Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Russia»

Un po’ di statistiche parlamentari

Naturalmente, un comune lettore europeo non si interessa particolarmente della composizione della Duma (la Camera bassa del parlamento russo), ma — al massimo — di alcuni provvedimenti da essa approvati. Allo stesso tempo, potrebbe essere utile condividere con gli interessati alla politica estera un curioso dato statistico.
Ebbene, nella attuale Duma — eletta a settembre e insediatasi ieri — ben 88 deputati (su 450 totali) hanno avuto il proprio mandato perché il candidato «eletto» ha rinunciato all’incarico parlamentare: quasi un quinto. Per il regolamento, se un candidato eletto rifiuta il mandato, quest’ultimo passa al secondo classificato dello stesso partito. Ma questa volta nove mandati sono finiti, grazie a una sequenza di rifiuti, nelle mani dei terzi classificati, tre ai quarti classificati e uno al quinto classificato. Insomma, la strategia di candidare dei personaggi famosi e popolari per attirare un po’ di voti reali è stata sfruttata al massimo. Ma non si tratta di un record: nella Duma eletta nel 2011 c’erano stati 89 deputati «ripescati», mentre in quella del 2007 ce n’erano più di cento.
Ricordatevi la prossima volta che in Italia si ricomincia con la storia «ma chi lo ha eletto?!», ahahaha

L’immagine è stata aggiunta per il solo dovere di cronaca.


Il nuovo Nobel per la pace

Probabilmente qualcuno aspettava da me un post sul Nobel per la pace assegnato – per metà – a Dmitry Muratov (il direttore di un giornale russo)… Boh, io non ho una grandissima voglia di farlo: da quando il suddetto Nobel è stato assegnato – nel 1994 – a un certo Yāsser ʿArafāt, anche la sola nomina alla premiazione è incompatibile con la mia concezione della morale. Di conseguenza, non capisco tutte quelle persone che «tifano» per dei personaggi realmente valorosi non ancora «insigniti» o fanno gli auguri ai «premiati». Se, per qualche strano motivo, il Nobel per la pace dovesse un giorno essere assegnato a me, inviterò il Comitato per il Nobel norvegese a metterselo nel culo. Sì, proprio in questi termini.
Tornando alla cronaca del 2021, devo ammettere di non sapere nulla della giornalista statunitense/filippina Maria Ressa – anch’essa premiata – semplicemente perché mi interesso poco della stampa filippina. Posso invece ricordare che Dmitry Muratov è ormai il quarto russo premiato con questa versione del Nobel: più o meno tutti si ricordano di Mikhail Gorbachev (1990) e di Andrei Sakharov (1975), ma quasi nessuno – nemmeno in Russia – si ricorda della geografa Olga Solomina (nel 2007, assieme ad altri membri del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico).
Ma, soprattutto, Dmitry Muratov è un personaggio molto importante per il giornalismo russo contemporaneo. Dal 1995 a capo di uno dei pochi giornali di non-propaganda governativa rimasti in Russia. Non posso definirlo indipendente (perché, come tutti gli altri mass media, sopravvive solo perché lo Stato ha deciso di non chiuderlo), di opposizione (perché è di informazione) o del tutto ideale (troppo spesso capitano degli articoli palesemente pagati da qualche personaggio o ente interessato), ma complessivamente è uno dei pochi giornali russi che pubblicano ancora dei materiali seri. In tutti questi anni Muratov ha saputo quindi resistere: non diventare un coautore ben pagato della propaganda statale, riuscire a fare il possibile nelle condizioni in cui si trova, lavorare e fare lavorare tanti suoi colleghi, promuovere l’aiuto popolare collettivo a molte persone abbandonate dallo Stato nelle loro difficoltà quotidiane. Sicuramente ha dovuto accettare dei compromessi, come alcuni suoi colleghi direttori di altri media, ma io non sarei disposto a condannarlo.
Spero che prima o poi venga premiato in qualche modo molto più interessante del Nobel per la pace.


Un nuovo regalo di compleanno

Qualcuno saprà già che oggi è il quindicesimo anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja (la giornalista russa uccisa davanti all’ascensore del suo palazzo moscovita il 7 ottobre 2006). Non mi è del tutto chiara la popolarità mediatica di livello mondiale esattamente di questo avvenimento della recente storia russa – tra i tanti non meno gravi e importanti – ma non intendo discuterne almeno oggi.
Oggi volevo ricordare a tutti gli interessati all’argomento che in base al Codice penale russo dopo 15 anni scadono i termini di prescrizione per i reati più gravi: tra questi ultimi c’è anche l’omicidio. Di conseguenza, proprio l’anniversario odierno è particolarmente piacevole per chi non è mai stato tanto soddisfatto della attività professionale di Politkovskaja ancora viva. Da oggi, infatti, c’è una scusa formale per non svolgere altre indagini, per non cercare più i reali esecutori e, soprattutto, i reali mandanti di quell’assassinio. Ovviamente, questo non significa che la conoscenza della verità sia diventata più lontana di quanto lo fosse già stata prima. Significa solo che oggi qualcuno è contento almeno quanto lo era 15 anni fa o, probabilmente, ancora di più. E noi, per sapere tutto, dobbiamo solo aspettare che perda il suo lavoro in quel castello…
Insomma, quello di oggi è uno degli anniversari più importanti. E io, cattivo che sono, non vorrei che qualcuno arrivi a «festeggiarne» altri.

P.S.: quanto appena detto non significa che io sia stato un fan di Politkovskaja (il suo «giornalismo» era secondo me troppo incline a generalizzare, a rappresentare, per esempio, tutti i ceceni come un insieme di bambini e anziani innocenti), ma in questa sede non importa. I proiettili sono delle pessime risposte ai testi.


Il limite delle capacità

Non ci vuole tanto a falsificare le elezioni politiche nel proprio Stato: ci sono le «forze dell’ordine» per chi si lamenta in casa e la magica frase «sono i nostri fatti interni» per chi si sorprende all’estero.
È invece molto più difficile regolare le proprie «questioni interne» all’estero: ieri la polizia inglese ha dichiarato di avere individuato il terzo responsabile dell’uso della sostanza Novichok a Salisbury nel 2018.

Da anni ormai non riesco a capire perché i servizi segreti russi vengano (ancora) visti come una specie del «marchio di qualità»: la parte «segreti» del proprio nome l’hanno persa quasi completamente…


La votazione per la Duma

Più o meno tutti gli interessati avranno già letto della storica votazione di tre giorni (conclusasi domenica sera) per la nuova Duma russa. Io, personalmente, trovo poco interessante scrivere dei risultati (in una buona misura noti in anticipo) e dei brogli (poco di nuovo rispetto a tante votazioni precedenti). Si potrebbe scriverne diverse schermate di cronaca, ma non è il mio compito.
Solo pochi piccoli aspetti possono meritare la nostra attenzione.
1. Ciò che è accaduto non può essere descritto con la parola elezioni: i pochi candidati di opposizione ammessi non avevano la possibilità di condurre la campagna elettorale, mentre il conteggio dei voti, anche quelli elettronici (espressi via internet da casa), aveva una minima relazione con i voti espressi dai cittadini. Quindi è più corretto usare la parola votazione. Niente di nuovo.
2. Dopo 14 anni dall’ultima volta, nella Duma (della VIII legislatura) ci saranno di nuovo più di quattro partiti: si è aggiunto uno quinto, di nome «Persone nuove». Si tratta del quarto partito di opposizione finta: come gli altri tre, al 99% voterà allo stesso modo della «Russia unita». La Duma rimane quindi un organo di semplice ratifica delle fantasie del Presidente dello Stato. Niente di nuovo.
3. La «Russia unita» conserva comunque la maggioranza costituzionale, seppure non ne abbia molto bisogno pratico (si veda il punto precedente). Niente di nuovo.
4. La votazione di tre giorni serviva prevalentemente per facilitare gli interventi di correzione di notte, quando i pochi osservatori indipendenti (indipendenti dal Cremlino) non sono operativi per dei motivi fisiologici. Tale modo di organizzare il processo elettorale era stato sperimentato per la prima volta nel periodo dal 25 giugno all’1 luglio 2020, in occasione della «votazione popolare» sulle modifiche alla Costituzione russa.
5. Le elezioni con l’esito noto (per quanto riguarda le percentuali dei partiti) hanno un reale senso pratico: quello di aggiornare i dati ad uso interno dei partiti sulla fedeltà politica dei propri deputati, motivare i deputati che hanno bisogno di essere motivati, sostituire in colpo tutti quelli che devono essere sostituiti al giorno d’oggi. Vale soprattutto per il partito-«vincitore». In sostanza, ancora una volta si tratta di un affare interno alla classe dirigente e non della esecuzione di un processo previsto dalla legge. Niente di nuovo pure su questo fronte.
6. L’unico punto interessante: nonostante tutti gli sforzi dello Stato, la votazione per la Duma si è trasformata in uno scontro diretto tra due fronti politici: tra quello di Vladimir Putin (al potere da quasi 21 anni) e quello di Alexey Navalny (in carcere dal momento del suo rientro in Russia a gennaio – dopo le cure in seguito all’avvelenamento – e perseguitato per la sua attività politica da oltre dieci anni). In particolare, Navalny aveva elaborato già nel 2018 la strategia elettorale «smart voting», in base alla quale tutti i cittadini simpatizzanti alla opposizione dovrebbero votare il candidato meno peggiore tra quelli non appartenenti, almeno formalmente, al partito «Russia unita» con lo scopo di togliergli dei mandati e frammentare la composizione della Duma. I collaboratori – chiamiamoli pure con questo nome generico – di Navalny avevano dunque diffuso anche per le elezioni in questione una lista dei candidati compatibili con lo «smart voting». La squadra di Putin, da parte sua, ha fatto tutto il possibile per mettere fuorilegge i collaboratori di Navalny (i quali, tra l’altro, riuscivano a ricevere alcune linee guida politiche dal leader detenuto) e ostacolare la diffusione delle informazioni sullo «smart voting». Mentre i candidati inseriti nelle liste della strategia di Navalny, pur appartenendo nella maggior parte dei casi ai partiti sostanzialmente affiliati alla «Russia unita», si sono trovati in una situazione ambigua: erano contenti per la pubblicità pre-elettorale e allo stesso tempo erano costretti a dichiarare pubblicamente il proprio distanziamento da Navalny (e poi ho visto diversi oppositori finti infinitamente delusi e arrabbiati per non essere stati riconosciuti dalla suddetta strategia).
Ecco: sebbene l’obbiettivo ufficialmente dichiarato dello «smart voting» era difficilmente raggiungibile a causa dei tradizionali brogli, si è sulla pratica osservato un altro risultato importante. I membri della cosiddetta squadra di Putin si sono dimostrati ridicoli in almeno tre occasioni:
– trovando necessario lottare contro un avversario politico che si trova in una delle situazioni più sfavorevoli possibile (solo una situazione può essere ancora più sfavorevole);
– cercando di beneficiare comunque dello «smart voting» di Navalny;
– mostrando a tutto il mondo la propria fantasia infinita nella organizzazione dei brogli.
Di conseguenza, lo «smart voting» ha contribuito a raggiungere un altro obbiettivo non pianificato, ma molto importante: rendere l’attuale classe dirigente dello Stato ancora meno «simpatica» agli occhi di diversi altri cittadini. Potrebbe (e dovrebbe) essere uno dei tanti passi necessari verso il cambiamento. Stranamente, non tutti lo hanno ancora capito.


Imparate a guidare!

Come posso non condividere con i miei lettori una recente notizia bellissima sul glorioso esercito russo? No, non posso proprio resistere…
Domenica pomeriggio un residente del Volgograd passeggiava nella zona dell’abbandonato aeroporto militare Beketovka (nella periferia della città). Improvvisamente, aveva notato qualcosa di anomalo nei cespugli… L’oggetto estraneo era il carro armato T-90 abbandonato:

Il carro è completo di tutti gli strumenti per la manutenzione, dei piccoli pezzi di ricambio, delle corde di traino e di teloni per la copertura. Anche le ottiche del cannocchiale e del periscopio, chiaramente costose, sono integre e ai loro posti.
I residenti della zona sostengono che il T-90 si trovi in quel luogo, incustodito, ormai da diversi giorni (più testimonianze fotografiche sono disponibili nell’articolo russo sulla questione).
Quindi se un giorno vi capita di visitare la Russia, non evitate le periferie: potreste trovare qualche grande souvenir da portare a casa…
P.S.: i militari dicono che il carro sarebbe non abbandonato, ma l’ultimo rimasto dopo le prove «valzer dei carri armati» e che era sorvegliato da soldati di leva della Cecenia, i quali se ne sono poi andati tutti a fare la ṣalāt (mentre in realtà ci vogliono più ore per arrivare a piedi alla collocazione del carro). Boh… Il «valzer dei carri armati», comunque, è questo:


Le forme d’arte

Domenica 15 agosto in centro di Mosca, sul lungofiume di fronte a un nuovo centro culturale (privato), è stato installato una nuova scultura. È alta 12 metri ed è realizzata in alluminio… Mosca è pienissima di sculture, la maggioranza di queste ultime è di una qualità nel migliore dei casi discutibile (soprattutto quando si tratta delle opere create negli ultimi venticinque anni). Ma quella di cinque giorni fa le ha superate tutte.
Provate anche voi a indovinare cosa raffiguri. E non vergognatevi a formulare le vostre ipotesi:

Ora che vi siete esercitati mentalmente – e forse non solo mentalmente – vi svelo il nome ufficiale.
Secondo l’autore della scultura, Urs Fischer, essa rappresenti un blocco di argilla – ingrandito di circa 50 volte – che è stato impastato nelle sue mani. Sicuramente avete pensato la stessa cosa…


L’utilità della censura

Ho sempre sospettato che la censura sia uno dei mezzi migliori di divulgazione dei materiali in qualche modo interessanti: ogni qualvolta qualcosa o qualcuno viene censurato, tante persone (spesso me compreso) vanno a informarsi sulla nuova vittima della suddetta pratica.
Ma nemmeno io avrei potuto sospettare che l’ente russo Roskomnadzor – teoricamente l’organo esecutivo federale responsabile del controllo e della supervisione dei media, ma in pratica uno dei principali organi di censura – sia capace di regalarmi delle nuove conoscenze con una frequenza così alta. La settimana scorsa mi ha fatto scoprire il più grande sito con i testi delle canzoni. Ieri, invece, mi ha informato dell’esistenza (bloccandolo in Russia) del sito DeviantArt, una galleria commerciale online fondata negli USA nel 2000 e considerata uno dei più grandi portali per artisti, illustratori, fotografi e scrittori.
Il motivo del blocco sarebbe il fatto che il sito «non ha limitato l’accesso a contenuti pericolosi, soprattutto per i bambini» (è inutile chiedersi cosa possa significare), ma non importa. L’importante è che ora lo conoscete anche voi. E, ovviamente, potete iniziare a consultarlo almeno in qualità di spettatori ed eventuali consumatori delle opere moderne interessanti.
Grazie alla censura. Soprattutto quella che si aggira con i VPN, ahahaha


Un problema inesistente

Non per fare delle battute in «stile Trump» sulle condizioni di salute e sulla preparazione di Joe Biden, ma devo ammettere che questa recente dichiarazione mi preoccupa un po’:

When I was with Mr. Putin, who has a real problem – he is – he’s sitting on top of an economy that has nuclear weapons and oil wells and nothing else. Nothing else. Their economy is – what? – the eighth smallest in the world now – largest in the world? He knows – he knows he’s in real trouble, which makes him even more dangerous, in my view.

La dichiarazione appena citata, infatti, testimonia una certa incomprensione della mentalità di Putin. Perché in base a quello che vedo da oltre vent’anni, si possono evidenziare almeno tre punti caratterizzanti le «preoccupazioni» del presidente russo:
1) è totalmente disinteressato alla politica interna (compresa quella economica) ed è poco informato su di essa;
2) ragiona per induzione: secondo egli, se un sistema funzionava ieri e funziona oggi, funzionerà anche domani. Quindi i sistemi funzionanti non si toccano finché non crolla il mondo;
3) il suo unico grande interesse è la politica estera, nella quale servono le armi di ogni genere. L’arma delle risorse naturali, in particolare, serve per comprare o ricattare gli stati esteri; le armi nucleari, invece, danno una certa sensazione di impunità militare.
Di conseguenza, potete facilmente intuire anche voi che la situazione descritta da Biden non è assolutamente vista da Putin come un problema. Resta da capire perché si sia espresso proprio in quel modo…


La raccolta dei testi

L’ente russo Roskomnadzor – teoricamente l’organo esecutivo federale responsabile del controllo e della supervisione dei media, ma in pratica uno dei principali organi di censura – ieri si è distinto per una ennesima mossa geniale. Ha predisposto il blocco del sito Genius.com su tutto il territorio della Federazione Russa. Il motivo ufficiale è la pubblicazione sul suddetto sito dei testi di alcune decine di canzoni contenenti, secondo la giustizia russa, delle dichiarazioni estremiste e degli inviti al suicidio.
Perché ho deciso di scriverne? Perché solamente grazie a questa notizia ho (finalmente?) saputo dell’esistenza del sito Genius.com. Eppure, si dice che sia la fonte dei testi delle canzoni più rifornita al mondo.
Ora lo sapete pure voi. Sarà utile a qualcuno?
Le persone residenti in Russia, intanto, continueranno a consultare tranquillamente il sito (come tutti gli altri siti bloccati) grazie all’uso dei VPN e anonymizer vari.