Cosa vi ho nascosto:

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Ritenterà, sarà più fortunata

Quindi il Front National non dovrebbe governare in alcuna regione francese. Questa volta alla Francia è andata bene, ma l’avvertimento è forte e preoccupante.

Sottolineo due aspetti rilevanti:

1) per la seconda volta in 12 anni i francesi hanno dovuto unirsi contro un politico di cognome Le Pen;

2) la sponsorizzazione russa da 9 milioni di euro ha funzionato, ma non bene come avrebbe voluto Putin (per ora non si riesce a ricostruire nemmeno uno Stato europeo in modo da essere accettato da esso).


I tre perché

Bene, ora si sta cercando di non attribuire ai recenti attentati di Parigi il merito della vittoria di Marine Le Pen al primo turno delle regionali in Francia. In parte è vero, ma solo in parte.

Gli attentati hanno sicuramente convinto coloro che erano in dubbio perlomeno sulla opportunità di andare a votare. Ma la popolarità della Le Pen non è schizzata in alto ieri o due settimane fa: è stata una crescita lunga nel tempo. Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di una risposta politica a un narcisismo buonista di massa. Una minoranza, capace di ragionare senza seguire gli schemi imposti dalla moda e per questo snobbata dalla maggioranza, prima o poi si radicalizza. Dopo essersi radicalizzata, si aggrappa al primo populista che si propone di guidarla alla vittoria sulla maggioranza del momento, si allarga, improvvisamente diventa una maggioranza (o quasi).

La vecchia maggioranza, grazie agli assiomi proposti dalla moda del momento, non si era mai accorta della indisponibilità di tanti immigrati di integrarsi. Allo stesso modo, non si è accorta di avere creato, con il proprio comportamento, dei mostri populisti in tutta Europa: Le Pen, Corbyn, Tsipras, Salvini e Grillo sono quelli più conosciuti.

Aggiungo, infine, che pure le stranezze (chiamiamole pure in questo modo) di quel socialista di Hollande hanno contribuito alla radicalizzazione di una determinata parte dei francesi, quindi al successo della Marine Le Pen.


E che non sia l’ultima volta

Aleksandr Lukashenko ha vinto le elezioni presidenziali bielorusse per la quinta volta consecutiva. Ha preso circa 83,49% dei voti (ma il conteggio dovrebbe andare avanti fino a venerdì), mentre la partecipazione al voto è stata di circa 86,75%

Potremmo continuare a chiamarlo l’"ultimo dittatore d’Europa", ma bisogna riconoscere che si tratta di un dittatore da qualità atipiche per i nostri tempi. Infatti, è l’unico Capo di Stato che riesce trarre vantaggio da ogni passo più o meno falso del proprio vicino più grande. E, naturalmente, da ogni tipo di rapporto di questo vicino con l’Europa. La politica costruita su questo principio permette di mantenere il tenore di vita dei cittadini a un livello buono nonostante tutti i difetti della economia interna centralizzata. Per esempio, quando il vicino vieta l’import dei prodotti alimentari europei, questi ultimi diventano miracolosamente bielorussi (e Bielorussia ci guadagna come rivenditore). Quando il grande vicino decide di fare la guerra a un piccolo vicino comune, Lukashenko si propone subito come un autorevole pacificatore locale (e la Bielorussia ci guadagna in prestigio politico).

Potrei fare altri esempi, ma dal punto di vista tecnico sono troppo simili a quelli appena fatti. Quale politico occidentale è riuscito a lavorare in questo modo e con i medesimi risultati per almeno un mandato?


Economia politica

Pure Donalda Trump si candida alla presidenza statunitense… E allora io approfondisco una mia vecchia idea: se volete scommettere dei soldi sul nome del prossimo presidente americano, puntate sulla Clinton.

Infatti, gli stessi elettori che sette anni fa hanno votato un nero solo perché è nero, tra poco voteranno una donna solo perché è una donna.

P.S.: in ogni caso, vinca il migliore.

P.P.S.: in ogni caso, vincerà il peggiore.


Elezioni per la Rada

Domenica 26 ottobre si sono svolte le elezioni per il Parlamento ucraino (la Rada). Al momento della pubblicazione del presente post sono state scrutinate quasi 90% delle schede. E posso già dire, che i risultati provvisori non presentano alcuna sorpresa.

I partiti che passano lo sbarramento del 5% sono cinque. Tre di questi (che sono pure i primi tre classificati) dovrebbero formare la coalizione di Governo e prendere tra i 250 e 270 mandai tra i 450 disponibili:

Il «Fronte popolare» del premier Yatsenyuk — 22,15%
Il «Blocco del Petro Poroshenko» — 21,77%
Il partito moderato «AutoAiuto» — 10,96%

Cosa significano tali risultati? Solo due cose:

1)Come era facilmente prevedibile, hanno vinto i «filo-occidentali» (già al potere pria delle elezioni) e il partito più critico verso la Russia si trova ora in un leggero vantaggio;

2)Nei rapporti con la Russia non cambierà alcunché. Chiunque vinca le elezioni in Ucraina, non verrà mai preso in considerazione da Putin nel momento in cui ci sarà da prendere una decisione sulle sorti dello Stato Ucraino. In nessun caso, infatti, sarà accettato l’avvicinamento della Ucraina all’Europa o, peggio ancora, alla NATO.

Concludo con una costatazione positiva: dopo 95 anni è stata sancita la fine del Partito Comunista ucraino. A causa della impossibilità di svolgere le elezioni in Crimea e nelle zone «indipendentiste» tra Donetsk e Luhansk, i comunisti ucraini hanno raccolto appena il 3,86% di preferenze.