Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del gennaio 2020

Da grande sarà una collezione

La scritta «Da grande sarò un TIR» su una Piaggio Ape non è ormai una battuta tanto originale. Si potrebbe fare una vastissima raccolta di tutti gli esemplari avvistati in giro oppure tentare di selezionare gli esemplari più simpatici ed elaborati.

Il bel esemplare che vi faccio vedere oggi, corre vivacemente (e, direi, con più sonorità di un TIR «adulto») sulle montagne lombarde.
Continuare la lettura di questo post »


È bello scoprire che pure nell’Unione Europea succedono delle storie che ho sempre ritenuto tipiche della Russia. Nell’UE, però, finiscono un po’ meglio.
In Repubblica Ceca gli automobilisti hanno attualmente tre possibilità di accedere alle strade a pagamento: lo possono fare acquistando un tagliando per dieci giorni, per un mese o per un anno. Nel secondo quinto del XXI secolo tale sistema non può essere considerato particolarmente moderno.
Il 14 gennaio, quindi, il Ministero dei Trasporti ha annunciato l’inizio dei lavori finalizzati alla creazione di un sistema online per la vendita degli accessi alle strade a pagamento. La realizzazione del sistema è stata affidata senza alcun concorso alla società Asseco Central Europe, il costo totale sarebbe stato di 401 milioni di corone ceche (circa 16 milioni di euro); l’introduzione del sistema è prevista per il 2021.
È dunque esploso uno scandalo. Così, per esempio, i programmatori cechi hanno facilmente constatato che si tratta di una somma più che esagerata per un lavoro del genere. In particolare, Tomas Vondracek – il direttore generale di una agenzia pubblicitaria – ha affermato che «è inutile spendere 401 milioni per un lavoro che può essere fatto nel weekend da un gruppo di persone capaci». Non limitandosi alle sole parole, ha invitato i volontari a un hackathon di due giorni per la creazione di un sistema di pagamento funzionante.
Il gruppo di 60 volontari ha dunque iniziato a lavorare la sera del venerdì 24 gennaio e ha presentato un prodotto funzionante (in quattro lingue e con la possibilità di effettuare i pagamenti per le auto e le date concrete) la sera della domenica 26 gennaio. I soldi raccolti tramite il sistema realizzato – dato che non è ancora ufficialmente adottato – vanno alla fondazione «Kolečko» che aiuta i bambini rimasti vittime degli incidenti stradali.
Nel frattempo, il vecchio Ministro per i trasporti ceco è stato costretto a presentare le dimissioni. Il Presidente e il nuovo Ministro hanno pubblicamente dichiarato l’intenzione di annullare il contratto da 401 milioni e di adottare il sistema creato nel corso del hackathon. Tomas Vondracek, l’organizzatore di quest’ultimo, ha promesso di consegnare gratuitamente il sistema allo Stato.
Io non sono in grado di dire quanto siano frequenti gli acquisti pubblici del genere nell’Europa occidentale. Ma immagino che possono anche capitare. Allo stesso tempo, fatico a immaginare una reazione tanto concreta da parte dei cittadini responsabili. Troppo spesso, infatti, vedo le persone concentrate sulla ricerca dei contratti anziché dei lavori. Ma i contratti arrivano quando gli altri vedono che sei capace di fare qualcosa di bello e interessante, non al contrario. A tutti conviene capirlo.


I regali di Facebook

Non so se tutti si sono già accorti del grande evento: il Facebook ha attivato per tutti gli utenti – e non solo per quelli statunitensi e sudcoreani – lo strumento che permette di scollegare dal profilo tutti i dati trasmessi dai siti e dalle app esterni. La trasmissione di quei dati verso il Facebook è il frutto della vostra attività fuori dal Fecebook (Off-Facebook Activity) che poteva consistere, per esempio, nella autentificazione sui siti, sulle app o nelle reti Wi-Fi. Sulla base dei dati ricevuti in tal modo, il Facebook personalizza gli annunci pubblicitari mostrati a voi.
Volendo, potete disattivare la vostra attività fuori dal Facebook seguendo le semplici e brevi istruzioni riportate su questa pagina.
In seguito alla disattivazione, la quantità degli annunci pubblicitari che vedrete su Facebook non diminuirà. Ma quei annunci non saranno personalizzati, quindi voi non sarete più costretti a vedere la pubblicità di ciò che avete già trovato, comprato, letto, risolto o rifiutato tempo fa, forse anche più di una volta.
Allo stesso tempo, Mashable sottolinea che le informazioni non vengono eliminate completamente: vengono solo scollegati dall’account. In ogni caso, la pace psicologica sull’orizzonte pubblicitario è già una bella cosa.


Vedere la diffusione

Ho scoperto un progetto bello, che a qualcuno potrebbe sembrare angosciante. La mappa della diffusione mondiale del coronavirus cinese, aggiornata in tempo reale: https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html?fbclid=IwAR02yFNGbySDIzfdZ-MDrgoRRuT5nJFl_c6Muocm9G2x5Zzrv3ukSgvqnhQ#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6

Possono essere visualizzate la mappa e le varie tipologie di dati.
Il sito non respira, quindi aprite con serenità.


Il polso da orologio

Mi piace eliminare i vecchi dubbi, indipendentemente da quanta pressione esercitino sul mio cervello. Vale anche per i dubbi apparentemente meno significativi. Oggi, per esempio, scrivo del dubbio riguardante la posizione «giusta» gli orologi.
Negli anni della mia infanzia (ormai non mi ricordo più l’anno preciso) alle mie orecchie giunse l’opinione secondo la quale solo le donne potessero portare l’orologio sul polso destro. Non mi ricordo più nemmeno la fonte…
Ma poi ho scoperto una regola che sembra molto più sensata: l’orologio si porta sul polso del braccio meno funzionale (quindi su quello sinistro per la persona che scrive con la destra). Ed è possibile fare al contrario solo se l’obiettivo è quello di mettere in evidenza un orologio costoso.
Non so se sia peggio apparire un [censured] o un esibizionista. Come non so quale delle due regole sia la più corretta (ma non sono in contraddizione tra loro). Ma, in accordo con la logica, ho deciso di elevare al rango della legge la seconda regola. La redazione del sito personale approva all’unanimità.
Concludo con una nota tecnica. In ogni caso, la posizione delle rotelline e dei pulsanti esterni indica per quale posizione è stato progettato l’orologio: essi devono essere rivolti verso le dita.

Spero di avere risolto i dubbi occulti anche di qualcun altro oltre a me.


Gli scherzi del Deep Fake

Gli sviluppatori della tecnologia Deep Fake continuano a raggiungere dei risultati sempre più spettacolari.
E i video creati con il Deep Fake fanno sempre più paura: non solo per le infinite possibilità di manipolazione dell’informazione, ma anche per il solo loro aspetto estetico. Ecco un recente esempio:

Spero che non lo abbiate visto prima di andare a dormire.


La musica del sabato

Se qualcuno mi avesse chiesto perché non pubblico qualcosa del rock o blues russo, io avrei risposto di avere almeno due motivi validi. Uno di questi è la lingua.
Per fortuna, però, almeno in questo senso esistono anche delle eccezioni.
L’eccezione che vi propongo oggi è Sergey Voronov con il suo gruppo Crossroadz (i nomi vecchi del gruppo sono Crossroads e X-Roudz) formato nel 1990. Non è il suo unico gruppo, probabilmente nemmeno il più originale, ma cominciamo pure da esso.
Ho riflettuto per un po’ di tempo sulla opportunità di invertire l’ordine delle canzoni scelte, ma poi ho comunque trovato le forze per seguire la cronologia degli eventi.
La prima canzone selezionata è la «Diamond Rain» (dall’album «Between» del 1993):

La seconda canzone scelta per oggi è la «We Were Meant to Be» (dall’album «Irony» del 2009):

Finalmente un nome non banale.


Nei giorni scorsi ho scoperto che l’organizzazione pubblica «Paris Musées» («Musei parigini») – che cura 14 musei della città – ha fatto un passo enorme sulla strada del progresso. Ha pubblicato sul proprio sito oltre 150 mila immagini a risoluzione altissima dei pezzi esposti nelle sue strutture.

Tutte le foto possono essere visualizzate e scaricate gratuitamente, essere utilizzate a qualsiasi scopo. Comunque siano le vostre intenzioni – anche la semplice curiosità – vedere in dettaglio certe opere di Rembrandt, Gustav Courbet, Eugène Delacroix, Claude Monet o Antoon van Dyck almeno sul computer è una bella cosa.

È uno strumento in più per capire meglio cosa andare a vedere dal vivo.


Il glorioso hardware nazionale

Il venerdì scorso avevo scritto del programma cinese volto a introdurre l’uso obbligatorio totale del hardware e del software nazionali per tutti i lavori svolti per conto dello Stato.
Da oltre un anno anche in Russia si discute di un provvedimento del genere, ma non si è ancora arrivati a un obbligo totale e sistematico, nemmeno sulla carta. Il 21 dicembre 2019 è stato firmato l’ultimo, dal punto di vista cronologico, provvedimento in materia: l’ordinanza del Governo firmata dall’ex premier Dmitry Medvedev. L’atto introduce un divieto di durata biennale per l’acquisto dei sistemi di archiviazione di dati di produzione straniera destinati a coprire le necessità statali e municipali.
Dal punto di vista teorico, sono sempre stato contrario alle misure del genere per almeno due motivi:
1) il protezionismo non ha mai aiutato, da nessuna parte del mondo, a sviluppare dei prodotti o servizi di qualità elevata;
2) i monopolisti nazionali – figli del protezionismo – alzeranno in modo ingiustificato i prezzi, dando anche spazio alle situazioni di corruzione.
La realtà russa, però, è come al solito ancora più interessante. Oggi vi propongo due esempi concreti interessanti.
Iniziamo dalla azienda moscovita Mayak che produce delle «soluzioni per i network». Vediamo la scatola nella quale viene imballato e venduto il loro switch HW-AMUR-CE-68…

… e proviamo a staccare l’etichetta: Continuare la lettura di questo post »


Ma che sorpresa…

Il 29 dicembre 2003 il funzionario Boris Gryzlov fu eletto alla carica del Presidente della Duma (rimanendo poi in carica fino al 14 dicembre 2011). I giornalisti ricordano che proprio quel giorno Gryzlov pronunciò una delle sue frasi più famose: «Il Parlamento non è un luogo per discutere».

Perché stamattina, per l’ennesima volta, mi è venuto in mente l’aforismo appena citato? Perché ho visto i risultati della prima votazione alla Duma sul testo di riforma costituzionale russa. Dei 450 parlamentari facenti parte della Duma, in aula erano presenti in 432. Tutti hanno votato a favore.

Ogni volta che qualche mio amico o conoscente italiano inizia a parlare o chiedere della opposizione presente nel Parlamento russo, a me viene da ridere. Chissà se almeno ora qualcuno riesca a capire il perché.