Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «facebook»

La festa futura

Mi hanno ricordato che ieri in Russia era una festa professionale informale: il Giorno dei programmatori.
Pur non facendo più parte — da anni — di quella categoria professionale, vorrei comunque aggiungere il mio contributo alle «celebrazioni».
Vorrei augurare a un certo Mark Zuckerberg di assumere, finalmente, qualche programmatore dotato di cervello. Perché sono mesi che sto cercando di superare quel algoritmo del Facebook che mi chiede di mostrare come una mia applicazione esegue delle operazioni che in realtà non esegue. Non avete capito qual è il problema? OK, lo traduco in un linguaggio più semplice. Immaginate che qualcuno vi chiede di dimostrare in prima persona che, per esempio, vi siete suicidati.
Insomma, il giorno della assunzione di un vero programmatore al Facebook sarà il Giorno internazionale dei programmatori.
«Ma non vede che sono vivo?»
«Non importa, secondo le nostre nuove regole deve dimostrare di essersi suicidato».


Il crossposting è ancora possibile

So che il sentirsi un genio è abbastanza controproducente nel lungo periodo, ma sono appena riuscito a reimpostare il crossposting automatico da WordPress a Facebook.
Sono riuscito a farlo nonostante una nuova politica del Facebook verso la propria API e la conseguente comparsa di innumerevoli errori incomprensibili (sì, secondo me gli sviluppatori del Facebook programmano con il culo).
Sono riuscito a farlo nonostante essere da poco passato verso il HTTPS.
Sono riuscito a farlo dopo aver letto dieci mila forum dedicati all’argomento, scritto e riscritto mille soluzioni in cinque linguaggi diversi, pensato e pronunciato due milioni di bestemmie e, infine, dopo avere quasi picchiato il computer per disperazione.
Non so ancora se riuscirei a spiegare in modo lineare come – troppi tentativi mescolati in testa – ma sono riuscito a farlo.
Ma vorrei tranquillizzare i colleghi blogger, programmatori e altri: il dialogo tra WP e FB è ancora possibile. Non disperatevi e continuate a lavorarci su.


Oggi è il compleanno di

Ogni volta che il Facebook mi ricorda che oggi è il compleanno di un mio amico, io mi sento un po’ in crisi. Da una parte, sono contento per il mio amico (o amica). Dall’altra parte, so che scrivendo un messaggio di auguri dimostro per l’ennesima volta di essere un fesso: il mio amico sa benissimo che tutti i messaggi come il mio sono dovuti esclusivamente alla notifica del Facebook. Quindi i miei auguri non saranno sinceri.
Di conseguenza, conviene aspettare un’altra occasione per dimostrare di ricordare qualcosa del mio amico. Per esempio, fare gli auguri di persona (se si pensa di incontrarlo in breve).


Cosa sa Facebook su di noi

Per scoprire quante cose sa Facebook sull’Utente X (al posto della X immaginate il proprio nome), è sufficiente cliccare sul link https://www.facebook.com/help/1701730696756992.
Seguendo la giusta combinazione dei link presenti sulla pagina che si apre, potrete richiedere l’archivio delle informazioni relative alla vostra persona. Il link all’archivio arriverà via mail: cliccandoci sopra potrete scaricarlo per poi aprirlo e scoprire quanto bene siete stati spiati.
Dopo tale consiglio pratico potrei darvi una bella informazione e un altro consiglio utile.
La bella informazione non costituisce in realtà un grande segreto: il Facebook raccoglie e analizza costantemente tutte le informazioni relative ai propri utenti (che hanno già superato i due miliardi nel mondo). Questa attività è utile alla crescita e la conseguente attrattività per i venditori della pubblicità. Ed è inutile, dunque, preoccuparsi per le notizie sulla vendita delle informazioni degli utenti del Facebook alle aziende terze. Siete in ogni caso seguiti e analizzati con un microscopio socio-economico.
Il consiglio utile promesso è altrettanto banale (ma allo stesso tempo sconosciuto a molti per un motivo a me incomprensibile). Se siete preoccupati per la sicurezza dei vostri dati/informazioni su internet, la soluzione è semplicissima: non inseriteli su internet. L’internet, compresi anche i social networks, possono essere utilizzati al 100% anche senza l’utilizzo delle informazioni sensibili. È sufficiente avere un po’ di fantasia.


La dura lotta contro l’economia

Mi è già capitato di scriverlo in passato: nell’Unione Europea (come è oggi) è impossibile la nascita delle grandi aziende innovative. Il motivo principale e sufficiente è la burocrazia europea tendente a regolamentare ogni particolare di ogni aspetto della vita. Si arriva al punto di indicare alle aziende private — sia comunitarie che addirittura straniere — come devono condurre la propria attività interna.

Oggi, per esempio, abbiamo potuto apprendere la notizia sulla multa da 110 milioni di euro a Facebook per la sua gestione dei dati dell’acquisito WhatsApp.

Porco Digitus! Se io compro un appartamento e installo una porta trasparente nel bagno, la mia moglie ha la possibilità di fare una scelta tra scappare verso una casa migliore o accettare di contemplare tutto ciò che faccio dentro. La stessa libertà hanno gli utenti di un qualsiasi servizio. Si chiama il libero mercato. Ma in Europa ci si sta ormai dimenticando cosa significhi tale espressione.

Al problema della burocrazia si aggiunge poi la dominante concezione della politica fiscale comunitaria: vedere l’intero settore privato come una mucca da mungere senza pietà al fine di finanziare la burocrazia stessa e le preoccupanti tendenze socialiste comunitarie.

Tutti i fattori elencati nel presente post mi fanno pensare al periodo fascista (ebbene sì, quello italiano) quando lo Stato si permetteva di ficcare il naso nel settore privato con gli obiettivi sostanzialmente molto simili.


Modernizzazione: il primo passo

Nelle ultime settimane ho trascurato un po’ troppo i miei amatissimi lettori. La causa principale di tale comportamento non è però stata la mia solita pigrizia: ho semplicemente avuto tanti altri testi da scrivere. In alcuni casi si è trattato di testi decisamente più seri e importanti di quelli che potete leggere sulle pagine del mio sito.

Ma ora che l’ennesima porzione del mio lavoro accademico è andata a far fondere i cervelli altrui, posso tornare da voi. Ho deciso di compiere il primo passo verso la modernizzazione del mio sito che avevo preannunciato tempo fa. Da oggi, dopo una serie di test andati male, ha finalmente iniziato a funzionare sul mio blog un nuovo plugin che invia i miei articoli direttamente su Facebook. Quindi non ho più bisogno della «intermediazione» tecnica del mio account su LiveJournal.

Visto che qualcuno potrebbe ingenuamente chiedermi della utilità del crossposting diretto, anticipo la risposta. Il collegamento diretto al sito dovrebbe aiutarmi ad aumentare un po’ le visite sul sito stesso, quindi anche le conseguenti raccolte pubblicitarie. Potrebbe sembrare strano, ma a volte anche io voglio guadagnare qualcosa con la mia intensa vita digitale/virtuale.

Quindi il prossimo passo nella modernizzazione del sito sarà la creazione di un design più ordinato e moderno che dovrebbe facilitare la lettura e la navigazione. Poi si passerà all’introduzione di alcune utili funzionalità tecniche.

Il mio account su LiveJournal, il quale ha però accumulato nel tempo una certa quantità di lettori fedeli diversi dall’insieme di quelli che mi seguono su Facebook, non verrà di certo chiuso.

Stay tuned!


Ucraina social

L’Ucraina è uno Stato tecnologicamente avanzato. Non si preoccupa delle piccole banalità come la lotta alla corruzione, la costruzione delle strade o la soluzione efficace dei problemi con gli Stati vicini… Però ha un account su Facebook.

Sì, mi sono espresso bene. Lo Stato ucraino è registrato su Facebook.

Il problema è che a volte lo Stato ucraino beve un po’ troppo e si mette a scrivere delle cose strane:

Ma la modernizzazione dell’Ucraina non si ferma qui. Lo Stato ucraino si è registrato pure su TwitterInstagram!


100500 Mario

Fino a pochi anni fa ci dispiacevamo per il triste futuro dei nostri figli e/o nipoti su internet: a loro, in quanto «arrivati troppo tardi», non sarebbero avanzati dei nickname decenti disponibili.

Ora, ma in realtà da diversi anni, il Facebook sta facendo abituare le persone a utilizzare i nomi veri su internet. In un certo senso è una tendenza positiva, ma essa comporta un altro problema: quale di quei 100500 Mario Rossi che Facebook mi propone nei risultati di ricerca è quello che mi serve? Dalle foto di profilo, in almeno la metà dei casi, non si riesce a capire molto…


Una nuova malattia

Oggi mi sono accorto di avere una (ma non unica) strana patalogia.

In sostanza, ogni volta che ricevo una mail da una donna mai vista nella vita reale, vado cercarla su facebook. Tanto per capire con chi sto scambiando i messaggi scritti.

So di essere stato contagiato, ma sarei anche curioso di scoprire quanto sia diffusa questa mania.


Le parolacce finte

Dalla mia pagina di Facebook è misteriosamente sparito il post del sabato 30 aprile (cliccate tranquilli che dal mio sito non sparirà mai). Suppongo che alla base del mistero sia proprio una delle parole che compngono il nome di quel quadro del XVII secolo.

Il fatto dice molto sul livello intellettuale dei moderatori di Facebook. Ma sono convinto che il livello dei miei lettori è più alto, quindi continuo a rivolgermi a loro. Cioè a voi.

Chi di voi è ancora convinto che la parola «negro» sia una parolaccia? Chi di voi ritiene che debba essere vietata dalle norme di un social network o, addirittura, dalle leggi statali? Ebbene, ho una notizia per voi. L’ultimo censimento della popolazione statunitense, quello del 2010, è stato condotto tramite questo questionario: https://www.census.gov/history/pdf/2010questionnaire.pdf.

Come potete vedere, tra le opzioni delle domande N6 e N9 risulta pure la famosa parola «negro»:


Circa 56 mila persone si sono autodefinite come «negro»: https://www.census.gov/prod/cen2010/briefs/c2010br-06.pdf.

Insomma, se qualcuno vi rimprovera per quella parola, mandatelo pure affanculo.