Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «fotografia»

New York dettagliato

Si sostiene che questo sia il foto-panorama sferico di New York più grande al mondo. Non so se sia vero, ma sicuramente l’immagine ha una risoluzione fantastica. Provate anche a voi a ingrandirla nei punti che vi interessano: con la rotella del mouse o con le dita (ma io vi consiglio di vedere i dettagli su uno schermo grande). E non esagerate a guardare alcune finestre, che capitano delle scene… ehm… un po’ private…

Sono belle, comunque, queste manifestazioni del progresso tecnologico.


Fare una scorta delle reflex

Il sito Sony Alpha Rumors sospetta, non senza ragione, che la Sony abbia smesso di produrre le reflex (in sostanza, le macchine fotografiche con un sistema di specchi interno). Infatti, dal sito ufficiale del produttore sono state rimosse le informazioni sugli ultimi modelli rimasti: A99 II, A77 II e A68.
Nonostante una storia relativamente breve della serie «Alpha» della Sony, tali macchine erano diventate velocemente interessanti dal punto di vista tecnico e si erano affermate sul mercato. Di conseguenza, la loro scomparsa mi sembra un segnale in un certo senso preoccupante: molto spesso, infatti, la Sony riesce ad anticipare le tendenze del mercato tecnologico.
La notizia, poi, va letta assieme alle voci circa l’intenzione della Canon (il produttore principale nel mondo con il 36,8% del mercato) di abbandonare la produzione delle reflex e l’intenzione della Nikon di trasferire la produzione delle reflex in Tailandia.
In sostanza, chi vuole comprarsi una reflex nuova e di qualità, lo faccia ora. Perché non si sa cosa possa succedere nei prossimi mesi (o pochissimi anni). Io, da parte mia, posso ricordare a tutti gli interessati che nessuna delle macchine fotografiche completamente digitali note a me riesce a raggiungere la velocità di messa a fuoco di una reflex. Non so perché succeda così: gli smartphone — spesso scomodi da usare e limitati nelle funzioni fotografiche — sono velocissimi, mentre le macchine fotografiche no. Rimane il fatto: chi vuole continuare a combinare la velocità e la professionalità, deve farsi «una scorta».


Dmitry Markov

Il mercoledì 3 febbraio avevo utilizzato questa foto di Dmitry Markov per illustrare un post dedicato alla politica interna russa:

Solo un po’ di tempo dopo ho pensato che uno dei più interessanti fotografi russi di oggi meriterebbe almeno un post dedicato solo a egli. E allora lo faccio oggi, dato che la maggioranza dei miei lettori nel finesettimana ha più tempo per lo studio dei contenuti «voluminosi» (nel caso specifico, le foto).
A partire dal 2013 Dmitry Markov segue una logica professionale [ancora] non particolarmente diffusa: fotografa solo con lo smartphone e pubblica solo le foto scattate oggi, il giorno stesso. A causa anche di alcune particolarità della sua biografia giovanile particolare, si specializza nella quotidianità della provincia russa. Contrariamente a quanto si possa pensare in molti casi, tutte le sue foto illustrano la realtà e delle situazioni costruite appositamente.
Ora riporto solo alcuni esempi, mentre voi potete vedere di più nell’Instagram di Dmitry Markov. Continuare la lettura di questo post »


Il 2020 in foto

Il periodo tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio da anni (o forse decenni) si caratterizza anche per la pubblicazione di raccolte fotografiche del tipo «l’anno passato in immagini».
Tutte le raccolte intitolate «il 2020 in foto» sono, naturalmente, di una tristezza infinita e si differenziano tra loro solo per la qualità tecnica delle immagini selezionate dai redattori. Ma proprio questa volta abbiamo un motivo in più per studiare attentamente quelle raccolte. Infatti, dobbiamo servirci di esse ricordarci che nel corso dell’anno scorso si erano verificati anche altri – rispetto a quello ben noto – eventi importanti e interessanti. Eventi per i quali il 2020 sarebbe comunque rimasto nella nostra memoria.
Quindi vediamone qualcuna – per esempio, quella di The New York Times – e imponiamo un po’ di pluralismo alla nostra memoria.

Foto di Doug Mills (New York Times)
In ogni caso, spero che il 2021 sia un anno un po’ più ricco di eventi.


I paesaggi belli

Il grande segreto dei paesaggi belli sulle foto consiste nel fatto che quelle foto sono scattate la mattina presto, più o meno entro le sei. Tutti i fotografi più famosi specializzati in questo genere di foto si alzano alle tre di notte per arrivare sul posto verso le quattro e fare in tempo a realizzare qualche bel scatto prima della comparsa visibile del sole. Con il sole sopra l’orizzonte, invece, gli stessi paesaggi non sono più fotogenici. Di conseguenza, le foto pomeridiane e serali saranno apprezzate e comprate solo nelle rare situazioni specifiche.

Ogni volta che vedete una bella foto di una città, una spiaggia o qualche altro luogo che vi è piaciuto più sulla foto che nella realtà, prestate l’attenzione a alcuni indicatori tipici: il colore del cielo tendente al rosa, l’assenza delle persone e delle auto. E ricordatevi che il lockdown non c’entra!


Leslie Jones

Il fotografo Leslie Jones (12/X 1886 – 8/XII 1967) non amava essere chiamato giornalista e si autodefiniva «camera man». Molto probabilmente si tratta di una modestia esagerata. Infatti, per 39 anni – dal 1917 al 1956 – aveva lavorato per il giornale Boston Herald-Traveler, immortalando in oltre 40 mila foto la vita quotidiana della propria città. Aveva fotografato non solo gli eventi ufficiali e di cronaca, ma anche tutte quelle cose che avremmo rischiato di perdere, dal punto di vista grafico, per sempre solo perché vengono puntualmente snobbate dai turisti e dai fotografi interessati solo alla loro concezione molto dubbia dell’arte fotografica.

Fortunatamente, all’inizio degli anni ’70 la famiglia di Leslie Jones aveva donato il suo archivio fotografico alla Boston Public Library. La quale, a sua volta, ha provveduto – appena è stato tecnicamente possibile – di pubblicare la maggioranza delle foto su internet. Quindi oggi tutti hanno la preziosa possibilità di vedere le immagini di quei quattro decenni di storia di almeno una città statunitense.
Studiando quell’archivio, ho scoperto che una delle sue sezioni più grandi è dedicata agli incidenti stradali. Incidenti avvenuti in una epoca caratterizzata da un grado di motorizzazione talmente basso che ci potrebbe oggi sembrare incredibile la quantità degli schianti avvenuti annualmente.

Ma le sezioni nelle quali è suddiviso l’archivio sono in realtà numerose e di contenuto molto vario: Continuare la lettura di questo post »


Il fotografo di Brezhnev

Un fatto di cronaca (o di storia?) interessante: il lunedì 28 settembre a Mosca, all’età di 81 anni, è morto Vladimir Musaelyan, il fotografo personale di Leonid Brezhnev. Svolse quel «ruolo» dal 1969 al 1982 (fino alla morte di Brezhnev).

A partire dal 1960 Musaelyan fu un fotografo della agenzia di stampa sovietica TASS e conobbe Brezhnev durante un viaggio di lavoro in Kazakistan. Non so di certo come sia stato notato, ma nei decenni successivi fu sempre molto apprezzato dal Segretario generale.
Tutte le foto più famose di Brezhnev che conosciamo oggi furono scattate da Vladimir Musaelyan. Per qualche strano motivo il suo sito personale non funziona, ma alcune delle foto storiche scattate è disponibile anche nell’archivio della TASS (prestando un po’ di attenzione, noterete che sono divise in 8 pagine).
Qui riporto solo alcuni esempi delle foto di Brezhnev:



Dopo la morte di Brezhnev, Musaelyan aveva continuato a lavorare come fotografo «istituzionale» ritraendo i leader sovietici/russi e le sedute parlamentari. Aggiungo quindi alcuni altri esempi delle sue foto: Continuare la lettura di questo post »


Watermark

Una idea interessante per la gente paranoica che non vorrebbe essere fotografata per strada:

Quando, finalmente, torneremo alla vita normale, si potrà fare lo stesso con l’abbigliamento o con i cappelli.
P.S.: per coloro che non hanno proprio capito il trucco, aggiungo un solo link.


La fase superata

È bello e interessante il progetto «Le chiese dimenticate d’Europa» del fotografo britannico James Kerwin.
Il prestigio della religione sta scendendo velocemente in tutto il mondo. Nel solo 2017 in giro per il mondo sono state definitivamente chiuse quasi dieci mila chiese. Non perché gli invasori extraterrestri armati hanno vietato agli umani di credere, ma perché i dogmi religiosi sono passati di moda. La spiegazione scientifica del mondo è infinitamente più bella, interessante e ampia della primitiva concezione religiosa. Non solo: evolve pure nel tempo e lo fa in un modo abbastanza veloce. Quindi è ovvio che la gente non ci va più in chiesa.
Non dobbiamo nemmeno dispiacerci per la «perdita» degli edifici religiosi. Quelli veramente interessanti dal punto di vista storico e/o artistico – si tratta in realtà di una percentuale non altissima – vengono restaurati e trasformati in musei, biblioteche e negozi.
Inoltre, non penso che ci sia un rischio reale dell’arrivo delle moschee al posto delle chiese cristiane: pure nel mondo islamico la religione sta visibilmente perdendo la popolarità.
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Lo scatto di una foto impossibile

La chiesa veneziana Santa Maria dei Miracoli (semplicemente Miracoli nel linguaggio popolare locale) fu costruita negli anni 1481–1489 sul progetto dell’architetto Pietro Lombardo (aiutato in questa occasione dai figli). È una chiesa bella, una delle più interessanti che io abbia mai visto in Italia, che ha anche una particolarità fastidiosa: è praticamente impossibile da fotografarla da fuori. Trovandosi infatti a brevissima distanza da tutti i palazzi circostanti, non rientra interamente in un obiettivo normale. Con un Canon EF 28–80 mm II, per esempio, il miglior risultato possibile è questo:

[foto scattata dal sottoscritto in occazione della visita di agosto]
Certo, si potrebbe utilizzare un obiettivo grandangolare, ma in tal caso la chiesa appare sulla foto con delle notevoli distorsioni.

Le foto con le distorsioni sono dunque finite su tutti gli album di architettura, Continuare la lettura di questo post »