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Una strana tendenza olimpica

Oggi avrebbero dovuto iniziare le Olimpiadi di Tokyo ma, per motivi ben noti [censured], sono stati posticipati di un anno. Nonostante il fatto che il mio interesse verso lo sport professionale tende allo zero, non posso non constatare che esiste una stranissima tendenza:
Nel 1940 le Olimpiadi di Tokyo furono annullate a causa della Seconda guerra mondiale.
Nel 1964 le Olimpiadi di Tokyo furono spostate per tre mesi a causa della siccità.
Nel 2020, infine, le Olimpiadi di Tokyo sono state spostate di un anno per il coronavirus.
Cosa possiamo imparare da questa tendenza? Possiamo imparare che la prossima volta che Tokyo si candida a ospitare le Olimpiadi, noi dobbiamo prepararci al peggio. Soprattutto se ipotizziamo che gli annullamenti e gli spostamenti dovessero alternarsi ahahaha


Di cosa è fatto il luogo

Dopo il recente dramma architettonico parigino mi sono ricordato, anche se non subito, la storia del Kinkaku-ji (Tempio del Padiglione d’oro) di Kyoto costruito nel 1397. Tutto il padiglione, tranne il piano terra, è coperto di foglie d’oro puro. Dal 1994 è  un bene culturale protetto dall’UNESCO.
Attualmente ha questo aspetto:

Il tempio bruciò due volte nel XV secolo durante la guerra degli Ōnin e poi nel 1950 (incendiato dal monaco Hayashi Yoken intenzionato a suicidarsi).
Lo scrittore inglese Douglas Adams, durante la sua visita al Kinkaku-ji, fu sorpreso per il suo buono stato di conservazione. Dopo le precisazioni dell’interprete circa gli incendi, ebbe luogo il seguente dialogo (riporto il senso delle battute secondo la mia memoria):
«Quindi non è l’edificio originale?»
«Naturalmente è originale».
«Ma il tempio fu bruciato».
«Sì».
«Due volte».
«Più volte».
«E ogni volta fu ricostruito da zero».
«Naturalmente. È un monumento importantissimo per la nostra cultura».
«E ogni volta l’edificio fu ricostruito con dei materiali nuovi?»
«Certamente. Bruciò completamente».
«Come può essere lo stesso tempio?»
«È sempre lo stesso edificio».
Adams rimase sbalordito dall’idea che il concetto del tempio è per i giapponesi più importante dei materiali con i quali è costruito.


Uno in meno

Oggi in Giappone è stato impiccato Shoko Asahara – il leader della setta «Aum Shinrikyo» – e sei suoi «colleghi». Era stato condannato a morte nel 2004 ed io pensavo che non fosse più in vita da un po’.
E poi mi ricordo che all’inizio degli anni ’90 la sua setta era ben presente in Russia: avevano addirittura comprato delle considerevoli fette del broadcasting mattutino delle reti televisive federali è un notevole edificio per la propria sede di rappresentanza.
Il mio primo e ultimo contatto con quella gente «strana» (il mio giudizio dell’epoca) si era però limitato alla ricezione di un volantino sulla metropolitana moscovita nel 1995. Su esso si tentava di convincere la gente che la loro setta non centrasse nulla con l’attentato nella metropolitana di Tokyo…
Insomma, meglio tardi che mai.


Pubblicità giapponese (parte 2)

Due mesi e mezzo fa abbiamo visto un curioso esempio della pubblicità giapponese.

Oggi riprendiamo queso ineressantissimo argomento tele-sociologico e vediamo il «meglio» della pubblicità giapponese del 2016.

È un altro mondo. Per comprenderlo ci vorrebbero anni, decenni di ricerche empiriche.

Ma ricordiamoci che ogni ricerca empirica comporta un forte rischio di assimilazione involontaria (e forse inconscia).


Pubblicità giapponese

Abbiamo già visto un esempio della pubblicità indiana. Oggi vediamo quella giapponese e proviamo a capire quale delle due è più psicodelica…

Un altro esempio della pubblicità giapponese è fuori concorso perché batterebbe qualsiasi altro… ma non so bene in quale competizione…