Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «donne»

L’utilità di un fake

La capitana (capitana? boh…) egiziana Marwa Elselehdar era stata ingiustamente accusata — in uno dei numerosissimi fake che girano sull’internet — di essere la responsabile del ben noto incedente nel canale di Suez.
Esiste qualche motivo di parlarne? Sì, ce n’è almeno uno: ho finalmente scoperto (come, suppongo, tantissime altre persone) che nel mondo esistono le navi capitanate dalle donne. Al giorno d’oggi questa potrebbe essere ritenuta una cosa normalissima, ma io, per qualche strano motivo, non ci avevo mai pensato prima.
Di conseguenza, devo constatare che pure un fake può rivelarsi utile allargando gli orizzonti della mente.
Aspetto di scoprire che da qualche parte in Europa esiste realmente una donna camionista o una donna muratore (non mi azzardo a inventare le versioni femminili di certe parole).


Prima dei femminili onnipresenti

Nel 1384 Edvige, la figlia undicenne del re d’Ungheria Luigi I il Grande, fu proclamata re della Polonia. Infatti, in base alla legge la Polonia poté essere governata solo da un re, ma da nessuna parte fu scritto che il titolo del re possa appartenere solo a un maschio.

Facendo gli auguri a tutte le lettrici, vorrei ricordare che la libertà e la parità iniziano sempre nelle teste, compresa la propria.


Nessuno si disperi

Dalla storia della scienza conosciamo molti esempi delle scoperte importantissime fatte «per sbaglio», come se fossero degli effetti collaterali delle ricerche sugli argomenti ben diversi.
Pure a me, qualche volta, capita di fare delle scoperte interessanti mentre cerco ben altro. Nei giorni scorsi, per esempio, in una delle mie ricerche bibliografiche è comparsa la foto di questa piena di informazioni utilissime su come affascinare una donna:

Si tratta di una delle 158 pagine del libro «The Complete Book of Magic and Witchcraft» di Kathryn Paulsen. L’edizione del 1970 – l’unica trovata su Amazon – è un po’ costosa, ma conosco delle persone che sarebbero disposte a pagare anche il triplo per accedere alle conoscenze come quelle citate poco sopra.

Gli interessati si affrettino!


L’idea di una app utilissima

Qualche tempo fa ho avuto l’idea di una app utilissima per gli uomini. Essa dovrebbe funzionare nel seguente modo: si va in bagno con lo smartphone (di solito non lo fate, vero?), si apre l’app, con la fotocamera si inquadrano gli oggetti disposti sui vari ripiani/mobili, sullo schermo del telefono appaiono le spiegazioni scritte in parole semplici sulla destinazione di quegli oggetti. Per esempio: «il barattolo № 1 è una sostanza contro le rughe; il barattolo № 2 è una sostanza contro un altro tipo di rughe; […] il tubetto № 139 è una sostanza contro un altro tipo ancora di rughe. No, non esiste una sostanza universale». Etc. etc..
Così il mondo che circonda gli uomini avrà un grande mistero in meno.
Regalo l’idea alle persone capaci e non pigre. Ovviamente, se una app del genere non dovesse già esistere.


L’influenza sulla moda

Molto probabilmente vi è capitato di notare una differenza sistemica (solo per non dire «sessista») tra l’abbigliamento maschile e quello femminile.

Sui vestiti maschili i buttoni sono a destra e su quelli femminili a sinistra.
Esiste una spiegazione storica a questo fenomeno. I primi buttoni comparsi in Europa erano in sostanza una simbiosi tra un buttone e un gioiello. Di conseguenza, potevano permetterselo solo le persone ricche. Le signore ricche, in particolare, non si vestivano da sole: lo facevano con l’aiuto delle serve. E siccome la maggioranza delle persone hanno la mano destra più operativa (sono destri), sui vestiti femminili i buttoni si fissavano a sinistra esclusivamente per la comodità delle serve. In sostanza, è stata la servitù a influire la moda per secoli in avanti.
Però non riesco a capire perché tale tradizione venga mantenuta tuttora.
Come non so perché le femministe non si lamentino di questa «disparità». Perché loro si vestono da uomini o perché in realtà sono poco attente al mondo circostante?


La pubblicità realistica

Con una storia realistica come questa possono essere pubblicizzate molte cose, non solo il cioccolato:

Ma forse voi lo sapevate già.


Le tifose fedeli

L’8 maggio in Korea del Sud è ripartito il campionato di calcio. Non so quanto sia importante o interessante questo fatto di cronaca per i miei lettori. Il mio interesse personale verso lo sport professionale in generale e il calcio in particolare tende allo zero, quindi mi concentro su un fatto correlato.
La squadra di calcio sudcoreana FC Seoul è stata accusata dell’utilizzo delle «donne» gonfiabili in qualità del pubblico finto allo stadio (l’idea è stata quella di rendere le partite un po’ «vivaci» nelle condizioni del non assembramento). La squadra, da parte sua, sostiene che in qualità del pubblico sarebbero stati utilizzati i manichini.

Dalle foto non si capisce molto — anche perché, fortunatamente, non sono un esperto in materia — ma voterei comunque la prima opzione. Perché una società sportiva, senza rendersene conto, ha fatto ben due scoperte sociologiche: 1) quale categoria di donne è ugualmente (ugualmente fortemente) interessata a entrambe le attività; 2) come dobbiamo vedere le persone che vanno a sprecare la loro unica vita allo stadio (dove, tra l’altro, non si vede quasi nulla).


Un segreto professionale

Vorrei tanto scoprire il seguente segreto «professionale» degli uomini parsimoniosi: dove nascondono i fiori comprati il 5, il 6 o il 7 marzo?

Sì, so che alcuni lo fanno.


Tenetevi anche questa

Un appello alle donne dal lontano 1955:

Volendo potete stamparlo e appenderlo all’ingresso della spiaggia più vicina.
Io non sono un frequentatore delle spiagge, ma sulla base delle mie osservazioni urbane posso ipotizzare che manca poco alla soddisfazione della suddetta richiesta anche per le vie delle nostre città.


Il post dettato dal caldo

I creatori del servizio «Deep Nude» (una app che con l’aiuto della rete neurale artificiale svestiva le donne sulle foto) hanno deciso di chiuderlo. «Il mondo non è ancora pronto», hanno detto.
Boh, secondo me il mondo era pronto ad accogliere con gioia tale programma prima ancora che la fotografia fosse stata inventata. Non posso obbligare i miei lettori a dichiarare l’età nella quale avevano iniziato a immaginare come sarebbero senza i vestiti le donne incontrate nella vita quotidiana. Ma so tale sforzo di fantasia è stato già fatto in molteplici occasioni dalla maggioranza schiacciante del mio pubblico maschile (o forse non solo maschile?).

Ah, in queste giornate calde io sto facendo lo sforzo doppio: cerco anche di immaginare le ragazze incontrate con i vestiti addosso. Meno male che la temperatura dell’aria smorza alcuni altri pensieri.