Nel 1973 gli Stati arabi annunciarono l’interruzione delle forniture di petrolio all’Occidente in risposta al sostegno di quest’ultimo all’Israele nella guerra dello Yom Kippur… No, non volevo cercare o inventare delle analogie storiche recenti più o meno deboli. Volevo solo scrivere dei fatti del 1973: in conseguenza alla decisione araba il prezzo del petrolio quadruplicò, passando dai tre ai dodici dollari al barile. La «crisi del petrolio» ebbe una serie di conseguenze inattese: le piccole auto giapponesi iniziarono a vendere bene negli USA, l’URSS aumentò drasticamente le forniture del petrolio all’Europa (questa fortuna economica è stata buttata nel cesso quasi cinquant’anni dopo), gli americani crearono la Strategie Petrolium Reserve, la Francia iniziò a costruire rapidamente le centrali nucleari etc….
Nella Casa Bianca fino a quel momento vigeva il divieto per le donne lavoratrici di indossare i pantaloni: erano ammesse solo le gonne. Ma dato che a causa della crisi energetica la temperatura nell’edificio era stata abbassata di qualche grado, il divieto era stato cancellato. Proprio grazie agli arabi!
Approfittando della data odierna, auguro a tutte le lettrici di trovare tanta fortuna anche nelle situazioni quotidiane più difficili.
L’archivio della rubrica «Feste»
Non so se anche in Italia sia mai esistita una credenza del genere, ma in Russia è largamente diffusa la convinzione che non si debba festeggiare il compimento dei 40 anni.
Perché? Nessuno lo sa dire di preciso, ma in tantissimi sono convinti che non si debba fare.
Alcuni danno una risposta laconica: «è una tradizione» («del cazzo», aggiungo io).
Alcuni danno una risposta altrettanto stupida: «porta sfiga» (perché? a chi? boh…).
Ma i più malati mentalmente sostengono che alla base della usanza di non festeggiare i 40 anni ci siano dei motivi religiosi. Infatti, il numero 40 avrebbe un valore particolare per i cristiani (solo ortodossi? boh…):
– il diluvio universale sarebbe durato 40 giorni;
– il popolo ebraico sarebbe vagato nel deserto del Sinai per 40 anni;
– il cosiddetto Gesù avrebbe digiunato nel deserto per 40 giorni dopo il battesimo;
– sempre il cosiddetto Gesù sarebbe decollato definitivamente 40 giorni dopo la morte.
In conseguenza a questi eventi fiabeschi, alcune persone si sono convinte che il numero 40 sarebbe fortemente legato alla morte e alla sofferenza. Non sarebbe dunque opportuno festeggiare tale quantità dei propri anni.
Come posso reagire io, uno apateista eterno, a tutte le stronzate elencate? Pur essendo totalmente indifferente al concetto stesso dei compleanni, posso provare a festeggiare il primo quarantennio.
La ragione vincerà.
Non è mai tardi ricordare: ieri c’è stato un anniversario bellissimo, un giorno di gioia per milioni di persone… Ieri, secondo la cronologia ufficiale, c’è stato il settantesimo anniversario della morte di Stalin. Io, personalmente, non smetterò di considerare il 5 marzo un giorno festivo.
Allo stesso tempo, però, capisco che attualmente per milioni di persone in tutto il mondo è molto più importante, interessante e attesa una morte futura. La morte di un personaggio che, per uno «scherzo della storia», si trova torturare lo stesso territorio del nostro pianeta. Lo capisco e, tra le innumerevoli altre cose, mi chiedo: ci saranno delle manifestazioni simili a quella della famosa foto riportata sotto a sinistra?
Da una parte, il borsht è formalmente una zuppa ucraina (molto popolare anche in Russia, a me è sempre piaciuta tanto) e più o meno tutti hanno ormai imparato a distinguere la Russia e l’Ucraina (ne avevo scritto pure venerdì). Dall’altra parte, utilizzare il borsht per i festeggiamenti nell’occasione della inevitabile – lo dice la biologia! – morte del nuovo dittatore sarà una scelta ancora più simbolica e bella.
Dunque, vi consiglierei di prepararvi. Proporvi di imparare a prepararla è una cosa un po’ estrema: per farla bene ci vuole abbastanza impegno. Ma potete cercare il modo assaggiarla da qualche parte. Molto probabilmente vi sembrerà abbastanza particolare, molto probabilmente non piacerà a tutti… Ma almeno vi preparate al grande evento, ahahahaha
Per alcuni anni sul mio blog italiano c’è stata anche la tradizione di postare, in qualità di uno dei primi video domenicali dell’anno, il messaggio di auguri per il nuovo anno di Vladimir Putin: quel breve discorso che viene trasmesso pochi minuti prima del Capodanno. L’ho sempre fatto perché ho sempre pensato che non è possibile analizzare (e criticare) un personaggio senza sapere (e far sapere) cosa fa e cosa dice.
Per questa volta, però, ho pensato di interrompere la tradizione… Interromperla non solo perché è abbastanza difficile immaginare le parole che possano aggiungere qualcosa di rilevante ai fatti compiuti. Ho pensato di interrompere la tradizione anche perché io stesso – un tipo dotato di buoni filtri mentali – ho dovuto fare uno sforzo morale enorme per provare ad ascoltare il messaggio per il 2023. Chi ha lo stesso coraggio, può provare a leggere la traduzione di quel discorso e apprezzare l’inquadratura: il discorso è il più politico di sempre (e in linea con le cose dette negli ultimi dieci mesi), mentre l’inquadratura è nettamente militarista (anziché il tradizionale Cremlino sullo sfondo). In più, il personaggio mi è sembrato visibilmente nervoso, quasi isterico, il che è abbastanza strano per un discorso tradizionalmente registrato in condizioni più confortevoli possibile…
Ma mi sono dilungato un po’ troppo…
Oggi è la domenica, quindi è il giorno del video. Oggi posto solo il video del messaggio per il Capodanno 2023 del presidente più cool del momento: Vladimir Zelensky. È un po’ lungo, ma di contenuti importanti; sono presenti i sottotitoli in inglese.
Nell’anno passato è sicuramente stato il politico che mi ha sorpreso di più.
Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli vi conceda tante possibilità di riposare dai pesantissimi impegni quotidiani di questa vita.
Cari tutti!
Ovunque vi troviate, anche dalle vostre parti sta per finire il 2022. Sta per finire un anno che potrei definire solo con delle parole poco adatte alla pubblicazione anche su un sito personale come il mio. Sta per finire un anno che — penso di capirlo — è stato vissuto dalla maggioranza dei miei lettori con dei sentimenti molto diversi dai miei. Per me è stato un anno pessimo: un anno di disperazione, disorientamento, terrore psicologico etc. etc. È stato anche un anno di odio verso delle persone concrete e di augurio di morte a una persona ben precisa… Insomma, è stato un anno che avrei preferito di non avere nella mia vita. Anche se capisco benissimo che c’è chi da oltre dieci mesi sta molto peggio di me e ha molti più motivi per ricordare male l’anno uscente. Allo stesso tempo spero — e in una certa misura so — che voi stiate molto meglio, che la vostra immagine del 2022 non vada oltre una sana preoccupazione.
Di conseguenza, per il nuovo 2023 auguro a tutti la pace e la serenità. Per la prima volta nella vita vedo un senso in un augurio del genere.
Buon 2023.
Andrà tutto bene.
P.S.: a me auguro di riuscire a tornare a uno dei principi della vita preferiti: non far passare oltre il male.
Nel mondo ci sono tantissime cose apparentemente prive di contenuti particolari, le cose alle quali non pensiamo perdendoci, senza rendercene conto, delle scoperte interessantissime. Per esempio: pensiamo al mezzo di trasporto tradizionale di Babbo Natale.
Sappiamo tutti che la slitta di Babbo Natale (e di alcuni suoi colleghi) viene trainata dalle renne. Se qualcuno dovesse chiederci, per qualche strano motivo, che tipo di renne siano, potremmo logicamente presumere che siano della sottospecie rangifer tarandus (quella più nordica), quindi gli esponenti della larghissima famiglia dei cervidi diffusi in Canada, la parte nord degli USA e una parte della Russia. Nella vita reale tali renne hanno questo aspetto:
E ora andiamo a scoprire un dettaglio interessante: Continuare la lettura di questo post »
Buon Natale a tutti coloro che ci credono.
Tanti regali a tutti coloro che non ci credono ma approfittano comunque delle utili tradizioni.
Ma, comunque sia la vostra categoria di appartenenza, scegliete bene la compagnia per questi giorni di festa: la sostanza delle persone è sempre più importante della forma… Soprattutto in una epoca quando per molto tempo siamo stati costretti a limitare la quantità dei contatti.
Per me il 2022 non è proprio un anno da grandi festeggiamenti, ma spero (spero? boh…) che voi riusciate a essere messi meglio.
Nelle ultime due settimane mi è capitato di vedere diverse foto degli alberi di Natale installati in varie città italiane (e non solo quelle italiane). Oggi faccio un contributo a quella esposizione fotografica virtuale postando le foto dell’albero di Kiev, installato in piazza Sofia.
L’albero è alto 12 metri, le sue decorazioni luminose vengono accese solo per alcune ore al giorno e vengono alimentate da un generatore. Per dei ovvi motivi quest’anno si è deciso di non organizzare i vari eventi festivi, nemmeno le bancarelle, ma, in compenso, i residenti di Kiev hanno la possibilità di ricaricare i loro gadget elettronici dalle apposite postazioni allestite nelle vicinanze dell’albero (sfruttando, appunto, il generatore).
L’albero è stato decorato non solo con degli elementi luminosi e il tridente dello stemma ucraino, ma anche con delle figure di colombe bianche e palloncini blu e gialli.
Capisco che il regalo più importante arriverà un po’ tardi, ma so che arriverà.
Oggi, il 24 agosto, è il Giorno dell’indipendenza dell’Ucraina: una festa nazionale istituita nel 1992. Tale data è stata scelta perché il 24 agosto 1991 la Verchovna Rada della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina adottò il decreto – con l’entrata in vigore immediata – che dichiarava l’indipendenza dell’Ucraina.
A questo punto, la prima cosa che posso fare è augurare a tutti gli ucraini la veloce vittoria contro gli orchi putiniani, il ritorno della pace e della integrità territoriale e tanta fortuna in tutte le altre cose.
In realtà, ho già pubblicato il suddetto augurio nei luoghi dove gli ucraini mi leggono con maggiore frequenza. A tutti gli altri, invece, posso ricordare di una brutta coincidenza: proprio oggi decorrono i primi sei mesi dall’inizio della guerra. Sei mesi fa in pochi avrebbero scommesso che la festa odierna verrebbe festeggiata ancora almeno una volta… Questa estate, invece, proprio per la data odierna in molti hanno prognosticato qualche azione simbolica da parte dell’esercito russo e del suo comandante supremo. Avendo ormai una certa idea dello stato mentale di quest’ultimo, non posso escludere che tenti di fare qualcosa di particolare. Ma, a eccezione dell’uso di un certo tipo di armamenti, tale azione non dovrebbe incidere in un modo particolare sull’andamento della guerra: le risorse belliche della Russia, per fortuna o purtroppo, sono quelle che sono.
Di conseguenza, l’unica cosa che possiamo fare ora è sperare che per il prossimo Giorno dell’indipendenza dell’Ucraina sia già tutto finito. Anche se il regime politico russo attuale farà di tutto per trasformare la guerra in un lunghissimo conflitto «di posizione».