Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Internet»

Il trucco del secolo

Volete sapere come fare a vedere i video su YouTube senza le interruzioni pubblicitarie? No, non è necessario comprare l’abbonamento Premium. È tutto molto più semplice.
Quando aprite/avviate un video, scrollatelo fino alla fine e cliccate sul buttone «Rivedi» (quello tondo con la freccia, si trova in basso a sinistra).

Sì, so di essere un genio.
P.S.: la pubblicità sull’internet è una cosa necessaria perché anche i creatori dei contenuti hanno bisogno di mangiare ogni tanto. Però le interruzioni pubblicitarie infilate nei punti casuali dei video da parte del hosting (quindi YouTube) sono da riconoscere come dei crimini contro l’umanità. Per fortuna tali interruzioni non si sono ancora estese a tutti i video del mondo, nemmeno a tutti i canali.


Il YouTube sa tutto

Quando ero un bambino/ragazzo, per scoprire come si faccia una operazione pratica mai provata prima dovevo leggere dei manuali o chiedere alle persone più esperte di me. Indipendentemente dalle mie preferenze (in parte dettate dal carattere), entrambe le soluzioni richiedevano anche una buona fortuna nella ricerca della fonte di qualità.
Quando ero uno studente universitario, l’elemento della fortuna aveva perso una buona parte della sua rilevanza. Infatti, l’internet si era sviluppato fino al punto di contenere ogni genere di consiglio pratico (oltre ai contatti degli esperti disponibili a fornire risposte).
Ora che sono «grande», so di trovare qualsiasi (beh, quasi) consiglio pratico ben illustrato su YouTube. Ed è bellissimo e comodissimo.
Le capacità di comprendere i testi scritti e di scambiarsi le informazioni con le persone rimangono, per ora, importantissime. Non le metto assolutamente in discussione. Ma la gestione ordinaria dei problemi quotidiani è ora molto più facile. Insegnate pure ai figli e ai nipoti a utilizzare il YouTube per lo studio: il progresso non farà del male a loro, come non ha fatto del male a giovani noi.


Il primo blocco onesto

Come ben sappiamo, la paura del straf****to coronavirus ha mandato in tilt tantissimi cervelli in giro per il mondo. Le persone semplici sono allarmate senza capire il reale grado di pericolo del problema. Mentre i governanti e gli amministratori di vario livello, nel disperato tentativo di giustificare il proprio stipendio, prendono delle misure che non fanno altro che alimentare il clima di panico.
Ho un forte sospetto, confinante con la certezza, che alla fine il sempre più popolare tentativo di bloccare ogni forma di attività umana – giustificato con l’intento di limitare la diffusione della malattia – faccia molti più danni del coronavirus. Non moriremo ma soffriremo comunque.
Ma in realtà oggi volevo parlare di un tentativo di blocco specifico, quello particolarmente ridicolo. Come saprà qualche mio lettore, alcuni giorni fa a causa del coronavirus è stata annullata la parte «fisica» – quella offline – della conferenza degli sviluppatori di Facebook «F8». Non è il primo e, purtroppo, non è l’ultimo evento annullato in giro per il mondo. Ma cazius, da quando il Facebook ha deciso, circa sei anni fa, di limitare gradualmente fino a zero – già raggiunto – l’uso della propria API, quella conferenza non ha più un particolare senso. In sostanza, gli sviluppatori che fino a pochi anni fa lavoravano sulle connessioni dei siti esterni al Facebook ora non hanno più delle possibilità di farlo in modo tecnologicamente normale. Io stesso ho dovuto inventare e reinventare più volte una soluzione tecnicamente perversa con la creazione di un browser virtuale in PhantomJS. Ed è una rottura di sapete cosa che non auguro a nessuno.
Insomma, la sola esistenza della conferenza F8 del Facebook è una presa in giro. Sarebbe una cosa infinitamente giusta chiuderla definitivamente almeno con la scusa del coronavirus.
Mark, ti ringrazio per l’attenzione.


Sentirsi popolari

Non so se vi è già capitato di leggere di un nuovo social network chiamato Botnet.
Esiste solamente sotto la forma di una app ed è stato creato con il solo scopo psicoterapeutico. Sul Botnet, infatti, non si aggiungono gli amici, non si cercano altre persone da «seguire» (è anche tecnicamente impossibile farlo), non si bada minimamente alla qualità dei contenuti (anche se in realtà pure su Facebook vedo pubblicare una quantità enorme di stronzate inutili), ma si ottengono tantissimi like e commenti positivi (solo quelli positivi). Ad apprezzare tutte le pubblicazioni sono i bot creati e «istruiti» proprio per svolgere tale compito.

Per pura curiosità ho provato a installare l’app Botnet e ora posso testimoniare che assomiglia a un incrocio molto primitivo tra il Twitter e l’Instagram. Però funziona esattamente come dichiarato dai suoi creatori. In appena venti minuti il mio primo post di prova ha raccolto Continuare la lettura di questo post »


Deep sea

È curioso il progetto Deep Sea. Scrollando verso il basso, ci immergiamo sempre più nel mare incontrando le creature che vivono a quelle profondità. Oltre ai nomi e ai metri di profondità, periodicamente vengono indicate alcune altre informazioni.

Non male direi.


I nuovi emoji

Come avete già sicuramente letto, alla fine di gennaio il consorzio Unicode ha presentato nuovi 117 emoji, dei quali 62 sono i disegni «di vario genere» e 55 sono delle figure umane «gender-inclusive». Saranno tutti disponibili per l’uso entro il 2020.
Dell’intero elenco pubblicato su una pagina dedicata, alcuni emoji mi sembrano simpatici, alcuni (tanti) inutili, alcuni altri poco simili agli oggetti o fenomeni che dovrebbero raffigurare.
Per la comparsa di alcuni sono positivamente sorpreso, per esempio le matrioska:

Per la comparsa di alcuni altri sarei invece un po’ meno contento dei miei amici e conoscenti italiani. Per esempio, non sono sicurissimo che tutto il mondo conosca l’applicabilità di questo gesto:

Chissà come verrà utilizzato equali significati assumerà grazie all’internet.


I regali di Facebook

Non so se tutti si sono già accorti del grande evento: il Facebook ha attivato per tutti gli utenti – e non solo per quelli statunitensi e sudcoreani – lo strumento che permette di scollegare dal profilo tutti i dati trasmessi dai siti e dalle app esterni. La trasmissione di quei dati verso il Facebook è il frutto della vostra attività fuori dal Fecebook (Off-Facebook Activity) che poteva consistere, per esempio, nella autentificazione sui siti, sulle app o nelle reti Wi-Fi. Sulla base dei dati ricevuti in tal modo, il Facebook personalizza gli annunci pubblicitari mostrati a voi.
Volendo, potete disattivare la vostra attività fuori dal Facebook seguendo le semplici e brevi istruzioni riportate su questa pagina.
In seguito alla disattivazione, la quantità degli annunci pubblicitari che vedrete su Facebook non diminuirà. Ma quei annunci non saranno personalizzati, quindi voi non sarete più costretti a vedere la pubblicità di ciò che avete già trovato, comprato, letto, risolto o rifiutato tempo fa, forse anche più di una volta.
Allo stesso tempo, Mashable sottolinea che le informazioni non vengono eliminate completamente: vengono solo scollegati dall’account. In ogni caso, la pace psicologica sull’orizzonte pubblicitario è già una bella cosa.


Vedere la diffusione

Ho scoperto un progetto bello, che a qualcuno potrebbe sembrare angosciante. La mappa della diffusione mondiale del coronavirus cinese, aggiornata in tempo reale: https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html?fbclid=IwAR02yFNGbySDIzfdZ-MDrgoRRuT5nJFl_c6Muocm9G2x5Zzrv3ukSgvqnhQ#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6

Possono essere visualizzate la mappa e le varie tipologie di dati.
Il sito non respira, quindi aprite con serenità.


Musei parigini online

Nei giorni scorsi ho scoperto che l’organizzazione pubblica «Paris Musées» («Musei parigini») – che cura 14 musei della città – ha fatto un passo enorme sulla strada del progresso. Ha pubblicato sul proprio sito oltre 150 mila immagini a risoluzione altissima dei pezzi esposti nelle sue strutture.

Tutte le foto possono essere visualizzate e scaricate gratuitamente, essere utilizzate a qualsiasi scopo. Comunque siano le vostre intenzioni – anche la semplice curiosità – vedere in dettaglio certe opere di Rembrandt, Gustav Courbet, Eugène Delacroix, Claude Monet o Antoon van Dyck almeno sul computer è una bella cosa.

È uno strumento in più per capire meglio cosa andare a vedere dal vivo.


Il sito di Babele

L’idea del sito che traduce le parole in tutte le lingue europee principali è interessante. Può essere visto come un semplice gioco, come un dizionario multilingua, come uno strumento di studio delle somiglianze linguistiche etc.

Purtroppo (e stranamente), però, non è capace di tradurre alcune parole elementari: Continuare la lettura di questo post »