Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «brexit»

La migliore dimostrazione

Per la seconda volta in meno di un anno Jo Johnson – fratello del Primo Ministro Boris – si è dimesso dal Governo britannico. Il motivo è sempre lo stesso: il disaccordo sul Brexit.
Leggendo questa notizia assieme a quelle sull’ennesimo tentativo del Parlamento a posticipare l’uscita dall’UE, sulla esclusione dal Partito Conservatore dei deputati in disaccordo con la linea del Premier e sulla perdita della maggioranza, posso solo constatare che Winston Churchill aveva perfettamente ragione.
La democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato.
Ora sappiamo tutti quale esempio proporre alle persone che non condividono il suddetto principio.
Ma non avrei mai immaginato che lo spettacolo tanto triste si sarebbe verificato proprio nel Regno Unito.


The show is going on

Abbiamo il nuovo premier britannico. Purtroppo, molti politici sono strani allo stesso modo, quindi ci metterò un po’ di tempo a capire se è questo…

Oppure questo…

Alle persone interessate ai commenti seri, invece, non posso dire molto. Anzi, trovo totalmente inutile tentare di fare una analisi più approfondita della situazione creatasi in UK. Il brexit è già uno spettacolo comico (come se fosse recitato da qualche altro Stato europeo), dunque pure l’eccentrico Boris Johnson dovrebbe impegnarsi tanto per fare peggio della sua predecessore.
Le uniche due certezze sono l’inevitabilità del brexit e la convenienza della sua versione soft compresa da Johnson (banalmente, deve pensare alla maggioranza parlamentare e alle ipotetiche elezioni).


La prevedibilità del Brexit

Come avete già sicuramente letto, dopo la bocciatura del progetto dell’accordo della Brexit il governo della Theresa May ha ottenuto – dallo stesso Parlamento – anche la fiducia. È una coincidenza prevedibile e rassicurante perché dimostra un fatto semplicissimo.
Jeremy Korbyn fa tanto il figo, ma non ha proprio la voglia di occuparsi della Brexit in prima persona. Ora che ne abbiamo avuto una ulteriore conferma, come l’ha avuta anche la May, comprendiamo che quest’ultima ha in realtà molta più libertà di azione di quanto si possa pensare.
Continuo a non prevedere delle grandi sorprese sul risultato finale.


Gli europei in UK

Come immaginavo fin da subito, nell’UK si farà di tutto per ridurre quasi a zero i reali effetti del Brexit.

Oggi, per esempio, ho letto che secondo le previsioni ufficiali l’80% dei cittadini comunitari residenti sul territorio del Regno Unito avrà il diritto alla residenza permanente. Mentre gli altri, in sostanza, pure.

Di conseguenza, ribadisco la mia vecchia idea: oggi, come quattro mesi fa, non c’è alcunché da dire o scrivere sugli effetti del Brexit perché sarebbero solo delle fantasie (volendo possiamo chiamarle ipotesi astratte). Le fantasie potevano essere fatte anche prima (o in assenza) del referendum inglese. Ha invece senso vedere come gestiscono i vari aspetti della uscita dalla UE e la situazione in generale. Vederlo per confrontare le cose realmente fatte con quelle che si avrebbe potuto fare.


Brexit accademico

Era troppo prevedibile: gli studenti universitari hanno già iniziato a chiedere di poter scrivere la tesi di laurea sugli effetti del Brexit. Non ridevo tanto dalla primavera del 2006, quando un mio conoscente (ora assessore milanese di fatto al secondo mandato) scrisse la tesi sulla «rivoluzione arancione» ucraina basandosi su una buona quantità di libri belli voluminosi.

Ma che cazzo di tesi volete fare se non si sa ancora se, quando, come e per quanto tempo avverrà il vero Brexit? E, soprattutto, quali effetti volete analizzare se:

a) alla vera uscita della Gran Bretagna dall’UE mancano minimo due anni;

b) la Gran Bretagna è stata un membro dell’UE a regime molto ridotto; e

c) dato che dovrà necessariamente trattarsi delle vostre fantasie, perché avete aspettato proprio questo momento storico per scegliere un argomento del genere?

Ricordatevi che la maggior parte degli effetti a cui assistiamo in questi giorni sono più di carattere politico ed economico. Consiglierei di aspettare la riscrittura dei 177 accordi commerciali tra la Gran Bretagna e l’UE: il vero show giuridico e diplomatico sarà proprio lì. Sarà, secondo le mie previsioni, una delle migliori illustrazioni della frase più citata de «Il Gattopardo».

P.S.: a settembre spero di sapere la quantità precisa dei progetti di ricerca in materia del brexit presentati per le scuole di dottorato.


Due piccoli aspetti del Brexit

1.
Puoi essere la persona più speciale del mondo, ma se compri casa in paesino sfigato di provincia inutile, la gente del posto ti chiama «forestiero». Allo stesso modo, se sei svizzero, giapponese, singaporiano o statunitense, nell’UE (che è sempre più una provincia del mondo che si aggrappa al proprio passato) sei considerato un «extracomunitario».

(Il complesso del provinciale si nasconde pure nella divertente espressione italiana «il resto del mondo».)

2.
Mi sono reso conto, con tanto piacere, che grazie al brexit la mia collezione delle euro-monete è cresciuta notevolmente di valore in una sola notte.

P.S. Su Facebook a volte si trovano delle cose geniali:


Brexit

Lo sapete già: il 48,1% ha detto di voler restare, mentre il 51,9% ha detto di voler tornare libero.

A differenza di molti non vedo una grossa tragedia nell’abbandono dell’UE o addirittura nella disgregazione di quest’ultima. Infatti, ogni Stato, se diretto da persone professionalmente adatte, è capace di produrre in proprio la burocrazia idiota o, al contrario, le regole vantaggiose per le aziende e persone straniere. Anzi, al di fuori da una organizzazione interstatale altamente regolamentata ci sono più possibilità di offrire qualcosa di veramente interessante al mercato globale e concorrenziale. Insomma, non è detto che l’Inghilterra debba per forza cadere in una crisi permanente: dipende tutto da come sfrutta la propria libertà nei prossimi anni.

Quanto ho appena scritto può essere collocato nella categoria dei vantaggi a lungo termine. Tra gli effetti a breve termine, però, gli elettori inglesi hanno già raggiunto i seguenti:

1) L’imminente trasferimento del centro finanziario dell’UE in Germania;

2) Il rafforzamento del peso politico nell’UE della Germania e della Francia (si spartiscono la parte inglese);

3) Il rischio di vedere una sequenza di referendum sul modello di quello scozzese, ma con i risultati opposti a quello del 2014;

4) L’indebolimento della moneta nazionale (ma questo può anche essere, se dura nel tempo, un vantaggio per l’economia).

Ora facciamoci una scorta di pop corn e mettiamoci a osservare. L’esperienza inglese può tornare utile a tutti.


Bremain

L’ultimo sondaggio prima del referendum sul «brexit» parlava del 43% dei rispondenti favorevoli alla uscita, 41% contrari e 16% indecisi.

Tentare di fare le previsioni sui risultati elettorali del referendum di oggi è inutile per almeno due motivi. Prima di tutto, ricordiamoci di due epic fail di massa: le previsioni sulla indipendenza della Scozia nel 2014 e sulle elezioni politiche britanniche del 2015.

In secondo luogo, come ci suggeriscono gli esperti del «Captain Obvious OJSC», alla pubblicazione dei risultati mancano ormai poche decine di ore.