Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Saggezza»

La casa per le vacanze

Una delle idiozie più grandi nella vita è l’acquisto di una [seconda] casa per le vacanze. Ho almeno due motivi per affermarlo.
Il primo motivo è di carattere economico. Perché spendere tutti quei soldi in acquisto, imposte sugli immobili (da pagare ogni anno) e manutenzione se poi la casa è utilizzata al massimo per un mese all’anno? Anche se avete la fortuna di poter dedicare il 100% delle ferie alle vacanze e di potere fare utilizzare quella casa a qualche amico e/o parente, resta comunque vuota per la maggior parte dell’anno. A quel punto conviene prenderne una in affitto quando ce n’è il reale bisogno. Oppure andare in un bel albergo.
Il secondo motivo per il quale la casa delle vacanze non va comprata è di carattere psicologico. Ma pure educativo. Avete notato che i proprietari delle seconde case si sentono obbligati ad andarci per tutte le vacanze? Lo fanno perché logicamente cercano di giustificare quel grande acquisto. Ma il risultato è tristissimo: quelle persone non vedono il mondo. Passano tutta la loro vita tra la casa, il lavoro e la casa delle vacanze (in questo periodo particolare, poi, solo tra le due case). In sostanza, si sono incatenate con le proprie mani. Che tristezza…
P.S.: in generale, secondo me è inutile l’acquisto di tutti gli oggetti costosi di uso non quotidiano (barche, aerei, spesso anche auto), ma questo è l’argomento di un altro post.

P.P.S.: ricordo a tutti che a partire dal 3 giugno sono consentiti gli spostamenti in tutta Italia. A partire dal 1 luglio, se non dovesse succedere qualcosa di catastrofico, si potrà viaggiare anche all’interno dell’UE. Di questi tempi non è poco. In più, si tratta già di una porzione del mondo interessantissima.


Le osservazioni sulle mascherine

Il post odierno ha ben due obiettivi: svelare un grande segreto e comunicare una cosa banalissima ai miei cari lettori.
Il grande segreto che nessuno vi avrebbe mai raccontato consiste nel fatto che a un normale essere umano che cammina con una mascherina chirurgica regolarmente indossata si appannano gli occhiali. Di conseguenza, se incontrate per strada una persona con gli occhiali che tiene la mascherina solo sulla bocca, non pensate che si tratti di un idiota. Probabilmente, quella persona vuole solo vedere dove sta andando.
Un avviso importante: non invito nessuno a indossare male la mascherina. Negli ambienti chiusi e nelle aree pubbliche affollate – qualora siano non evitabili – conviene calcolare bene il percorso prima di coprirsi con la mascherina e/o togliere gli occhiali. Questi ultimi, comunque, costituiscono un ulteriore strumento di protezione individuale.
La cosa banale promessa, invece, è quasi una confessione. Fino a qualche settimana fa non mi ero mai posto una semplicissima domanda: qual è il lato superiore di una mascherina chirurgica? Intendo: la parte azzurra (o verde) è rivolta verso l’esterno, ma qual è il lato lungo che deve trovarsi sotto gli occhi?
Ebbene, finalmente avevo scoperto che il lato superiore è quello con una striscia rigida. Quella striscia andrebbe schiacciata con una mano per prendere la forma del volto a cui deve aderire bene. Può essere fatta in uno dei due modi. Il primo è questo:

E il secondo è questo:

In ogni caso, penso che avrebbe senso stampare una freccia (o un altro tipo chiaro di indicatore) sulle mascherine. Tale misura utile non comporterebbe un aumento catastrofico dei costi di produzione.


Come lavorare da casa

La quarantena che stiamo vivendo in queste settimane è un evento eccezionale. Spero che rimanga anche singolare. Ma in ogni caso trovo utile condividere con la comunità alcuni consigli sulla organizzazione del lavoro da casa. Si tratta dei principi che ho elaborato negli ultimi anni mentre tentavo di lavorare da casa durante i fine settimana, cosiddetti ponti e alcune ferie stagionali forzate.
Non sono la persona più organizzata di questo mondo, ma pure io sono riuscito a trovare una soluzione ottimale che può essere applicata dalle persone normali.
L’efficacia e l’efficienza nel lavoro da casa si raggiungono seguendo questi cinque principi:
1. La durata del lavoro da casa non deve essere inferiore a quella del lavoro in ufficio. Se nel vostro ufficio si lavora 8 ore al giorno, anche a casa dovete lavorare almeno 8 ore al giorno. È una questione di autodisciplina. Serve anche a opprimere le tendenze al lavoro superficiale/sbrigativo/di bassa qualità in assenza del controllo fisico dell’ipotetico capo. Allo stesso tempo, il rispetto della durata della giornata lavorativa non significa che, per esempio, a un certo punto non potete andare a fare una passeggiata o un allenamento in palestra. Ma in tal caso il periodo della pausa dal lavoro va recuperato alla fine della stessa giornata.
2. I vostri familiari (o coinquilini) devono capire bene che, pur trovandovi, a casa state lavorando. È un principio importantissimo e, purtroppo, il più difficile da realizzare. Se la moglie, il marito, i genitori o altri parenti non capiscono che non si può disturbarvi, la vostra vita lavorativa si trasformerà in un inferno. «Ah, sei a casa? Aiutami a spolverare, vai a fare la spesa, sposta quel mobile, discutiamo il menu della cena» etc etc. Le regole di importanza simile vanno stabilite subito e in maniera chiara. Le persone in casa devono abituarsi all’idea che in determinate ore della giornata dovete essere considerati assenti, non potete essere caricati di compiti estranei (possibilmente anche di rumori): in caso contrario non si produce.
3. La pianificazione del lavoro. Essa è importante per le persone poco organizzate come me. Per ogni giornata lavorativa deve essere preparato un piano preciso: l’obiettivo minimo e l’obiettivo massimo. Immaginiamo, per esempio, che il vostro lavoro consista nella gestione di un sito web. In tal caso il piano della giornata potrebbe essere: scrivere l’articolo del giorno, rivedere e correggere il testo scritto ieri per una data speciale, preparare i materiali per il testo di domani, scrivere uno script che migliora il lavoro del sito etc etc. Un avviso importante: il mancato rispetto del piano prestabilito deve essere una fonte di preoccupazione perché state sbagliando qualcosa. Perché se iniziate a dire «non fa niente» o «recupero domani», potete arrivare presto a dei problemi seri. Si può ingannare il proprio cervello, ma non si può ingannare il proprio portafogli: quest’ultimo rimane sempre più vuoto se i traguardi lavorativi non vengono raggiunti.
4. Non si fanno dei favori a se stesso. I vostri problemi non sono i vostri problemi. Avete dormito male, ieri sera avete bevuto troppo, è scappato il gatto amato? Sono tutte stronzate che possono essere raccontate al capo in ufficio (compreso il fatto che il medico vi ha prescritto di stare a letto e bere dieci litri di birra al giorno), ma non a voi stessi. Perché voi sapete come stanno le cose in realtà e di chi è la colpa (uno spoiler: è vostra). Quindi il piano lavorativo va rispettato nonostante tutto. Si riveda la fine del punto precedente.
5. La divisione della giornata lavorativa in fasce orarie dedicate. La produttività in generale e la capacità di risolvere determinate tipologie di problemi variano molto in relazione all’orario. Ognuno di noi ha i propri orari ottimali: conviene scoprire quali siano e poi rispettarli rigorosamente per massimizzare l’utilità del proprio processo lavorativo. Io, per esempio, già anni fa ho scoperto di essere più «creativo» di pomeriggio e di sera: più o meno a partire dalle 15 fino alla fine della giornata. Purtroppo la necessità di coordinarmi in «tempo reale» con alcune altre persone non mi permette di lavorare di notte, dunque ho dovuto organizzare la tipica giornata lavorativa in base alle mie capacità. Inizio la giornata con le cose più monotone e noiose: la gestione della posta elettronica e l’eventuale riordino dei file di lavoro, poi «scaldo» il cervello con la correzione dei lavori fatti nelle giornate precedenti e solo dopo queste cose parto con la produzione vera. Pure la mia produttività, nel senso quantitativo, accelera partendo dello zero mattutino. Allo stesso tempo so che il cervello di molte altre persone funziona con un ritmo direttamente opposto al mio, quindi consiglio a tutti di studiare attentamente il proprio ritmo ideale.
Ecco, questi sono i cinque punti principali e universali da rispettare. Poi ci sono moltissimi dettagli che dipendono dalle caratteristiche tecnologiche del lavoro concreto di ognuno di noi. Di conseguenza, non so quanto possa essere utile descrivere tutti i particolari della mia organizzazione personale.


Cercate la mela

Molto probabilmente non tutti se lo ricordano, ma l’incontro tra Isaac Newton e la mela cadente avvenne mentre lo scienziato inglese si trovò in campagna in quarantena durante l’epidemia di peste degli anni 1665–1666.

Data la diffusione sui social della strana moda di dichiararsi disoccupati, privi degli interessi intellettuali e delle capacità di inventarsi un passatempo sensato, invito esplicitamente tutti a cercare e trovare il proprio melo. Perché tutta la nostra vita terrestre consiste nel superare le prove proposteci e nel sfruttare a proprio vantaggio anche le situazioni più merdose. Queste ultime, in particolare, fortunatamente sono tutte accumunate dal fatto di finire prima o poi. E non possiamo certo permetterci di arrivare alla loro fine naturale con l’unico risultato di avere sprecato una porzione della nostra unica vita.
Ricordiamoci del presunto aforismo di Einstein sui pesci e gli alberi e proviamo a vedere se sta per cadere qualche frutto.


La legge del prezzo

I grandi economisti, accademici e non, sanno bene che l’economia non può non crescere. Pure la stagnazione può essere vista come una forma di crescita: la sua particolarità distintiva sta nei ritmi di crescita molto bassi, quasi impercettibili.
Anche nella eventualità di una forte inflazione le persone hanno la necessità vitale di effettuare degli scambi, quindi produrre, consumare e stabilire dei tassi di cambio che non debbano necessariamente prevedere l’uso della moneta ufficiale. Di conseguenza, l’economia va avanti nonostante tutto.
Ed ecco che arriviamo a formulare una legge già ben nota agli economisti praticanti: i prezzi di una singola azienda non possono scendere, indipendentemente dalle unità nelle quali si esprimono (in euro, in orologi, in schiaffi etc.).
Facciamo subito un esempio pratico. Supponiamo di avere un hotel a 5 stelle dove una stanza costa 1000 euro a notte. Supponiamo anche che nel bel mezzo della alta stagione il nostro hotel è vuoto (per qualche strano motivo), ma a un certo punto arriva un gruppo di cinesi disposto a pagare 300 euro a notte per ognuna delle 10 stanze a loro necessarie. Le opzioni a noi disponibili sono due.
Possiamo accettare i turisti a 300 euro, ma in tal caso la nostra attività va comunque a donne facili.
Oppure possiamo mostrare la disponibilità di fare un piccolo sconto rispetto al prezzo base ufficiale (che ne so, chiedere 900 euro per stanza) e allora non siamo del tutto persi.
La spiegazione della legge è semplicissima. Al crollo del sistema dei prezzi seguirà a catena anche il crollo di tutto il resto: non riusciremo a comprare i materiali di alta qualità, saremo costretti a pagare gli stipendi inferiori a prima (e quindi il personale sarà demotivato a lavorare come prima), perderemo la clientela ricca (quella abituata al lusso che prima comprava anche i servizi aggiuntivi) etc. etc. È meglio a questo punto lavorare in una fascia qualitativa diversa (più bassa) con il rispettivo sistema dei prezzi inferiore ma stabile (per esempio diventando un albergo a 3 stelle).
La legge appena formulata vale anche per le persone che lavorano in proprio. Grazie alla Esperienza che lo ha insegnato anni fa al sottoscritto.
Non si fanno gli sconti solo perché è iniziata una fase di crisi. Perché la crisi passerà, ma i soldi pure.

La diminuzione dei prezzi per alcune tipologie di beni o di servizi è possibile solo grazie al progresso tecnologico e alla concorrenza dei produttori di recente nascita, ma non per delle scelte «teoriche» delle imprese radicate sul mercato.


Cosa cercano

Sarà pure una grossa banalità…
Nella potenziale «controparte» della coppia le persone cercano quella cosa di cui sentono in particolare modo la mancanza. È per questo che vediamo spesso gli organizzati con gli spensierati, gli alti con i bassi, i ricchi con i poveri, gli amanti degli animali con gli indifesi, i loquaci con quelli di poche parole etc.
Di solito è difficile capire subito cosa vuole una persona appena o da poco conosciuta. Ma è sempre utile ricordare cosa e dove osservare. E non disperarsi troppo dopo avere scoperto di non avere quella caratteristica fondamentale (o, peggio ancora, di avere gli stessi bisogni).
Sarà pure una grossa banalità, ma l’averla capita mi ha facilitato molto la vita in quella età quando ero particolarmente sensibile ai fallimenti.


Una alternativa al trucco

Lunedì mattina nel centro di Mosca sono stati fermati – ma poi rilasciati – quattro dei giovani attivisti che si sono inventati una strana missione: insegnare alle persone il trucco che permetterebbe di ingannare le telecamere di videosorveglianza con la funzione del riconoscimento facciale. La funzione di riconoscimento, in particolare, è entrata in funzione all’inizio di febbraio, ma almeno oggi non volevo scrivere di essa.
Volevo dare un prezioso consiglio a tutti i paranoici del mondo.

Se volete evitare di essere immortalati dalla videosorveglianza, dai turisti cinesi o invasori marziani, servitevi del pretesto forniteci dai Testimoni del Coronavirus, indossate pure una mascherina medica (abbinata con dei vestiti scuri non originali, vi renderà quasi completamente irriconoscibili). Una mascherina attira meno attenzione delle forze dell’ordine in tutto il mondo, quindi il vostro anonimato resterà impunito.
Anzi, dato che le mascherine mediche sono progettate per non infettare gli altri (e non al contrario!), molta gente cercherà anche di starvi lontana.


Il segreto del successo

Uno dei (o, forse, addirittura «il») più grandi segreti del successo in qualsiasi ambito della vita è la capacità di mandare affanculo una persona al momento giusto.
Certamente, bisogna saper pianificare, studiare, pensare, ascoltare gli altri. Ma è importantissimo sapere, indipendentemente dalle circostanze, mandare affanculo tutti coloro che se lo meritano.
I colleghi raccolgono i soldi per fare un regalo al capo del dipartimento? La segretaria propone di multare i ritardatari? La vecchietta del piano di sotto si lamenta della musica dopo le 18:00? Il volontario allegro ti chiede una firma (e un po’ di soldi visto che ci siamo) per salvare le zanzare del Polo Nord? I parlamentari vogliono adottare una legge sugli sgravi fiscali per chi utilizza le ruote quadrate?
Tutti liberi! Tutti affanculo!
Ogni qualvolta un personaggio di dubbia qualità viene mandato affanculo, il nostro mondo diventa un po’ più bello.
La vita è l’arte di mandare affanculo.


Cosa farsi regalare

Alla fine di dicembre dell’anno scorso avevo provato a elencare i principi fondamentali che potrebbero aiutare a scegliere i regali da fare agli altri. Ma a tutti, più o meno di frequente, capita di dover rispondere anche alla domanda «cosa ti regalo per [inserite voi il nome di una qualsiasi festa]?»
Per affrontare una domanda del genere potremmo farci aiutare da almeno due principi utilissimi. Entrambi funzionano solo in presenza della vostra «lista dei desideri» contenente più di una voce.
Il principio № 1. Provate a individuare, tra i vostri desideri, quella cosa che non vi sareste mai decisi di comprare con i soldi propri. Non è necessario che sia una cosa super costosa in termini assoluti. L’importante è che l’idea del suo acquisto faccia venire una paralisi alla mano addetta al portafoglio.
Il principio № 2. Provate a pensare alla persona che vuole farvi un regalo. La psicologia ci insegna che regalando un oggetto costoso le persone sono convinte di fare un regalo di alte qualità, bellezza e, spesso, utilità. Quindi oltre a fare un bel gesto nei vostri confronti, si danno pure una bella soddisfazione a loro stessi. Mentre voi chiedete e ottenete una cosa desiderata. Insomma, è un vantaggio reciproco.
Naturalmente, è possibile tentare di combinare tra loro i due principi. E, sempre naturalmente, bisogna tenere conto delle capacità finanziarie di chi si propone di farvi un regalo.

Qualcuno mi regala il 51% dell’Alphabet Inc.?


Annello mancante

Fino a qualche anno fa pensavo che il ruolo fondamentale fosse sempre di chi insegna: se è capace di rendere interessante la lezione e di selezionare bene il materiale, dovrebbe andare tutto bene.
Ma poi ho capito che di importanza non inferiore sono le domande degli studenti. Esiste, infatti, il concetto di «curse of knowledge»: una persona esperta in qualche materia non riesce a immaginare quali difficoltà o mancanze di informazione possano avere le persone lontane da quel livello di conoscenza. Ma in realtà è ovvio che non siamo tutti ugualmente esperti in tutto.
Di conseguenza, ho capito che molto spesso è sufficiente rispondere a una domanda fatta bene per far comprendere un concetto alla persona che chiede. In sostanza, molte persone devono trovare una connessione tra due (o più) pezzi di conoscenza frammentati.