Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Senza categoria»

Il petrolio russo

Come avrete già letto, la Commissione europea ha finalmente trovato il modo di limitare l’import del petrolio russo senza mettere in difficoltà alcuni Stati-membri. Sarà vietato solo l’import via mare (e non via gli oleodotti), il quale costituisce comunque più del 75% dell’import russo. Si programma di aumentare tale quota – entro la fine del 2022 – fino al 90%.
Le conseguenze economiche a breve termine sono banali ed evidenti: i prezzi del petrolio (e quindi dei prodotti derivanti da esso) cresceranno.
Non tutti, però, sono capaci di immaginare le conseguenze logistiche e produttive. A breve termine la Russia non riuscirà a esportare più petrolio via gli oleodotti: questi ultimi vengono già impegnati quasi al 100% delle loro capacità in tutte le direzioni (non solo verso l’Europa). A medio termine la Russia potrebbe tentare di esportare il petrolio via mare verso l’Asia: ma gli Stati asiatici non hanno bisogno di aumentare sensibilmente i volumi d’acquisto e, sicuramente, sfrutteranno la situazione per ottenere degli sconti (a questo punto il prezzo potrebbe iniziare a scendere / smettere di crescere su scala globale). A lungo termine, infine, vedremo la ridistribuzione dei mercati del petrolio: la Russia venderà di più all’Africa e all’Asia, mentre i fornitori (ormai ex) di questi ultimi venderanno all’Europa (e a questo punto la situazione si stabilizza).
Non bisogna essere un genio di economia per giungere alle suddette conclusioni.
Però è importante capire che la riduzione del finanziamento della guerra (che avviene anche con l’acquisto delle materie prime russe) deve essere una operazione a breve termine non solo per delle ragioni economiche.
Se ci si organizza come si deve, andrà tutto bene (ops, quelle tre parole non ci vogliono lasciare…).


La signorina inaffondabile

Le ultime avventure sfortunate della nave ammiraglia russa – delle quali ho scritto ieri – sono avvenute a relativamente poche ore da un triste anniversario. Sfrutto quindi l’occasione per scrivere di un argomento un po’ lontano da questa guerra…
Quattro anni fa mi era già capitato di scrivere in dettaglio delle avventure di Arthur John Priest, il fuochista che sopravvisse al naufragio di ben sei navi – compreso quello di Titanic – nonostante l’evidente difficoltà di uscire velocemente dalla sala macchine. Dopo la Prima guerra mondiale Priest non riuscì più a trovare il lavoro su alcuna nave (era un tipo in un certo senso fortunato ma, anche secondo il suo stesso parere, non convinceva di portare fortuna agli altri) e morì a casa propria, di polmonite, all’età di 49 anni nel 1937.
Oggi, in occasione del 110-esimo anniversario del naufragio del Titanic, vorrei raccontare di una coetanea e quasi collega di Priest che ebbe meno occasioni per provare la propria fortuna (comunque notevole) ma fece una vita decisamente migliore.
Violet Constance Jessop iniziò la propria carriera di hostess nel 1908 e nel 1911 fu assunta dalla compagnia White Star Line: uno dei leader dell’epoca nei trasporti transoceanici. La prima esperienza lavorativa della signorina Jessop con questa azienda fu alla «Olympic» (nave gemella del «Titanic»). La nave fu speronata dall’incrociatore «Hawke» il 20 settembre 1911.
Il 10 aprile 1912 Jessop prese servizio al «Titanic», la cui sorte è ben nota a tutti. Al momento dello scontro con l’iceberg, Violet si era ormai quasi addormentata dopo avere finito l’ennesimo lungo turno di lavoro, ma alla fine fece in tempo a salire sul ponte e prendere posto alla scialuppa № 16.
La terza esperienza nautica di Violet Jessop che ci interessa in questa sede è del 1916, quando in qualità di una infermiera della Croce Rossa Jessop finì sulla nave «Britannic» (gemella di «Olympic» e «Titanic»). Il «Britannic», essendo stato completato alla fine del 1915, non fece nemmeno un viaggio commerciale ma fu trasformato in una nave-ospedale. Il 21 novembre 1916 la nave si scontrò con una mina navale tedesca e affondò con la velocità tripla del «Titanic» per una serie motivi in parte legati alla modalità di utilizzo. Violet Jessop si trovò su una delle due scialuppe fatte scendere troppo presto, ma non fu uccisa dalle eliche della nave ancora funzionanti perché fece in tempo a buttarsi in acqua (ma si procurò un trauma cranico picchiando la testa contro la chiglia).
Essendo sopravvissuta, dopo la fine della guerra continuò a lavorare per la White Star Line. Successivamente si trasferì alla Red Star Line e poi alla Royal Mail Line. Nel 1950 andò in pensione. Morì il 5 maggio 1971 di broncopolmonite aggravata dalla insufficienza cardiaca cronica.

E Arthur John Priest? Perché fu non solo un coetaneo della Violet Constance Jessop (entrambi nacquero nel 1887) ma anche un quasi-collega? Perché anche egli lavorò (salvandosi sempre) sulle navi «Olympic», «Titanic» e «Britannic»: si tratta dei più famosi tra i suoi sei naufragi.
Non so quale dei due personaggi possa essere considerato più fortunato…


Le ricerche degli interessati

L’azienda britannica Dyson (nota al largo pubblico prevalentemente per gli aspirapolvere, asciugamani e ventilatori) ha pubblicato i risultati della propria ricerca annuale sulla povere. Nell’ambito di quella ricerca vengono costantemente studiate le abitudini delle persone legate alle pulizie delle proprie abitazioni.
In particolare, la Dyson ha rilevato che nel 2021 il 95% degli intervistati ha fatto le pulizie con la stessa o maggiore frequenza dell’anno precedente, ma il 44% è motivato a fare le pulizie solo se lo sporco e/o la polvere in casa sono visibili a occhio nudo. Nella ricerca annuale precedente la seconda risposta era stata data solo dal 33% degli intervistati. Fino a questo punto non vedo alcunché di interessante (in effetti, la gente passa molto più tempo a casa), tranne il fatto che avrei potuto aspettarmi una percentuale sensibilmente più alta.
I risultati più strani sono altri: nella ricerca si pone una certa attenzione sul fatto che il 72% non usa l’aspirapolvere per i materassi e il 90% non la usa per le finestre.
Per me sono dei «risultati» strani perché non riesco a immaginare una persona mentalmente sana che decida di disfare il letto per pulire il materasso con l’aspirapolvere. Come fa la polvere a raggiungere il materasso sempre coperto da più strati di tessuto? Non diventerà più sporco di prima dopo il passaggio con l’aspirapolvere? Boh…
Non riesco a immaginare nemmeno una persona mentalmente sana che possa proporre una domanda del genere agli intervistati, ma gli interessi economici del produttore degli aspirapolvere qualcosa spiegano.


Diventare un campione olimpico

Non tutti lo sanno, ma il titolo del campione olimpico è accessibile a tutte le persone capaci di alzarsi dal divano. Infatti, per diventare un campione è sufficiente praticare qualche sport caratterizzato da una concorrenza interna minima. Per diventare un semplice campione del mondo si potrebbe anche inventare uno sport nuovo (quindi con la concorrenza nulla), ma in quel caso non si riuscirebbe ad accedere alle Olimpiadi: passeranno alcuni decenni prima che la vostra invenzione venga riconosciuta dai burocrati sportivi. Quindi va cercato lo sport olimpico meno popolare…
Per le Olimpiadi invernali la scelta mi sembra ovvia: il curling! Da quante decine di persone in tutto il mondo sarà praticato? Secondo me, poche.
Con alcuni amici universitari già oltre quindi anni fa avevamo pensato di fare una squadra di curling, e da quei tempi è cambiato ben poco in termini della concorrenza. Solo la nostra pigrizia innata ci ha impedito di iniziare il nostro progetto olimpico.


L’isolamento migliore

Il polo oceanico dell’inaccessibilità – noto con il nome di punto Nemo – è situato nell’oceano Pacifico e ha le terre emerse più vicine a 2688 km di distanza. Se a qualcuno dovesse capitare di sostare, in qualche modo, in quel punto per un po’ di giorni, in alcuni momenti gli umani più a egli vicini sarebbero gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale (l’altezza media alla quale si trova è di 384,7 km).

Ma non conviene andarci per troppo tempo o in un momento scelto completamente a caso. Infatti, il punto Nemo è anche la coordinata di rientro per i veicoli e i corpi spaziali artificiali destinati alla distruzione. I resti delle opere umane bruciate nell’atmosfera potrebbero arrivarvi in testa un po’ troppo fortemente, anche se senza alcun umano «a bordo».


1 gennaio

La data odierna è poco adatta alle pubblicazioni divertenti: quando ci svegliamo, dobbiamo pensare solo a riprenderci dal grande divertimento appena fatto. Quindi ripetiamo una grande verità…
Probabilmente non lo sapevate.
Oppure speravate che qualcuno fosse più fortunato di voi.
Ma, in ogni caso, non fa assolutamente male ripeterlo.
Ebbene, ho una notizia triste per voi: in tutto il mondo occidentale – e non solo per voi – il primo gennaio è una giornata inesistente.
La gente si sveglia di pomeriggio, si rende conto di non poter bere o mangiare, non sa di preciso cosa avesse fatto prima di essersi addormentata e cosa dovrebbe fare ora. Nel momento in cui le persone riacquistano una minima parte della capacità di intendere e volere, è già la sera.
Nel frattempo le vie delle città restano vuote, non succede alcunché in giro per il mondo.
In sostanza, sui libri scolastici si potrebbe tranquillamente scrivere che un anno normale ha 364 giorni. E ciò sarà vero.
In conclusione del post illuminante di oggi vorrei esprimere le mie più sincere condoglianze a tutti coloro che l’1 di gennaio sono costretti ad andare al lavoro. Nella prossima vita verrete premiati generosamente.

P.S.: oh, ma posso vedere il trailer del 2022?!


Una truffa banale

Potrebbe sembrare strano, ma le truffe via sms esistono ancora. Anzi, non solo esistono, ma negli ultimi mesi mi sembrano addirittura più «attive» di prima. Sicuramente un giorno pubblicherò la mia collezione degli esempi migliori, ma oggi volevo raccontare di un caso recentissimo e stilisticamente molto diverso da quello che mi capita, solitamente, di ricevere.
Ebbene, un truffatore (truffatrice?) ha finalmente deciso di fingersi una persona privata che, all’apparenza, dovrebbe essermi nota:

Il bello è all’inizio della settimana aspettavo di essere contattato di una persona che non conoscevo ancora di persona. Però dovevo essere contattato per un motivo abbastanza formale, quindi un messaggio del genere non sarebbe dovuto arrivare…
Ma secondo questo (questa?) genio – l’autore del messaggio – non sono andato a controllare le chiamate senza risposta sul telefono e sui vari messenger? Dirò di più: come al solito, sono pure andato a cercare entrambi i numeri su Facebook (molti account sono legati al numero del proprietario, quindi si riesce a vedere di chi è il numero sconosciuto) e su Google. Quest’ultimo, in particolare, già tra i primi risultati mi ha fornito una risposta banalissima: il messaggio strano mi stava proponendo di chiamare un numero a pagamento.
Qual è la morale di questa storia? Ce ne sono ben due. Prima di tutto, state attenti con i messaggi sospetti. E poi, non pensate che sia del tutto inutile cercare su internet i numeri sconosciuti.
P.S.: se avete bisogno di sfogarvi insultando qualcuno, scrivete pure al numero italiano in cima all’immagine ahahahaha


L’idea e l’applicazione

L’idea di imporre delle limitazioni «da zona gialla / arancione / rossa» solo alle persone non vaccinate ha una sua logica interna e, in un certo senso, anche un po’ di giustizia nel suo senso supremo. Chi, dopo oltre un anno e mezzo della pandemia, non si è ancora convinto della utilità del vaccino ha sicuramente fatto due cose: ha calcolato tutte le possibili conseguenze (almeno quelle burocratiche) e si è moralmente preparato a subirle. Il comportamento di queste persone continua a essere irresponsabile e irrazionale, ma noi, ormai, ci possiamo fare poco.
Purtroppo – per tutti noi – ci possono fare poco anche gli ideatori delle restrizioni riservate ai non vaccinati. Infatti, posso anche immaginare, più o meno, come possano essere codificate dal legislatore, ma non riesco a immaginare come possano essere messi in pratica. Per esempio: durante le «zone rosse» e «arancioni» passate (compreso anche il periodo strano del maggio 2020) nessuno mi aveva mai chiesto l’autocertificazione (anche se la preparavo quasi sempre). Chi e come farà i controlli con tutta la gente in giro?
Insomma, non vorrei mandarvi in depressione, ma io sul Natale 2021 vedo già delle brutte ombre.


L’11/XI

Il Shrine of Remembrance a Melbourne fu inizialmente dedicato ai militari caduti nella Prima guerra mondiale. Col tempo, poi, è diventato un monumento a tutti gli australiani caduti nelle guerre.

Al centro dell’edificio che vedete sulla prima foto si trova la Pietra di Commemorazione (Stone of Remembrance) con la frase Continuare la lettura di questo post »


I telefoni di notte

Non ho mai capito quelle strane persone che spengono i telefoni per la notte. Non solo perché si privano da soli di una sveglia abbastanza comoda, ma anche perché la modalità «Non disturbare» funziona benissimo senza mandare il telefono nell’offline: i messaggi e le chiamate arrivano, ma non fanno suonare e/o vibrare il telefono.

Io, comunque, molto spesso non attivo nemmeno questa funzione perché se una delle poche persone autorizzate a telefonarmi dovesse decidere di farlo di notte, io presumo che abbia un motivo realmente serio per farlo. E, ovviamente, capisco quanta «fortuna» abbia avuto per riuscire a scegliere per la chiamata esattamente una di quelle cinque ore del mio sonno…
P.S.: chissà se le stesse persone che spengono i telefoni, staccano / staccavano dalla presa anche i telefoni fissi.