Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Italia»

Reimparare a camminare

Come sapete già bene tutti, il 31 marzo ci è finalmente stato concesso il diritto all’ora d’aria consentito di passeggiare nei pressi delle proprie abitazioni.
Non so se in realtà si tratti di una graduale (e non dichiarata pubblicamente) uscita dallo stato della quarantena, di un tentativo di calmare i cittadini-detenuti con una piccola retromarcia o, semplicemente, di una vittoria della ragione. Però posso constatare che l’Italia ha seguito con un certo ritardo il modello francese.
Ai tempi avevo evitato di scriverlo, ma sin dall’inizio della quarantena in Francia era concesso l’esercizio dello sport individuale all’aperto. Ed è una misura assolutamente sensata perché lo stato immobile prolungato delle persone a lungo termine può provocare dei problemi di salute sensibili. Problemi non sempre gravi come il COVID-19, ma sicuramente brutti e di massa. Sarebbe poco responsabile negarlo, come sarebbe poco intelligente tentare di risolvere un problema creandone un altro. Se è impossibile imporre la quarantena quasi totale – e, di conseguenza, di durata relativamente breve – come in Cina (e noi abbiamo visto che in Europa è di fatto impossibile), bisogna trovare i modi di far convivere pacificamente le persone con quella di durata superiore. Uno di questi modi è di concedere la possibilità di uscire, a volte, di casa.
L’autocertificazione francese per le uscite durante la quarantena si trova sotto questo link. La giustificazione dello spor individuale è questa:

Spero che la maggioranza dei miei lettori abbia le conoscenze basilari della lingua francese per comprendere questo testo semplicissimo.


Disfare le leggende

Secondo una popolarissima leggenda metropolitana, gli ignoranti in generale e gli analfabeti in particolare si sarebbero trasferiti in massa sull’internet. E lo avrebbero fatto illudendosi di avere ora più visibilità e impunità. La maggioranza di loro in realtà sbaglia, come sbagliano anche gli amanti della suddetta leggenda.
C’è ancora chi preferisce il vecchio buon metodo di pubblicizzare i propri problemi – di mente e di ortografia – sui muri:

E allora io direi: basta gli analfabeti (e tutti gli altri ignoranti) nel mondo. Tutte le altre creature umane mi sono potenzialmente simpatiche.


Il motivo degli aiuti

Probabilmente sarebbe stato più opportuno scriverne in un momento futuro, ma l’argomento va di moda in questi giorni. Intendo la «qualità» degli aiuti russi per la lotta contro il coronavirus in Italia.
È possibile discutere della qualità tecnica e utilità pratica dei materiali e delle persone arrivate dalla Russia, ma bisogna ricordare una cosa semplice e brutta: secondo la logica di Vladimir Putin in questo mondo si compra tutto. Si comprano gli informatori dei servizi segreti, si comprano gli oppositori interni, si comprano i politici marginali all’estero, si comprano le Olimpiadi e i Campionati mondiali di calcio, si comprano i forum annuali di Yad Vashem… Quindi, secondo la stessa logica, si può comprare anche l’indebolimento delle sanzioni internazionali.
Ricordiamocelo tra qualche mese, quando il coronavirus passerà. Perché ogni ondata dei comportamenti internazionali «strani» della Russia è una diretta conseguenza di un nuovo colpo di rabbia di Putin per il mancato apprezzamento del suo impegno. Ha sempre voluto essere un protagonista degli eventi di portata mondiale. Il problema sta nella logica da KGB, descritta sopra, che si trova alla base di ogni sua mossa, del suo «impegno».
Ma nel frattempo spero che gli aiuti arrivati dalla Russia abbiano almeno una minima utilità pratica/medica.

P.S.: tantissimi politici russi, top manager delle aziende pubbliche russe e grandi imprenditori che devono la loro «fortuna» imprenditoriale alla amicizia con Putin sono accumunati da una interessante particolarità. Hanno le case delle vacanze in Italia. Per questo motivo sono fortemente interessati al miglioramento della situazione in Italia. Ma, allo stesso tempo, non possono utilizzare tale motivo per influire sulle scelte di Putin: quest’ultimo da anni cerca di convincerli a concentrare tutta la vita all’interno dei confini nazionali.


Le cause di morte

A questo livello lo spagnolo è comprensibile pure a me. La scritta sulla lavagna recita: «È proibito l’uso del gel disinfettante e delle mascherine. Qui si viene a morire da eroi: con un calice di vino o con un boccale di birra in mano!!».

La foto è stata scattata alla fine della settimana scorsa in Catalogna.
Ora pure in Spagna molti luoghi pubblici vengono chiusi fino alla fine di marzo per contrastare il coronavirus. Ma almeno in termini del senso di humour da quelle parti la gente è messa decisamente meglio. In Italia i sopravvissuti al virus moriranno per la noiosità degli annunci formali (allego solo alcuni esempi): Continuare la lettura di questo post »


Solidarietà con tutti

Penso che sia abbastanza evidente: la quarantena imposta al Nord d’Italia fino al 3 aprile (per ora) comporta dei sensibili problemi economici a tutti coloro che non vivono di lavoro dipendente. Quindi non solo ai privati – compreso, purtroppo, anche il sottoscritto, – ma anche alle aziende.
Di conseguenza, penso che sia un gesto di buon senso civico sostenere, nei limiti del possibile e della diligenza del buon padre di famiglia, tutti coloro che tentano di continuare a svolgere onestamente il proprio lavoro anche in questo periodo di difficoltà generale. Lo scopo è quello di ridurre i danni socio-economici di breve e medio termine. Faccio un esempio banale: tutti noi abbiamo già notato i ristoranti delle zone da noi frequentate che tentano di sopravvivere trasformandosi in locali take away. Nonostante il fatto che la maggioranza di noi ha attualmente molto più tempo per cucinare a casa anche nel corso della settimana, si potrebbe periodicamente servirsi anche del loro servizio.

In base alle proprie necessità, abitudini, preferenze e interessi, tutti possono inventare altri esempi validi.
P.S.: a tutti coloro che sono abituati ad attribuire le idee proprie ai testi altrui ricordo: il post che avete appena letto non è dedicato alla [in]opportunità della quarantena. Quest’ultimo argomento verrà trattato separatamente (se trovo il modo di formulare bene la mia visione del problema).


Il male innominabile

Vedo che sui social la gente continua a postare le foto dei supermercati milanesi svuotati.
E allora io posto la foto della metropolitana milanese alle 8:09 del lunedì.

Scattata per gli amici russi, può essere interessante anche per voi.
P.S.: il blocco della vita è una cagata enorme! Il clima del panico gonfiato per il solo deficit di notizie non dovrebbe essere alimento dalla finzione populistica di reazione costruttiva.


Le malattie mentali

Evidentemente non ho ancora sradicato completamente le illusioni infantili dalla mia mente debole.
Ho sempre pensato che almeno l’ambiente universitario debba essere libero da quelle fobie scientificamente ingiustificate che nel mondo contemporaneo si diffondono e poi passano di moda più velocemente dei vestiti o dei cantanti del cazzo.
E invece no:

E vabbè, vorrà dire che per almeno una settimana nell’ambiente lavorativo non sarò circondato dalla gente mentalmente malata. Al giorno d’oggi è già una grande conquista.


L’icona di stile

Il 21 gennaio l’Intesa San Paolo ha pubblicato le immagini della futura sede di Torino delle Gallerie d’Italia (dovrebbe aprire tra due anni). La mia attenzione è stata subito attirata da questo rendering:

Perché? Perché mi ricorda troppo l’Apple Store di Milano (aperto il 27 luglio 2018):

Insomma, ora la Apple detta la moda non solo nella elettronica, ma anche nella architettura. Tim Cook potrebbe trarne le giuste considerazioni.
Mentre noi dobbiamo constatare che la fantasia non si compra con i soldi. Certo, il settore bancario-finanziario si è sempre distinto per un alto livello di conservatorismo, ma per ogni singola azienda il rischio di non essere all’avanguardia può sempre rivelarsi fatale.


.stato

È veramente strano che non mi sia mai capitato di sentire i «patrioti» e gli «statalisti» italiani lamentarsi del fatto che i siti web di molti Ministeri italiani abbiano il dominio di terzo livello .gov.it.
Eppure, l’utilizzo di quel dominio è una pessima manifestazione della stupidità e della pigrizia. Il fatto è che gli USA hanno fatto lo sforzo, neanche tanto sensibile, di registrare per il proprio Governo il dominio di primo livello .gov (che sta per government). Ma i Ministeri italiani cosa c’entrano? Perché dovrebbero fare riferimento al Governo statunitense attraverso il bruttissimo .gov.it?
In realtà la brutta situazione può essere risolta molto facilmente. L’Italia deve acquistare presso la ICANN il dominio di primo livello .stato (oppure .ri che starebbe per Repubblica Italiana) e utilizzarlo per tutti i siti istituzionali. Sarà una cosa semplice, comprensibile, opportuna e per nulla costosa (appena 200.000 dollari). Pure le aziende riescono ad acquistare i propri domini: si vedano, per esempio, .google, .apple o .fiat. Perché non dovrebbe farcela l’Italia?


I misteri del mercato

Un bel giorno mi sono chiesto: perché in Italia si vendono praticamente dappertutto le capsule di caffè, ma non si vedono mai quelle di the?
Lo stesso bel giorno mi sono risposto: sarà più facile trovarle su internet. E sono andato su Google Shopping.
Il Google Shopping, a sua volta, mi ha ricordato che per determinate ricerche i giorni belli non esistono. In Italia, infatti, vengono prodotte solo le capsule di the rovinato con il limone. E, in più, non tutti i produttori di capsule si sono accorti di questa nicchia di mercato.

Attualmente è una notizia negativa per me e positiva per coloro che vogliono tentare di vincere la concorrenza. Anche se, purtroppo, la cultura del the non è particolarmente diffusa in Italia.