Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Italia»

Per gli introversi veri

Con una certa sorpresa ho letto del boom di candidature al bando per la gestione di uno dei rifugi più isolati nelle Dolomiti. Si tratta del Nuvolau che si trova all’altezza di 2575 metri, è raggiungibile solo a piedi ed è, a quanto pare, poco servito anche delle risorse necessarie per la normale vita quotidiana.
Ma il primo dettaglio che ha attirato la mia attenzione in questo particolare momento, è la condizione dell’isolamento. Ero infatti abbastanza convinto che dopo il lockdown dell’anno scorso e tutti i periodi delle zone «rosse» e «arancioni», la gente abbia iniziato ad apprezzare di più la vita nella collettività. E dato che tale convinzione non è comunque esaurita, tendo a ipotizzare, diversamente dalla CAI, che il motivo di tante candidature non sia solo la scarsità del lavoro di questo periodo. Il motivo principale è la rassegnazione delle persone di fronte alla «gestione» della pandemia: sempre meno logica nelle misure scelte e accompagnata solo dalle affermazioni catastrofiche.
Spero che qualcuno se ne renda conto almeno in questi giorni delle consultazioni…

La mia speranza altrettanto forte riguarda il posto di lavoro di cui sopra: che vada assegnato a un vero introverso. Quindi a una persona che saprà realizzarsi professionalmente e, allo stesso tempo, trovare la pace interiore (invece di, semplicemente, andare da quelle parti solo per mandare tutto affanculo).


Rivedere le vecchie notizie

A volte è interessantissimo rileggere le vecchie notizie, anche quelle vecchie appena un anno… Perché è veramente strano rileggerne alcune: si ha quasi la sensazione di rivedere la prima pagina di un giallo subito dopo avere finito tutto il libro. E poi, a volte, si percepisce la necessità di nascondersi da qualche parte per ridere in libertà della notizia (oppure di un suo dettaglio) che a qualcuno non sembrerebbe tanto divertente.
Probabilmente mi conviene fare un esempio concreto: quanti di voi si ricordavano che il 2020 era l’anno della cultura e del turismo Italia–Cina? Ebbene, lo era. Qualcuno può dire che non è stato un anno di scambio appassionante?
I lettori moralmente più forti potrebbero provare a selezionare la parola (o l’espressione) più preoccupante di questa citazione:

Anche l’offerta cinese in Italia è variegata e passerà dalla musica, alla danza, alla cucina, all’arte toccando diverse città.

E dopo questa prometto di tornare a essere più serio.


Un po’ di arte seria

In pochi ci pensano, ma una delle forme più antiche delle arti visive è costituita dai pupazzi di neve. Il materiale necessario per la loro realizzazione – la neve, appunto – era una volta molto più facilmente reperibile sul continente europeo e, soprattutto, era facilmente lavorabile. Allo stesso tempo, la naturale alternanza delle stagioni non ha permesso alla umanità di conservare (e quindi di studiare) gli esemplari antichi e non dei pupazzi di neve. Ma questo non significa che non possiamo svolgere delle ricerche storiche sull’argomento.
Così, per esempio, gli storici sostengono che la raffigurazione grafica più antica di un pupazzo di neve sia riportata ai margini del Libro d’ore (manoscritto KA 36, 1380 circa, pag.  78v). Il rogo e la forma del capello fanno presumere che tale immagine sia una manifestazione dell’antisemitismo europeo dell’epoca.

Da alcuni ricordi scritti, poi, sappiamo che almeno dall’inizio del XV secolo la costruzione dei pupazzi di neve si era trasformata in una vera arte. In vari Paesi europei si svolgevano pure dei festival tematici, appositamente per i quali venivano costruite delle figure di neve di varie dimensioni e forme.
Con il passare del tempo, però, Continuare la lettura di questo post »


Come nella vita

In pochissimi se ne sono accorti, ma la nevicata al Nord è una delle pochissime manifestazioni di normalità di questo strano 2020.
Oppure è solo nella mente che continua a esistere uno schema un po’ semplificato della normalità: in estate fa caldo e c’è il sole, ad agosto (in Italia a settembre) piove e c’è la temperatura variabile, in inverno fa freddo e nevica?
Ma, indipendentemente dal nostro punto di vista sulla normalità, guardando fuori dalla finestra possiamo fare ben due piccoli e importanti esercizi mentali. Prima di tutto, possiamo apprezzare la bellezza della neve (in Italia mi è capitato di vederne così tanta forse due volte). E poi possiamo, e forse dobbiamo, ricordaci che ogni inverno prima o poi finisce. La sua rara bellezza scompare per dare lo spazio a quella abituale, quindi poco apprezzata fino a qualche mese fa.
A questo punto è meglio che mi fermi…


Enjoy l’albero a Duomo

È un po’ strano scriverlo, ma l’estetica della Coca-Cola mi è molto più vicina di quella della Esselunga…
Come molti di voi sanno, per il Natale 2019 in piazza Duomo a Milano era stato installato questo «albero di Natale»:

Quest’anno, invece, è cambiato non solo lo sponsor (mi sembra che cambi ogni anno), ma anche lo stile della installazione…

Effettivamente, doveva capitare qualcosa di positivo in questo 2020 inutile. Un albero di Natale che finalmente sembra un albero è già una bella cosa.


L’importanza della fantasia

Come probabilmente sapete (o, almeno, immaginate) in queste ore il Governo sta freneticamente elaborando delle idee sui divieti da imporci a partire da domani, il 4 dicembre. Perché, formalmente, il «sistema dei colori» delle Regioni che impone una gradazione delle limitazioni finisce oggi: se non viene approvata qualche nuova norma, tutte le Regioni dal punto di vista epidemiologico diventeranno automaticamente «verdi». Non voglio moltiplicare le voci infondate e/o alimentare la depressione da detenuti, quindi scrivo delle poche certezze che abbiamo già.
Per esempio, sappiamo già quali limitazioni ci aspettano per il periodo tra il 21 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021. Si tratta delle limitazioni minime che saranno le uniche sensibili solo nelle Regioni «gialle» o quelle «verdi» (teoricamente possibili fino alla emanazione di una nuova disposizione). Ebbene, non prestate troppa attenzione agli articoli pieni di pessimismo che vengono scritti da certi «giornalisti» ignoranti. Leggete sempre le fonti primarie, quindi i testi delle norme. Queste ultime, purtroppo, sono spesso scritte con delle frasi difficilmente digeribili da una persona comune, ma, comunque, possono essere comprese più o meno da tutti.
Il mio estremo riassunto del Decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158 è: dal 21/XII al 6/I si potrà viaggiare liberamente entro i confini della propria Regione. I giorni 25/XII, 26/XII e 1/I si potrà fare il rientro a casa.
Insomma, ci poteva andare molto peggio.
Ma, qualora anche queste restrizioni vi dovessero sembrare eccessivamente pesanti, ho una proposta: ci organizziamo e, tutti in massa, adottiamo il calendario giuliano. In questo modo riusciamo a festeggiare liberamente tutto quello che vogliamo, ma due settimane più tardi rispetto al consueto calendario gregoriano.
La sana fantasia salva il giovane, il vecchio e tutti quelli in mezzo dallo stress per la legislazione covidica…


Sempre la stessa sorpresa

In tanti si lamentano delle folle di persone uscite per strada nelle regioni che «hanno cambiato il colore» verso quello meno ristrettivo (secondo la logica prevista dal DPCM del 3 novembre). In teoria potremmo chiederci, per l’ennesima volta, cos’altro si aspettavano. Ma evitiamo: se qualcuno insiste a ripetere sempre lo stesso errore, noi non siamo obbligati a reagire sempre allo stesso modo. Perché rischiamo di annoiarci.
Quindi limitiamoci a esprimere un desiderio. Speriamo che un giorno, finalmente, qualcuno capisca che la creazione artificiale di un effetto cumulativo (per esempio, l’accumularsi della necessità e/o voglia di uscire di casa nelle teste di molte persone) è molto più pericolosa dello scorrimento regolare della vita quotidiana. Finché ci saranno i lockdown (dichiarati o di fatto), ci saranno anche le ondate delle epidemie.
Il fatto di avere sbagliato più o meno tutto sarà difficile da riconoscere. Ma prima o poi va riconosciuto.


Il cashback più assurdo al mondo

Purtroppo, pure quest’anno il Black Friday non ha portato degli sconti sensibili e/o realmente interessanti per gli oggetti che mi sarebbero realmente utili. Non è una grandissima novità rispetto agli anni passati, quindi ha più senso scrivere di quei sconti che rispecchiano tutta l’assurdità dei tempi che stiamo vivendo.
Prendiamo, per esempio, il famoso «cashback di Natale» del 10% che dovrebbe applicarsi a ogni acquisto pagato con una carta bancaria. Il punto interessantissimo è che da quel cashback sarebbero esclusi gli acquisti fatti online. Quindi si tratta di uno stimolo economico in più per fare uscire le persone dalle loro abitazioni e farle andare nei luoghi pubblici chiusi più o meno affollati. Nel solo fatto non ci sarebbe una grossa tragedia, ma, considerata nel contesto di tutte le misure ristrettive anti-Covid, mi sembra cazza assurdità enorme.
Oltre ai difetti logici della suddetta scelta di politica economica, avrei potuto sottolineare anche il fatto che nel 2020 le persone sono state ridotte in una strana forma di schiavitù: possono uscire di casa solo per produrre o per spendere il guadagnato per i beni di prima necessità. Ma la presa di coscienza collettiva di tale fenomeno deve ancora arrivare, quindi aspetto di scriverne.
Nel frattempo, ricordo che il famoso 10% di cashback promesso è la soglia minima di convenienza degli acquisti straordinari online rispetto a quelli offline. Con la differenza che gli oggetti comprati su internet si trovano con più facilità e mi arrivano direttamente a casa.


Il fallimento e l’evoluzione

Ho saputo solo ieri sera del fallimento della casa editrice UTET Grandi Opere, avvenuto a ottobre.
Di fronte a tale notizia, posso constatare solo due cose.
In primo luogo, ricorderei a tutti che è scorretto affermare che sia fallita la UTET (la casa editrice che io, come molti miei colleghi, apprezzo anche per i libri giuridici di qualità): la sezione «Grandi Opere» è una società separata da oltre sette anni.
In secondo luogo, ammetto di non capire come abbia potuto sopravvivere fino ai giorni nostri una casa editrice specializzata nella pubblicazione di dizionari ed enciclopedie. Non posso certo mettere in discussione la qualità intellettuale e materiale dei rispettivi volumi pubblicati, ma si tratta sempre di due settori «mangiati» oltre un decennio fa dall’internet. Nel solo passaggio globale dalla carta al digitale (o allo schermo, se preferite) non c’è alcunché di male: il secondo è infinitamente più comodo dal punto di vista pratico e, allo stesso tempo, non influisce in alcun modo sui contenuti. Anzi, permette di allargare più facilmente i confini delle informazioni utili ricevute. È invece molto grave non sapersi adeguare alla normale evoluzione del mondo circostante. Perché il valore della conoscenza tende allo zero quando non si è in grado di fornirla al prossimo (in realtà anche di utilizzarla, ma ora parliamo solo di una casa editrice). La conoscenza conservata e/o servita con una modalità obsoleta diventa, purtroppo, solo un peso inutile. Di conseguenza, il fallimento del suo divulgatore che non si adegua alla vita dinamica è solo una questione di tempo.
In ogni caso, gli archivi, le opere pubblicate o in lavorazione e i cataloghi costituiscono un enorme cespite che non andrà di certo perso. Dobbiamo solo sperare che finiscano nelle mani di qualcuno che sia più preparato alla vita reale contemporanea.


In una parola

Uno dei pochi effetti positivi che la fase attuale della pandemia porta nel nostro mondo è la possibilità di pubblicizzare il gioco degli scacchi. Così, per esempio, la lezione di ieri avrebbe potuto essere dedicata al concetto di zugzwang. In poche parole, si tratta di una situazione in cui ogni mossa del giocatore porta al peggioramento della sua situazione.
Cosa centra con la fase attuale della pandemia? Per me è evidente: il coprifuoco notturno in Lombardia è solo l’ennesima mossa nella sequenza dei provvedimenti che sono difficilmente spiegabili dal punto di vista sanitario, ma che palesemente non possono fare altro che portare a un risultato negativo.
Considerando che i provvedimenti adottati e discussi in questi giorni assomigliano tantissimo a ciò che è già stato fatto a febbraio, la reazione delle persone è scontata. Leggendo le notizie e temendo – direi logicamente – un nuovo lockdown, tutti si affrettano a godersi l’"ultimo" periodo di libertà. Perché chissà quando potranno vedere gli amici, andare in qualche locale, fare qualche acquisto o semplicemente uscire dalla propria abitazione… Di conseguenza, ogni restrizione imposta (o solo ipotizzata ad alta voce) dal Governo o da qualche ente locale provoca necessariamente nuovi incontri, assembramenti e/o spostamenti delle persone.
Bravissimi! Era così difficile immaginarlo?
Allo stesso tempo è importante precisare che non ho nulla contro le singole persone che vogliono continuare a condurre una vita normale. Ogni persona adulta e responsabile è capace di comprendere i rischi, prendere le semplici misure di autotutela e, soprattutto, deve essere libera di fare tutto quello vuole della propria vita.
Ma ora dobbiamo costatare che le restrizioni potranno solo aumentare nella quantità e nel contenuto. Perché, considerato il modello d’azione europeo nella lotta al virus, quell’aumento è la conseguenza naturale delle restrizioni stesse.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedere quale sia la soluzione corretta del problema. Io, da parte mia, posso riproporre un principio che, fortunatamente, ho scoperto già moltissimi anni fa: se un metodo non funziona, bisogna tentare la soluzione di segno esattamente opposto. Questa, al 99%, funzionerà. Un esempio banalissimo: se non si riesce a sportare un oggetto pesante tirandolo a sé, molto probabilmente conviene tentare di spingerlo. Oppure: se non si riesce a obbligare le masse a tenere i comportamenti desiderati, probabilmente conviene fare in modo che diventi una scelta loro. Ma bisogna essere un giocatore abile…