Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «francia»

Il passato non è una costante

Nel corso di quasi tutto il 2020 hanno dominato, purtroppo, le notizie su un solo argomento e quindi ci siamo un po’ dimenticati di una delle nuove tendenze mondiali: fare la guerra al passato tramite l’abbattimento dei monumenti dedicati ai personaggi storici. Proprio nell’ottica di questa tendenza potrebbe sembrare interessante il progetto del fotografo parigino Benoit Lapray, il quale ha sostituito (graficamente) i vari monumenti di Parigi con delle figure dei supereroi di fantascienza.

Ma io devo constatare che pure quei personaggi rischiano fortemente di cadere in disgrazia in un futuro non particolarmente lontano. Perché, col passare del tempo, nelle teste di molte persone (oppure è meglio dire generazioni?) cambiano gli standard del livello di violenza accettabile nelle opere culturali. Così, per esempio, potrei pensare ai romanzi di Henry Rider Haggard che mi piacevano tanto nella prima età adolescenziale: chissà come mi guarderebbero molti genitori di oggi, se avessi consigliato ai loro figli dei libri dove si va regolarmente a caccia di animali selvatici più o meno rari o si usa affidare i lavori più pesanti e pericolosi agli aborigeni «privati di diritti». Anche se, obiettivamene, i libri di Haggard sono belli e interessanti (ai consigli letterari più concreti dedicherei uno spazio a parte).
Insomma, sostituire gli eroi del passato con degli eroi immaginari – che prima o poi risulteranno immaginati dalle persone del passato – non è una soluzione. O, almeno, è una soluzione temporanea.
Ma, intanto, vediamo cosa si è inventato Benoit Lapray (solo alcuni esempi): Continuare la lettura di questo post »


Reimparare a camminare

Come sapete già bene tutti, il 31 marzo ci è finalmente stato concesso il diritto all’ora d’aria consentito di passeggiare nei pressi delle proprie abitazioni.
Non so se in realtà si tratti di una graduale (e non dichiarata pubblicamente) uscita dallo stato della quarantena, di un tentativo di calmare i cittadini-detenuti con una piccola retromarcia o, semplicemente, di una vittoria della ragione. Però posso constatare che l’Italia ha seguito con un certo ritardo il modello francese.
Ai tempi avevo evitato di scriverlo, ma sin dall’inizio della quarantena in Francia era concesso l’esercizio dello sport individuale all’aperto. Ed è una misura assolutamente sensata perché lo stato immobile prolungato delle persone a lungo termine può provocare dei problemi di salute sensibili. Problemi non sempre gravi come il COVID-19, ma sicuramente brutti e di massa. Sarebbe poco responsabile negarlo, come sarebbe poco intelligente tentare di risolvere un problema creandone un altro. Se è impossibile imporre la quarantena quasi totale – e, di conseguenza, di durata relativamente breve – come in Cina (e noi abbiamo visto che in Europa è di fatto impossibile), bisogna trovare i modi di far convivere pacificamente le persone con quella di durata superiore. Uno di questi modi è di concedere la possibilità di uscire, a volte, di casa.
L’autocertificazione francese per le uscite durante la quarantena si trova sotto questo link. La giustificazione dello spor individuale è questa:

Spero che la maggioranza dei miei lettori abbia le conoscenze basilari della lingua francese per comprendere questo testo semplicissimo.


Chirac

In sostanza, nel 2002 Jacques Chirac era stato eletto per il secondo mandato grazie alla candidatura di Jean-Marie Le Pen. Nelle due occasioni successive non è più stato in grado (ma nemmeno chiamato) a salvare la Francia dai presidenti molto «particolari», ma anche grazie a questo oggi possiamo ribadire che nella vita è tutto relativo.
Lasciando da parte le accuse dei maneggi finanziari — definibili tipici alla grande politica, data la loro larga diffusione — potremmo anche sintetizzare che Chirac è stato un buon presidente.


Tutti sono utili

La notte scorsa a Parigi è stata «rubata» una opera di Banksy: era disegnata sul retro del cartello di un parcheggio sotterraneo.
Pur non essendo un grande ammiratore di Banksy, devo riconoscere la sua potenziale utilità pratica. Chi vive in una città che almeno in teoria poteva essere visitata da egli, può copiare qualche sua opera su un cartello stradale particolarmente fastidioso. Chi invece vuole far avvicinare nel tempo la ristrutturazione del proprio palazzo, può copiarla sul muro o sul portone d’ingresso. Etc. etc.
Accendete la fantasia come lo fanno gli artisti veri.
Ah, il disegno rubato è stato questo:

Ma voi ne potete scegliere quello che vi piace di più.


Qualcosa di positivo

L’incendio della Notre-Dame de Paris è un evento tristissimo, ma allo stesso tempo rassicurante.
Prima di tutto lo è perché le persone hanno dimostrato di sapere riconoscere (e preoccuparsi per) il patrimonio culturale dell’umanità senza alcun suggerimento da parte dei terzi.
In secondo luogo, almeno i miei contatti su Facebook hanno finalmente evitato di voler apparire dei massimi esperti in qualcosa (nello spegnimento delle fiamme nel caso specifico).

I soldi per il restauro si troveranno presto e in un modo bello, come sono già stati promessi i primi 300 milioni da appena due francesi.
UPD: La raccolta dei fondi per la ricostruzione è stata organizzata velocemente. Le persone interessate possono parteciparne tramite questo sito.


Nuovi frutti del populismo

Le 25 richieste dei «gilet gialli» francesi è un eccellente prodotto della ignoranza economica, giuridica, politica e scientifica. Non so come si possa discuterne seriamente.

Ma penso che nelle ultime settimane più o meno tutti si siano già accorti che i membri di quel «movimento» non sono proprio dei grandi intellettuali.


Colorare la mappa

Tutti conoscono la Costa Azzurra francese.
Non tutti sanno che la maggior parte delle coste francesi è divisa in segmenti di vari colori:


Le fiamme della rivoluzione

Come forse vi ricordate, la notte tra l’8 e il 9 novembre 2015 l’artista azionista russo Petr Pavlensky aveva incendiato uno dei portoni della sede centrale del FSB (ex KGB). Dopo quella fantastica notte sono successe diverse cose nella sua vita. Da diversi mesi vive in Europa, nel maggio del 2017 ha ottenuto lo status del rifugiato politico in Francia. Ormai sento la necessità di dedicare un post serio a questo personaggio (biografia, il significato delle performance e altro), ma lo farò in un altro momento.
Oggi vi comunico di un’altra sua perfomance.
In poche parole, stanotte Petr Pavlensky ha incendiato uno degli edifici della Banca Centrale francese e, come due anni fa, si è fatto fotografare davanti alla propria opera. Le immagini sono della fotografa Capucine Henry.


L’attivista Sarah Constantin, anche essa presente sul luogo, ha comunicato che l’obiettivo della azione è stato quello di «far ripartire l’incendio rivoluzionario nel mondo».


La rivoluzione – così come potrebbe immaginarla nella propria testa Petr Pavlensky – mi interessa molto meno della sua assenza. Mi interessa tanto, invece, sapere la gravità del danno che ha provocato la sua azione di stanotte e le possibili conseguenze. Qualora queste ultime si limitassero ad alimentare il suo bisogno di apparire una vittima, potremmo semplicemente ignorare le sue future azioni. Se invece volesse dimostrare che in Europa un rifugiato politico può permettersi anche questo tipo di «arte», dovremmo essere molto attenti agli sviluppi dell’esperimento.


Finalmente processato!

Cari lettori, ho due notizie per voi: una buona e una cattiva.

La notizia buona consiste nel fatto che Pierr Dukan è finalmente finito sotto processo.

La notizia cattiva sta nel fatto che il processo riguarda la frode fiscale e non la famosa dieta del cazzo che ha rovinato la salute a tante persone ingenue (e incapaci di chiedere un semplice consiglio a un medico competente).

Beh, non perdiamo la speranza. Prima o poi qualcuno troverà il coraggio di promuovere una causa anche nell’ambito dell’attentato alla salute pubblica.


Macron Presidente

Come sicuramente sapete già, ieri, al secondo turno delle presidenziali, la maggioranza degli elettori francesi ha scelto il meno-peggio. Non ho un termine migliore per definire il nuovo presidente francese, e per questo l’unica emozione che mi ispira la sua figura è la noia. Sembra solo un perfetto funzionario e solo per questo è già noioso: ha capito di dover lasciare i socialisti poco prima che fosse evidente il loro fallimento in tutti gli ambiti, non ha ripetuto gli stessi errori politici di Fillon e ha vinto nel secondo turno solo perché la sua concorrente è stata la Le Pen. La mancanza di almeno uno di questi tre elementi avrebbe fatto venire meno la sua grande fortuna di ieri.

Quello che mi preoccupa, invece, è il fatto che circa un terzo dei francesi vorrebbe tornare nel XX secolo. Non le presunte tendenze verso la xenofobia o il razzismo — Jean Marie Le Pen è stato cacciato dal partito proprio per liberare il «Fronte Nazionale» da quelle due caratteristiche — ma la concezione arcaica dell’interesse nazionale che c’è nelle teste delle persone. I giornalisti e i politici europei non sono in grado (lo in base a quello che vedo) di spiegare i vantaggi di un mondo aperto rispetto a quello chiuso. Probabilmente non ci sarei mai riuscito nemmeno io. Anche se posso provare a farlo con qualche esempio elementare.

Immaginate Tizio che spende 10.000 euro all’anno per mantenere una macchina di proprietà (per esempio una Fiat Panda del 1988) e Caio che spende 5000 euro all’anno per nolleggiare tutte le macchine che gli piacciono e solo quando realmente gli servono (che ne so: Audi, Range Rover, Volvo etc). Ecco, circa un terzo dei francesi hanno dichiarato di volere passare tutta la loro vita con una Peugeot marcia del 1972. E so che una determinata quantita degli italiani vorrebbe passare tutta la vita sempre con la stessa Panda del 1988 funzionante per miracolo.

Che tristezza.