Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «capodanno»

Gli auguri per il 2023

Per alcuni anni sul mio blog italiano c’è stata anche la tradizione di postare, in qualità di uno dei primi video domenicali dell’anno, il messaggio di auguri per il nuovo anno di Vladimir Putin: quel breve discorso che viene trasmesso pochi minuti prima del Capodanno. L’ho sempre fatto perché ho sempre pensato che non è possibile analizzare (e criticare) un personaggio senza sapere (e far sapere) cosa fa e cosa dice.
Per questa volta, però, ho pensato di interrompere la tradizione… Interromperla non solo perché è abbastanza difficile immaginare le parole che possano aggiungere qualcosa di rilevante ai fatti compiuti. Ho pensato di interrompere la tradizione anche perché io stesso – un tipo dotato di buoni filtri mentali – ho dovuto fare uno sforzo morale enorme per provare ad ascoltare il messaggio per il 2023. Chi ha lo stesso coraggio, può provare a leggere la traduzione di quel discorso e apprezzare l’inquadratura: il discorso è il più politico di sempre (e in linea con le cose dette negli ultimi dieci mesi), mentre l’inquadratura è nettamente militarista (anziché il tradizionale Cremlino sullo sfondo). In più, il personaggio mi è sembrato visibilmente nervoso, quasi isterico, il che è abbastanza strano per un discorso tradizionalmente registrato in condizioni più confortevoli possibile…
Ma mi sono dilungato un po’ troppo…
Oggi è la domenica, quindi è il giorno del video. Oggi posto solo il video del messaggio per il Capodanno 2023 del presidente più cool del momento: Vladimir Zelensky. È un po’ lungo, ma di contenuti importanti; sono presenti i sottotitoli in inglese.

Nell’anno passato è sicuramente stato il politico che mi ha sorpreso di più.


Buon 2023

Cari tutti!
Ovunque vi troviate, anche dalle vostre parti sta per finire il 2022. Sta per finire un anno che potrei definire solo con delle parole poco adatte alla pubblicazione anche su un sito personale come il mio. Sta per finire un anno che — penso di capirlo — è stato vissuto dalla maggioranza dei miei lettori con dei sentimenti molto diversi dai miei. Per me è stato un anno pessimo: un anno di disperazione, disorientamento, terrore psicologico etc. etc. È stato anche un anno di odio verso delle persone concrete e di augurio di morte a una persona ben precisa… Insomma, è stato un anno che avrei preferito di non avere nella mia vita. Anche se capisco benissimo che c’è chi da oltre dieci mesi sta molto peggio di me e ha molti più motivi per ricordare male l’anno uscente. Allo stesso tempo spero — e in una certa misura so — che voi stiate molto meglio, che la vostra immagine del 2022 non vada oltre una sana preoccupazione.
Di conseguenza, per il nuovo 2023 auguro a tutti la pace e la serenità. Per la prima volta nella vita vedo un senso in un augurio del genere.
Buon 2023.
Andrà tutto bene.

P.S.: a me auguro di riuscire a tornare a uno dei principi della vita preferiti: non far passare oltre il male.


L’albero di Kiev

Nelle ultime due settimane mi è capitato di vedere diverse foto degli alberi di Natale installati in varie città italiane (e non solo quelle italiane). Oggi faccio un contributo a quella esposizione fotografica virtuale postando le foto dell’albero di Kiev, installato in piazza Sofia.
L’albero è alto 12 metri, le sue decorazioni luminose vengono accese solo per alcune ore al giorno e vengono alimentate da un generatore. Per dei ovvi motivi quest’anno si è deciso di non organizzare i vari eventi festivi, nemmeno le bancarelle, ma, in compenso, i residenti di Kiev hanno la possibilità di ricaricare i loro gadget elettronici dalle apposite postazioni allestite nelle vicinanze dell’albero (sfruttando, appunto, il generatore).

L’albero è stato decorato non solo con degli elementi luminosi e il tridente dello stemma ucraino, ma anche con delle figure di colombe bianche e palloncini blu e gialli.

Capisco che il regalo più importante arriverà un po’ tardi, ma so che arriverà.


“Ciao 2021”

Se avessi la possibilità di svolgere delle ricerche sociologiche qualitative basate su un largo campionario, avrei iniziato da uno dei miei dubbi più grandi degli ultimi 12 mesi.
La mia domanda scientifica è: ma tutti gli italiani entusiasmati per gli show «Ciao 2020» e «Ciao 2021» usciti sul primo canale della televisione russa la notte di Capodanno 2021 e 2022 cosa potevano (o pensavano di) capirci?
Io, essendo madrelingua russo ed essendo aggiornato sulla cultura popolare russa contemporanea e quella dei decenni passati, capisco:
a) a quali canzoni russe e sovietiche è stata data una sonorità scherzosamente «italianizzata»,
b) chi sono realmente tutti i personaggi che partecipano agli show (e, quindi, perché i loro ruoli fanno ridere),
c) che diverse parole italiane fanno ridere agli spettatori russi a causa della assonanza con le parole russe (e negli show citati quelle parole vengono spesso usate per fare delle battute di un livello… ehm… abbastanza vario),
d) che in diverse scene vengono presi in giro (o almeno «citati») la tv russa e sovietica, i film russi e sovietici, la musica russa e sovietica, i meme russi e molti altri fenomeni culturali e sociali,
e) che i rappresentanti non sempre migliori della musica italiana erano ascoltati nell’URSS (ma anche ora tra le persone di una certa età non particolarmente esigenti/aggiornate) solo perché erano tra i pochi cantanti/musicisti del mondo capitalista che si poteva ascoltare legalmente; gli autori degli show e gli spettatori russi lo sanno benissimo.
Purtroppo o per fortuna, non posso fare finta di non capire tutte le cose appena elencate (come alcune altre ancora), quindi non riesco proprio a guardare quegli show con gli occhi di un italiano. E, di conseguenza, non riesco proprio a capire per quali motivi quegli show siano piaciuti tanto a molti italiani. Che cazius potevano capirci?!
Boh…
Saranno (o sarete?) contenti per il solo fatto che qualcuno all’estero si ricorda della lingua italiana? Ma in questo caso l’italiano è solo un contenitore utilizzato intenzionalmente «male» e, certamente, non per manifestare qualche sentimento verso l’Italia.

Bene, ora vado a scrivere ai miei amici sociologi. Sperando che qualcuno si interessi…


Gli auguri di Putin per il 2022

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario – non lo sono! –, ma perché il contenuto di un discorso del genere (tra l’altro, uno dei pochi rivolti direttamente ai sudditi) è un importantissimo elemento di analisi politica.
Cosa posso dire di questo nuovo messaggio? Prima di tutto, posso dire che è stato più lungo di tutti quelli precedenti: è stato addirittura battuto il record dell’anno scorso. E poi ho notato che questa volta si è trattato di un discorso che…
a) è un po’ meno vago del solito,
b) cita dei risultati positivi raggiunti e futuri che esistono solo nella fantasia di Putin,
c) è un po’ meno militarista del solito (strano!),
d) in alcuni tratti sembra far emergere la crescente solitudine di chi parla (molto strano per un discorso preparato e controllato da chissà quante persone).
E, infine, il mistero più grande legato a ciò che non si sente ma si vede: perché in questo video è così evidente che sta indossando un giubbotto antiproiettile? Di chi aveva paura? Del cameraman che poteva nascondere un fucile dentro la videocamera? Perché nessuno ha tentato di mascherare il fatto? Boh…
Ma è inutile tentare di riassumere o commentare tutto il discorso: potete sentirlo da soli. Avrei tradotto diversamente alcune parole, ma il senso generale si capisce comunque bene:

P.S.: tutte le parole scritte nel presente post sono state utilizzate intenzionalmente.


Buon 2022

Cari tutti!
Sta per finire un anno che è stato un po’ meno brutto di quello precedente in generale per tutti e, spero, in particolare per ognuno di voi. Sta per finire un anno al quale erano legate delle speranze (forse non tutte avverate) e, forse, qualche preoccupazione (anche quelle non tutte avverate). La fine di un anno del genere potrebbe essere un motivo sufficiente per festeggiare, ma noi viviamo per guardare al futuro. E per trasformare in strumenti tutto ciò che abbiamo acquisto nel passato.
Di conseguenza, potrei scrivere nel modo seguente. Allo stesso tempo, è stato un anno nel corso del quale nelle teste di molte persone si sono sviluppati e affermati dei nuovi processi cognitivi un po’ strani. Io, per esempio, ho iniziato a scomporre la parte visuale del nostro mondo in delle componenti non immaginabili fino a qualche tempo fa… Tra le altre cose, ho avuto la visione dei tradizionali fuochi d’artificio che nascono nel cielo come delle famose sfere cornute del coronavirus, ma poi si trasformano velocemente in qualcosa di bello e poi spariscono…
No, prima di mettermi a scrivere questo testo non avevo ancora bevuto nulla, e nemmeno assunto altre sostanze.
Volevo solo farvi un augurio: che anche ogni apparenza di problema manifestatosi davanti ai vostri occhi si trasformi in qualcosa di grande ma bello. Spero che presto succeda così anche con questa pandemia.
Buon 2022.
Andrà tutto bene.

P.S.: e ricordatevi che i desideri migliori per l’anno nuovo sono quelli la cui realizzazione dipende, almeno in parte, da noi.


Il Babbo Natale anonimo

Il sito russo Habr (specializzato nell’offrire lo spazio per le discussioni in materia delle tecnologie dell’informazione e dell’internet) ormai da dieci anni organizza, ogni dicembre, un evento curioso: il «Ded Moroz anonimo». Tale evento consiste nello scambio di regali di Capodanno tra gli utenti del sito registrati. Ogni utente interessato a partecipare all’evento indica in una apposita form i propri nome reale e indirizzo postale, riceve i dati analoghi di un altro utente partecipante scelto a caso dal sistema (per inviare un regalo), sceglie e invia un regalo, e poi aspetta di ricevere un regalo da qualche altro utente (per il quale è stato scelto dal sistema). In questo modo tutti i partecipanti diventano degli autori di regali anonimi: infatti, non sanno da chi arriverà il regalo e, nella schiacciante maggioranza dei casi, non conoscono personalmente la persona alla quale hanno inviato il proprio regalo (e viceversa). Ogni autore di un regalo può sperare di indovinare il regalo o provare, furbamente, a cercare su internet il nome del destinatario assegnatogli per scoprire, eventualmente, i suoi interessi.
[A questo punto ricordo che in Russia i regali si fanno per il Capodanno invece che per il Natale; il personaggio folcloristico che porta i regali si chiama Ded Moroz (Babbo Gelo).]
L’idea di Ded Moroz anonimo mi sembra bella e simpatica, quindi mi dispiace un po’ che non esista anche in Italia: ricevere qualche regalo in più (ma pure farlo) è sempre positivo. Ma allo stesso tempo capisco che non tutti sarebbero disposti ad affrontare le difficoltà legali in materia di privacy, le quali sorgono ogni qualvolta ci si trova davanti alla necessità di raccogliere e gestire le informazioni personali (in questo caso indirizzi e nomi).
Spero che prima o poi gli amministratori di qualche sito famoso a livello occidentale trovino il modo di organizzare una cosa del genere.


Gli auguri di Putin per il 2021

Come da tradizione, il primo video domenicale dell’anno è quello del messaggio del presidente russo Vladimir Putin per l’anno nuovo (con i sottotitoli italiani). Non perché voglio sembrare un fan di questo funzionario — non lo sono! —, ma perché il contenuto di un discorso del genere è un importantissimo elemento di analisi politica.
Cosa posso dire di questo nuovo messaggio? Posso dire che è stato più lungo di tutti quelli precedenti e, allo stesso tempo, sempre privo di contenuti concreti. Indipendentemente dal nome di chi parla e dagli eventi della politica interna e internazionale ben noti a tutti, questa volta ogni Capo di Stato avrebbe avuto molto da dire ai propri cittadini. E, invece, abbiamo assistito, nel caso di Putin, a uno spettacolo per certi tratti molto simile a quelli precedenti e, allo stesso tempo, ancora più comico (o, se preferite, ridicolo) di prima. Così, abbiamo potuto osservare che Putin è ancora fissato con la Seconda guerra mondiale (se ha bisogno delle grandi vittorie di cui parlare, poteva ricordare anche la guerra contro Napoleone), parla dell’esempio datoci dai veterani di quella guerra (dobbiamo forse seguire l’esempio morendo tutti?) e non dice nulla di realmente positivo sulla attualità. Non dice nemmeno come pensa di aiutare ad affrontarla…
Ma è inutile riassumere tutto il discorso: potete sentirlo da soli. Avrei tradotto diversamente alcune parole, ma il senso generale si capisce comunque bene:

P.S.: devo dire che questa volta non mi ha entusiasmato nemmeno il discorso di Mattarella, ma questo è un altro argomento: non vorrei mischiare…


Buon 2021

Cari lettori!
Ehm…
Care lettrici e cari lettori uniti in una parola (è un segno di parità, ahahaha)!
Sta per finire un anno che può essere definito sia lungo che corto.
È stato un anno lungo perché, a volte, i tempi della vita normale sembrano infinitamente più lontani di circa dieci mesi fa. Oppure è solo una mia percezione? Boh…
Allo stesso tempo, però, può essere definito un anno corto perché ha ricompreso almeno un periodo che ora mi sembra un enorme buco temporale. Il mio calendario dice che quel periodo era durato «appena» due mesi, ma per qualcuno poteva essere stato ancora più lungo.
Sta per finire un anno che può essere definito di merda più o meno da tutti. Anche se coloro che hanno la possibilità di leggere queste parole su uno schermo sono stati molto più fortunati di alcuni altri.
Allo stesso tempo, sta per finire un anno che può essere definito anche un po’ fortunato dai meglio organizzati (e non solo da Jeff Bezos o produttori delle mascherine chirurgiche). Io, pur vedendo saltare più o meno tutti i piani lavorativi, sono riuscito a realizzare (in due casi solo strutturare meglio) alcune idee per le quali non trovavo del tempo da due o tre anni.
Sta per finire un anno durante il quale abbiamo conosciuto meglio tante persone anche non vedendole (o vedendole di meno) dal vivo. Anche questo è un risultato che può avere il segno più o il segno meno. Perché da una parte abbiamo visto chi ha la reale forza interiore per essere vicino al prossimo (in tutti i sensi, ahahaha). E poi abbiamo visto chi è realmente isterico, ignorante o poco propenso al pensiero critico e alla ricerca della conoscenza.
Questo anno speciale, del quale potrei scrivere dieci mila schermate di altro testo, si sta concludendo in un modo sempre speciale: più che incontrare l’anno nuovo, sembra più importante e bello buttare via quello corrente.
Non so quanti di voi condividono, ma oggi non auguro il felice anno nuovo. Vi auguro la felice fine dell’anno vecchio.
Andrà tutto bene!

P.S.: conoscete qualcuno che la volta scorsa aveva espresso il desiderio «nel 2020 voglio stare a casa e prendere lo stipendio»? Fateci un grosso favore: non permettete a quella persona di esprimere altri desideri!


Il ramo d’onore

L’anno che sta per finire doveva essere particolare in tutto, anche nelle combinazioni strane delle vecchie tradizioni festive. Prendiamo, per esempio, due tradizioni di dicembre: l’allestimento dell’albero (da russo e agnostico lo faccio per il Capodanno) e la stesura del bilancio dell’anno solare uscente.
Preparando l’albero, ho trovato in una delle scatole con gli addobbi due oggetti che rappresentano quasi perfettamente l’argomento dominante di tutto questo 2020. Come avrei potuto osare a non metterli nel punto più visibile, sul «ramo d’onore»?


Certo, qualcuno potrebbe osservare, a questo punto, che sto attirando sfiga per l’anno che viene… Ma non dobbiamo essere superstiziosi. La palla da mille corna del coronavirus rotolerà ancora per un po’ di tempo attorno al pianeta nonostante tutti i nostri sforzi più o meno sensati. Mentre noi dobbiamo rimanere ragionevolmente attenti, mantenere la capacità di ridere e tentare di salvare almeno una parte del nostro stile di vita abituale.
Così andrà tutto bene.