Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Feste»

Pesce

Il testo del presente post è uno scherzo del 1° aprile molto divertente.
Ora che non ho più questo debito nei confronti della data e della comunità, posso continuare a vivere serenamente per un anno.
Trovo veramente angosciante l’obbligo imposto di essere felici e contenti nelle date prestabilite. La vita è bella quando è spontanea.

P.S.: quando diventerò il Presidente del mondo, autorizzerò tutti a festeggiare qualsiasi cosa in qualsiasi data solo in base alla disponibilità dell’umore adatto.


Un segreto professionale

Vorrei tanto scoprire il seguente segreto «professionale» degli uomini parsimoniosi: dove nascondono i fiori comprati il 5, il 6 o il 7 marzo?

Sì, so che alcuni lo fanno.


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P.S.: in realtà, non vorrei che qualcuno dia troppa importanza a questo piccolo evento: nella vita ci sono delle cose decisamente più importanti. Dedichiamoci a quelle.


Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che lo festeggiano oggi. Speriamo che Egli vi protegga e vi porti tanta fortuna!


Gli auguri di Putin per il 2020

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario – non lo sono! –, ma perché il contenuto di un discorso del genere è un importantissimo elemento di analisi politica.
Come negli anni precedenti (si veda, per esempio, il messaggio dell’anno scorso), si tratta di un messaggio privo di alcun contenuto concreto. Un messaggio composto prevalentemente dalle parole che avremmo potuto sentire da un conoscente che incontriamo casualmente per strada una o due volte all’anno.
Solamente due passaggi meriterebbero di essere commentati brevemente. Il primo, detto da Putin, a prima vista sembra una battuta: «i nostri piani personali e i sogni sono inseparabili dalla Russia». Ma in realtà non so se si tratti di una battuta sadica («non sognatevi nemmeno di sbarazzarmi di me, pianifico di restare dove sono»), di una confessione sincera da medesimo contenuto o di una semplice frase di rito. Vabbè, lasciamo perdere.
Il secondo passaggio da evidenziare è l’ennesimo richiamo del culto della Seconda guerra mondiale. Un culto nato alla fine degli anni ’60 per volere di Leonid Brežnev, un po’ affievolito negli anni ’90 e ripreso con la forza sempre crescente a partire dai primi 2000. L’importanza di tale culto per la propaganda interna, come pure la sua popolarità alimentata dall’alto, è un argomento serio che merita un testo a parte. Ora mi limiterei a precisare che in assenza dei miglioramenti significativi nella vita della maggioranza dei russi negli ultimi 15–20 anni (soprattutto fuori dalle città principali) e in presenza della politica isolazionista-vittimista, si continua a sfruttare le conquiste del lontano passato. Il popolarissimo slogan ignorante «1941–1945: possiamo ripeterlo» non è mai stato pronunciato dagli esponenti delle Istituzioni, ma a volte mi sembra che ci manchi poco. Il punto è che il passato viene spacciato per il presente nel tentativo di sostituire il misero con il «glorioso». Quindi non stupitevi per quel passaggio di Putin: rispecchia la quotidianità della politica interna russa.


Buon 2020

La vita è breve.
Anzi, peggio ancora: il capodanno sta diventando una festa sempre più frequente.
E quindi dobbiamo fare in tempo a imparare…
Spegnere un brutto film, chiudere un libro noioso.
Lasciare le persone cattive. Sono tante.
Lasciare perdere le imprese disperate.
Lasciare pure le mediocrità. Anche esse sono numerose.
Il tempo vale di più.
Il stare male è un motivo sufficiente.
È meglio dormire, mangiare, bere, chiamare una persona che conta.
È meglio ricordarsi di avere sempre rimandato qualcosa.
Buon 2020.
Andrà tutto bene.


Natale in 4K

Oggi potrebbe essere l’occasione giusta per dare spazio a una edizione straordinaria del post video-musicale.
A dicembre del 1984 il duetto Wham! – composto da George Michael e Andrew Ridgeley – pubblicò la canzone «Last Christmas». Pure quelle persone che non sono mai state dei grandi fan del gruppo (come me, per esempio) reagiscono prontamente al titolo della canzone: «I gave you my heart».
Ebbene, 35 anni dopo la Sony Music Entertainment ha pubblicato la versione restaurata (oppure è meglio dire rinnovata?) del relativo video: ora è possibile vederlo in qualità 4K. Considerato il risultato, si potrebbe addirittura pensare che la Sony avesse ingaggiato degli attori e dei bravi stilisti per girare di nuovo il video:

Se qualcuno si fosse dimenticato di come era prima quel video: Continuare la lettura di questo post »


Buon Natale

Buon Natale a tutti coloro che ci credono.
Tanti regali a tutti coloro che non credono ma approfittano comunque delle utili tradizioni.
Ma, comunque sia la vostra categoria di appartenenza, siate moderati durante queste giornate intense.


Cosa farsi regalare

Alla fine di dicembre dell’anno scorso avevo provato a elencare i principi fondamentali che potrebbero aiutare a scegliere i regali da fare agli altri. Ma a tutti, più o meno di frequente, capita di dover rispondere anche alla domanda «cosa ti regalo per [inserite voi il nome di una qualsiasi festa]?»
Per affrontare una domanda del genere potremmo farci aiutare da almeno due principi utilissimi. Entrambi funzionano solo in presenza della vostra «lista dei desideri» contenente più di una voce.
Il principio № 1. Provate a individuare, tra i vostri desideri, quella cosa che non vi sareste mai decisi di comprare con i soldi propri. Non è necessario che sia una cosa super costosa in termini assoluti. L’importante è che l’idea del suo acquisto faccia venire una paralisi alla mano addetta al portafoglio.
Il principio № 2. Provate a pensare alla persona che vuole farvi un regalo. La psicologia ci insegna che regalando un oggetto costoso le persone sono convinte di fare un regalo di alte qualità, bellezza e, spesso, utilità. Quindi oltre a fare un bel gesto nei vostri confronti, si danno pure una bella soddisfazione a loro stessi. Mentre voi chiedete e ottenete una cosa desiderata. Insomma, è un vantaggio reciproco.
Naturalmente, è possibile tentare di combinare tra loro i due principi. E, sempre naturalmente, bisogna tenere conto delle capacità finanziarie di chi si propone di farvi un regalo.

Qualcuno mi regala il 51% dell’Alphabet Inc.?


Il Paese del riposo

Devo constatare che l’articolo del «Corriere della Sera» sulle festività russe, segnalatomi qualche giorno fa, è un po’ caotico e impreciso. Così, non ho mai incontrato (ma nemmeno sentito nominare) un russo intenzionato a festeggiare il Natale cattolico o l’Epifania del 19 gennaio. Probabilmente perché, nonostante tutte le particolarità che mi sono contraddistinguono, le mie amicizie/conoscenze e le mie letture sono limitate alle persone mentalmente regolari.
Allo stesso tempo, l’articolo solleva due argomenti inerenti alla quotidianità russa che, da una parte, non mi sarebbe mai venuto in mente di raccontare e, dall’altra parte, spesso risultano inconcepibili per i non russi.
Il primo argomento è, effettivamente, il recupero di tutte le festività che per la colpa del calendario nell’anno x coincidono con il fine settimana. Si tratta di una tradizione secondo me un po’ stupida, ma il fatto rimane: se, per esempio, la festa y capita di domenica, il lunedì seguente diventa non lavorativo.
Il secondo argomento, invece, andrebbe a essere precisato ancora meglio. Perché, oltre alle normali ferie di un mese, i lavoratori russi hanno per legge due periodi di vacanze pagate: i primi sette giorni di gennaio (con l’eventuale recupero delle festività) e i primi nove giorni di maggio (fino ai primi 2000, oltre alla Giornata della Vittoria del 9 maggio, per qualche motivo incomprensibile si festeggiava pure il 10 maggio). Ogni periodo delle vacanze, poi, può allungarsi grazie ai finesettimana capitati bene. Si tratta del riposo in aggiunta alle ferie (le quali possono essere prese come e quando ci si mette d’accordo con il proprio datore di lavoro).
Alcuni miei amici e conoscenti italiani, per esempio, non riescono proprio a concepire questo secondo aspetto appena descritto. Eppure provate a immaginare una ipotetica analogia italiana: per esempio, che le chiusure forzate delle aziende italiane ad agosto e poi tra il Natale e l’Epifania andassero ad aggiungersi al mese di ferie da prendere quando si vuole.
In sostanza, in Russia si lavora dieci mesi scarsi all’anno. Ne sono particolarmente scontenti i proprietari e i dirigenti delle aziende private. In sostanza, per due mesi all’anno sono costretti a pagare le persone che non producono e, spesso, rientrano fisicamente affaticate dopo le vacanze altamente alcoliche invernali.