Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Feste»

Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli condivida con voi un po’ di servitori e di abbondanza.


Gli auguri di Putin per il 2021

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario — non lo sono! —, ma perché il contenuto di un discorso del genere è un importantissimo elemento di analisi politica.
Cosa posso dire di questo nuovo messaggio? Posso dire che è stato più lungo di tutti quelli precedenti e, allo stesso tempo, sempre privo di contenuti concreti. Indipendentemente dal nome di chi parla e dagli eventi della politica interna e internazionale ben noti a tutti, questa volta ogni Capo di Stato avrebbe avuto molto da dire ai propri cittadini. E, invece, abbiamo assistito, nel caso di Putin, a uno spettacolo per certi tratti molto simile a quelli precedenti e, allo stesso tempo, ancora più comico (o, se preferite, ridicolo) di prima. Così, abbiamo potuto osservare che Putin è ancora fissato con la Seconda guerra mondiale (se ha bisogno delle grandi vittorie di cui parlare, poteva ricordare anche la guerra contro Napoleone), parla dell’esempio datoci dai veterani di quella guerra (dobbiamo forse seguire l’esempio morendo tutti?) e non dice nulla di realmente positivo sulla attualità. Non dice nemmeno come pensa di aiutare ad affrontarla…
Ma è inutile riassumere tutto il discorso: potete sentirlo da soli. Avrei tradotto diversamente alcune parole, ma il senso generale si capisce comunque bene:

P.S.: devo dire che questa volta non mi ha entusiasmato nemmeno il discorso di Mattarella, ma questo è un altro argomento: non vorrei mischiare…


Buon 2021

Cari lettori!
Ehm…
Care lettrici e cari lettori uniti in una parola (è un segno di parità, ahahaha)!
Sta per finire un anno che può essere definito sia lungo che corto.
È stato un anno lungo perché, a volte, i tempi della vita normale sembrano infinitamente più lontani di circa dieci mesi fa. Oppure è solo una mia percezione? Boh…
Allo stesso tempo, però, può essere definito un anno corto perché ha ricompreso almeno un periodo che ora mi sembra un enorme buco temporale. Il mio calendario dice che quel periodo era durato «appena» due mesi, ma per qualcuno poteva essere stato ancora più lungo.
Sta per finire un anno che può essere definito di merda più o meno da tutti. Anche se coloro che hanno la possibilità di leggere queste parole su uno schermo sono stati molto più fortunati di alcuni altri.
Allo stesso tempo, sta per finire un anno che può essere definito anche un po’ fortunato dai meglio organizzati (e non solo da Jeff Bezos o produttori delle mascherine chirurgiche). Io, pur vedendo saltare più o meno tutti i piani lavorativi, sono riuscito a realizzare (in due casi solo strutturare meglio) alcune idee per le quali non trovavo del tempo da due o tre anni.
Sta per finire un anno durante il quale abbiamo conosciuto meglio tante persone anche non vedendole (o vedendole di meno) dal vivo. Anche questo è un risultato che può avere il segno più o il segno meno. Perché da una parte abbiamo visto chi ha la reale forza interiore per essere vicino al prossimo (in tutti i sensi, ahahaha). E poi abbiamo visto chi è realmente isterico, ignorante o poco propenso al pensiero critico e alla ricerca della conoscenza.
Questo anno speciale, del quale potrei scrivere dieci mila schermate di altro testo, si sta concludendo in un modo sempre speciale: più che incontrare l’anno nuovo, sembra più importante e bello buttare via quello corrente.
Non so quanti di voi condividono, ma oggi non auguro il felice anno nuovo. Vi auguro la felice fine dell’anno vecchio.
Andrà tutto bene!

P.S.: conoscete qualcuno che la volta scorsa aveva espresso il desiderio «nel 2020 voglio stare a casa e prendere lo stipendio»? Fateci un grosso favore: non permettete a quella persona di esprimere altri desideri!


Il ramo d’onore

L’anno che sta per finire doveva essere particolare in tutto, anche nelle combinazioni strane delle vecchie tradizioni festive. Prendiamo, per esempio, due tradizioni di dicembre: l’allestimento dell’albero (da russo e agnostico lo faccio per il Capodanno) e la stesura del bilancio dell’anno solare uscente.
Preparando l’albero, ho trovato in una delle scatole con gli addobbi due oggetti che rappresentano quasi perfettamente l’argomento dominante di tutto questo 2020. Come avrei potuto osare a non metterli nel punto più visibile, sul «ramo d’onore»?


Certo, qualcuno potrebbe osservare, a questo punto, che sto attirando sfiga per l’anno che viene… Ma non dobbiamo essere superstiziosi. La palla da mille corna del coronavirus rotolerà ancora per un po’ di tempo attorno al pianeta nonostante tutti i nostri sforzi più o meno sensati. Mentre noi dobbiamo rimanere ragionevolmente attenti, mantenere la capacità di ridere e tentare di salvare almeno una parte del nostro stile di vita abituale.
Così andrà tutto bene.


Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che ci credono.
Tanti regali a tutti coloro che non ci credono ma approfittano comunque delle utili tradizioni.
Ma, comunque sia la vostra categoria di appartenenza, siate moderati durante queste giornate intense.


Enjoy l’albero a Duomo

È un po’ strano scriverlo, ma l’estetica della Coca-Cola mi è molto più vicina di quella della Esselunga…
Come molti di voi sanno, per il Natale 2019 in piazza Duomo a Milano era stato installato questo «albero di Natale»:

Quest’anno, invece, è cambiato non solo lo sponsor (mi sembra che cambi ogni anno), ma anche lo stile della installazione…

Effettivamente, doveva capitare qualcosa di positivo in questo 2020 inutile. Un albero di Natale che finalmente sembra un albero è già una bella cosa.


Due notizie

A volte nei posti distanti del nostro strano mondo capitano degli eventi che sembrano fatti per completarsi a vicenda.
La notizia numero uno: il 12 novembre il ministro della salute belga Frank Vandenbroucke ha scritto una lettera a Père NoëlSinterklaas, autorizzandoli (nonostante rientrino nel gruppo di rischio a causa dell’età avanzata) a evadere l’isolamento anti-covid per portare i regali ai bambini.

La notizia numero due: la sera del 18 novembre sulla Piazza Rossa, a Mosca, la polizia ha fermato un Babbo Gelo (Ded Moroz, il personaggio che porta i regali per il Capodanno invece che per il Natale) che manifestava contro l’annullamento dei tradizionali festeggiamenti del Capodanno per i bambini.

Dopo alcune ore il Ded Moroz è stato rilasciato. Ma la sanzione amministrativa gli è comunque stata inflitta.


Un nome insolito in un anno anomalo

Per quest’anno la ricorrenza del 2 novembre avrebbe potuto essere rinominata, a scopo di prevenire i comportamenti indesiderati, in «Open Day».
Ma, purtroppo, non tutti hanno a disposizione abbastanza cervello per apprezzare tale mossa. Infatti, sanno moltiplicare e trasmettere il panico, ma non sanno leggere e interpretare i numeri pubblicati.
Di conseguenza, in questi giorni mi sento un po’ indeciso sul proprio futuro ideale: non so se mi conviene aspettare che il mondo impari a risolvere i propri problemi ridendo o, al contrario, evitare di arrivare alle condizioni di un vecchio decrepito e totalmente deluso.
Boh…


L’idea di un servizio

Mi è venuta in mente l’idea di un servizio che le case funerarie potrebbero offrire (per un pagamento extra) ai propri clienti.
La presenza di una figura maschile o femminile (a scelta) silenziosa, vestita completamente di nero, che sta un po’ in disparte durante tutta la cerimonia del funerale.
I parenti e gli amici passeranno il resto delle loro vite a cercare di capire quale fosse quel Grande Mistero che vi siete portati con sé. In tal modo riusciranno a ereditare da voi almeno una cosa preziosa: il passatempo interessante.
Pensateci.

Oppure quel servizio esiste già?


Una nuova festa

Dopo tutto quello che è successo quest’anno nel mondo (a qualcuno sembra che sia successo poco?) bisognerebbe istituire la festa mondiale di liberazione. Da cosa ci siamo liberati? Dalle citazioni di Nostradamus!
Oppure c’è ancora qualcuno che crede a lui e ai sensitivi vari? A tutti i «maghi» che non hanno saputo «predire» la pandemia nemmeno quando stava iniziando?
OK, allora il 2 luglio va festeggiata pure la festa della fiducia patologica.

P.S.: ovviamente la data non è stata scelta a caso.