Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del febbraio 2022

Dimenticare von Clausewitz

I numerosi «esperti» della politica internazionale amano appellarsi alla famosa citazione del generale e teorico militare prussiano Carl von Clausewitz:

La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.

Molto probabilmente l’autore di queste parole soffriva di una specie di malformazione professionale e tendeva, dunque, a elevare la guerra – il proprio ambito di studio – al rango dello strumento più importante tra quelli a egli noti.
Tutti gli altri, però, non dovrebbero sentirsi obbligati ad attenersi alla opinione di una sola, concreta, personalità vissuta secoli fa. Alle persone dotate di una minima capacità di analisi basterebbe ripensare alla storia mondiale – anche a livello delle conoscenze scolastiche – per accorgersi che la situazione reale sia di segno opposto alle parole di von Clausewitz: in realtà la politica a essere la continuazione della guerra. Infatti, tutti i governanti (Principi) si sono serviti della politica dopo avere vinto o perso una guerra. Nel primo caso non ne avevamo momentaneamente più bisogno, nel secondo caso non avevano le forze per continuarla (o iniziarne una nuova). Ma ogni qualvolta ce ne fosse la possibilità, si faceva la guerra.
Tantissimi studiosi autorevoli non se ne sono però accorti. Si sono accorti solo di alcuni aspetti formali, quasi estetici: per esempio, del fatto che nel mondo contemporaneo le guerre inizino senza una dichiarazione. Oppure del fatto che sia mutato il concetto del campo di battaglia. In pochi si sono accorti del fatto che la guerra può manifestarsi senza uno diretto scontro armato tra le due parti. Di conseguenza, in pochi si sono accorti che la Terza guerra mondiale ci sia già stata: è durata approssimativamente dal giorno del discorso di Fulton fino al giorno di caduta dell’URSS. E, infine, in pochi hanno notato che la Quarta guerra mondiale sia iniziata anni fa con la cosiddetta guerra ibrida (l’inizio della Seconda era stato in un certo senso simile). Iniziata per il volere di un leader che mentalmente vive ancora in un mondo che a) spartito in aree di influenza decise in base ai risultati della Seconda guerra mondiale; b) non è più necessario fare lo sforzo di continuare la guerra con la politica (diversamente da quanto hanno deciso gli Stati contemporanei).
Da tutto quello che mi è capitato di leggere in questi giorni non sono riuscito a capire bene quanto sia larga la comprensione di un principio preoccupante. La guerra attualmente in corso sul territorio ucraino ha le potenzialità per trasformarsi in una guerra mondiale di aspetto tradizionale, facilmente comprensibile a tutti. È importante capire che la guerra in Ucraina non è iniziata per finire in Ucraina. È importante capire che la vittoria – indipendentemente dai suoi costi – in questa guerra sarà un chiaro segnale per chi l’ha iniziata: «è un modo di fare praticabile», «si può rifarlo ancora». Si può rifarlo come si può rifare tutte le altre imprese passate impunite: per esempio, la guerra in Georgia nel 2008 o l’annessione della Crimea nel 2008. Dove rifarlo? Da qualsiasi altra parte: per esempio, in Finlandia (la quale ha fatto parte dell’Impero russo, quindi ci sarebbe il solito pretesto «storico»).
La Finlandia vi sembra «più europea» della Ucraina? Quindi iniziate a sentire più vicino il pericolo? Bene, molto bene!
Certo, si potrebbe anche prendere l’esempio da Chamberlain e tentare di non infastidire troppo quel tipo pazzo… Ma ci ricordiamo bene come si era sviluppata la cosa.


Le perdite

A causa di una certa sproporzione nelle dimensioni dell’aggressore e della vittima (ma pure nelle due propagande circa la potenza dei rispettivi eserciti), nessuno poteva immaginare che già il secondo giorno di guerra – già venerdì 25 febbraio – si potesse vedere le colonne dei mezzi russi danneggiati e abbandonati sulle strade ucraine:

È assolutamente giusto e doveroso parlare prima di tutto dei danni fatti alla vittima della aggressione. Ma è altrettanto interessante notare che l’esercito russo sta nascondendo – come lo ha sempre fatto – la portata delle proprie perdite. Non sono sicuro che ci sia solo uno (o quello principale?) motivo determinante di tale comportamento. Forse si ha paura di manifestare la debolezza o di dуmoralizzare i propri sostenitori? Boh, non sono pronto ad affrontare un argomento che per ora mi sembra abbastanza difficile.
E poi vediamo pure un video di un mezzo militare russo che investe un’auto civile. Probabilmente, voleva solo salvarla dai neonazisti. Il pensionato che era al volante si è salvato per miracolo.


La musica del sabato

Nell’autunno del 1862 l’etnografo, folclorista e poeta ucraino Pavlo Čubynskyj scrisse la poesia patriottica «Non è ancora morta l’Ucraina» («Ще не вмерла Україна»). All’inzio del 1863 la poesia venne pubblicata sulla rivista «Meta» di Leopoli e divenne quasi subito molto popolare. Nel periodo tra il 1862 e il 1864, poi, il compositore e sacerdote ucraino Mykhailo Verbytsky scrisse la musica per trasformare la suddetta poesia in una canzone. Non si conosce un periodo più preciso della composizione della musica, ma si ritiene che la prima esecuzione pubblica della canzone fosse avvenuta il 10 marzo 1865 durante un concerto dedicato alla memoria del poeta-simbolo ucraino Taras Ševčenko (morto il 10 marzo 1861). La canzone divenne in Ucraina ancora più popolare della poesia, tanto popolare da essere ritenuta da molti — in un periodo iniziale — di origini popolari.
Nel 1917, con la caduta dell’Impero russo e il sorgere della illusione di una imminente indipendenza dell’Ucraina, la canzone «Non è ancora morta l’Ucraina» divenne uno dei potenziali inni ucraini. Con la nascita e l’affermazione dell’URSS, però, l’adozione di una canzone patriottica del genere in qualità dell’inno divenne nuovamente impossibile. Solo il 15 gennaio 1992 il Parlamento della Ucraina finalmente indipendente adottò ufficialmente la musica di Mykhailo Verbytsky. E solo il 6 marzo 2003 in qualità dell’inno fu adottato pure il testo di Pavlo Čubynskyj.
Questa è la lunga storia del giovane inno ucraino ufficiale. Eccolo:

Esiste pure la versione rock dell’inno: è stata arrangiata dal musicista Mikita Rubčenko:

Spero tanto che questo inno torni presto a suonare nelle occasioni positive.


La guerra in foto

Alex Lourie, un fotografo del National Geographic, si trova in Ucraina e quindi ha la possibilità (è un po’ strano usare questa parola) di postare sul Twitter le proprie testimonianze fotografiche di quanto sta accadendo.


La visione di tutte le foto non sarà un passatempo tanto allegro, ma viviamo in un mondo che è fatto così.


Le risposte senza domande

I giornalisti del 9to5Mac hanno analizzato i dati forniti dal sito StatCounter e hanno rilevato che il browser Safari sta perdendo la popolarità tra gli utenti dei desktop. Inoltre, hanno prognosticato che i ritmi attuali della perdita della popolarità potrebbero in pochi mesi far scendere il Safari dal secondo posto della classifica dei browser più utilizzati. Il Safari, però, funziona solo sui dispositivi della Apple (i quali non stanno, pare, diventando meno popolari di prima), quindi è interessante vedere anche la classifica generale dei browser. Ebbene, si può fare una interessantissima scoperta non menzionata in alcun modo dai giornalisti del 9to5Mac: un bel 9,54% degli utenti dell’internet naviga con il computer utilizzando il Microsoft Edge (uno dei due browser che stanno per superare il Safari), mentre l’1,06% sta ancora utilizzando l’Internet Explorer. In sostanza, le statistiche confermano che il 10,6% delle persone che navigano con il computer hanno l’Oscurità nelle loro menti. Questo dato spiega bene certi commenti, messaggi, mail, post (e altre pubblicazioni), like / dislike e molto altro ancora… In termini assoluti i 10,6 non sembrano una percentuale altissima, ma non dimentichiamoci che i personaggi strani sono solitamente quelli più attivi…

P.S.: io sono un utente sereno del Firefox (l’"iphone" tra i browser) e non sempre comprendo la grande popolarità del Chrome (l’"android" tra i browser). Ma capisco che non tutti hanno bisogno degli strumenti particolarmente evoluti per navigare pure con il computer (la versione mobile del Firefox fa invece un po’ paura).


La guerra

So da tempo che Vladimir Putin è pazzo, sempre più pazzo. Ma non potevo immaginare che la situazione fosse così così grave. Anche la persona più malata ha, di solito, una propria logica e una certa dose di pragmatismo: due cose che possono essere molto strane e per nulla condivisibili, ma sono sempre presenti.
A questo punto devo aggiungere: quasi sempre. Perché nella mente di Putin sono assenti.
Era difficile (quasi impossibile) credere che anche la persona più malata potesse iniziare – nel pieno XXI secolo – una invasione militare in stile di quasi cento anni fa: con dei pretesti falsi e con gli obiettivi imperiali. Ma è successo, nonostante il fatto che apparisse poco probabile fino a ieri. Credere nella ragione è troppo facile e, allo stesso tempo, porta alle grandi delusioni.
Ora non so cosa fare e cosa scrivere.
Chiedere scusa agli ucraini? Ma loro non ne hanno bisogno anche perché conoscono la differenza tra i russi (e la Russia) e il regime di Putin.
Spiegare agli europei la stessa differenza tra i russi (e la Russia) e il regime di Putin? Coloro che non l’hanno capita fino a oggi, non la capiranno nemmeno leggendo i miei testi deboli.
Proporre soluzioni e sanzioni o fare previsioni sul futuro? Non ha alcun senso pratico: la situazione creatasi può (e molto probabilmente deve) essere risolta solo dall’interno, con e forze proprie. E ci vorrà moltissimo tempo.
L’unica cosa che posso fare ora è aggiungere la mia voce ad altre singole – ma, vi assicuro, numerose – voci dei miei connazionali. Io dico: disapprovo questa guerra, disapprovo la politica di Putin.

P.S.: non voglio sprecare il tempo dei miei lettori per spiegare delle grosse banalità, quindi non mi metto a raccontarvi, di nuovo, che nessuno conosce il reale grado di sostegno di Putin tra la popolazione russa. Tutte le elezioni e i sondaggi degli ultimi 23 anni sono stati truccati.


Un momento azzeccato

Una volta Emir Kusturica era un bravo regista che girava dei film interessanti. È da un po’ di anni che non realizza qualcosa di realmente valido, ma questo, in un certo senso, è normale: a tutti gli artisti capitano delle fasi negative nella vita.
Ieri, però, ho letto che Kusturica ha accettato l’invito del ministro della difesa russo Sergej Šojgu di diventare il regista principale del Teatro dell’Esercito russo. Quel teatro è una istituzione culturale con quasi cento di storia, in passato ha conosciuto dei periodi buoni e ha avuto qualche bravo attore. Non sono del tutto sicuro che qualcuno dei non russi lo sappia… Ma non riesco a immaginare quale sostanza bisogna avere oggi al posto del cervello per accettare un incarico del genere proprio nel periodo storico corrente. Evidentemente si tratta di un acquisto (sì, proprio un acquisto) del governo russo utile nell’ottica della propaganda internazionale.
A questo punto avrei potuto dire che Emir Kusturica ha accettato il ruolo di un utile idi… Ma io non sono un leniniano, quindi evito, ahahahaha


Qualcosa sul conflitto russo-ucraino

Dato che, come al solito, nessuno sta capendo un bel niente della situazione creatasi sul confine russo-ucraino, provo a regalarvi qualche altro principio utile per la comprensione.
Ho già scritto più volte che Vladimir Putin è più un tattico che uno stratega; ora possiamo osservare facilmente una grande dimostrazione di questo principio: negli ultimi due mesi ha fatto avvicinare le truppe al confine con l’Ucraina, ha fatto un ultimatum alla NATO e poi si è accorto (a sorpresa per lui, a quanto pare) che l’ultimatum non ha funzionato (in sostanza, la NATO si è rifiutata di ritirarsi dall’Europa). Di conseguenza, Putin si è improvvisamente accorto di non avere una uscita facile dalla situazione creatasi. Ritirando le truppe e l’ultimatum e facendo finta che non sia successo nulla si toglie ogni possibilità di organizzare altre minacce belliche e di porre altri ultimatum. Capisce – forse – che la prossima volta non sarà più credibile.
A questo punto, il prossimo passo più logico sarebbe, purtroppo, la vera invasione militare della Ucraina, ma io continuo a pensare (e raramente ho voluto/sperato di avere ragione tanto come questa volta) che per Putin sia una scelta troppo forte. Non gli piacciono le scelte che comportino delle responsabilità dirette, nette e forti.
Quindi la scelta, a quanto pare, sia stata quella di riformulare la provocazione. Ora non sarebbe più la Russia a minacciare l’invasione dell’Ucraina. Ora la Russia sarebbe minacciata dall’Ucraina. Se vi sembra una battuta, devo farvi auguri: siete più in contatto con la realtà di Putin. Egli, nel frattempo, sta cercando di invertire la situazione. Gli Stati stanno facendo rientrare i propri cittadini dall’Ucraina? No, ora sarebbe l’Occidente ad attaccare e la Russia starebbe evacuando la popolazione civile. La ragione concreta? I missili che arriverebbero dal territorio ucraino anche fino ai posti di controllo del confine. Tra parentesi: (non importa che arrivino dal territorio ucraino controllato dalla Russia; non importa che l’Ucraina è accusata delle provocazioni proprio in quel preciso momento quando le truppe russe sono concentrate vicino ai confini). Insomma, si sta cercando di imitare le reali azioni dell’Occidente, spacciandole per la propria iniziativa. Il problema sta nel fatto che l’unica azione della leadership americana – l’esempio più rilevante – è stata quella di spostare l’ambasciata americana da Kiev a Leopoli. Mentre la Russia sta spostando, senza preavviso, senza un piano e senza alcuna idea precisa della data di rientro, migliaia di donne, bambini e anziani verso le località russe quasi non attrezzate. Prelevati e spostati come se fossero degli schiavi. Boh…
In questo contesto, il riconoscimento della «indipendenza» delle due regioni ucraine è solo un logico passaggio, una legalizzazione della guerra non dichiarata che era in corso dal 2014. E, per ora, è l’unica alternativa (l’unica praticabile per Putin, ovviamente) a una nuova guerra vera. Voglio vedere se si accontenti di questa «conquista». Ma sono sicuro che ci saranno delle sanzioni da parte degli USA e dell’Europa, anche se la Russia non dovesse collocare le truppe sui territori riconosciuti indipendenti.


Le ricerche degli interessati

L’azienda britannica Dyson (nota al largo pubblico prevalentemente per gli aspirapolvere, asciugamani e ventilatori) ha pubblicato i risultati della propria ricerca annuale sulla povere. Nell’ambito di quella ricerca vengono costantemente studiate le abitudini delle persone legate alle pulizie delle proprie abitazioni.
In particolare, la Dyson ha rilevato che nel 2021 il 95% degli intervistati ha fatto le pulizie con la stessa o maggiore frequenza dell’anno precedente, ma il 44% è motivato a fare le pulizie solo se lo sporco e/o la polvere in casa sono visibili a occhio nudo. Nella ricerca annuale precedente la seconda risposta era stata data solo dal 33% degli intervistati. Fino a questo punto non vedo alcunché di interessante (in effetti, la gente passa molto più tempo a casa), tranne il fatto che avrei potuto aspettarmi una percentuale sensibilmente più alta.
I risultati più strani sono altri: nella ricerca si pone una certa attenzione sul fatto che il 72% non usa l’aspirapolvere per i materassi e il 90% non la usa per le finestre.
Per me sono dei «risultati» strani perché non riesco a immaginare una persona mentalmente sana che decida di disfare il letto per pulire il materasso con l’aspirapolvere. Come fa la polvere a raggiungere il materasso sempre coperto da più strati di tessuto? Non diventerà più sporco di prima dopo il passaggio con l’aspirapolvere? Boh…
Non riesco a immaginare nemmeno una persona mentalmente sana che possa proporre una domanda del genere agli intervistati, ma gli interessi economici del produttore degli aspirapolvere qualcosa spiegano.


Zeus will be back

All’inizio di febbraio era comparso su internet uno dei video meno comprensibili di sempre con Arnold Schwarzenegger Zeus che preleva un bicchiere palesemente vuoto in una caffetteria.

Per fortuna, le persone esperte mi hanno suggerito che molto probabilmente si tratta del teaser di una pubblicità girata per essere trasmessa nel corso del Super Bowl 2022. E, in effetti, così è stato:

Purtroppo, non ha pronunciato la frase attesa…