Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «bevande»

L’estimated sign

Sulle confezioni di molti prodotti consumabili (non solo quelli mangiabili o bevibili) accanto alla indicazione del peso o del volume del contenuto si trova il simbolo «℮».

Non tutti sanno cosa significa e a cosa serve. Ancora meno persone si ricordano di informarsi sull’argomento. Ebbene, il Capitan Ovvio si affretta a fornire una risposta alle domande non fatte. Continuare la lettura di questo post »


Una nuova (per me) Coca-Cola

Ogni stagione… Anzi, ogni mese dell’anno si possono fare delle scoperte gastronomiche molto specifiche. Così, la mia scoperta di questo agosto – pur non potendo essere collocata nell’ambito dell’alta cucina – è abbastanza specifica, caratteristica di questo periodo dell’anno.
Ho scoperto che ora in Italia viene venduta la Coca-Cola al limone. Le rispettive bottiglie sono facilmente riconoscibili dal colore giallo del tappo e della etichetta.

Per quanto riguarda il gusto, si tratta in sostanza di una normale Coca-Cola con una sensibile (ma non esagerata) presenza del limone. Potrebbe essere ideale per gli amanti di tale mix che non hanno la voglia o la possibilità tecnica di aggiungere con le proprie mani del succo di limone appena spremuto. E, soprattutto, mi è sembrata assolutamente bevibile. Direi buona.
Per gli appassionati delle etichette informative aggiungo, comunque, anche questa foto: Continuare la lettura di questo post »


I problemi della sintesi

Ogni marketologo (e non solo lui) sa che gli slogan devono essere sintetici. Ogni marketologo (e non solo) senza cervello non ragiona (che sorpresa!) sulle proprie creazioni «geniali». E allora sono i nostri cervelli a subire le conseguenze.
Per esempio: in questo caso cosa ci invitano di fare? Gustare la bottiglia o riciclare il suo contenuto?

Faccio apposta a non indicare il nome della nota azienda produttrice. Anche se sospetto che qualcuno l’abbia già riconosciuta.


Le mie scoperte: pepsi/na

Non ci avrei mai pensato prima, ma ora lo so: il nome della bevanda Pepsi deriva dal nome della sostanza pepsina (pepsin in inglese).
La pepsina è un fermento alla base dei succhi gastrici, elaborato in via naturale dallo stomaco umano.
La bevanda Pepsi, infatti, veniva inizialmente pubblicizzata come utile per la digestione.
L’idea di bere il succo gastrico non mi sembra particolarmente utile per l’appetito (un po’ come l’idea di mangiare un hamburger marcio), ma forse gli americani dell’epoca avevano delle ispirazioni differenti dalle mie. In più, non sono mai stato un amatore della Pepsi. Quindi sfrutto l’occasione per ribadire la mia fedeltà pluriennale alla Coca-Cola, anche se la bevo sempre più raramente e quasi esclusivamente d’estate.


La macchinetta del the

Alla fine di agosto mi ero già chiesto perché fossero così poco diffuse e limitate nella loro varietà le capsule di the da utilizzare nelle macchine comuni da cucina.
Trovo assolutamente normale il fatto che anche qualcun altro si sia tempo fa accorto della discriminazione ingiusta a favore del caffè. Pochi giorni fa ho scoperto che sul piattaforma di crowdfunding Kickstarter è in corso la raccolta di fondi per la realizzazione della macchina the universale BRÜ.

La macchina può funzionare con il the in foglie normale e con le bustine. Possono essere regolate la temperatura dell’acqua, il suo volume e il tempo di preparazione.
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I misteri del mercato

Un bel giorno mi sono chiesto: perché in Italia si vendono praticamente dappertutto le capsule di caffè, ma non si vedono mai quelle di the?
Lo stesso bel giorno mi sono risposto: sarà più facile trovarle su internet. E sono andato su Google Shopping.
Il Google Shopping, a sua volta, mi ha ricordato che per determinate ricerche i giorni belli non esistono. In Italia, infatti, vengono prodotte solo le capsule di the rovinato con il limone. E, in più, non tutti i produttori di capsule si sono accorti di questa nicchia di mercato.

Attualmente è una notizia negativa per me e positiva per coloro che vogliono tentare di vincere la concorrenza. Anche se, purtroppo, la cultura del the non è particolarmente diffusa in Italia.


Un albero utile

La distilleria britannica The Lakes Distillery ha trovato il modo di rendere l’albero di Natale ancora più utile del «normale». Infatti, normalmente quell’albero ha una utilità pratica solo una mattina dell’anno, mentre la soluzione proposta dagli inglesi lo rende utile tutte le sere (ma volendo anche tutte le mattine).
In sostanza, hanno prodotto le sfere per l’albero di Natale riempite con degli alcolici: è possibile scegliere tra il whisky, la vodka e il gin (gli ultimi due presenti in tre varianti).
Il set di 6 sfere da 50 ml (un po’ pochi secondo me) costa 41 euro.

Ora anche tanti genitori sono d’accordo di tenere l’albero di Natale per molto tempo e con più sfere possibile, vero?