosi davanti ai vostri occhi si trasformi in qualcosa di grande ma bello. Spero che presto succeda così anche con questa pandemia.
Buon 2022.
Andrà tutto bene.

P.S.: e ricordatevi che i desideri migliori per l’anno nuovo sono quelli la cui realizzazione dipende, almeno in parte, da noi.


Prepariamoci all’anno nuovo

A tutte le persone poco esperte della lingua inglese ricordo che il 2022 – l’anno che sta per arrivare – si pronuncia come «2020 too».
Siete felici di apprendere questa informazione, vero?
Allora colgo l’occasione per farvi gli auguri in anticipo, ahahaha


La differenza tra le date natalizie

Riprendendo, in un certo modo, l’argomento del Babbo Natale, potrei finalmente scrivere di quel fenomeno che ormai da diversi anni commento nelle conversazioni tematiche con gli amici e conoscenti italiani. Si tratta delle date diverse del Natale cattolico e quello ortodosso.
Più o meno tutti sanno che il Natale ortodosso si festeggia il 7 di gennaio perché la Chiesa ortodossa segue [ancora] il calendario giuliano. Non tutti però sanno che per la Chiesa ortodossa la data della suddetta festività è fissa: infatti, nel corso dei secoli si è progressivamente spostata dal 23 dicembre al 7 gennaio dell’anno solare successivo. E, soprattutto, il processo dello spostamento della data non si dovrebbe fermare fino al momento della scomparsa del nostro sistema solare. Così, per esempio, a partire dal 2101 il Natale ortodosso si festeggerà l’8 di gennaio.
Il fenomeno dello spostamento della data è dovuto al fatto che il calendario giuliano — che è elevato al rango di un dogma e non può essere cambiato — considererà, a differenza del calendario gregoriano (quello seguito dalla Chiesa cattolica), l’anno 2100 come bisestile perché il suo numero si divide per 4. Secondo il calendario gregoriano, invece, l’anno 2100 non è bisestile perché il suo numero non si divide perfettamente per 400. Di conseguenza, nel calendario giuliano (quello ortodosso) compare un giorno «di troppo»: il 29 febbraio 2100 (che non può essere buttato via per una serie di motivi, la commemorazione di alcuni santi compresa). Questo comporta lo spostamento della data del primo Natale seguente al 29/II 2100 dal 7 all’8 di gennaio 2101. Sempre dalla data del 29 febbraio 2100 la differenza tra i calendari delle due Chiese sarà di 14 giorni e non più di 13.
Naturalmente, non è la prima volta che una cosa del genere si verifica in oltre due mila anni di storia. Quindi vi propongo una tabella che mostra come è cambiata la differenza in giorni tra il calendario giuliano e quello gregoriano. In sostanza, questa tabella mostra, secolo per secolo, quanti giorni vanno aggiunti al 25 dicembre per stabilire la data del Natale ortodosso in vigore per il secolo scelto.

Il secolo I periodi (in anni) del calendario giuliano La differenza in giorni Il secolo I periodi (in anni) del calendario giuliano La differenza in giorni
dal 1/III al 29/II dal 1/III al 29/II
I 1 100 –2 XII 1100 1200 7
II 100 200 –1 XIII 1200 1300 7
III 200 300 0 XIV 1300 1400 8
IV 300 400 1 XV 1400 1500 9
V 400 500 1 XVI 1500 1600 10
VI 500 600 2 XVII 1600 1700 10
VII 600 700 3 XVIII 1700 1800 11
VIII 700 800 4 XIX 1800 1900 12
IX 800 900 4 XX 1900 2000 13
X 900 1000 5 XXI 2000 2100 13
XI 1000 1100 6 XXII 2100 2200 14

Ovviamente, il cambiamento della differenza tra i due calendari comporterà — come ha comportato anche nel passato — lo spostamento anche di tutte le altre festività ortodosse.
La differenza tra i due calendari appare spesso una cosa bizzarra, scomoda, poco sensata etc. Entrambi i calendari, però, sono accumunati da un medesimo problema di logica: se nell’Occidente gli anni si contano dalla nascita di Gesù, perché la data della sua nascita è sempre diversa dalla data dell’inizio dell’anno? Perché secondo il calendario gregoriano l’anno inizia sei giorni più tardi e secondo quello giuliano sette (per ora) giorni prima?
Certo, nemmeno i teologi sono d’accordo tra loro sulla data precisa della nascita di Gesù: sanno solo che sarebbe nato verso la metà dell’inverno. Ma tale incertezza sarebbe un bel motivo aggiuntivo per abbandonare entrambi i calendari (gregoriano e giuliano) e passare a un calendario comune, nel quale la data del Natale sarà fissata per il 31 dicembre. Sarebbe una grande vittoria della logica.
Ma, purtroppo, l’eventualità di un largo consenso tra i rappresentanti dei gruppi concorrenti è un sogno tanto idillico quanto l’attesa delle azioni logiche intraprese da una qualsiasi Chiesa.