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L’archivio del tag «hard rock»

La musica del sabato

Il gruppo britannico UFO, nato nel 1969 e cambiato più volte nella sua composizione (l’unico membro costante è il cantante Phil Mogg), durante i decenni della sua attività ha influenzato diversi gruppi del hard rock e del metal. Io, però, l’ho scoperto relativamente tardi (alla fine degli anni ’90), anni dopo alcuni altri gruppi alla qualità dei quali mi ero già abituato. Di conseguenza, ho sempre classificato gli UFO come un gruppo di rango inferiore rispetto, per esempio, ai Scorpions: questi ultimi, secondo me, hanno raggiunto dei risultati decisamente più interessanti nel hard rock. Non so se sia anche il merito di Michael Schenker – fratello più piccolo di Rudolf – che ha suonato prima con gli UFO e poi con i Scorpions.
Ma è comunque importante conoscere le origini della musica amata e ascoltata anche nelle epoche passate della vita (da circa dieci anni i miei interessi sono limitati a alcuni altri generi). Quindi per il post musicale di oggi ho scelto le seguenti due canzoni degli UFO:
La prima è «Doctor Doctor» (dall’album «Phenomenon» del 1974):

E la seconda è «Let It Roll» (dall’album «Force it» del 1975):


La musica del sabato

Perché non ho ancora pubblicato un post musicale dedicato ai Rainbow? Non saprei.
Tempo fa mi era pure capitato di postare due video di un loro ex tastierista, ma ho comunque rinviato per troppo tempo. Tutti i progetti di Ritchie Blackmore meritano una loro attenzione, quindi anche i Rainbow.
Il primo brano selezionato per oggi è «Ariel» (dall’album «Stranger in Us All» del 1995):

E il secondo è il strumentale «Snowman» (dall’album «Bent Out of Shape» del 1983):


La musica del sabato

Gli Uriah Heep è un gruppo eccezionale in tutti i sensi. Da un lato, negli anni ’70 del secolo scorso avevano dimostrato (per la prima volta nella storia) che il hard rock può essere una musica di qualità. Dall’altro lato, a partire dagli anni ’90 stanno dimostrando – con un impegno che meriterebbe di essere speso in qualcosa di più utile – che le persone incapaci di fermarsi in tempo diventano ridicole.
Potrei fare due esempi concreti – tratti dalla vita reale – riguardanti proprio il gruppo.
L’esempio № 1. Verso la metà degli anni ’90, durante un viaggio automobilistico con un mio conoscente, avevo sentito alla radio una canzone che sembrava una pessima imitazione degli Uriah Heep del loro periodo migliore.
«Chi sono questi deficienti?», chiesi io.
«Guns n’ Roses», rispose il mio conoscente.
L’esempio № 2. Più o meno nello stesso periodo storico ebbi una conversazione sull’argomento con un mio parente, un ingegnere del suono ben integrato nel mercato musicale russo.
«Perché leggo così spesso delle visite degli Uriah Heep in Russia?», chiesi io.
«Perché sono vecchi, ormai scadenti e disposti a suonare pure alle feste di compleanno. Mentre i nostri petrolieri sono disposti a pagare per il solo marchio», rispose il mio parente.
Ecco, come succede per tanti altri musicisti (e non solo musicisti), preferisco ricordare gli Uriah Heep dei loro tempi migliori e ignorare totalmente quello che sono diventati dopo. Le due canzoni scelte quasi a caso dovrebbero dare una idea del livello della formazione del gruppo considerate classica: Mick Box, David Byron, Ken Hensley, Gary Thain e Lee Kerslake.
La prima canzone scelta è «Look at Yourself» (dall’album «Look at Yourself» del 1971):

La seconda canzone di oggi è «Stealin’» (dall’album «Sweet Freedom» del 1973):

Perché ho deciso a postare la loro musica proprio in questo periodo? Perché molti sostengono che il vero inizio della storia del gruppo si sia verificato nel periodo natalizio del 1969. Proprio in quei giorni era nato anche il nome «Uriah Heep», ispirato al nome di un personaggio del romanzo «David Copperfield» di Charles Dickens (il centenario della morte del quale veniva ricordato in quel periodo).