Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «francia»

Da prendere come esempio

Jean-Marie Le Pen è stato sospeso dal partito, gli è stata ritirata la tessera ed entro tre mesi dovrebbe essere destituito dalla carica del Presidente onorario del Front National.

L’assurdità non sta nel fatto che il fondatore di un partito viene eliminato in questo modo. E’ assurdo (o, se preferite, curioso) che tantissimi partiti europei di destra e di sinistra (compresi quelli italiani) hanno da imparare da Front National. Imparare a eliminare i propri membri impazziti. Eliminarli senza considerare il loro ruolo nella storia partitica.


Che marchio…

Di fatto, Joachim Roncin, l’autore dello slogan «Je suis Charlie», vorrebbe registrare la frase come un marchio. Questo, secondo egli, permetterebbe di evitare il suo uso improprio e, in particolare, lo sfruttamento commerciale. Pare che solo in Francia oltre 50 persone abbiano già tentato di depositare tale marchio presso l’INPI (Istituto Nazionale della Proprietà Industriale): tutti respinti a causa dell’uso ormai diffuso della frase.

Ma supponiamo che il signor Roncin riesca a registrare la sua «opera». Sapete cosa otterrà? Farà un solo bel regalo ai cinesi. Chi non ci crede, si faccia un breve giro su eBay: tutti quei prodotti con la relativa frase semplicemente cambieranno il Paese d’origine. E magari costeranno meno.

Io consiglio sempre di pensarci dieci volte prima di tentare di difendere legalmente una «invenzione» di tale semplicità. A meno che non si voglia guadagnarci su a tutti i costi.


Ils sont Chalie

Della manifestazione parigina di ieri mi sono particolarmente piaciute due cose, ora vorrei condividerle con voi.

In primo luogo, dopo una lunga pausa piena di manifestazioni stupidissime le FEMEN hanno finalmente fatto una esibizione bella: con i kalashnikov-matite ed i cartelli «Charlie Akbar»:

Foto di Rustem Adagamov

In secondo luogo, la presenza contemporanea allo stesso corteo di Netanyahu e di Mahmoud Abbas. E’ una buona occasione per sperare che non solo il popolo francese possa mostrarsi più unito in seguito ad un avvenimento tragico.

Non so se Bernard Kouchner abbia avuto il coraggio di presentarsi: Continuare la lettura di questo post »


L’evoluzione di Hebdo

Ieri ho già scritto dell’attacco alla redazione di «Charlie Hebdo». E poi sono andato a informarmi un po’ sulla storia di quella rivista.

La rivista era stata fondata nel 1960 con il nome «Hara Kiri» e fino al 1969 era un mensile. Secondo lo slogan presente sul logo, era una rivista «stupida e cattiva». Effettivamente, all’epoca era leggermente stupida, tanto da essere simpatica…

… e tanto cattiva da meritare Continuare la lettura di questo post »


Charlie Hebdo

I terroristi che hanno sparato e ucciso, ieri mattina a Parigi, mi hanno fatto ripensare a un mio vecchio dubbio: approvato che si può e si deve discutere su ogni argomento immaginabile, si può dire lo stesso anche del scherzare? Intendo gli scherzi pacifici e non offensivi.


disegno di @joepbertrams

Da ieri sera sono probabilmente un po’ più vicino alla risposta affermativa. Infatti, mentre spesso è normale cercare di non offendere con la propria battuta, non è normale moderare la propria vita (o, in altre parole, limitare la propria vita attiva) per la sola paura della possibile reazione sproporzionata di qualche pazzo. Nel mondo contemporaneo tutti scherzano su tutto. Naturalmente, dal punto di vista quantitativo gli scherzi non riusciti prevalgono su quelli divertenti. E di gente incapace di reagire in modo adeguato non manca. Ma solo i musulmani sono arrivati all’uccidere: è un fatto che non possiamo negare.

Nel mondo contemporaneo i musulmani sono tanti, probabilmente in maggioranza, la loro presenza in Occidente sta aumentando. Ricordiamoci che, rispetto ad un occidentale medio, nella stragrande maggiorana dei casi sono delle persone meno istruite ma più passionali e più sensibili alle questioni religiose (sono tutte caratteristiche connesse tra loro). Di qui lo scontro del XXI secolo: mentre gli occidentali di oggi non capiscono più che l’intolleranza a volte serve (verso i barbari), i musulmani non capiscono ancora che a volte non serve (verso gli scemi).

Purtroppo non conosco ancora il modo di innalzare velocemente il livello di istruzione di massa. Eppure, senza riuscire in questa impresa non si potrà trasmettere ai musulmani tutti i preggi della libertà di espressione. E in assenza della libertà di espressione (la quale comprende la libertà di scherzare su tutto) è impossibile la scelta consapevole della religione. In più, il livello di istruzione di massa crescente nel tempo riduce la possibilità del nascere delle battute cretine.

Per essere obiettivi bisogna a questo punto ammettere che i disegni pubblicati da «Charlie Hebdo» sono sempre stati nel migliore dei casi mediocri. Solitamente, invece, erano addirittura di pessimo gusto. Ma non consideravano alcun personaggio una autorità inattaccabile: a modo loro scherzavano su Gérard Depardieu, Le Pen, Papa e altri.

Se siete minorenni, particolarmente sensibili o religiosi non guardate la continuazione di questo post.
Continuare la lettura di questo post »


Il perché della visita di Hollande

Nella notte tra il venerdì 5 dicembre e il sabato 6 dicembre un An-124-100 russo aveva fatto un atterraggio di emergenza nell’aeroporto nigeriano di Kano. Le possibili cause sono tre e ora non ci interessano.

Ci interessa, prima di tutto, il fatto che l’aereo appartiene a 224LO, una azienda controllata dal Ministero della Difesa russo. Da più di vent’anni questa azienda si occupa del traporto aereo commerciale nelle zone di guerra in tutto il mondo. Guadagnando, naturalmente, delle somme importanti per il Ministero.

In secondo luogo ci interessa il fatto che l’aereo in questione (numero RA-82038) stava effettuando il volo dalla capitale della Repubblica Sudafricana Bangui verso la capitale del Ciad N’Djamena. A bordo c’erano 18 russi e 2 francesi, 2 elicotteri Gazelle e le eliche di scorta, un fuoristrada blindato, diverse casse con i Kalashnikov etc. Tutto il carico era destinato, in teoria, alla base francese Istres-Le Tubé. A questo punto potete pure vedere il relativo manifesto di trasporto.

La prima reazione del Ministero degli Esteri russo è stata, come spesso capita, curiosa. In un primo momento è stata negata l’appartenenza dell’aereo alla Russia. In un secondo momento si è sostenuto che si tratterrebbe di un aereo russo con l’equipaggio francese. Poi, finalmente, è stata ammessa pure la composizione del personale a bordo. I due francesi, come ora sappiamo, erano degli ufficiali che stavano accompagnando il carico alla destinazione.

L’ambasciatore francese a Lagos, intanto, aveva precisato che l’aereo doveva trasportare solo i due elicotteri Gazelle con le eliche.

E’ abbastanza logico supporre, a questo punto, che tutte quelle armi il cui trasporto la Francia non aveva ordinato, erano in realtà un carico aggiunto di nascosto e destinato ad essere scaricato allo stesso modo in Nigeria. Perché è evidente che il movimento terroristico Boko Haram, attivo nella regione, pur non essendo in grado di produrre armi e munizioni (come tutto il resto, tranne le banane) se li procura da qualche parte. E tutti i Governi africani arrestano con una certa periodicità quegli aerei che trasportano i carichi bellici sospetti.

Evidentemente, questa volta i diplomatici russi e francesi sono riusciti a convincere il Governo nigeriano della appartenenza di tutto il carico all’esercito francese. Infatti, la sera dell’8 dicembre l’An-124-100 era stato rilasciato. A questo punto, però, dobbiamo chiederci sui veri motivi della visita improvvisa di François Hollande a Mosca il 6 dicembre.


Il credito nazionale

Nel finesettimana appena passato ho appreso una notizia secondo me abbastanza divertente.

In pratica, alla fine di settembre una banca russa (FCRB) aveva concesso al noto partito francese «Le Front National» un prestito di 9 milioni di euro. Due di questi sono già stati trasferiti al partito di Marine Le Pen.

Potrei fare solo due piccole osservazioni su questa storia. La prima è abbastanza banale: ma è normale che un partito nazionalista (o quasi) si faccia finanziare dall’estero?

La seconda, invece, è di carattere storico. Una volta c’era l’URSS che finanziava la sinistra francese (e non solo quella), la Russia di oggi finanzia invece l’estrema destra. Cambia l’orientamento del finanziato ma il risultato voluto rimane il medesimo: avere il rappresentante (o il difensore) delle proprie posizioni politiche nella tana occidentale.

So che la legge francese consentirebbe le donazioni ai partiti politici solo da parte dei privati. E’ per questo che si parla di un credito. Ma un qualsiasi partito politico, come potete ben immaginare, è un buco nero finanziario: non ripagherà mai alcun debito.