Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «isis»

Cervelli in fuga

The Soufan Group ci comunica che nel 2017 la Russia è diventata il principale fornitore della manodopera straniera dell’ISIS. Nell’ottobre 2017 la quantità dei cittadini russi che combattono per l’ISIS si stima in 3417 persone. Tutta l’area dell’ex è rappresentata tra le fila dell’ISIS da 8717 persone.
L’Italia, invece, è attualmente rappresentata da soli 57 combattenti.
Non so bene come è vista tale situazione dalla maggioranza degli italiani. Io, per esempio, non sarei assolutamente dispiaciuto per questa forma di fuga dei cervelli. Sarei al contrario preoccupato per la quantità superiore allo zero di questi «cervelli» che poi tornano indietro. In Russia sono tornate 400 persone, mentre in Italia 13. Immaginate quanto potrebbe essere emozionante incontrare per strada – non necessariamente di notte – uno di quei 13 che si erano riconosciuti negli ideali dell’ISIS.


Gli indovini anonimi

Ogni persona con un livello di istruzione digitale minimo sa benissimo che l’anonimato e un account web ufficiale sono due cose incompatibili. Di conseguenza, non sapremo mai il «parere ufficiale» dell’Anonymous circa i futuri attacchi dell’ISIL in Occidente. Ma non ci deve nemmeno interessare. Ci devono interessare le prove tempestive, documentate e verificabili.

In particolare, non vorrei che l’Anonymous decida, un giorno, di diventare un ennesimo predicatore (collettivo) della fine del mondo. Ce ne sono già abbastanza.

P.S.: bisogna pure precisare che la progettazione di un attentato non è sempre compatibile con l’utilizzo dell’internet, ma terroristi sono a) non dei grandissimi intellettuali; b) amanti di alcune comodità offerte dal XXI secolo.


Avete bisogno di soldi?

Nel frattempo l’FSB promette 50 milioni di dollari statunitensi a chi fornisce le informazioni utili alla cattura dei responsabili della caduta dell’A321 sul Sinai.

Propongo di fornire all’Ente tanto generoso la testa l’indirizzo del Gran Mufti della Russia Talgat Tadzhuddin. Infatti, il 3 aprile 2003, in occasione della dichiarazione di jihad agli USA (!), aveva dichiarato: «I musulmani russi sono molto influenti negli Stati Uniti – ha detto il Mufti – useremo le nostre leve. Per ora raccoglieremo fondi per acquistare armi da impiegare contro gli americani e cibo per gli iracheni» (link in italiano).

Quelle organizzazioni per quali i musulmani russi avevano raccolto fonti sono tuttora attive. Anzi, i risultati del loro costoso operato si possono ora «apprezzare» in tutto il mondo. Pure in Europa.

Ieri, il 16 novembre 2016, Vladimir Putin aveva dichiarato di avere una lista di circa 40 Stati che finanziano l’ISIL. Vorrei vedere la lista completa…


Foto di A. Pospelov


Bombardare Bruxelles

Stanotte l’aviazione francese ha sganciato 20 bombe su Raqqa, la «capitale» dell’ISIL in Siria. La portaerei «Charles de Gaulle» dovrebbe partire tra poco verso la Siria per triplicare la presenza degli aerei francesi impegnati nella operazione. Ritengo giusto ogni tentativo di desertificare tutti i territori controllati dall’ISIL.

Ma come dimostrano le indagini, un intervento altrettanto deciso andrebbe fatto nelle periferie di Parigi e Bruxelles. Dal solo Molenbeek-Saint-Jean (vicino a Bruxelles) sono usciti gli attentatori parigini, Mehdi Nemmouche (terrorista del museo ebraico di Bruxelles) e Ayoub El Kahzzani (terrorista del treno Parigi-Amsterdam). E poi, i fratelli Kouashi che hanno sparato nella redazione di Charlie Hebdo e Amedy Coulibaly che ha sperato nel supermercato kosher di Parigi si sono riforniti di armi in Belgio.

E’ logico almeno chiedersi se è finalmente arrivata l’ora di estradare gli elementi pericolosi, fare una seria selezione di «profughi» all’ingresso, chiudere le moschee salafite, riconoscere la responsabilità degli imam etc..


I russi in Siria

Non posso dire che mi piaccia tanto la modalità con la quale la Russia interviene in Siria, ma non mi piacciono nemmeno le «grandi rivelazioni» sul fatto che la Russia combatte per Assad. Ebbene, finche Bashar al-Assad non si allea con l’ISIL, pure gli americani e i francesi combattono per lui. Lo fanno esattamente come la Russia: bombardando i territori nei quali prevalgono i simpatizzanti di un gruppo terroristico non a servizio dello Stato siriano.

Ma in realtà volevo scrivere di altre due stranezze. La prima consiste nella uniforme adottata dall’esercito russo impiegato attualmente nella base russa a Tartus. Ecco l’immagine riassuntiva:

La seconda stranezza consiste nel fatto che sugli aerei russi impiegati in Siria sono stati coperti i segni distintivi:

Su questo ultimo punto potete pure vedere un video:

La società discute ancora sul perché di queste misure di segretezza. Serviranno per dire «Non abbiamo mai combattuto in Afghanistan Siria»?


Precisiamo l’obiettivo

OK, il primo bombardamento russo in Siria ha colpito un territorio non controllato dall’ISIS, ha ucciso tra 30 e 38 civili e ha fatto sorgere delle perplessità in Occidente. Le domande sulla utilità bellica e il senso politico di tale impresa non devono essere rivolte a me.

La mia unica risposta pubblicabile, per ora, è questa. Dato che la coalizione internazionale anti-ISIS esiste già da tempo, i vertici militari russi hanno probabilmente compreso che la sola volontà di Putin non è sufficiente per crearne un’altra. L’ingresso in quella esistente a condizioni desiderate non è possibile per una serie di motivi politici. Quindi hanno deciso di dedicarsi più alla lotta contro i futuri migranti siriani (che costituiscono un problema molto più concreto per l’Occidente).


Video diffuso dal Ministero della Difesa russo


Putin cerca USA

Tanti di voi hanno già letto o sentito che la visita del ministro degli esteri russo Sergey Lavrov in Qatar era dedicata, tra l’altro, alla lotta all’ISIS. Un po’ meno persone si erano accorte della visita-«sorpresa» fatta a luglio dal presidente ceceno Ramzan Kadyrov in Arbya Saudita e dedicata allo stesso argomento.

I due viaggi istituzionali hanno una spiegazione abbastanza evidente: Vladimir Putin non ha ancora abbandonato il suo sogno segreto di conquistare l’amore dei leader occidentali. Non comprendendo la reale motivazione delle sanzioni adottate nei confronti della Russia oltre un anno fa, cerca quindi ancora di dimostrarsi utile in qualche modo. E visto che gli USA rifiutano l’aiuto russo nella lotta contro l’ISIS, cerca di arrivare alla collaborazione attraverso la conquista diplomatica di alcuni loro alleati mediorientali.

Non mi sono sbagliato utilizzando la parola «amore»: in base alle attente osservazioni che abbiamo fatto in tempo a fare, Putin vorrebbe qualcosa in più rispetto a un semplice rispetto tra colleghi-politici. Vorrebbe infatti essere accettato così come è, accolto con gioia e ascoltato con la massima attenzione. Ed è ancora convinto che questo tipo di rapporto sia possibile.


Una nuova moneta

L’altro ieri l’ISIL aveva annunciato la propria moneta d’oro (Islamic Dinar), la quale dovrebbe valere 139 USD e circolare sul territorio controllato dall’autoproclamato Stato.

Non intendo farmi l’assurda domanda sulle «garanzie statali» del suo valore: in fondo, un oggetto del genere – oltre a essere d’oro – non ha prezzo per i collezionisti. Voglio fare due considerazioni sulla notizia stessa.

In primo luogo, dobbiamo constatare che l’ISIL dispone di almeno un designer capace di progettare una moneta. Non possiamo stupirci più di tanto: anche tra i rappresentanti di questa professione capitano delle persone particolarmente religiose o facilmente influenzabili.

In secondo luogo, dobbiamo constatare che l’ISIL dispone dei mezzi tecnici per coniare le monete con una certa precisione (vedi la foto). Questo fatto è invece molto più strano, dato che i militanti dello «Stato Islamico» si sono finora dimostrati semplicemente un gruppo di barbari capaci solo di uccidere e distruggere. Riesco a immaginare come si procurano le armi e le munizioni. Vorrei invece avere dei suggerimenti sul produttore delle loro future monete.


(Il tweet originale si trova qui).


Il canale televisivo iracheno Al Iraqiya Tv ha iniziato la trasmissione di una commedia satirica sull’ISIS e la sua provenienza satanica-ebraica. Ma non è solo per questo che si tratta di un prodotto piuttosto strano.

Per esempio, esso ci mostra quanto siano popolari in Iraq i personaggi di tanti famosi film e cartoni americani. Nel trailer si riconoscono, tra gli altri, Jocker, Dracula e Satana (quest’ultimo preso dal lungometraggio South Park del 1999 dove era accompagnato da Saddam Hussein). L’unica cosa incomprensibile è la presenza, tra i personaggi cattivi immaginari, di un tipo che assomiglia tantissimo a Stalin.

Cosa ci fa lì? Perché dovrebbe fare parte dei Grandi Cattivi nella cultura popolare irachena (così lontana da quella occidentale)? Boh…


La guerra all’Isis

Avendo scelto il modo migliore di commemorare le vittime dell’11/9, Barack Obama ha dichiarato la guerra all’Isis e ha escluso l’intervento via terra. Finalmente una decisione sensata!

Infatti, sappiamo da decenni che il modus operandi di tutti i terroristi del mondo è semplice: provocare la reazione del forte per poi accusarlo di un attacco ingiustificato contro le persone pacifiche (cioè contro i terroristi stessi). Le persone meno istruite se ne sono accorte solo dopo l’11 settembre del 2001. I più istruiti, invece, si ricordano della III Internazionale che ha «brevettato» tale tattica, archiviando il concetto classico del terrorismo. E non intendo solo il terrorismo internazionale.

Non entrare in un conflitto diretto (o, se preferite, aperto/ravvicinato) è quindi l’unica scelta intelligente: si evita di regalare ai terroristi islamici una «giustificazione sacra» della loro guerra. Certo, si potrebbe fare di più evitando pure i bombardamenti e limitandosi alla fornitura degli armi e istruzioni agli eserciti della regione. Ma la paura che questo non basti è ben comprensibile.

I primi risultati si vedranno abbastanza presto.