Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «guerra»

L’utilità del male

A volte nella vita capitano delle situazioni strane in cui il male agisce a favore del bene. Non lo fa apposta (come non fa delle cattiverie tanto per farle), ma solo perché in quelle determinate circostanze è convinto di tutelare i propri interessi. Si tratta di una coincidenza casuale.
Per esempio: pensiamo al presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko. Con il Covid-19 e la guerra in Ucraina molte persone potevano essersi un po’ dimenticate dell’«ultimo dittatore europeo», del suo modo di condurre la politica interna in generale e della sua reazione alle proteste post-elettorali del 2020 in particolare. Ma Lukashenko esiste, è sempre al suo posto, e sempre dalla parte del male…
Ebbene, da oltre nove mesi sta resistendo alle pressioni di Putin e sta evitando di sostenerlo, nella guerra con l’Ucraina, con le forze militari bielorusse. Ovviamente non lo fa per l’amore verso gli ucraini o verso i propri militari. Lo fa perché ha paura – a ragione – di perdere il potere a causa dell’andamento della guerra. Proprio grazie a questo vengono salvate decine di migliaia di vite umane e l’Ucraina non è costretta a combattere su un fronte ancora più lungo. Il male sta agendo a favore del bene.
A questo punto posso aggiungere solo una constatazione: decine di miliardi di dollari regalati da Putin a Lukashenko sono stati sprecati. Lo «Stato unitario» tra la Russia e la Bielorussia sembra sempre più un fantasma.


Sulla linea del fronte

Il video di oggi illustra uno dei motivi principali per i quali l’esercito russo è passato quasi completamente, nelle ultime settimane, dal combattere contro l’esercito ucraino al combattere contro la popolazione civile ucraina (distruggendo l’infrastruttura con i bombardamenti). Penso che la maggioranza dei lettori abbia – come me – letto e visto le cose del genere solo sui libri e film ambientati nella epoca della Prima guerra mondiale:

Il secondo motivo del nuovo modo di combattere è addizionale al primo: tentare di creare una nuova crisi dei profughi in Ucraina e in Europa. Ma questo è un argomento che richiede tanti testi seri.


La relazione del RUSI

Segnalo, a tutte le persone che sono interessate allo studio un po’ più approfondito dei conflitti armati in generale e quello in Ucraina in particolare che l’istituto britannico RUSI (Royal United Services Institute) ha pubblicato una relazione – stilata assieme ai vertici dell’esercito ucraino – che analizza le prime fasi della guerra tra la Russia e l’Ucraina nel periodo dal febbraio al luglio 2022, quindi nel periodo quando le forze armate ucraine non stavano ancora conducendo delle operazioni offensive in prima linea.
La relazione è stata redatta dai ricercatori del RUSI Jack Watling e Nick Reynolds, in collaborazione con Oleksandr Danylyuk (già consulente dei vertici del Ministero della Difesa ucraino e del Servizio di Intelligence estero) e con l’ex comandante delle Truppe d’Assalto Aerotrasportate (in Italia si chiamerebbero generalmente paracadutisti) dell’Ucraina Mikhail Zabrodsky.
A qualcuno di voi potrebbe risultare una lettura interessante.


Gli investimenti della NATO

Anthony Blinken dice che la NATO starebbe valutando la possibilità di investire in armamenti di epoca sovietica utilizzati dall’esercito ucraino. Tale dichiarazione rientra nella logica di due notizie che mi è già capitato di leggere in precedenza. Prima di tutto, mi è già capitato di leggere che la NATO starebbe discutendo la possibilità di investire in vecchie fabbriche nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e in Bulgaria per riprendere la produzione di missili per i sistemi di artiglieria ucraini di epoca sovietica. In secondo luogo, alcuni Stati-membri della NATO avevano già dichiarato, in momenti diversi, di avere esaurito gli armamenti da fornire alla Ucraina. Quindi la dichiarazione di Blinken in un primo momento sembra una testimonianza di intenzioni concrete e utili (nonostante la relativa obsolescenza degli armamenti sovietici).
Quello che mi preoccupa è la tempistica: quanto tempo ci vorrà per riavviare la produzione in questione? Molto probabilmente anche secondo gli americani la guerra sarà ancora abbastanza lunga…


Un po’ di statistica seria

A volte mi capita venire a conoscenza di ricerche sociologiche/statistiche importantissime, ma poco ovvie per una buona parte dei lettori. Meno male che qualcuno ha una fantasia sufficiente per concepirle e condurle.
Oggi non riesco proprio a trattenermi dal condividere con voi i risultati dell’ultima ricerca del genere che mi è capitato di scoprire.
Ebbene, secondo l’agenzia russa «Sotsialnye seti» [«Social Networks» in russo] nel 2022 gli utenti di lingua russa dei social network hanno pubblicato diverse decine di milioni di messaggi con parolacce. Il giorno con il maggior numero di tali messaggi – 375.000 – è il 27 febbraio. Le pubblicazioni di cui sopra sono state contate sui seguenti social networks: VKontakte, Odnoklassniki, Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, Telegram, TikTok, Ya.Zen e LiveJournal. Non è stata presa in considerazione la geolocalizzazione degli autori dei post, ma solo la lingua delle pubblicazioni.
L’uso delle parolacce nelle pubblicazioni sui social ha raggiunto il suo picco alla fine di febbraio – quando è iniziata la guerra in Ucraina –, ma in totale nel corso di quel mese ci sono stati 6,9 milioni di post con le parolacce. Nel mese successivo – marzo – la quantità dei post del genere è salita a 8,8 milioni.
Per il mese di aprile sono stati contati 7,7 milioni di post contenenti parolacce: i picchi si sono registrati nei giorni del 4, del 6 e del 14 aprile: quando sono state diffuse le notizie degli omicidi a Bucha, della morte del leader del partito russo LDPR Vladimir Zhirinovsky (so che negli ultimi trent’anni molti di voi hanno sentito di quel personaggio) e dell’affondamento dell’incrociatore missilistico russo «Moskva».
Tra i mesi di maggio e agosto il numero dei post con le parolacce è variato tra i 6,3 milioni e i 6,9 milioni. A settembre sono stati pubblicati 6,4 milioni di post di questo tipo, di cui 250.000 il 21 settembre: il giorno in cui è stata annunciata la mobilitazione «parziale» dei civili. Dopo l’esplosione del ponte di Crimea, l’8 ottobre, gli utenti hanno pubblicato 225.000 post contenenti le parolacce. In totale, nel mese di ottobre sono stati scritti 6,8 milioni di post di questo tipo.
Ecco, leggendo dei risultati che ha mostrato la suddetta ricerca mi sono sorpreso, in un primo momento, del fatto che la reazione popolare più massiccia si sia manifestata solo il 27 febbraio e non il 24 (il primo giorno della aggressione contro l’Ucraina). Ma poi mi sono ricordato la mia reazione personale e la reazione di alcuni miei amici: effettivamente, nei primi giorni della guerra le teste erano in un certo senso bloccate dallo shock. La gente non riusciva a credere che una ********* del genere fosse realmente possibile, sperava di svegliarsi dall’incubo, stava cercando di capire cosa ***** stesse succedendo e quanto possa essere duraturo e serio. Solo dopo alcuni giorni abbiamo riavuto la capacità di tradurre le emozioni – e le prime considerazioni – in frasi comprensibili, anche se piene di lessico poco serio.
Di conseguenza, il conteggio delle parolacce mi sembra un buon metodo quantitativo per valutare la reazione dei russi alla «politica» putiniana.


L’importanza del contesto

Posso immaginare facilmente la reazione che la maggioranza dei lettori avrebbe potuto mostrare dopo avere visto un video come questo:

Io ho visto più di un video del genere. So che tutti quei video sono stati realizzati in Ucraina che alcune settimane sta avendo dei seri problemi con l’energia elettrica. A causa degli attacchi missilistici russi.
Ecco, conoscendo il contesto nel quale è stato girato un video, la reazione che si prova è già diversa.
Avrei potuto mettere qualche video più serio e informativo sullo stesso argomento, ma ne ho visti troppi psicologicamente pesanti. Almeno oggi evito di postarli.


La lettura del sabato

Dato che ho creato quasi una tradizione — purtroppo! — di segnalare delle letture riguardanti la guerra in Ucraina che un lettore italiano difficilmente avrebbe scoperto da sé, seguo il principio anche questo sato.
L’articolo di oggi, però, riguarda non i combattimenti in senso stretto, ma una delle loro conseguenze sulla vita quotidiana su un determinato territorio ucraino liberato. In particolare, si tratta del paese Demydiv che in primavera era stato fatto allagare dagli abitanti stessi per non far passare l’esercito russo in avanzata verso Kiev.


Le opere studentesche

Ogni notizia sull’equipaggiamento dell’esercito russo nel 2022 rischia di essere comica. Oggi ne racconto molto brevemente un’altra (perché non so se e quando arrivi ai media italiani).
Gli studenti di una scuola tecnica multidisciplinare di Ostrogozhsk (nella regione di Voronezh) hanno realizzato – nel corso delle esercitazioni didattiche – dei fornelli (oppure è meglio scrivere delle stufe?) da trincea per i militari russi impegnati in guerra in Ucraina. Le materie prime sarebbero state fornite da alcune aziende locali. Eccole:

Gli oggetti altamente tecnologici sono già stati caricati su una Toyota e spediti al fronte.

È stato fatto un altro passo verso la vittoria (ma della parte per la quale tifo io ahahaha).


L’addestramento militare

Dopo l’impiego dei carri armati degli anni ’70, i missili di qualsiasi epoca, i fucili della Prima guerra mondiale e i civili mobilitati «addestrati» in una settimana, l’esercito russo ha raggiunto un altro livello inimmaginabile.
Si è scoperto che nella regione di Samara gli istruttori della federazione locale di strikeball sono impegnati nell’addestramento degli uomini mobilitati per la guerra con l’Ucraina. Secondo Anton Ptichkin, il capo della federazione, gli istruttori hanno iniziato ad allenare i mobilitati in ottobre e da quel momento circa seicento persone hanno superato l’addestramento. Tra quelle persone addestrate sono compresi i soldati di una brigata di fucilieri motorizzati e di un del battaglione cosacco. È previsto che nelle prossime due o tre settimane la federazione riesca ad addestrare altri seicento uomini.
Intanto, si sostiene che i mobilitati usino, nel corso degli allenamenti, non solo le armi airsoft, ma anche le armi reali dell’esercito russo con cartucce a salve. L’addestramento si svolge nei campi di addestramento del 2° Esercito di Guardia Combinata e nella base della Federazione di Strikeball.
Naturalmente, non mi sto lamentando. Anzi, sono contento: un esercito del genere non sarà in grado non solo vincere una guerra di invasione, ma nemmeno condurla per troppo tempo.


Gli assiomi

Probabilmente vi è capitato di leggere che Mykhaylo Podolyak, il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha dichiarato in un’intervista all’AFP che nell’attuale situazione al fronte l’avvio di negoziati con la Russia equivarrebbe per l’Ucraina a una capitolazione:

Quando l’iniziativa sul campo di battaglia appartiene a voi, è un po’ strano ricevere proposte come: «Non potete comunque fare tutto con i mezzi militari, dovete negoziare».

Si tratta di una grande verità che è diventata una enorme banalità già alcuni mesi fa e, di conseguenza, avremmo potuto chiederci a quali deficienti la sta ripetendo Podolyak. Ma quando andiamo a vedere un po’ cosa scrive la gente sui social, ci accorgiamo che qualche deficiente esiste ancora. Molto probabilmente, si sta cercando di salvarne qualcuno delle tante figure di m…
Fortunatamente, tutti gli altri hanno già capito che si potrà e si dovrà negoziare solo sul dopo la guerra: con quali strumenti e in quali tempi la Russia rimborserà l’Ucraina i danni prodotti con la guerra. La condizione principale per l’avvio dei negoziati è ovvia: l’uscita dell’esercito russo dai confini ucraini stabiliti nel 1991.