Cosa vi ho nascosto:

Il museo d’arte olandese Rijkmuseum ha realizzato una nuova variante della copia digitale ad altissima risoluzione del quadro «Ronda di notte» di Rembrandt.
Nell’ambito di questa missione un team di specialisti ha fotografato 8439 frammenti del quadro e poi la ha «cuciti» insieme con l-aiuto di una rete neurale artificiale. Tutte le foto dei singoli frammenti del quadro sono state scattate con una Hasselblad H6D 400 MS da 100 megapixel con il sensore CMOS di 5,5×4,1 cm. Lo spazio tra i pixel è di 5 micrometri. Inoltre, gli autori della digitalizzazione hanno comunicato di avere creato una mappa del rilievo del dipinto per poter calibrare la macchina fotografica e ottenere quindi una messa a fuoco accurata.
Alla fine, le foto di tutti i frammenti sono state controllate – sempre con l’aiuto di una rete neurale artificiale – circa la coerenza dello schema dei colori e della nitidezza. Tutte le immagini così controllate e ottenute sono quindi state unite in un unico file di 5,6 terabyte con una risoluzione finale di 717 gigapixel. Il risultato è ora disponibile sul sito del museo.

Un progetto simile era già stato realizzato dallo stesso museo a maggio del 2020: all’epoca era stata pubblicata una copia digitale della «Ronda di notte» di 44,8 gigapixel. Io sono contento per il grande progresso tecnico fatto in così poco tempo e, certamente, per la possibilità di vedere un quadro famoso in una risoluzione ancora più alta… Ma spero che ora si passi anche a qualche altra opera!


La comprano ancora!

Mi ricordo che nei miei primi anni in Italia per strada incontravo con una certa regolarità degli esemplari più o meno datati della Lada Niva. La frequenza di questi incontri si era però progressivamente ridotta fino a uno o due all’anno: probabilmente perché le nuove Lada non si vendevano più nell’UE (per dei motivi delle emissioni troppo alte), mentre quelle vecchie «morivano».
Ma ecco che, alla fine di dicembre, ho per puro caso incontrato un esemplare nuovissimo: a giudicare dal design e dalla targa, la macchina è stata prodotta e immatricolata nel 2021.

A tutti gli interessati ricordo che nel 2019 il produttore AvtoVAZ ha ricomprato la quota «mancante» del 50% nella joint venture GM-AvtoVAZ e ha quindi riavuto il diritto di utilizzare il marchio «Niva» per il proprio modello storico.
Mi sento positivamente divertito ogni qualvolta vedo una auto russa sulle strade europee. In più, sono contento per il fatto che la Lada sia riuscita a tornare sul mercato italiano. Ma, allo stesso tempo, devo constatare che la Lada Niva non è il miglior fuoristrada russo: i ben noti a molti italiani modelli della UAZ, pur essendo molto più spartani, sono anche decisamente più affidabili e resistenti. In più, sono pure facilmente riparabili con le forze proprie anche in mezzo a una foresta. Di conseguenza, le persone in cerca di un fuoristrada tradizionale — quello fatto non solo per le strade asfaltate e privo della elettronica superflua — e poco costoso sono invitati a fare una scelta giusta, ahahaha
P.S.: su Instagram mi hanno segnalato che il Corpo forestale del Trento ha circa una decina delle Lada Niva. Appena posso, vado a controllare di persona e vi aggiorno!


Le semplificazioni dei 26 senatori

Il Senato degli Stati Uniti ha pubblicato una proposta di legge, redatta da 26 senatori, sulle sanzioni da imporre alla Russia se le truppe russe dovessero invadere l’Ucraina o se il conflitto tra la Russia e l’Ucraina dovesse intensificarsi ulteriormente. Tra le misure proposte ci sono il divieto di entrare negli Stati Uniti e il congelamento dei beni statunitensi del presidente russo, del primo ministro, del ministro degli esteri e del ministro della difesa, così come dei comandanti di vari tipi di truppe e di altri individui che la Casa Bianca dovesse ritiene coinvolti in «aggressioni contro l’Ucraina». Si tratta di un documento lungo e, dicono, visto positivamente dalla Casa Bianca. Ma nonostante tutto questo, attualmente non mi sembra un documento da prendere troppo sul serio.
Prima di tutto, non è da prendere sul serio perché l’intervento diretto (apertamente dichiarato) delle truppe russe in Ucraina continua a sembrarmi poco probabile. In secondo luogo, non è detto che un documento del genere venga approvato (o, almeno, approvato nella sua redazione attuale). In terzo luogo, spero tanto che prima o poi qualcuno riesca a spiegare ai politici federali americani che il presidente russo menzionato nel documento si comporta costantemente come un bullo infantile: quando si sente sotto pressione, continua a «fare il cattivo» con una intensità maggiore di prima. Quest’ultimo punto, in particolare, complica tanto il lavoro dei politici e diplomatici costretti ad affrontare i comportamenti dei governanti russi e richiede una buona fantasia nell’inventare le sanzioni: ovviamente, qualora ci fosse l’interesse di introdurre sanzioni (o compiere qualsiasi altro tipo di azione) funzionanti e realmente mirate al raggiungimento di un obiettivo concreto e voluto. E, effettivamente, dobbiamo ammettere che nessuno ha mai sostenuto che la politica e la diplomazia siano dei mestieri facili. Non consistono certo nella sola frase imperativa «fai il bravo».


Il ritmo della innovazione

In teoria – quella facilmente comprensibile a tutti, ahahaha – la pandemia prolungata avrebbe dovuto apportare dei cambiamenti importanti alla nostra vita quotidiana e, in particolare, rendere quest’ultima «più digitale»: in modo da permetterci di svolgere più attività possibile a distanza.
Sulla pratica, però, la digitalizzazione della vita dimostra di essere solo un fenomeno del progresso sociale ma non proprio tecnologico. Lo possiamo dedurre, per esempio, dalla ricerca della IFI Claims Patent Services, una piattaforma di analisi dei dati sulla proprietà intellettuale che pubblica da decenni i 50 maggiori titolari di brevetti nel mercato statunitense.
Nel 2021 il numero di brevetti registrati negli USA per le tecnologie varie è diminuito del 7,5% rispetto all’anno precedente. In totale sono stati registrati 327.300 brevetti. Il 2021 è stato dunque il secondo anno consecutivo di declino, ma il calo del 2021 è stato il più grande degli ultimi dieci anni.
Il numero totale delle domande di registrazione di brevetto negli USA nel 2021 è stato di 410.000, l’1% in meno rispetto al 2020.
La maggior parte dei brevetti registrati negli USA è stata depositata da aziende locali (45,8%), seguite da quelle giapponesi (14,4%), sudcoreane (6,5%) e cinesi (6,3%). Ma solo le aziende cinesi hanno visto un aumento del 10% delle registrazioni nel 2021.
Il detentore del record di brevetti concessi è la statunitense IBM (oltre 8,6 mila), seguita dalla sudcoreana Samsung (6,4 mila), dalla giapponese Canon (3 mila), dalla taiwanese TSMC (2,8 mila), dalla cinese Huawei (2,77 mila) e dalle statunitensi Intel (2,6 mila) e Apple (2,5 mila).
Negli ultimi cinque anni, invece, le categorie in più rapida crescita nella quantità dei brevetti sono state i modelli informatici basati su modelli biologici (il tasso di crescita medio annuo tra il 2017 e il 2021 è stato del 54,5%), le innovazioni nella agricoltura (42,5%), i dispositivi elettrici per il fumo (40,5%), l’apprendimento automatico (38,6%), i computer quantistici e i sistemi informatici basati su fenomeni di meccanica quantistica (35,9%), le capacità speciali legate alla estrazione di petrolio, gas o acqua (35,6%), etc.
A questo punto la tendenza di lungo periodo mi incuriosisce ancora di più.


L’esempio di Novak Djokovic

Fino all’inizio di gennaio di quest’anno il tennista Novak Djokovic mi è stato moderatamente simpatico, sicuramente molto più simpatico della maggioranza dei suoi famosi colleghi-rivali.
Non solo fino al momento della pubblicazione di questo post, ma anche per il tempo infinito seguente, mi sono però notevolmente antipatici i no-vax. Più o meno nella stessa misura mi sono antipatiche anche le persone ignoranti e pigre che non si sforzano a individuare la fonte delle proprie paure nei confronti dei vaccini, ma ora mi concentro solo sui no-vax.
Ebbene, sono enormemente contento per il fatto che Novak Djokovic sia finalmente riuscito a essere un esempio positivo anche fuori dai campi sportivi… Logicamente, – e non è assolutamente un tentativo di offendere qualcuno – non possiamo aspettarci una grande intelligenza da uno sportivo professionista, quindi dobbiamo costatare che sia diventato un esempio positivo involontariamente. Infatti, i recenti avvenimenti della sua biografia hanno dimostrato a tutto il mondo (e forse dimostreranno ancora) che senza la vaccinazione non si torna alla vita normale.
Spero tanto che questo esempio concreto abbia già convinto qualcun altro a vaccinarsi.
Novak Djokovic, intanto, è stato liberato e ha iniziato ad allenarsi. Se dovesse veramente essere ammesso all’Australian Open 2022, io, per la prima volta nella vita, tiferò contro di lui.


Le notizie del spionaggio fai-da-te

Per l’ennesima volta è stato dimostrato che su Google Maps si può trovare di tutto…
Questa volta, in particolare, sulla mappa del Missouri è stato avvistato il bombardiere strategico subsonico statunitense Northrop B-2 Spirit. Sarebbe l’aereo più costoso al mondo, costa circa quattro miliardi di dollari.

Per i più curiosi, ecco una sua foto più dettagliata:

Ma, comunque, volevo comunicare che si possono trovare delle cose più incredibili sulle fonti accessibili a tutti.


Inerario §28

Il nuovo paragrafo di Inerario (§ 28) è dedicato al modo di realizzare un menu breadcrumbs totalmente automatizzato e personalizzabile per i siti costruiti con il WordPress. La soluzione proposta nel paragrafo è una funzione in PHP che si adatta ugualmente bene ai siti di qualsiasi complessità strutturale e di qualsiasi grandezza.
Il paragrafo dovrebbe essere utile e interessante prevalentemente agli sviluppatori backend e frontend, ma anche alle persone che si occupano personalmente dei propri siti.
http://www.eugigufo.net/it/inerario/paragrafo28/


Il video dell’anno

Il video domenicale di oggi non è solo l’illusione dell’anno 2021: può anche essere considerato il video-ritratto di un qualsiasi anno della nostra vita. Sembra che non sia cambiato nulla, ma in realtà è cambiato quasi tutto.

Per gli interessati alle cose concrete di questo mondo: le persone sufficientemente organizzate possono provare a fotografare la stessa stanza della propria casa una volta a settimana e poi, alla fine dell’anno, fare un video di tutte le immagini. Oppure confrontare la prima e l’ultima della serie.


La musica del sabato

Il duo country-rock statunitense The Everly Brothers fu particolarmente famoso e popolare nel primo perido della propria attività: dal 1956 (l’anno dell’esordio) al 1963 (l’anno in cui i fratelli Phil e Don furono chiamati alla marina militare USA). La stilistica del duo influenzò diversi gruppi famosi dei decenni successivi: in particolare (secondo me) il ben noto anche a voi duo Simon and Gurfunkel (il quale, però, è diventato meritatamente famoso senza imitare cecamente i protagonisti del mio post di oggi).
Ricordando i gruppi di una simile popolarità e influenza, ma allo stesso tempo anche datati (quest’anno The Everly Brothers avrebbero festeggiato 66 anni di attività), è sempre ammissibile postare anche le loro canzoni più famose: c’è sempre qualcuno che non se le ricorda o addirittura non conosce. Quindi per il post musicale di oggi ho scelto le seguenti due canzoni de The Everly Brothers.
La prima è la «Bye Bye Love» (dall’album «The Everly Brothers» del 1957). Si tratta del secondo singolo del gruppo nel senso cronologico e della prima loro canzone diventata popolare.

La seconda canzone selezionata per oggi è la «Cathy’s Clown» (dall’album «A Date with the Everly Brothers» del 1960). Questa è stata la prima canzone pubblicata dallo studio americano Warner Bros. Records in UK; nel 1963 The Beatles avevano arrangiato la parte vocale di «Please Please Me» seguendo l’esempio di questa canzone.

È abbastanza curioso ricordarsi del fatto che non troppo tempo fa (certo, relativamente) questa era la musica giovanile alla moda.


Branson DeCou nacque nel 1892 a Philadelphia (in Pennsylvania, USA). Durante gli studi al Stevens Institute of Technology si interessò seriamente alla fotografia e, essendo stato motivato dal successo delle sue prime opere, abbandonò gli studi dopo appena un anno per iniziare a girare il mondo con la macchina fotografica. Nel periodo tra il 1915 e il 1941 riuscì a visitare diversi Stati del mondo, scattando una notevole quantità di foto. Nel tempo libero dai viaggi si guadagnò da vivere tenendo delle conferenze sui propri viaggi: assistito dalla moglie, mostrava al pubblico le proprie foto e raccontava delle circostanze nelle quali le suddette foto erano state scattate. Lo show, chiamato «Dream Pictures», aveva un costante successo tra il pubblico statunitense.
Il 12 dicembre 1941 Branson DeCou morì di infarto all’età di 49 anni. La sua vedova continuò a condurre le conferenze basate sulle foto del marito per alcuni altri anni, dopodiché donò – sul consiglio del fotografo Ansel Adams – tutte le opere del marito alla University of California. Ora l’intera collezione (circa ottomila foto) è conservata al campus di Santa Cruz; molte delle foto sono pubblicate sul sito della biblioteca universitaria. Secondo me quelle immagini sono interessanti non solo per una grande varietà dei luoghi e delle situazioni del passato immortalati, ma anche per il fatto che ogni scatto è stato colorato – già all’epoca dello sviluppo – a mano con la vernice all’anilina.
Io ho speso un bel po’ di tempo a studiare le foto di DeCou, anche se il database che le contiene è organizzato in un modo un po’ stupido: per esempio, il filtro «Italia» non include nei risultati di ricerca le foto per «Milano», mentre il filtro «Milano» non include quelle per «La Scala» etc. etc.. Però le foto sono da vedere!
Per questo post ho selezionato solo alcuni – pochi – esempi.
Un vigile con dei ciclisti a Milano:

La basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo:
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