Cosa vi ho nascosto:

L’archivio della rubrica «Senza categoria»

Il Binance, una delle più grandi piattaforme per la compravendita delle criptovalute, all’inizio di febbraio aveva lanciato il proprio sistema dei pagamenti digitali Binance Pay. Questo sistema si distingue per la possibilità di pagare in 30 criptovalute e in 5 valute legali (tra le quali anche l’euro). Dal 12 marzo il sistema è accessibile a tutti gli utenti registrati sul sito della piattaforma: quindi ai privati e alle aziende che operano sul mercato «tradizionale».
Perché tale notizia dovrebbe interessare anche i lettori lontani dal mondo finanziario? Perché fa logicamente pensare che ci sia ancora una possibilità di saltare sul treno delle criptovalute. Queste ultime sono diventate un popolare bene-rifugio (ma niente di più serio: non illudiamoci) nella situazione odierna delle incertezze finanziarie. Di conseguenza, se qualcuno di voi dovesse avere una somma di denaro che nel peggiore dei casi non dispiacerebbe perdere (ci sarà qualcuno fortunato, ahahaha), può provare a entrare con gli euro e uscire con i bitcoin.
I bitcoin avranno ancora i picchi di crescita. Ma non so se Binance Pay possa diventare, un giorno, uno strumento utile nella vita quotidiana come lo è il Pay Pal.


Lo sport popolare

Tanti anni fa un mio amico universitario aveva lavorato, per un po’ di tempo, in una nota catena di distribuzione degli articoli sportivi. Non era proprio un dirigente, ma aveva comunque una reputazione professionale e intellettuale abbastanza alta da poter proporre al capo del suo reparto di ordinare (e dunque mettere in vendita) delle nuove categorie di merci. Quale sarà stata una delle prime idee? È ovvio: le mazze da baseball!
In un primo momento il capo non si era mostrato particolarmente convinto e aveva pure espresso dei dubbi circa l’impatto sull’ordine pubblico nella zona… Ma alla fine aveva ceduto di fronte a una argomentazione assolutamente logica: qualsiasi oggetto, anche quello più banale e/o di uso quotidiano, può essere usato male. Di conseguenza, aveva ordinato una partita di duecento mazze (se mi ricordo bene il numero).
Alcuni giorni dopo l’arrivo della nuova merce, un cliente si era avvicinato al mio amico con una domanda semplice e allo stesso tempo un po’ prevedibile: «Ma secondo te con questa mazza posso anche picchiare il mio vicino?»
«Non lo so e non lo voglio sapere», aveva risposto il mio amico. «Noi non ci interessiamo alla vita privata dei nostri simpaticissimi clienti».
[la citazione non è precisa, ma rende bene il senso generale e la forma della risposta fornita]
In una decina di giorni tutta la partita di mazze da baseball era stata venduta. Il mio amico aveva avuto una piccola soddisfazione professionale e nessun rimorso per avere fornito una potenziale arma a quel cliente «particolare» di cui sopra. Perché? Perché nell’indifferenza di tutti le mazze erano l’unico (!) attrezzo per il rispettivo sport in vendita, ma nella zona (come in tutta la Milano) non si era verificato alcun fenomeno di massa legato all’uso improprio degli articoli sportivi.
La morale: nei limiti del decente e del legale, fate pure ciò che vi piace e che vi fa guadagnare. Tantissime persone vi pagheranno solo per sentirsi fighe.


Con la noia si fanno miracoli

Più di dieci anni fa un abitante del Kansas aveva fatto uno scherzo ai propri genitori che all’epoca erano appassionati dei cruciverba: aveva regalato a loro il [presunto] cruciverba più grande al mondo. Il regalo aveva le dimensioni di 213×213 centimetri ed era composto da oltre 90 mila caselle. Le parole da inserire erano 28 mila, il libro con le rispettive domande aveva cento pagine…

Alla fine, però, il regalo era rimasto inutilizzato fino all’aprile 2020: proprio in quel periodo i signori, annoiati a causa del lockdown, se ne sono ricordati e hanno deciso di iniziare la sfida. Dal punto di vista «logistico» non è stato impossibile: il cruciverba era in realtà stampato su nove fogli separati. Dal punto di vista «intellettuale» è stato un po’ meno facile: per completare l’intera opera sono stati necessari circa dieci mesi.

A gennaio 2021 il cruciverba risolto è stato presentato al figlio assieme alla richiesta (serissima, ahahaha) di controllare la correttezza delle parole inserite. Ma egli, il figlio, ha già iniziato a cercare il sudoku più grande al mondo.
Qual è la morale di questa storia? Direi che ce ne sono addirittura due.
Prima di tutto, provate a immaginare in quale situazione potrebbe rivelarsi utile un vostro regalo «particolare». Spero che non siate superstiziosi…
E poi considerate l’eventualità di essere coinvolti nell’utilizzo di quel regalo fatto con tanto umorismo.


Uno straccio infernale

Porco innominabile, le mascherine mediche con i lacci posizionati sui lati lunghi sono tanto scomode da far pronunciare delle maledizioni che non avrei mai potuto immaginare prima.
Quelle mascherine sono scomode da mettere sulla faccia: bisogna estenderle di quasi mezzo metro per non far cadere gli occhiali e/o spettinarsi completamente.
Quelle mascherine sono scomode da portare: si spostano da sole in orizzontale e in verticale (e sono più difficili da centrare sulla faccia quando vi si mettono).
Durante tutte le operazioni legate alla necessità di indossarle e sistemarle, quelle mascherine costringono pure il proprietario a toccare la loro superficie interna (con le mani non sempre tanto pulite).
Saranno state progettate dall’inventore della Fiat Duna…

Insomma, vi ho avvisati. State attenti ai dettagli anche quando comprate un oggetto apparentemente tanto semplice.


Monkey Tail Beard

Qualche giorno fa con una certa sorpresa (ma anche terrore) ho scoperto una nuova moda del 2021: unire i baffi e la barba nella forma della coda di una scimmia.

Pare che l’idea sia vecchia dieci anni, ma a metà gennaio 2021 è uscito l’articolo che ha dato il via alla «vera» moda.
Ora so come ricattare le persone insoddisfatte della mia barba attuale, ahahaha


Le sorprese della statistica

Il mio iPhone (in servizio dall’1 gennaio 2017) dice che tra gli ultimi quattro anni proprio il 2020 è stato l’anno in cui ho camminato di più. Non so a quante altre persone nel mondo sia successa una cosa del genere.

Prima del 2017 avevo ancora un telefono «d’epoca» e non uno smartphone, quindi non ero accompagnato nei miei spostamenti da un contapassi sempre attivo. Ma so di certo che nella mia vita erano capitati degli anni decisamente più «impegnativi».
Ora voglio vedere se riuscirò a mantenere la sana abitudine anche in un futuro e inevitabile periodo di maggiore normalità nei rapporti della umanità con le malattie.
Ma, intanto, utilizzo questo post anche per conservare le statistiche degli anni precedenti: Continuare la lettura di questo post »


1 gennaio

Probabilmente non lo sapevate.
Oppure speravate che qualcuno fosse più fortunato di voi.
Ma, in ogni caso, non fa assolutamente male ripeterlo.
Ebbene, ho una notizia triste per voi: in tutto il mondo occidentale – e non solo per voi – il primo gennaio è una giornata inesistente.
La gente si sveglia di pomeriggio, si rende conto di non poter bere o mangiare, non sa di preciso cosa avesse fatto prima di essersi addormentata e cosa dovrebbe fare ora. Nel momento in cui le persone riacquistano una minima parte della capacità di intendere e volere, è già la sera.
Nel frattempo le vie delle città restano vuote, non succede alcunché in giro per il mondo.
In sostanza, sui libri scolastici si potrebbe tranquillamente scrivere che un anno normale ha 364 giorni. E ciò sarà vero.
In conclusione del post illuminante di oggi vorrei esprimere le mie più sincere condoglianze a tutti coloro che l’1 di gennaio sono costretti ad andare al lavoro. Nella prossima vita verrete premiati generosamente.

P.S.: oh, ma posso vedere il trailer del 2021?!


La lista dei sintomi

Periodicamente mi capita (non solo a me, presumo) di leggere le notizie sulla scoperta dei nuovi sintomi del Covid-19. Alcune di quelle notizie sembrano abbastanza strane o curiose, ma non è di quello che volevo scrivere.
Non volevo scrivere nemmeno del fatto che alcuni sintomi, presi singolarmente, non significano alcunché (quanto spesso vi capitava la stanchezza o il mal di testa pima del 2020?).
Volevo solo constatare che la battuta «qualsiasi malore può essere un sintomo del corona» è sempre meno una battuta. Ma questo dato non deve essere una fonte di depressione, anzi: spero che spinga le persone a non sospettare il peggio dopo ogni piccola percezione di anomalia nel proprio organismo.
Insomma, nell’aumento dei sintomi vedo una fonte di serenità in più.
Stiate sereni!


Una delle prime biciclette

È molto probabile, purtroppo, che dovremo convivere con una massiccia presenza delle bicilette sulle strade cittadine ancora per molto tempo, anche ben oltre la fine della pandemia attuale. Mi era già capitato di scrivere di tutti i difetti di questo mezzo di trasporto, mentre i miei lettori si saranno sicuramente accorti anche di quanto è difficile muoversi – a piedi o in auto – nel traffico caotico dei ciclisti: per qualche strano motivo quei personaggi pensano di essere immortali, sempre visibili o non traumatici per le ossa e le carrozzerie altrui.
Beh, la stupidità umana è un argomento infinito, ma spesso poco interessante perché ci fa scivolare verso le lamentele improduttive. Parliamo di qualcosa di positivo: per esempio, della storia tecnica.
Più di nove anni fa, a giugno del 2011, mi era finalmente capitato di vedere dal vivo un penny-farthing: una delle prime versioni del biciclo, particolarmente diffusa negli anni ’70 e ’80 del XIX secolo. Tra parentesi: (il nome, come potete immaginare, rimanda alle dimensioni di due monete inglesi).
A me – come, presumo, anche a voi – era capitato più volte di vedere questo tipo biciletta nel cinema, nei documentari e sulle immagini stampate. Ma fino a quel momento non mi era mai capitato di poter studiare bene i vari suoi dettagli tecnici. Mi ricordo ancora bene che le persone che erano con me al museo mi avevano portato vi a fatica…

La composizione della prima foto non è un granché a causa del posizionamento sfavorevole della bicicletta: si trovava in un corridoio relativamente stretto. Mentre retrocedevo per inquadrare bene il mezzo, avevo addirittura rischiato di calpestare un altro pezzo da museo. Sulle immagini successive vedrete però i vari dettagli, fotografabili con maggiore facilità. Continuare la lettura di questo post »


L’idea di una app utilissima

Qualche tempo fa ho avuto l’idea di una app utilissima per gli uomini. Essa dovrebbe funzionare nel seguente modo: si va in bagno con lo smartphone (di solito non lo fate, vero?), si apre l’app, con la fotocamera si inquadrano gli oggetti disposti sui vari ripiani/mobili, sullo schermo del telefono appaiono le spiegazioni scritte in parole semplici sulla destinazione di quegli oggetti. Per esempio: «il barattolo № 1 è una sostanza contro le rughe; il barattolo № 2 è una sostanza contro un altro tipo di rughe; […] il tubetto № 139 è una sostanza contro un altro tipo ancora di rughe. No, non esiste una sostanza universale». Etc. etc..
Così il mondo che circonda gli uomini avrà un grande mistero in meno.
Regalo l’idea alle persone capaci e non pigre. Ovviamente, se una app del genere non dovesse già esistere.