Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Internet»

Disabilitare le notifiche dei siti

Una delle cose più fastidiose sull’internet è costituita dei tentativi di certi siti di inviarmi le notifiche (di peggio sono solo i banner pubblicitari enormi e i suoni imprevisti). Perché dovremmo distrarci per delle cose che non ci interessano? Perché dovremmo sprecare i nostri tempo e forze per rifiutare le notifiche tutte le volte?

Ebbene, esiste una soluzione tecnica per risolvere il problema una volta per sempre. Possiamo dire al nostro browser di disabilitare tutte le notifiche.
Chi usa FireFox, può farlo così: andare su about:config – cercare la voce dom.webnotifications.enabled – impostare il valore «false».
Chi usa Safari, può farlo così: Preferences – Websites – togliere la spunta a «Allow wesites to ask for permissions to send notifications».
Chi usa Google Chrome, può farlo così: Settings – Advanced – Site Settings – Notifications – sostituire «Sites can ask to send notifications» con «Blocked».
Ora potete navigare con un po’ più serenità.
Grazie a me, grazie a me.


Un nuovo rifugiato

Bene, il servizio di microblogging Parler si è trasferito su un hosting russo. (Per le persone lontane dalle conoscenze sul lato tecnico del web preciso che un hosting è un servizio di pubblicazione di siti: comprende uno spazio sul server, i programmi e i linguaggi di programmazione installati sul server stesso, l’assistenza tecnica etc.) L’azienda russa si chiama DDoS-Guard, tra i suoi clienti, in particolare, c’è anche il Ministero della Difesa russo. Il Parler, essendosi appena trasferito, non ha ancora completamente ripreso il servizio.

Come probabilmente vi ricordate, in precedenza Parler era stato «cacciato» dal hosting dell’Amazon e dai negozi Apple App Store e Google Play solo perché diventato popolare tra i sostenitori di Donald Trump. E ora voglio vedere se questa notizia si riveli capace di far alzare una nuova ondate di accuse nei confronti di Trump: il clima dell’odio cieco (creato da Trump e alla fine rivolto contro egli stesso) potrebbe portare le persone psicologicamente poco stabili a ricominciare di accusarlo dei «rapporti con la Russia». Sarà uno spettacolo incredibilmente divertente…


2020 Game

Solo ieri sera ho per caso scoperto un bel gioco online: «2020 game».
Non è difficile come potrebbe sembrare dal nome e non è nemmeno lunghissimo. Ma, allo stesso tempo, è abbastanza divertente. Stilisticamente assomiglia tanto a «Super Mario», per giocare bisogna utilizzare le frecce della tastiera:

Chissà se le immagini finali del gioco rispecchino veramente il nostro futuro…


L’età da social

Tra i miei conoscenti più giovani (oppure non giovanissimi, ma particolarmente smemorati) è abbastanza diffusa la convinzione che le persone dai quarant’anni in su sono talmente «vecchie» da non avere nemmeno un account su Facebook. Si tratta di una affermazione molto divertente perché Facebook è un social network per quei «vecchi» (è diventato popolare quando erano ancora «giovani»), quindi i miei conoscenti non si rendono conto di appartenere in realtà a quella stessa categoria.
Il social network per i più giovani di oggi è il Tik Tok (io sono tanto vecchio da non comprendere il senso della sua esistenza).
I social network per i semi-giovani sono invece l’Instagram e il Telegram. Il primo permette di sognare una vita dal punto di vista visivo bella, mentre il secondo da l’illusione della sicurezza e dell’anonimato. Certo, ogni strumento può essere utilizzato bene (per trasmettere qualcosa di sensato), ma oggi mi concentro sulla età percepita degli utenti.
In base al suo social network preferito possiamo comprendere l’età «mentale» di una persona. E quindi proviamo a vedere, per esempio, chi dei leader mondiali è mentalmente giovane.
Donald J. Trump, nonostante essere stato bannato dai sociale networks dei «vecchi», non si è ancora registrato su quello per i «giovani».
Mentre si sono registrati sul Telegram i presidenti di Turchia, Brasile, Messico, Francia, Ucraina, Uzbekistan e Taiwan. Ma pure i primi ministri di Singapore, Etiopia e Israele.
La prossima volta provate a votare un politico anche in base a questo importante criterio (forse tra poco lo dovrete fare, ahahaha).


Forse non è Trump

Se anche a voi è capitato di leggere, nei giorni scorsi, che Donald Trump abbia iniziato a usare il Telegram (al posto dei social networks sui quali è stato bannato), aspettate di crederci. Infatti, l’account dal nome «Donald J. Trump» ha almeno due stranezze.
In primo luogo, accanto al nome manca la spunta bianca sulla «rotella» blu. Questo significa che l’account non è stato certificato come appartenente alla reale persona famosa.

In secondo luogo, l’ultima pubblicazione su quell’account contiene il ben noto annuncio sulla intenzione di non presentarsi alla inaugurazione di Joe Biden (pubblicato 8 gennaio 2021).

Ecco, a questo punto ammetto che l’autenticità e la contraffazione dell’account mi sembrano ugualmente strane. È strano che Trump abbia abbandonato il tentativo di comunicare con i propri sostenitori anche (o almeno) in quel modo. È altrettanto strana l’ipotesi che abbia abbandonato uno strumento [ancora] disponibile.
E poi sarebbe stato curioso vedere se anche Pavel Durov possa essere contagiato dalla nuova moda di censurare coloro che non vengono ritenuti «giusti».
P.S.: Trump non mi piace, ma la situazione in cui 80 milioni di elettori vedono come nemici pubblici altri 75 milioni è un po’ brutta…
P.P.S.: chissà se ora Trump si registra pure sul tanto criticato TikTok? ahahaha


Uno degli indici di Biden

Il Twitter informa che gli account presidenziali ufficiali saranno «consegnati» al nuovo presidente Biden con follower azzerati. Non so se tutti se ne accorgono, ma si tratta di una scelta potenzialmente pro-repubblicana. Infatti, né Joe Biden né la sua squadra (o, almeno, la sua parte già annunciata) sembrano delle persone particolarmente adatte per (ri)acquistare la popolarità in Internet. Non per le loro qualità politiche, ma, purtroppo, a causa dei fattori di età e formazione.
Allo stesso tempo, la velocità di crescita della quantità dei lettori (anche quando si parte dallo zero) è un bel indice di popolarità di un qualsiasi politico. Quindi le persone particolarmente interessate alla politica statunitense possono iniziare — a gennaio — a osservare il facilmente reperibile numero dei follower.

P.S.: Barack Obama, nel 2016, aveva esplicitamente chiesto di far mantenere i vecchi follower al suo successore. Donald Trump preferisce usare il twitter personale e, forse, anche per questo non è particolarmente interessato alla questione.


Mi sembra di esserci già stato

Per fortuna o purtroppo, all’interno di ogni grossa azienda possono coesistere delle tendenze positive e negative. All’inizio di dicembre avevo scritto di un peggioramento del Gmail. Ora, invece, è arrivato il momento di scrivere di un miglioramento del Google Maps.
Ebbene, qualche giorno fa mi sono accorto di una innovazione comoda e interessante: la possibilità di visualizzare i punti principali della strada dal punto A al punto B. Se, infatti, chiedete al Google Maps di tracciare un percorso (non importa se da fare in auto, a piedi o in bicicletta), lungo la linea colorata della vostra futura strada potrete vedere dei punti bianchi rotondi: sono le tappe principali del percorso. Avvicinando il cursore a qualsiasi punto (sì, la cosa funziona particolarmente bene con il computer) potrete vedere la foto di quella tappa così come avreste osservato il luogo dal vostro mezzo di trasporto. Questo sarà utile per non chiedervi, durante il viaggio, se si stia facendo la strada giusta (e non consumare troppe risorse per il navigatore).

Giusto per la cronaca aggiungo che sulle mappe di Yandex (il grande concorrente di Google nel segmento russo dell’internet) la stessa funzione è molto più evoluta perché permette di visualizzare la foto di qualsiasi punto scelto del percorso, quindi non solo di quelli prestabiliti dal sito. Trascinando il cursore lungo il percorso, si ottiene quasi una specie di filmato di quello che si vedrà durante il viaggio.

Resta da capire se e quando si potrà sfruttare appieno queste bellissime funzioni, ahahaha


Che triste certezza

È spesso bello scoprire che pure in questo 2020 il mondo circostante è pronto a offrirci alcune certezze. Per esempio, la certezza del fatto che tutti i servizi – come tutte le opere umane – prima o poi peggiorano. Ecco, avrei iniziato con l’espressione «è sempre bello scoprire…», ma, purtroppo, questa volta è toccata al sistema di webmail che ritenevo il migliore tra gli esistenti in Internet al giorno d’oggi: il GMail.
Infatti, ieri ho avuto la sfortuna di scoprire una «innovazione» che potrei definire cretina. Tentando di inviare un semplice programmino a un collega – uno script per la visualizzazione dei file caricati sul server comune – ho scoperto che non è più possibile inviare gli allegati (nemmeno se «zippati») contenenti una larga categoria di file:

Per tutti coloro che vogliono vedere il testo originale del regolamento in questione, allego pure il link: https://support.google.com/mail/answer/6590?hl=it#null
Ovviamente, il divieto è stato pensato per proteggerci dai virus. Così come la videosorveglianza nei bagni è fatta per la nostra sicurezza fisica…
Ma un post del genere non può e non deve rimanere una semplice lamentela. Dovrei proporre qualche soluzione a tutti coloro che, come me, vorrebbero continuare a condividere con i propri colleghi e amici qualcosa di più professionale e complesso delle foto private. Ritengo però molto probabile che la maggioranza dei miei lettori abbia già acquisito l’abitudine (come lo hanno fatto i miei colleghi e amici) di passare i file attraverso i vari messenger. Rimane poi valida la vecchia e buona soluzione degli ormai famosi cloud e depositi online. Infine, alcune persone (io compreso) hanno la possibilità di caricare tutti i file che vogliono sul proprio server e inviare il relativo link a tutti i contatti interessati. Oppure utilizzare la propria casella postale associata a quel server.
E del Gmail cosa possiamo dire? Possiamo constatare che i suoi sviluppatori gli hanno amputato una delle ragioni per le quali continuava a essere utilizzato: non serve più per la consegna di un ampio insieme di file. Auguri ai grandi geni della sicurezza.


Gli acquirenti anonimi

Il Black Friday è ormai passato, ma il periodo degli acquisti pre-natalizi no. Io, nella speranza che la maggioranza dei miei lettori comprenda la convenienza (soprattutto quella economica) degli acquisti fatti online, mi permetterei di dare un consiglio prezioso.
Come ben sapete, ogni bene o servizio che cercate in internet continua a perseguitarvi per giorni, settimane o mei attraverso i banner pubblicitari e le mail dei vostri negozi digitali preferiti…
Parentesi aperta. Por… caz…! Se ho comprato l’oggetto x, perché continuate a propormelo?! Proponetemi ora qualcosa di diverso. Oppure qualcosa di legato al suo migliore utilizzo. Parentesi chiusa.
Insomma, la pubblicità legata ai vostri acquisti (o semplici ricerche) produce almeno due effetti negativi. In primo luogo, vi  rompe  rovina l’umore. In secondo luogo, fornisce delle informazioni «compromettenti» alle persone che, eventualmente, utilizzano lo stesso computer o, in alcuni casi, la stessa rete. Quindi siate intelligenti e previdenti: quando cercate i regali (o, in ogni caso, le cose da comprare), utilizzate la finestra anonima del browser. In tal modo sul computer non vengono salvati i dati sulla navigazione e ricerca effettuati. Di conseguenza, avrete qualche speranza in più di continuare a vivere serenamente.
Nel browser Firefox alla finestra anonima si accede dal menu nascoso sotto le tre linee orizzontali (in alto a sinistra):

Nel browser Chrome è altrettanto semplice: alla finestra anonima si accede dal menu nascosto sotto i tre punti (in alto a sinistra):

Sicuramente molti di voi lo sapevano già, ma ricordare le cose utili non è mai un peccato.


Il controllo ortografico nel browser

Oggi riprendo la missione dell’alfabetizzazione digitale dei miei lettori… Questa volta si tratta quasi letteralmente di alfabetizzazione ahahaha
Ebbene, la settimana scorsa ho saputo del plugin LanguageTool che controlla il testo da voi digitato su qualsiasi sito aperto nel vostro browser e vi segnale gli eventuali errori. Il plugin «conosce» molte lingue e funziona nei browser FireFox, Chrome, Opera ed Edge. Sarà particolarmente utile a coloro che scrivono tanti «status» o commenti sui vari social e siti semplici.
Questa è la pagina che mostra il funzionamento del plugin.
E questa, invece, è la pagina dalla quale il plugin può essere scaricato.

Il plugin è gratuito e funziona benissimo. Anche per questo ritengo che la sua versione a pagamento sia totalmente inutile: l’integrazione con MS Word e Google Docs non serve a causa dei correttori già previsti per default.
Prima che lo strumento appena consigliato venga rovinato dalla avidità dei propri creatori, io lo consiglio serenamente a tutti.