Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «bielorussia»

Lukashenko quasi geniale

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, Aleksandr Lukashenko è un tipo che non si arrende mai.
L’altro ieri avevo brevemente scritto degli imminenti problemi finanziari del suo Stato, mentre ieri lui ha già firmato una ordinanza in base alla quale i cittadini tutto il mondo possono recarsi in Bielorussia per una vaccinazione anti-Covid a pagamento. Non penso che sia un provvedimento destinato ai cittadini europei (che ora riescono ad accedere con una relativa facilità ai vaccini affidabili). In Russia e in Ucraina, invece, le dosi dei vaccini scarseggiano. Mentre in Bielorussia viene prodotto lo Sputnik V!
Geniale…
Semplicemente geniale: in qualche modo riesce sempre a ottenere dei soldi dalla Russia ahahaha


Economia creativa

L’analisi della politica internazionale (ma anche quella nazionale) molto spesso assomiglia alle scommesse sportive: si raccolgono dei piccoli segnali apparentemente poco significativi e si proiettano sul futuro.
Ma facciamo subito un esempio pratico. L’altro ieri la più grande compagnia aerea cargo russa – la Volga-Dnepr – ha annunciato di voler evitare, nelle occasioni dei propri voli, lo spazio aereo bielorusso. Noi conosciamo già il fatto passato che avrebbe determinato tale scelta: l’atterraggio forzato dell’aereo di Ryanair con un oppositore bielorusso e diversi cittadini europei a bordo. Ma noi vogliamo interpretare i fatti politici del presente e del futuro. Quindi io potrei ipotizzare quanti segue.
Le grandi aziende russe – private o statali che siano – non hanno una assoluta libertà nel prendere le decisioni importanti. Come minimo, i loro dirigenti si consultano con qualche dirigente statale russo. Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare che a livello statale si voglia in qualche modo «punire» o «mettere in guardia» Lukashenko. quest’ultimo, però, è uno dei pochi «amici e alleati» della Russia.
A questo punto dobbiamo ricordare almeno due cose:
1) da decenni ormai la Bielorussia è di fatto finanziata dai soldi pubblici russi (prestiti coperti con altri prestiti fino all’infinito, prezzi favorevoli del gas e del petrolio etc);
2) le recenti sanzioni europee dovrebbero far perdere alla Bielorussia circa cinquecento milioni di dollari all’anno.
Come cercherà Lukashenko di recuperare le perdite? Esatto: chiedendo altri soldi a Putin.
Il risultato della analisi: la ripresa dei voli della (o delle) compagnia aerea russa sarà una delle forme dei futuri aiuti. In sostanza, sarà una questione di contabilità e non dei soldi realmente regalati. Perché la liquidità è limitata un po’ per tutti.
Anche da questa storia, impariamo pure un po’ di contabilità creativa ahahaha


Assegnare i ruoli

Alla fine di maggio Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko (potreste avere già sentito questi due nomi) hanno avuto un incontro lungo due giorni a Sochi. Il principale risultato politico dell’incontro è un nuovo «prestito» (si traduce in italiano come regalo) all’ospite Lukashenko: 500 milioni di dollari statunitensi per la continuazione della sua fantastica politica interna.
Ma a un lettore italiano medio potrebbero anche non interessare questi dettagli.
Un lettore italiano medio potrebbe invece provare ad apprezzare lo humor popolare circa il tempo passato dai due politici su una barca:

Le persone che risiedono sul territorio europeo potrebbero provare a indovinare – senza temere le conseguenze fatali – chi due personaggi ritratti abbia la parte maschile e a chi, invece, rimanga quella femminile…
P.S.: la sorte della loro nave comune sarà l’oggetto di un esercizio mentale futuro.


La bellezza nel cielo

Come probabilmente sapete, l’Unione europea ha chiuso – in risposta al comportamento strano di Aleksandr Lukashenko – il proprio spazio aereo alla compagnia aerea statale bielorussa Belavia. Sicuramente si tratta solo di una prima sanzione tra le tante possibili. Oltre a essere una misura economicamente sensibile (e fa ancora più male assieme alle altre misure legate al traffico aereo), tale intervento produce anche degli effetti esteticamente belli. Ecco, per esempio, il percorso del volo da Minsk a Barcellona [quasi] effettuato ieri:

In generale, poi, potremmo considerare le recenti (e le future) sanzioni contro la Bielorussia come la pubblicità migliore del mercato libero. Infatti, meno imprese private ci sono nel Paese, e più viene colpita dalle eventuali sanzioni l’economia nazionale. Se l’UE dovesse decidere di non acquistare più i prodotti petrolchimici e i fertilizzanti bielorussi (le principali voci dell’export verso l’Occidente), l’economia bielorussa si troverebbe in una enorme difficoltà.


Qualcuno

Tutte le persone che seguono minimamente le notizie internazionali si saranno accorti, in questi giorni, della nascita di un nuovo terrorista internazionale. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, ormai insoddisfatto della propria onnipotenza sul territorio del proprio (nel senso ampio della parola) Stato, ha deciso di dedicarsi anche al terrorismo aereo: se nel cielo della Bielorussia compare un velivolo con una persona indesiderata, in qualche modo va atterrato.
Ma non ha molto senso scrivere delle cose che sanno già tutti.
Ho la possibilità di illuminarvi su qualcosa di poco ovvio.
Per esempio: il secondo personaggio della suddetta vicenda – Roman Protasevič – è l’ex capo-redattore del Telegram- e YouTube-canale chiamato Nexta. Ebbene, il nome del nome del canale si pronuncia come Néhta (va pronunciata anche la lettera H). Scegliendo questo nome, i fondatori del canale hanno cercato di fare un gioco di parole: fare un incrocio tra l’espressione «generation next» e la parola bielorussa néhta (не́хта) che significa «taluno». In questo modo, si voleva mettere in evidenza l’impegno per la creazione di un futuro migliore per il Paese e l’anonimato della fonte delle informazioni (necessario nella Bielorussia contemporanea).
Bene, ora avete la possibilità di correggere tutti quei giornalisti che pronunciano il nome Nexta troppo «alla inglese».


I dilemmi della vita reale

Più o meno tutti conoscono il cosiddetto «dilemma del carrello» e spesso lo citano anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Quasi nessuno è disposto a ragionare un po’ di più e immaginare dei dilemmi molto più vicini al mondo reale. Per esempio, non mi è quasi mai capitato di sentire o leggere dei dilemmi circa i servizi segreti. Ebbene, da un lato, capisco che quegli enti sono necessari a tutti gli Stati e spesso eseguono dei lavori utili per l’intera comunità, lavori di importanza vitale. Dall’altro lato, non capisco le singole persone che ci vanno a lavorare per scelta propria. Perché quelle persone non possono non immaginare tutta la varietà — usiamo pure questa espressione neutrale — delle missioni a cui dovranno partecipare attivamente nel corso di tutta la vita professionale. Questo può essere chiamato un paradosso o un dilemma…
Considerando quanto scritto prima, sono ancora più sorpreso per la scelta della azienda israeliana Cellebrite che ha deciso di non vendere più alla Russia e alla Belorussia le proprie soluzioni per lo hackeraggio dei dispositivi mobili (smartphone etc). La decisione è dovuta alla comprensione del fatto che nei due Stati citati i prodotti della azienda vengono utilizzati per le persecuzioni politiche degli oppositori.
Se la decisione della Cellebrite dovesse realmente essere attuata nella vita reale, non posso fare altro che constatare: a volte capitano dei miracoli e alcuni dilemmi parziali vengono risolti.


Le sanzioni contro Lukashenko

Pare che i Ministri degli Esteri dell’UE si siano finalmente decisi di adottare delle sanzioni – non si capisce ancora bene quali – anche contro Aleksander Lukashenko (il diretto interessato dei brogli alle elezioni presidenziali del 9 agosto e repressioni nei confronti dei manifestanti scontenti ma pacifici). Le sanzioni europee adottate precedentemente, infatti, erano rivolte solo contro circa quaranta funzionari bielorussi di livello medio e alto.
Se l’idea delle nuove sanzioni dovesse realizzarsi, sarà un intervento del tutto logico: il concetto precedente «non puniamo Lukashenko per lasciare lo spazio alla possibilità del dialogo» equivale al «nel bel mezzo del 1943 facciamo le sanzioni contro Goebbels e Himmler, ma non contro Hitler per poter dialogare con quest’ultimo».
La fine di Lukashenko al potere oggi sembra essere molto, molto più vicina rispetto a soli sei mesi fa e, quasi sicuramente, non saranno le sanzioni europee ad avvinarla ancora in una maniera rilevante. Ma quando ci si mette a fare a una cosa, è giusto farla come si deve. Altrimenti non andrebbe fatta proprio.
Purtroppo, l’UE non si distingue tanto spesso per la capacità di correggere la propria posizione una volta presa.


Imparare dall’UE

Il summit dei leader dell’UE, previsto per il 24 e il 25 settembre, è stato rinviato all’inizio di ottobre perché il presidente del Consiglio europeo Charles Michel è finito in quarantena dopo il contatto con una persona positiva al Covid-19. Di questi tempi è una situazione quasi quotidiana che da sola non avrebbe costituito una grossa notizia. Ma io, a sorpresa, la posso utilizzare come un pretesto per tornare a scrivere della Bielorussia.
Infatti, al summit posticipato si sarebbe dovuto discutere anche delle sanzioni nei confronti dei vertici bielorussi che si intenderebbe applicare in reazione alle famose elezioni presidenziali «vinte» ancora una volta da Aleksander Lukashenko. Ebbene, da una parte non penso che tali sanzioni possano essere concordate da tutti gli Stati-membri dell’UE in tempi ragionevoli (la ricerca dell’unanimità non aiuta) e che siano capaci di creare un disagio sensibile a Lukashenko (la sua vita professionale e privata passa quasi esclusivamente in Bielorussia). Dall’altra parte, poi, sento sempre più notizie sul presunto trasloco già avvenuto dei figli e nipoti di Aleksander Lukashenko in Russia. Così, per esempio, il diciasettenne terzo figlio Nikolai — il «preferito», colui che avrebbe dovuto un giorno diventare il successore sul trono presidenziale — sarebbe già iscritto al super protetto «liceo presidenziale» situato vicino a Mosca.
Il 5 novembre 2020 termina l’attuale mandato presidenziale di Lukashenko, e il Parlamento Europeo ha già dichiarato di non intendere a ritenerlo un presidente legittimo a partire da quella data. Ma, se le notizie giunte a me (e non solo) dovessero essere vere, non è convinto tanto nemmeno lui della reale possibilità di rimanere al potere ancora a lungo. Di conseguenza, l’UE fa bene a temporeggiare: le prese di posizioni dure ma inutili non hanno mai fatto bene a nessuno.
Siate saggi come i burocrati come l’UE, indovinate le situazioni in cui perdere tempo è una soluzione valida!


Farò piangere a te

È arrivato il momento di svelare il grande mistero politico: Aleksander Lukashenko è ancora vivo, sano e non destituito solo grazie alla longanimità di Chuck Norris:

Tornando per un attimo a essere serio, devo però constatare che Chuck Norris è degradato al punto di vendere la faccia a soli 300 dollari per video. Di conseguenza, è lecito supporre che abbia solo pronunciato un testo preparato da qualche «umorista» senza nemmeno sapere chi sia Lukashenko.

Stephen Fry, invece, appare decisamente più sincero:


La paura è noiosa

Di solito le persone incapaci di produrre o almeno comprendere gli scherzi sembrano solo un po’ stupide. A volte sono pure fortemente spaventate dalla vita circostante… Ci sarà una connessione tra la paura e l’intelligenza? Boh… Io, intanto, racconto una breve storia sull’argomento.
Questo è il logo della catena dei negozi alimentari russi «Красное&Белое» («Krasnoe&Beloe», traducibile come «Rosso&Bianco»), che inizialmente si specializzava quasi esclusivamente nel commercio degli alcolici:

Questa, invece, è la bandiera adottata dalla parte (maggiore) della popolazione bielorussa che da oltre due settimane sta protestando contro la «vittoria» di Aleksander Lukashenko alle elezioni presidenziali del 9 agosto 2020 (era stata la bandiera ufficiale della Bielorussia indipendente dal 19 settembre 1991 al 7 giugno 1995):

Ieri, il 25 agosto, un sito satirico russo (specializzato nella pubblicazione delle fake news palesemente assurde) ha pubblicato un articolo sulla catena dei negozi di cui sopra. A quanto risulta dall’articolo, il fondatore/proprietario della azienda avrebbe «ringraziato i protestanti bielorussi per la pubblicità dei suoi negozi». Avrebbe anche dichiarato che «sarebbe felicissimo se la bandiera della sua azienda diventasse la bandiera ufficiale della Bielorussia». Infine, avrebbe promesso al popolo bielorusso «un camion di alcolici e tanti sconti».
Insomma, si è trattato di uno scherzo di media qualità, per nulla offensivo. Stamattina, però, alla redazione del sito satirico è giunta una mail minacciosa proveniente dal reparto delle pubbliche relazioni della catena dei negozi. Nella mail si parlava dei «danni reputazionali» e si minacciava una causa legale nel caso della mancata rimozione dell’articolo dal sito.
È abbastanza evidente che le aziende grandi hanno sempre paura di esprimersi pubblicamente sui conflitti politici riguardanti i loro mercati di interesse. La paura aumenta quando non si ha la certezza sulla posizione del proprio Stato (in questo caso altrettanto poco rispettoso dei diritti di proprietà). Ma i danni reputazionali, per fortuna o purtroppo, sono costituiti dalla reazione della gente comune, quindi dei clienti attuali e potenziali. La paura, però, opprime la ragione. Non permette di capire che — e come — ogni scherzo altrui può essere rivolto a proprio favore: per esempio, con uno scherzo analogo.
Sì, si potrebbe fare un grafico su cui segnare, attraverso dei punti, la distanza di ogni persona da tre punti cardinali: l’intelligenza, l’umorismo e la paura.