Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «italia»

Ancora un dato

Un americano tipo nel corso della propria vita si trasferisce da una città all’altra mediamente 11,7 volte:

Mi sembra un modo di vivere da preferire a quello italiano. La maggior parte degli italiani che mi è capitato di conoscere, infatti, è anche disposta a condurre una vita infinitamente miserabile pur di rimanere nella propria città/paese di strafottuta provincia grigia e inutile.

Le conseguenze si vedono: si continua a lamentare della crisi, di coltivare il «made in Italy» fermo ancora ai livelli degli anni ’80, di vedere qualsiasi cambiamento (istituzionale, economico, sociale) come un attentato alle sacrosante tradizioni, etc.


Così si può

Tanti miei amici e conoscenti sanno che sono un grande esperto in materia delle battute a doppio senso. Per fortuna mi capita di raro farle nei momenti sbagliati, ma quando capita (e quando me ne accorgo) cerco di rimediare. La cosa più interessante, però, è che la settimana scorsa una parte della stampa italiana mi ha ricordato che esiste la questione di stile pure in quel tipo di humor.

E allora io, modesto che sono, ho pensato di comporre e pubblicare per voi – i miei amatissimi lettori – un esempio di stile da imitare.

Ce l’ho piccolo e me lo invidiano tutti:


Mi ricordo la discussione di qualche anno fa con una professoressa anziana e autorevole: ella sosteneva che l’ipotetica introduzione della giuria sarebbe una offesa all’ordine giudiziario italiano in generale e alla figure del giudice in particolare. Insomma, sarebbe una profanazione delle sacre tradizioni italiane.

Io ero, e lo sono tutt’ora, contrario a questo pregiudizio. Ora provo a spiegarlo in termini comprensibili anche a un lettore comune.

In sintesi, nel corso di un processo giudiziario dovrebbero avvenire due cose: 1) devono essere accertati i fatti realmente avvenuti; 2) i fatti accertati devono essere qualificati dal punto di vista giuridico. Mentre il secondo punto spetta indiscutibilmente al giudice, si potrebbe ragionare sul primo. Perché il giudice dovrebbe essere lasciato solo nella valutazione delle posizioni della difesa e della accusa? Come diceva un noto filosofo del diritto, «se è impossibile essere imparziale, tanto vale non tentare nemmeno di esserlo» (cito a memoria).

La mia (e non solo mia) tesi è: la giuria non sminuisce in alcun modo il ruolo del giudice, ma gli semplifica il lavoro e garantisce il risultato migliore. Convincere un gruppo di 12 persone diverse e non interessate è più difficile sia per la difesa che per l’accusa. Di conseguenza, l’accertamento dei fatti realmente accaduti viene svolto in maniera più efficiente e attendibile (perché gli giurati, essendo delle persone comuni, vengono più facilmente riconosciuti come uguali dal popolo). Diminuiscono insomma le probabilità degli errori giudiziari.

E’ naturale, però, che la giuria funzionerebbe solo nel sistema accusatorio, mentre in Italia non è ancora stato del tutto abbandonato quello inquisitorio. La vicenda relativa alla morte di Stefano Cucchi potrebbe essere sfruttata, dalle persone serie, per tornare a discutere sulla opportunità di riformare il sistema giudiziario italiano.


Sinonimi

Un alieno che ieri sera avesse fatto un giro in centro di una qualsiasi città italiana (la cosa che ho fatto io a Milano) sarebbe giunto alla mia stessa conclusione. E il Facebook di stamattina gli avrebbe dato ragione:

Ormai non c’è alcuna differenza tra il Carnevale e il Halloween. Oppure è la gente che non la vede più.

Beh, almeno ieri sera le frasi «che schifo» e «come cazzo ti sei vestito/a» non potevano offendere. E per alcune persone era l’unica sera in cui non dovevano vestirsi bene e/o truccarsi.

Concludo il presente post con una cosa simpatica: l’opera recente dell’Art. Lebedev Studio.


Questo è un uomo

Chi ci è stato a Milano almeno una volta nella vita, ha sicuramente visto questa opera posta davanti alla stazione ferroviaria di Cadorna:

La Wikipedia dice che è una opera dell’artista svedese Claes Oldenburg («e della sua moglie», il che mi sembra strano) realizzata e installata nel febbraio del 2000. Non posso dire molto dell’artista (tranne sottolineare che si tratta di una persona menefreghista), mentre il realizzatore materiale dell’opera è un personaggio più facilmente descrivibile. Sicuramente si tratta di un essere di sesso maschile che non ha mai preso un ago in mano. E vi spiego subito perché lo penso. Continuare la lettura di questo post »


Salò, 26 luglio 2014

A Salò, mentre stavo camminando tranquillamente sul lungolago in mezzo a tanti turisti non solo stranieri, avevo sentito parlare una coppia di aborigeni apparentemente ultrasessantenni.

«E certo che di questa associazione non si può più», aveva detto lui a lei.

In un certo senso lo posso capire: anche io avrei preferito vedere apprezzare la propria città per qualche episodio storico più glorioso o per degli aspetti culturali universalmente riconosciuti. Ma la realtà è quella che è. Nel 2014 quella associazione storica lamentata dal signore del posto è ancora l’unica cosa che distingue (e rende famosa) la città di Salò da tante altre belle località del Nord Italia. Se non ci fosse questa associazione, non so se e quando sarei andato fino a lì. E penso che valga per una buona parte dei turisti che pianificano i propri viaggi ascoltando non solo il portafogli. Di conseguenza, non so se la città sarebbe stata altrettanto bella e curata.

Ora potete leggere/guardare il racconto sul mio viaggio a Salò.


Finale Ligure, luglio 2014

A luglio del 2014, per la seconda volta nella vita, sono andato a Finale Ligure. Ecco il mio fotoracconto.


Noli (SV), luglio 2014

Continuando con la descrizione dei miei viaggi italiani di luglio, oggi vi segnalo il mio fotoracconto sulla città di Noli (la «V Repubblica marinara»).


Breno (BS), luglio 2014

Bene, è arrivata l’ora di partire con i resoconti fotografici dei miei viaggi italiani di luglio. Il primo, in ordine cronologico, è quello sulla mia visita a Breno.


Le innovazioni milanesi

Circa una settimana fa avevo appreso, grazie ad una pubblicazione dell’assessore Maran su Facebook, di una grande novità milanese: il primo semaforo con il countdown per i pedoni. L’assessore scriveva: «C’è in tutto il mondo. In Italia serve una speciale autorizzazione del Ministero».
Per pura cronaca informo i miei lettori che il Comune di Brescia ha provveduto ben prima di farsi autorizzare l’installazione di questi utili dispositivi. Io li ho visti già a luglio del 2011.
A Milano, invece, il primo semaforo con il countdown è in Largo Cairoli:

Apprezzata questa grande conquista, ora spero che il Comune di Milano riesca ad installare quanto prima anche altri oggetti altrettanto utili. Oggetti che sono già diffusi in tutto il mondo e in tutta Italia. Si potrebbe cominciare dai cestini dotati dei posacenere, dal bike sharing che funziona anche nelle ore di assenza dei mezzi pubblici o dalle strisce pedonali appositamente illuminate di notte.
Oppure, dato che siamo nel 2014, si potrebbe finalmente smetterla di utilizzare l’asfalto per la pavimentazione dei marciapiedi (ne scriverò più in dettaglio separatamente).

P.S.: in generale penso che ogni funzionario comunale responsabile della viabilità e/o arredo urbano debba essere obbligato a viaggiare tanto (molto più di me). Solo in questo modo potrà prendere tutto il meglio dalle altre città del mondo.