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La sociologia virale

Più o meno da quando è iniziata la pandemia del Covid-19, sto cercando di scriverne meno possibile perché capisco benissimo: l’alimentazione dell’ansia collettiva non contribuisce in maniera positiva alla salute pubblica. Anzi, la danneggia fortemente. Allo stesso tempo, non posso non constatare alcuni aspetti curiosi.
Per esempio: possiamo facilmente osservare che molte persone sono ormai tanto abituate a convivere con il rischio del virus da adottare nei suoi confronti le stesse modalità comportamentali degli altri ambiti della vita quotidiana. Prima di tutto, si tende a diffondere le (e credere in) voci assurde sui provvedimenti anti-Covid anziché informarsi su quelle realmente prese dai vari Governi.
Possiamo a questo punto sostenere che le persone siano nella loro maggioranza pigre e/o stupide? Non sempre. Perché certi provvedimenti statali reali sono a volte ancora più assurdi delle voci che circolano sui social networks.
Così, dall’ultimo DPCM sulle misure volte al contenimento dei contagi possiamo apprendere, tra le altre cose, la notizia di una importantissima scoperta sociologica. Possiamo apprendere che il puntualissimo Covid-19 tutte le sere alle ore 21:00 si presenta al banco del bar. Mentre a mezzanotte si stufa di bere e si sposta al ristorante per mangiare. Quindi voi, umani responsabili, cercate di andarci tutti prima di quegli orari che poi diventa una cosa pericolosa.
Ma prima leggete pure la notizia della grande scoperta matematica: il Covid-19 sa pure contare fino a 1001. Infatti, il testo dello stesso DPCM ci fa sapere che al massimo 1000 persone possono assistere alle competizioni sportive svolte all’aperto (e al massimo 200 a quelle svolte negli ambienti chiusi). Con lo spettatore numero 1001 (o 201) si presenterà anche il virus, quindi state attenti.
Io sono totalmente disinteressato allo sport professionale e, in parte per lo stesso motivo, vado nei bar e ristoranti poco più spesso di ogni morte di papa, ma sono fortemente infastidito dalla tendenza generale. Perché il testo del nuovo DPCM mi fa sospettare fortemente che ora – come a marzo/aprile – la priorità sia sempre rimasta quella di far vedere di fare qualcosa, senza però capire cosa sia dal punto di vista medico sensato e cosa no.
Nella lotta per la salute il buon umore è sempre uno strumento importante. Quindi esercitiamoci pure nelle battute di ogni qualità finché possiamo.


Il razzismo cinematografico

Come avrete già letto, sul sito ufficiale dell’Oscar è stato pubblicato un documento interessantissimo: «Academy establishes representation and inclusion standards for Oscars® eligibility». In sostanza, si tratta di una lista degli standard che dovranno essere rispettati dai film per essere nominati al «miglior film».
A partire dal 2024 i film, per essere nominati, dovranno obbligatoriamente rispettare almeno due dei quattro punti per ogni criterio. Mentre nel 2022 e nel 2023 i creatori di tali film dovranno solo compilare una form ai fini statistici.
Prima di tutto vediamo questi criteri:

Almeno uno degli attori principali o attori di supporto significativi che provenga da un gruppo etnico sottorappresentato:
• Asiatico
• Ispanico / Latinx
• Nero / afroamericano
• Indigeno / nativo americano / nativo dell’Alaska
• Mediorientale / Nordafricano
• Nativo hawaiano o altro isolano del Pacifico
• Altra etnia sottorappresentata
Almeno il 30% di tutti gli attori in ruoli secondari e più secondari che provenga da almeno due dei seguenti gruppi sottorappresentati:
• Donne
• Gruppo razziale o etnico
• LGBTQ+
• Persone con disabilità cognitive o fisiche, non udenti o ipoudenti
Una trama che sia incentrata su un gruppo sottorappresentato:
• Donne
• Gruppo etnico
• LGBTQ+
• Persone con disabilità cognitive o fisiche, non udenti o ipoudenti

Ovviamente, manca il criterio della alta qualità del film. Ed è altrettanto ovvio che prima o poi l’applicazione dei suddetti criteri verrà estesa anche alle altre categorie di premiazione. Perché non c’è il limite alla stupidità umana. A quella stupidità che ha portato l’amministrazione dell’Oscar a produrre, senza rendersene conto, un regolamento estremamente razzista. Razzista perché, per esempio, stabilisce i criteri di conformità proprio alla razza, il colore della pelle e altri aspetti fisici e fisiologici.
La prima cosa che potremmo fare a questo punto è fare gli auguri a tutta l’industria cinematografica statunitense.
La seconda cosa che possiamo fare è chiederci del futuro professionale e finanziario di tutti quei sceneggiatori e registi che non possono o non vogliono realizzare i film sui trans omosessuali sordomuti ghanesi.
La terza cosa che possiamo fare è fare gli auguri — questa volta sul serio — all’industria cinematografica europea. Perché, qualora i suoi protagonisti dovessero mantenere una migliore salute mentale rispetto ai colleghi statunitensi, in pochi anni vedremo crescere notevolmente il prestigio e la popolarità dei festival (e/o concorsi) cinematografici europei. Allo stesso tempo, potrebbe migrare in Europa anche la produzione dei film i cui autori non hanno come l’unico obiettivo la soddisfazione delle regole  del caz  assurde.
P.S.: certamente, mi rendo conto del fatto che i premi culturali di ogni genere (cinema, letteratura etc.) vengono spesso assegnati non solo in base alla qualità dell’opera, ma anche in base alla moda del momento. Possono essere di moda gli argomenti, i Paesi di produzione o gli autori. Ma l’adozione di una regola formale già per la fase di preselezione è una cosa più che esagerata.


Le notizie culturali

Più o meno tutti i miei lettori sono già aggiornati sulle due recenti notizie della cultura mondiale.
La prima arriva da Berlino, dove gli organizzatori del festival cinematografico hanno deciso di assegnare più i premi per i migliori attore e attrice, ma optare per dei premi «gender neutral».
La seconda notizia arriva dalla Francia, dove è stato deciso di cambiare il titolo del romanzo di Agatha Christie «Ten Little Niggers»: da «Dix petits nègres» a «Ils étaient dix» («Erano in dieci»).
A questo punto devo dichiarare pubblicamente – senza tentare di apparire originale – che la lotta contro la stupidità umana è una impresa totalmente inutile. È uno spreco delle nostre preziose risorse. Quindi faccio una proposta alternativa.
Bisogna istituire un fondo (oppure una società per azioni?) che abbia per obiettivo l’acquisto di una isola o di un arcipelago nel mezzo di qualche oceano. Sul territorio acquistato verrà proclamato lo Stato della Mente Libera. Uno Stato dove non è necessario (anzi, vietato) riscrivere il passato della umanità in base alla moda corrente ed è consentito chiamare le persone e le cose per quello che sono.
Gli investitori del fondo (o gli azionisti della società) saranno i cittadini dello Stato. L’economia statale si baserà sul turismo culturale (per chi vorrà riposare dalle falsità «politicamente corrette») e sulla produzione delle opere culturali libere da ogni imposizione di neutralità (gli spazi per la produzione di tali opere verranno affittate agli artisti di tutto il mondo).
Secondo me è una cosa che potrebbe decollare.


Il voto di azzeramento

Come forse avete già letto o sentito, il 1 luglio in Russia si è conclusa la settimana della votazione sulla «riforma costituzionale». Si è trattato di una manifestazione ben lontana dal costituzionalismo e dal diritto elettorale, quindi è assolutamente condivisibile il suo nome popolare: il voto sull’azzeramento di Putin. Infatti, l’obiettivo principale della «riforma» è stato quello di permettere a Vladimir Putin di non conteggiare i mandati presidenziali già ottenuti (azzerarli, appunto) e candidarsi altre due volte alla Presidenza. Di conseguenza, se la natura non dovesse intervenire prima, Putin dovrebbe rimanere alla carica almeno fino al 2036.
A questo punto avrei potuto scrivere un lungo post sul livello dei brogli eccezionale pure per la Russia degli ultimi 24 anni. Secondo i dati ufficiali, la partecipazione al voto sarebbe stata del 67,97%, il «sì» alla riforma avrebbe raccolto il 77,92%, mentre il «no» il 21,27%. I matematici hanno già calcolato che il livello reale del «sì» sarebbe attorno al 30%, ma questo è uno dei dettagli che dovrebbero interessare soprattutto ai cittadini russi.
Ai miei lettori italiani comunico solo che i risultati ufficiali di vari seggi corrispondono – con una precisione «sorprendente» – alle attese del Cremlino collettivo:

Quindi torniamo alla vita reale quotidiana che, nonostante tutto, continua. In assenza delle reali alternative pacifiche alla situazione creatasi, la gente tenta ancora di riderci sopra come può. Per esempio, la Costituzione russa del 1993 è già stata inserita nel famoso Continuare la lettura di questo post »


Il gioco razzista

Nei primi giorni era solo una delle numerosissime barzellette sull’argomento di popolarità mediatica. Una barzelletta che metteva in evidenza – come lo dovrebbe fare una barzelletta ben fatta – uno degli aspetti ridicoli della situazione creatasi.
Ma poi, Deus aper, la normalità si è capovolta ed è stata la barzelletta a trasformarsi nella realtà. L’ABC Radio Sydney (una emittente statale finanziata con le tasse dei cittadini) ha dichiarato che gli scacchi sarebbero un gioco razzista perché i bianchi fanno la prima mossa: questa sarebbe una manifestazione della disparita razziale e una allegoria della violenza. Diversi scacchisti si sono già espressi sull’argomento, ma la prima comunicazione nel senso cronologico è dell’australiano John Adams:


Sapendo ormai bene che non c’è alcun limite alla stupidità umana, posso ipotizzare i futuri sviluppi di questa «curiosa» storia.
Prima di tutto, prima o poi qualcuno si accorgerà che gli scacchi sono un gioco sessista: il re è la più importante tra le figure.
In secondo luogo, gli scacchi verranno vietati; tutti noi saremo obbligati a giocare a Go dove per regolamento iniziano i neri.
E poi seguirà la caccia al pianoforte, dove i tasti bianchi sono più numerosi e più grandi. Di conseguenza, il pianoforte sarà definito uno strumento razzista.
I linguisti mondiali, prima o poi, si accorgeranno che gli italiani parlano una lingua razzista: usano l’espressione «bianco e nero» al posto della politicamente corretta «black and white».
E poi… So benissimo di avere la fantasia limitata dalla impostazione «razzista» della mente, quindi non riesco a ipotizzare altre situazioni simili. Ma, come ho già scritto sopra, non c’è alcun limite…
P.S.: ho sempre pensato che la prima manifestazione del razzismo (e di molte fobie) è la visione di sé stesso come di una creatura diversa dalle altre. Non importa se si tratti di un sentimento di superiorità o inferiorità: in questo contesto entrambi producono gli stessi effetti negativi.


Immaginare il proprio futuro

Non è ancora passato un virus, ed ecco che ne arriva un altro: più pericoloso perché non curabile per via farmacologica.
Le grandi masse di persone in tutto il mondo hanno deciso – per l’ennesima volta – che fosse possibile rivalutare il passato secondo i criteri morali di oggi. E l’assurdità dei dettagli non è inferiore a quella dell’idea generale: a Milano il primo bersaglio è diventato Indro Montanelli (si vedano il tentativo 1 e il tentativo 2).
La storia di un qualsiasi Paese preso a caso è piena di guerre, commercio degli schiavi, genocidio e crimini di massa. L’Impero Roma, L’Impero mongolo, il Califfato, l’Impero ottomano, l’Inghilterra, la Francia, la Spagna, la Germania, la Cina, il Giappone, gli Stati Uniti, l’URSS e così via.
Pure l’Italia contemporanea è piena delle rappresentanze (ma anche monumenti e rapporti giuridici con) di uno micro-Stato che si basa su una ideologia che nel corso di lunghi secoli ha causato – e continua a causare tutt’oggi – milioni di morti in tutto il mondo: attraverso l’inquisizione, le crociate, le guerre e le persecuzioni scatenate per motivi religiosi.
Per la pace comune e la serenità interiore conviene capire presto due principi importantissimi. In primo luogo, il nostro mondo è una continua evoluzione. In secondo luogo, il principio di non retroattività non è solo un concetto giuridico: si applica anche ai valori morali.
Di conseguenza, le vie percorribili sono solamente due:
1. Demolire quasi tutti i monumenti ai grandi personaggi della storia. Ma in questo caso prepariamoci al fatto che un domani, in un’altra fase dello sviluppo della società, verremo «demoliti» pure noi. Perché? Per esempio, perché abbiamo «sfruttato» le donne delle pulizie latinoamericane o i conducenti dei tram arrivati dal Sud Italia. Oppure perché abbiamo «maltrattato» i figli bocciati, ammazzato delle zanzare, detto delle bugie, mangiato della carne etc.
2. Riconoscere che nella storia della nostra civiltà sono successe molte cose. Molte cose che oggi ci sembrano negative, ma che ormai appartengono al passato. Cerchiamo dunque di trarre delle giuste conclusioni e di fare in modo che non si ripetano più.
La seconda via è molto più lunga e difficile. Forse per questo motivo è anche poco popolare. Ma io spero che diventi presto di moda.


Scacciare la merda dal cervello

Non mi sarei mai aspettato di vedere una persona laureata pubblicare una minchiata del genere (e un po’ sono sorpreso per il fatto che questo tipo di gioco vada ancora di moda):

Ebbene, mi sento costretto a ribadire alcuni concetti che dovrebbero essere già noti da anni a tutte le persone dotate di cervello:
1. Iscrivendovi (o rimanendo iscritti) a un qualsiasi sito, accettate automaticamente i termini di utilizzo e tutti i loro aggiornamenti. Se rifiutate, non riuscite a iscrivervi. Se accettate, non potete disdirne unilateralmente una parte, nemmeno pubblicando un qualsiasi testo sulla propria pagina. Al massimo potrebbe esistere, da qualche parte nelle impostazioni, una pagina che permette di attivare/disattivare alcune opzioni (come si fa spesso per il software).
2. Se siete preoccupati per i propri dati personali (di qualsiasi tipo, le immagini comprese), la soluzione è semplice: non pubblicateli. Nessuno vi costringe a pubblicarli (come, in realtà, nessuno vi costringe a registrarvi su un qualsiasi sito). Nessuno vi costringe nemmeno a comunicare ai siti web i vostri dati reali (compresi i nomi, cognomi, date di nascita, numeri di telefono etc etc). Chi mi ha tra gli amici su Facebook lo sa bene, ahahaha!
3. La responsabilità giuridica delle persone non può essere declinata con una pubblicazione generica su Facebook. Si potrebbe fare un esempio un po’ estremo: provate a pubblicare su Facebook una foto con, che ne so, la vostra amante e poi, ormai in fase di separazione, portare davanti al giudice la stampa di quel testo. Infatti, tutti hanno il diritto di poter ridere anche sul posto di lavoro.
4. La profilassi intellettuale quotidiana vi salverà dal fare tante figure di merda. Comprese quelle simili allo screenshot riportato sopra.
Cercate di spiegare queste semplici cose ai vostri amici e conoscenti che dovessero pubblicare dei testi «magici» del genere.
A questo punto non resta altro che augurarvi tanta serenità!


Vendere bene, vendere velocemente

Come abbiamo scoperto in questi giorni, secondo moltissime persone i saccheggi e il vandalismo sarebbero la forma suprema della giustizia sociale.
In seguito a un percorso mentale logico e, allo stesso tempo, associativo ho capito che la ripresa economica del mondo nell’epoca post-quarantena dovrebbe iniziare dalla espropriazione delle risorse economiche agli ignoranti. Come potremmo realizzare questo piano? È «la mano invisibile del mercato» a suggerircelo. Provate, per esempio, a cercare i «dispositivi» commercializzati online come «protezione dalle onde 5G». Vi sarà evidente che l’offerta possa essere aumentata.
Ma, dato che i codici penali di moltissimi Stati del mondo non trattano benissimo tale modo di ottenere la liquidità, evitiamo di fare troppe promesse nella descrizione della merce. Limitiamoci al nome del prodotto ambiguo. E, soprattutto, vendiamo qualcosa che possa apparire come uno scherzo palese alla gente mentalmente sana. Ecco un esempio:

Avete da tempo della merce non venduta in magazzino? Avete troppi oggetti inutili in casa? Metteteli in vendita con il prefisso «anti 5G» nel nome!


Le analogie strane

Qualcuno – un po’ troppo serio – potrebbe scandalizzarsi per le ricette di Donald Trump contro il coronavirus (ma non siamo già caduti nella depressione nera ad ascoltare tante persone troppo serie?).
Qualcuno – per nulla serio – potrebbe seguire il grande consiglio di Trump e bere un po’ di disinfettante (non preoccupiamoci: con quel gesto le persone per nulla serie renderanno il nostro mondo migliore).
Qualcuno – un po’ meno spensierato – potrebbe decidere di applicare l’idea trumpista della «iniezione» della luce solare e rendersi conto che ci sono appena due vie per farlo (festeggiamo: qualcuno sta per guarire, anche se non da covid-19).
E io mi sono ricordato una vecchia barzelletta sovietica:

Leonid Brežnev invita gli ingegneri spaziali a una riunione e propone di inviare qualche cosmonauta sul Sole.
Qualcuno trova il coraggio di osservare: «Compagno Brežnev, ma i cosmonauti sul Sole bruceranno!»
E Brežnev prontamente risponde: «Lo capisco, mica sono uno scemo. Propongo di mandarli sul Sole di notte».

Non so proprio perché mi sia venuta in mente…


Are you lovin it?

La catena Burger King ha una nuova e un po’ particolare pubblicità video. Perseguendo l’obiettivo di mostrare che i loro hamburger vengono realizzati senza l’uso dei conservanti, ne hanno filmato uno – lo stesso esemplare – «per 34 giorni»… Facendoci dunque vedere come si copre di muffa e marcisce facilmente, proprio come un prodotto naturale.

Dopo avere visto il risultato finale, avete sicuramente sentito la voglia incontrollabile di mangiarne uno, vero?
Io, per esempio, da decenni dubito fortemente che i vari famosi fast food usino realmente solo gli ingredienti naturali. E ora mi sento autorizzato di proporre pure uno slogan innovativo: «Divoralo almeno finché non è marcio».
Complimenti al Burger King per la migliore antipubblicità dell’anno.