Cosa vi ho nascosto:

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Lavorare quattro giorni? Boh…

Molto probabilmente è capitato anche a voi di leggere, nei giorni scorsi, della sperimentazione islandese sulla giornata lavorativa di quattro giorni proclamata riuscita.
Boh, io continuo ad avere dei grandi dubbi sulla opportunità di tutte le iniziative del genere. Prima di tutto perché nel lungo termine l’essere umano tende a minimizzare gli sforzi e quindi disperdere una parte del tempo dichiarato come lavorativo.
In secondo luogo, la produttività generale delle persone varia da una società all’altra (potete intendere il termine società in tutti i modi), quindi non vedo la possibilità di estendere la suddetta sperimentazione a tutto il mondo.
In terzo luogo, considero ormai superato da tempo il concetto stesso del tempo lavorativo. Nel mondo contemporaneo sempre più persone sono impiegate nelle professioni intellettuali (quindi spesso anche creative), dove lo strumento di lavoro chiamato cervello non si spegne alla fine di una giornata di lavoro come un macchinario industriale. In qualche misura continua a elaborare tutte le problematiche correnti e passate legate alla attività professionale del suo «portatore»: almeno in sottofondo. A volte, addirittura, spinge la persona ad accendere il computer di sera o in un giorno festivo per scrivere degli appunti o fare delle modifiche ai progetti di lavoro. Di conseguenza, ritengo che in un mondo evoluto ogni persona debba lavorare «solo» il tempo necessario per realizzare la propria parte del lavoro. Sei in grado di farlo bene in cinque minuti? Bravo: per il resto della giornata sei libero a fare quello che vuoi.
In ogni caso, però, potete provare a leggere il rapporto sulla sperimentazione islandese.


Comprare un vulcano

Non posso non segnalare a tutti gli interessati (interessati? boh…) che il terreno attorno al vulcano islandese Fagradalsfjall è stato messo in vendita dalla associazione degli attuali proprietari. In sostanza, è possibile comprare anche l’intero vulcano o solo una sua parte.
L’eruzione del Fagradalsfjall è iniziata il 19 marzo – sicuramente ne avevate letto qualcosa anche voi – e da quel momento il vulcano è diventato una popolare meta turistica (oltre ad attirare l’attenzione degli scienziati e dei fotografi professionali). Il nuovo proprietario sarà tenuto a garantire l’accesso dei turisti, mentre il governo islandese ha già stanziato l’equivalente di 564.000 dollari americani per la creazione della infrastruttura turistica.
Solo un dettaglio non mi è del tutto chiaro: si potrà sfruttare economicamente il Fagradalsfjall? Non sono particolarmente informato sull’argomento in generale, ma presumo che possa diventare il primo vulcano «commerciale» al mondo. Basterebbe solo elaborare un po’ di idee e poi legalizzarle…
Nel frattempo, spero che manchi ancora poco tempo per riuscire a investire relativamente poco nel settore turistico (attualmente in crisi per dei motivi ovvi). Quindi affrettatevi.


Sfogarsi in Islanda

Questa volta il video-post domenicale permette ad alcuni miei lettori di 1) sentirsi parte di una grande comunità internazionale e 2) migliorare un po’ il proprio stato psicologico.
Il Ministero del Turismo di Islanda ha constatato che la popolazione dell’intero pianeta ha attraversato (o sta ancora attraversando) un periodo abbastanza stressante. E ha dunque avviato il progetto Lookslikeyouneediceland.com
È sufficiente accendere il microfono, collegarsi al sito, scegliere una roccia, un campo o una spiaggia islandese, cliccare sul buttone e sfogarsi urlando. Il vostro urlo uscirà dalle casse nel luogo prescelto. E poi potete anche ascoltare le urla delle altre persone da tutto il mondo. Per sapere che non siete soli a soffrire.

Se andare da uno psicologo è ancora troppo presto (o troppo tardi), usate pure questo metodo per liberarvi dallo stress covidico.
P.S.
Ho sempre cercato di pianificare i post del blog in base al luogo dove si trova la maggioranza dei lettori il giorno della pubblicazione. Per esempio, i video con l’audio importante sono più comodi da vedere da casa, quindi vanno pubblicati nei finesettimana. Ma in questo periodo tantissime persone continuano a lavorare da casa, quindi alcune «logiche editoriali» sono un po’ mutate… Spero che i vostri vicini non si siano spaventati per il post di oggi.