Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «hard rock»

La musica del sabato

Il gruppo statunitense Mountain si era formato nel 1969, si era sciolto e riunito più volte, suonava la musica dei generi anche abbastanza lontani tra essi (come, per esempio, il hard-rock e il blues-rock) ed è passato definitivamente (pare) alla storia dopo la morte nel 2020 del chitarrista Leslie West (uno dei fondatori). Nella storia, appunto, il gruppo rimane prevalentemente per tre motivi: per la partecipazione al festival di Woodstock, per la presenza di Leslie West e per una delle canzoni pubblicate nel 1970.
Mi era già capitato di pubblicare due canzoni di Leslie West (e, molto probabilmente, lo farò ancora in futuro), mentre alla canzone più famosa dei Mountain sarà dedicato un post specifico.
Oggi, invece, volevo condividere con i lettori altre due canzoni dei Mountain meritevoli di attenzione…
La prima canzone di oggi è la «Nantucket Sleighride» (dall’album «Nantucket Sleighride» del 1971):

E la seconda canzone di oggi è la «Boys In The Band» (dall’album «Climbing!» del 1970):

Ci sono delle opere che potrebbero rimanere nella storia.


La musica del sabato

Come probabilmente sapete, la settimana scorsa in Germania si sono tenute le elezioni politiche. Indipendentemente dal loro risultato definitivo e dagli accordi successivi tra i partiti, sapevamo già da tempo che Angela Merkel non avrebbe continuato a fare la cancelliera dopo la formazione di un nuovo governo (anche se tecnicamente avrebbe potuto continuare). Vi state chiedendo come c’entra tutto questo con un post musicale? Ma è elementare!
Qualcuno dei presenti potrebbe anche sapere che il soprannome popolare di Angela Merkel è Mutter (madre in tedesco), quindi ho pensato di rendere onore ai quasi sedici anni di servizio della Mutter Angela con una canzone di un noto gruppo tedesco che si chiama proprio così…
Oggi propongo la canzone «Mutter» dei Rammstein (è contenuta nell’album «Mutter» del 2001):

In qualità della tradizionale seconda canzone del post musicale metterei la «Feuer Frei!» dallo stesso album. Non so come collegarla con gli eventi attuali: provate a farlo voi.

E poi non so se mi sarebbe mai capitata una occasione più opportuna per postare qualcosa dei Rammstein…


La musica del sabato

Fino a oggi non ho ancora dedicato un post specifico agli Scorpions per più motivi. Uno di questi è il curioso fenomeno della loro popolarità «sdoppiata». Infatti, da un lato è uno dei gruppi hard rock europei più noti di sempre. Dall’altro lato, già molti anni fa ho scoperto – con una certa sorpresa – l’esistenza di un ampio insieme di persone che vivono in una specie di «vuoto culturale»: conoscono il gruppo solo per le loro ballate (non tantissime, ma comunque abbastanza numerose per un gruppo di questo tipo) che potrebbero essere classificate come «rock classico».
Insomma, non sapevo se dedicare il post musicale esclusivamente alla stilistica prevalente del gruppo oppure aggiungere anche qualche ballata. Ma alla fine ho pensato che nessuna legge suprema mi vieta di pubblicare due post invece di uno. Quindi oggi inizio con quello dedicato al hard rock degli Scorpions.
La prima canzone di oggi è la «Virgin Killer» (dall’album «Virgin Killer» del 1976):

Mentre la seconda è la «The Sails Of Charon» (dall’album «Taken by Force» del 1977):


La musica del sabato

Il gruppo britannico UFO, nato nel 1969 e cambiato più volte nella sua composizione (l’unico membro costante è il cantante Phil Mogg), durante i decenni della sua attività ha influenzato diversi gruppi del hard rock e del metal. Io, però, l’ho scoperto relativamente tardi (alla fine degli anni ’90), anni dopo alcuni altri gruppi alla qualità dei quali mi ero già abituato. Di conseguenza, ho sempre classificato gli UFO come un gruppo di rango inferiore rispetto, per esempio, ai Scorpions: questi ultimi, secondo me, hanno raggiunto dei risultati decisamente più interessanti nel hard rock. Non so se sia anche il merito di Michael Schenker – fratello più piccolo di Rudolf – che ha suonato prima con gli UFO e poi con i Scorpions.
Ma è comunque importante conoscere le origini della musica amata e ascoltata anche nelle epoche passate della vita (da circa dieci anni i miei interessi sono limitati a alcuni altri generi). Quindi per il post musicale di oggi ho scelto le seguenti due canzoni degli UFO:
La prima è «Doctor Doctor» (dall’album «Phenomenon» del 1974):

E la seconda è «Let It Roll» (dall’album «Force it» del 1975):


La musica del sabato

Perché non ho ancora pubblicato un post musicale dedicato ai Rainbow? Non saprei.
Tempo fa mi era pure capitato di postare due video di un loro ex tastierista, ma ho comunque rinviato per troppo tempo. Tutti i progetti di Ritchie Blackmore meritano una loro attenzione, quindi anche i Rainbow.
Il primo brano selezionato per oggi è «Ariel» (dall’album «Stranger in Us All» del 1995):

E il secondo è il strumentale «Snowman» (dall’album «Bent Out of Shape» del 1983):


La musica del sabato

Gli Uriah Heep è un gruppo eccezionale in tutti i sensi. Da un lato, negli anni ’70 del secolo scorso avevano dimostrato (per la prima volta nella storia) che il hard rock può essere una musica di qualità. Dall’altro lato, a partire dagli anni ’90 stanno dimostrando – con un impegno che meriterebbe di essere speso in qualcosa di più utile – che le persone incapaci di fermarsi in tempo diventano ridicole.
Potrei fare due esempi concreti – tratti dalla vita reale – riguardanti proprio il gruppo.
L’esempio № 1. Verso la metà degli anni ’90, durante un viaggio automobilistico con un mio conoscente, avevo sentito alla radio una canzone che sembrava una pessima imitazione degli Uriah Heep del loro periodo migliore.
«Chi sono questi deficienti?», chiesi io.
«Guns n’ Roses», rispose il mio conoscente.
L’esempio № 2. Più o meno nello stesso periodo storico ebbi una conversazione sull’argomento con un mio parente, un ingegnere del suono ben integrato nel mercato musicale russo.
«Perché leggo così spesso delle visite degli Uriah Heep in Russia?», chiesi io.
«Perché sono vecchi, ormai scadenti e disposti a suonare pure alle feste di compleanno. Mentre i nostri petrolieri sono disposti a pagare per il solo marchio», rispose il mio parente.
Ecco, come succede per tanti altri musicisti (e non solo musicisti), preferisco ricordare gli Uriah Heep dei loro tempi migliori e ignorare totalmente quello che sono diventati dopo. Le due canzoni scelte quasi a caso dovrebbero dare una idea del livello della formazione del gruppo considerate classica: Mick Box, David Byron, Ken Hensley, Gary Thain e Lee Kerslake.
La prima canzone scelta è «Look at Yourself» (dall’album «Look at Yourself» del 1971):

La seconda canzone di oggi è «Stealin’» (dall’album «Sweet Freedom» del 1973):

Perché ho deciso a postare la loro musica proprio in questo periodo? Perché molti sostengono che il vero inizio della storia del gruppo si sia verificato nel periodo natalizio del 1969. Proprio in quei giorni era nato anche il nome «Uriah Heep», ispirato al nome di un personaggio del romanzo «David Copperfield» di Charles Dickens (il centenario della morte del quale veniva ricordato in quel periodo).