Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «cibo»

Le mie scoperte: kuchisabishii

Qualche tempo fa ho scoperto un interessante termine giapponese: kuchisabishii. Esso si riferisce alla situazione in cui una persona «non ha fame, ma mangia perché la sua bocca si sente sola».
Effettivamente, esistono delle persone che «visitano» il frigo più volte al giorno solo perché non hanno niente di interessante da fare. E, al contrario, si dimenticano di mangiare quando sono impegnati in qualche impresa di alta importanza.
(Al posto di persone potete mettere, se preferite, situazioni).

P.S.: quale augurio si potrebbe fare in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione? Per esempio, posso augurare a tutti di avere sempre qualcosa da fare: in tal modo avrete qualcosa da mangiare e, allo stesso tempo, non cercherete di riempire il vuoto con il cibo superfluo.


Un po’ di populismo alimentare

Ho letto solo ieri che in Sud Corea il presidente ha proposto – finalmente? – di valutare l’opportunità di vietare i hot dog locali (ehm, che battuta…).
Di fronte a questa notizia, mi sono improvvisamente accorto di essere assolutamente indifferente, dal punto di vista estetico, al «donatore» della carne che mangio. La maggioranza degli animali vivi mi è simpatica, ma in in qualità del cibo mi piacciono (non sempre, ma di solito) allo stesso modo. L’unico mio desiderio è quello non vedere nemmeno un pezzo del percorso che fanno dalla «stalla» alla cucina.
Però non posso non constatare che in una realtà politica più simile a quella occidentale (non solo dal punto di vista visuale, come, per esempio, l’abbigliamento formale) in questo periodo i sudcoreani avrebbero iniziato da altri rappresentanti della fauna.


L’estimated sign

Sulle confezioni di molti prodotti consumabili (non solo quelli mangiabili o bevibili) accanto alla indicazione del peso o del volume del contenuto si trova il simbolo «℮».

Non tutti sanno cosa significa e a cosa serve. Ancora meno persone si ricordano di informarsi sull’argomento. Ebbene, il Capitan Ovvio si affretta a fornire una risposta alle domande non fatte. Continuare la lettura di questo post »


Un assaggio azzardato

La situazione è un po’ strana: da anni so dell’esistenza dei cioccolatini «Presidente», ma solo nel 2021 ho l’occasione di assaggiarli.

Il Novichok non è indicato tra gli ingredienti, quindi non vi saluto.
P.S.: sì, in teoria andrebbero mangiati bevendo la vodka «Putinka», ma io ultimamente cerco di non esagerare anche con i liquidi meno pesanti.


Il progresso alimentare

Mentre il mondo occidentale è concentrato sulle questioni ben diverse, il Singapore è diventato il primo Stato che ha autorizzato il commercio della carne artificiale. Quel tipo di carne viene prodotto nei bioreattori e costa molto più della carne naturale se non prodotta nelle grandi quantità (per ora non raggiungibili a causa della domanda ridotta).
Io non sono particolarmente interessato alla carne di pollo (del quale si parla specificatamente nell’articolo) e, comunque, avrei comprato un prodotto artificiale solo se, alla pari della qualità percepibile, costasse meno di quello naturale. Mi interessa, invece, la possibile reazione popolare alla inevitabile diffusione mondiale del cibo artificiale.
Per esempio: i vegetariani e i vegani inizieranno finalmente a mangiare la carne e altri prodotti che prima evitavano? Per la loro salute fisica, spero di sì. Mentre la loro salute psichica potrebbe risultare ulteriormente alterata.
Oppure: inizieranno le battaglie tra i vegetariani e i sostenitori del cibo naturale? Entrambi gli schieramenti (sì, anche i primi!) si metteranno a proporre delle argomentazioni a favore del consumo del «proprio» tipo di carne? Sarà uno spettacolo abbastanza curioso.
Io, intanto, aspetto la creazione della carne artificiale del pipistrello, ahahaha


L’uva senza semi

Chi sono quelle persone sadiche che insistono nel coltivare, raccogliere e vendere ai semplici consumatori l’uva con i semi?
Chi sono quelle creature misteriose che comprano – volontariamente! – l’uva con i semi pagandola con i propri soldi?
Esiste l’uva senza semi. È altrettanto buona e bella, ma priva di quei fastidiosissimi elementi duri che sono capaci di dimezzare il piacere di mangiare.
Finché non capisco queste cose, non vado avanti con il lavoro.


Un dubbio gastronomico

Che ne sappiate voi, qualche pizzaiolo ha già inventato la pizza «Terra»?
Gli ingredienti non sono della mia competenza, ma posso descrivere il concetto di base che mi è venuto in mente qualche tempo fa.
In sostanza, una pizza solitamente è rotonda ma piatta, ha il bordo che separa il «contenuto» dal resto del mondo, contiene materie provenienti dalla flora e dalla fauna etc etc. Quindi una pizza rappresenta quasi perfettamente quella visione del nostro pianeta che ha in mente una parte numericamente rilevante degli ignoranti. Secondo me un pasto del genere non può non diventare un bestseller alimentare.

Ovviamente, una pizza del genere deve costare almeno cinquanta euro. Perché è un delitto non guadagnare sugli ignoranti.


I problemi del confezionamento

È noto più o meno a tutti che i produttori del cioccolato non sanno imballare correttamente i propri prodotti. A me sembra evidente che una tavoletta di cioccolato debba essere posata in modo da permettere di vedere i rettangoli (con gli eventuali rilievi grafici) subito dopo l’apertura della busta. Sulla pratica, però, le tavolette sono sempre «rovesciate»: quando apri la busta, vedi la base piatta.
Non ci vuole molto a impostare diversamente i macchinari di confezionamento, ma per qualche motivo strano nessun produttore lo ha ancora fatto.

E poi esiste un altro grande mistero legato al confezionamento che è diventato particolarmente rilevante ai tempi del coronavirus.
Se tu, caro lettore, sei un minorenne o una persona particolarmente sensibile, interrompi la lettura di questo post. Faresti meglio a leggere qualcosa su, che ne so, Venezia o le targhe automobilistiche.
Bene. Continuare la lettura di questo post »


La ricetta del nulla

Ormai, non è certo notizia (come io non sono una agenzia stampa) che l’IKEA ha «finalmente» «svelato» la ricetta delle sue famose polpette.
Quello che manca ora è la spiegazione del perché prepararle e mangiarle a casa.
Il pop-corn, per esempio, è buono quando è mangiato nel buio di una sala cinematografica. Mentre nel buio della propria casa (e davanti a un computer) lo stesso pop-corn sembra solo una specie di polistirolo salato che lascia delle briciole da tutte le parti.
Un hamburger, per esempio, è buono in mezzo a un viaggio palloso in autostrada, mentre a casa sembra un panino fragile un po’ scomodo da mangiare.
Le polpette della IKEA mangiate, appunto, all’IKEA vengono servite al sottocosto e già solo per questo creano un grande entusiasmo tra i consumatori. In più, consentono di fare una pausa nelle ricerche pallose dei mobili (io odio i negozi fisici) e creano l’illusione di trovarsi in un luogo pieno di prezzi vantaggiosi. Ma sono certo che a casa il 99% della magia verrebbe meno.
Chissà quante persone avranno il coraggio di riconoscerlo pubblicamente.


Are you lovin it?

La catena Burger King ha una nuova e un po’ particolare pubblicità video. Perseguendo l’obiettivo di mostrare che i loro hamburger vengono realizzati senza l’uso dei conservanti, ne hanno filmato uno – lo stesso esemplare – «per 34 giorni»… Facendoci dunque vedere come si copre di muffa e marcisce facilmente, proprio come un prodotto naturale.

Dopo avere visto il risultato finale, avete sicuramente sentito la voglia incontrollabile di mangiarne uno, vero?
Io, per esempio, da decenni dubito fortemente che i vari famosi fast food usino realmente solo gli ingredienti naturali. E ora mi sento autorizzato di proporre pure uno slogan innovativo: «Divoralo almeno finché non è marcio».
Complimenti al Burger King per la migliore antipubblicità dell’anno.