Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Italia»

Osservare le statistiche

Come avete sicuramente letto, dal venerdì 15 ottobre al venerdì 31 dicembre (ehm, per ora) il green pass sarà obbligatorio per tutti i lavoratori dei settori pubblico e privato. Ultimamente mi sento un po’ più cattivo di prima e quindi ammetto di non essere particolarmente dispiaciuto per la sorte dei numerosi no-vax che dovranno inventarsi delle fonti di reddito alternative: il terrorismo biologico «deve» autofinanziarsi per morire soffrendo.
N.B.: non si tratta di una affermazione astratta perché conosco almeno una persona che è già passata a quelle condizioni con un buon anticipo. E so che è ben informata della mia posizione in merito.
L’aspetto che sarei particolarmente interessato a scoprire è una ricerca – magari anche solo di carattere statistico – sulla vitalità del mercato del lavoro italiano nel periodo in questione: dal 15 ottobre a fine anno. Non posso escludere che alcuni no-vax siano dei professionisti tanto preziosi da poter essere sicuri di una riassunzione alla fine dello stato di emergenza attuale, ma dubito che siano in tanti. Avrebbe infatti logico aspettarsi che le scarse capacità cognitive siano scarse in tutti gli aspetti della vita di ogni persona concreta. Quindi chissà se alla fine qualche persona mentalmente sana dovrà ringraziare il Covid e la stupidità altrui…


Le elezioni milanesi

Considerata la qualità — in tutti i sensi — dell’ultima campagna elettorale, non mi stupisce particolarmente la vittoria di Beppe Sala a Milano. Da quello che vedo, non mi sembra un sindaco del tutto ideale, ma anche nella storia recentissima ci sono stati dei personaggi molto più strani alla guida della città, quindi lavori pure per un altro mandato…
Quello che in un certo senso mi sorprende è il risultato del candidato Nessuno raggiunto in periodo così particolare: ha raccolto quasi il 53% delle preferenze degli aventi diritto.

Eppure, aveva un «programma» molto meno interessante del suo famoso «collega» americano: Continuare la lettura di questo post »


Giornalisti con la m maiuscola

È veramente curioso apprendere che pure al Corriere della Sera ci sono dei «giornalisti» che scrivono dei fatti di cronaca senza visitare il luogo dell’accaduto e senza informarsi minimamente delle circostanze… Quindi a volte tocca a noi fare il loro lavoro.
Io, per esempio, posso informarvi del fatto che la palazzina di San Donato sulla quale ieri è caduto l’aereo partito da Linate non era in ristrutturazione e non era destinata all’uso abitativo. La conosco bene perché mi capita spesso di passarci davanti. In realtà quella palazzina era in fase di costruzione da zero e faceva parte della futura grande stazione degli autobus di lunga percorrenza: in sostanza, doveva ospitare una biglietteria, una specie di sala d’attesa e i vari servizi connessi. La costruzione dell’intera stazione è partita all’inizio del 2020, ma per dei motivi che potete facilmente immaginare si è un po’ prolungata nel tempo.
Perché tutto questo è importante? Perché se la stazione fosse stata costruita in tempi previsti, ieri avrebbe potuto ospitare una certa quantità dei passeggeri in arrivo e in partenza per Sud Italia. Immaginate l’ipotetico aumento della quantità delle vittime dell’incidente.

Con questa vi saluto e ripasso la parola ai giornalisti con la m maiuscola.


Imparare storia online

Non mi capita proprio tutti i giorni, quindi ogni volta è una «bella» sorpresa: alcuni siti italiani di fatto mi impediscono la registrazione (o l’accesso ad alcuni servizi) perché sospettano una divergenza insuperabile tra i miei dati anagrafici e il mio codice fiscale.
Vi chiederete se io sia capace di inserire correttamente i propri dati?
Ahahaha triplo… No, siete voi che avete la fantasia un po’ povera!
Il motivo reale è molto più interessante: i creatori di molti siti italiani (ma in realtà anche dei database aziendali e istituzionali) non sanno che da qualche parte del nostro pianeta fino al 1991 è esistito uno staterello chiamato URSS. Uno staterello dove in quasi settant’anni di storia sono nate un po’ di persone. E, soprattutto, molte di queste persone continuano a spargersi per tutto il mondo. Nonostante tutto, molte di quelle persone nate (me compreso) in uno Stato non più esistente sono ancora in vita e devono in qualche modo interagire con le aziende e le istituzioni… Ed ecco che, molto spesso, non avendo alcuna possibilità tecnica di inserire (o scegliere dalla lista) in una form di registrazione il nome dello Stato dove mi ricordavo di essere nato – la form lo segna come nome di Stato sbagliato –, mi trovo costretto ad ammettere: nel lontano 1983 avevo già previsto tutto ed ero nato nella Federazione Russa ancora inesistente!
Purtroppo, i siti (e/o i vari database) non si accontentano di questa mia concessione alla storia moderna e al diritto internazionale e dicono:  «ah, ti abbiamo beccato!»  «ma allora il tuo codice fiscale è sbagliato!». Beh, effettivamente, nel mio codice fiscale lo Stato di nascita codificato è, giustamente, l’URSS e non la Federazione Russa…
A questo punto io, ormai totalmente confuso nelle mie conoscenze di storia, diritto e logica, ho solo due opzioni: andare a litigare con un operatore umano (il quale, come me, non ha alcun potere di raggirare le pretese della form) o falsificare il mio codice fiscale (codificando la Federazione Russa al posto dell’URSS). Con la pandemia del Covid ancora in corso, la prima opzione è molto meno praticabile di una volta: non per le mie fobie (non ne ho), ma perché lo hanno deciso le aziende e gli enti.
Non so ancora quale sia la morale di tutto questo. Devo essere contento per avere fatto delle scoperte storiche o per avere saputo della propria capacità di viaggiare nel tempo? Boh…
P.S.: non so se anche le persone nate, per esempio, nella ex Jugoslavia hanno lo stesso problema; proverò a indagare.
P.P.S.: se lavorate in una azienda o in un ente che per qualche motivo tratta i dati personali, provate a vedere se anche da voi esiste il problema descritto.


Le conoscenze universitarie

Questo settembre nelle università italiane riparte (o, almeno, tenta di ripartire) il nuovo anno accademico normale. Da qualche parte le lezioni sono già iniziate da giorni, nella mia Facoltà sono iniziate oggi, mentre da qualche altra parte iniziano ancora più tardi: come al solito, il calendario è un po’ diverso anche per le varie Facoltà dello stesso Ateneo. L’aspetto che rende speciale l’anno accademico 2021/2022 è la ripresa delle lezioni in presenza per tutti, non solo per gli iscritti al primo anno della laurea triennale. Il riempimento delle aule è attualmente limitato al 50% per dei motivi ben noti, mentre nelle condizioni della passata normalità si arrivava spesso anche al 150% (chi ha frequentato, se lo ricorda bene, ahahaha). Ma i limiti odierni costituiscono comunque una fonte di alcune mie grandi speranze.
Più si è giovani, e più è lento lo scorrere del tempo. Ma la vita studentesca rimane comunque un periodo relativamente breve della vita umana, quindi bisogna fare in tempo ad acquisire, oltre alle nozioni scientifiche, anche una molteplicità di altre cose. Per esempio, la capacità di confrontarsi con le persone che hanno gli stessi interessi (nella vita reale vedo, purtroppo, tante persone convinte che la loro fonte delle conoscenze sia l’unica attendibile o addirittura esistente). Oppure apprendere l’importanza di saper lavorare in gruppo e condividere le conoscenze (lo studio o il lavoro a distanza possono anche essere comodi, ma nel lungo periodo sono dannosi per lo scopo comune: ognuno rimane con il proprio bagaglio delle conoscenze già esistente perché ha meno occasioni per avviare delle conversazioni utili con i colleghi). O, semplicemente, si perdono tante occasioni per fare delle conoscenze preziose dal punto di vista professionale o umano (si possono durare anni o rivelarsi importanti solo qualche anno dopo).
In una certa misura, l’università deserta che avevo osservato per la maggior parte del 2020 – una immagine tristissima! – mi aveva preoccupato anche per il rischio della estinzione delle tradizioni studentesche. Infatti, mi ricordo che da studente avevo appreso circa 2/3 delle informazioni pratiche preziose sulla organizzazione della università dalle persone iscritte da più anni di me. Erano delle informazioni infinitamente più utili delle comunicazioni formali provenienti dal personale amministrativo di vario rango…
Quindi ora spero che la ripartenza non si fermi più: sarà un bene per tutti. Anche per me, che dalle domande degli studenti imparo tantissimo: come formulare i discorsi, a quali aspetti dedicare più attenzione, come risultare più interessante (si, cerco di esserlo).
Le masse degli studenti fanno tantissimo casino, ma in un anno e mezzo mi sono mancati tantissimo. Soprattutto nei periodi tradizionali delle lauree.

L’immagine illustra il fatto che la mia Facoltà in certi periodi è stata ancora più vuota della Milano.


Sentirsi un vecchio milanese

Lo spostarsi all’interno della stessa città seguendo sempre gli stessi percorsi si rivela, a volte, una pratica dannosa: uno si perde dei cambiamenti epocali avvenuti dietro l’angolo. Per esempio: il cantiere di questo palazzo all’incrocio delle vie Lattanzio e Colletta mi risultava abbandonato da circa dieci anni:

Ma poco fa ho scoperto che Continuare la lettura di questo post »


Libertà legalizzata

Fino a pochi giorni fa pensavo che il mio green pass – ottenuto grazie alla vaccinazione – fosse destinato a fare la stessa fine delle numerose autocertificazioni preparate durante le zone «rosse» e «arancioni». Pensavo che non me lo avrebbero mai chiesto: questa volta non a causa dalle mie riserve apparentemente infinite di fortuna (o, forse, dell’elevata capacità di non destare sospetti? ahahaha), ma perché da anni non frequento certi luoghi chiusi.
Ebbene, almeno il green pass mi è stato chiesto. È successo ieri: il primo giorno della sua totale obbligatorietà nelle università italiane. E io mi sono divertito tanto a sentirmi una creatura legalizzata. Soprattutto quando, passando in una area comune, mi ero accorto di alcuni studenti in fuga dai controlli preannunciati.
Passando dalle considerazioni personali a quelle generale, posso testimoniare di avere intuito l’imminente obbligatorietà di fatto della vaccinazione anti-Covid già verso la metà della primavera. Nel senso: il vaccino non è obbligatorio, ma il certificato della vaccinazione avvenuta sì. Non so se sia una manifestazione della furbizia o della impotenza legislativa, ma in ogni caso potrebbe rivelarsi un bel stimolo per la popolazione non ancora vaccinata.
Anche chi, per qualche strano motivo, ha paura del vaccino o – al contrario – pensa di poter ignorare completamente il Covid-19, dovrebbe essere interessato a provare la gioia della libertà legalizzata. Io posso confermare che è una sensazione da provare.


I globi a Milano

A giudicare dalla affluenza, il pane non molto attraente in qualità dello spettacolo…

In realtà, l’ho scritto solo perché non riuscivo a trattenermi.
Mentre le persone che vivono e/o lavorano a Milano (ma anche quelle che intendano a visitarla nelle prossime settimane) possono provare a vedere i vari globi, tutti diversi, esposti in centro. Continuare la lettura di questo post »


L’utilità delle voci

Il primo – penso che sia il caso di dire «per ora» – decreto sulla obbligatorietà del «Green pass» prevede meno restrizioni di quanto ci si aspettava fino a ieri mattina. Non so se sia una cosa più positiva o negativa. Senza toccare l’enorme argomento delle libertà dei cittadini (tutto ciò che è successo anche nei 18 mesi precedenti dal punto di vista giuridico è un casino indescrivibile), devo invece constatare che dal punto di vista sociale era molto positiva la recente indecisione sui luoghi accessibili con il suddetto «Green pass».
Infatti, ogni proposta più o meno fantasiosa sull’argomento spingeva qualche altra persona a vaccinarsi, superando le proprie paure o convinzioni antiscientifiche. E con ogni persona vaccinata in più il rischio della ennesima ondata del Covid (ma anche del panico istituzionale) si riduce. Di conseguenza, spero che non smettano di circolare le voci su altri luoghi visitabili con la famosa certificazione: perché sono le prime voci realmente utili di tutta la storia della pandemia.
Qualora fosse invece necessario un commento più serio, posso ricordare a tutti i presenti che il comma 2 dell’articolo 32 della Costituzione permette di rendere la vaccinazione contro il Covid obbligatoria. Non so perché questa via sia stata per ora esclusa. Non penso che ci sia il timore di non avere a disposizione le dosi del vaccino necessarie. Sospetto, invece, che si stia ancora lavorando sul perfezionamento dei meccanismi organizzativi. Lo sospetto, perché non conosco la situazione reale, quella «pratica», in ogni Regione italiana (e leggo con tanto stupore che anche in alcune zone del Nord presentate come «storicamente serie» molte persone aspettano da molto tempo la prima o la seconda dose). Ma almeno in Lombardia non ho osservato alcun problema: avevo prenotato facilmente la vaccinazione alla prima occasione utile ed ero addirittura riuscito a scegliere il giorno e la fascia oraria per la prima dose (questo mi ha permesso di riservare del tempo per gli eventuali effetti collaterali).
Insomma, voglio proprio vedere per quanto tempo dura l’obbligatorietà mascherata.


La pandemia e la Apple

A tutte le persone impegnate nell’immaginare «il mondo dopo la pandemia» segnalo un cambiamento epocale assente dalle fantasie più «audaci». L’Apple Store di Milano ha sacrificato una parte del minimalismo tipico alla azienda-madre e ha installato dei tavoloni davanti al proprio ingresso:

Sì, sono relativamente originali e, ovviamente, raggiunti dal potentissimo wi-fi gratuito (quello che c’è attorno a tutti gli Apple Store del mondo), ma, da quello che ho visto, non sono dotati delle prese elettriche (sarebbe troppo pretenderlo, ahahaha). In ogni caso, è una bella alternativa per tutti coloro che si amano lavorare o studiare all’aperto.

PS: in realtà, non so se sia il merito della pandemia. «Dopo» non significa necessariamente «in conseguenza a».