Cosa vi ho nascosto:

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Macron Presidente

Come sicuramente sapete già, ieri, al secondo turno delle presidenziali, la maggioranza degli elettori francesi ha scelto il meno-peggio. Non ho un termine migliore per definire il nuovo presidente francese, e per questo l’unica emozione che mi ispira la sua figura è la noia. Sembra solo un perfetto funzionario e solo per questo è già noioso: ha capito di dover lasciare i socialisti poco prima che fosse evidente il loro fallimento in tutti gli ambiti, non ha ripetuto gli stessi errori politici di Fillon e ha vinto nel secondo turno solo perché la sua concorrente è stata la Le Pen. La mancanza di almeno uno di questi tre elementi avrebbe fatto venire meno la sua grande fortuna di ieri.

Quello che mi preoccupa, invece, è il fatto che circa un terzo dei francesi vorrebbe tornare nel XX secolo. Non le presunte tendenze verso la xenofobia o il razzismo — Jean Marie Le Pen è stato cacciato dal partito proprio per liberare il «Fronte Nazionale» da quelle due caratteristiche — ma la concezione arcaica dell’interesse nazionale che c’è nelle teste delle persone. I giornalisti e i politici europei non sono in grado (lo in base a quello che vedo) di spiegare i vantaggi di un mondo aperto rispetto a quello chiuso. Probabilmente non ci sarei mai riuscito nemmeno io. Anche se posso provare a farlo con qualche esempio elementare.

Immaginate Tizio che spende 10.000 euro all’anno per mantenere una macchina di proprietà (per esempio una Fiat Panda del 1988) e Caio che spende 5000 euro all’anno per nolleggiare tutte le macchine che gli piacciono e solo quando realmente gli servono (che ne so: Audi, Range Rover, Volvo etc). Ecco, circa un terzo dei francesi hanno dichiarato di volere passare tutta la loro vita con una Peugeot marcia del 1972. E so che una determinata quantita degli italiani vorrebbe passare tutta la vita sempre con la stessa Panda del 1988 funzionante per miracolo.

Che tristezza.


Crowdfunding à la Le Pen

Non so di preciso quanto se ne sia parlato in Italia, ma due giorni fa Marine Le Pen dichiarò che l’annessione della Crimea da parte della Russia «non è illegale».

In termini puramente giuridici non è una tesi del tutto sbagliata, considerando che il diritto internazionale si basa su due principi che si escludono a vicenda: l’integrità degli Stati e l’autodeterminazione dei popoli. Ma lo studio serio della annessione in questione merita di essere esposto in un testo a parte: un testo ben più lungo di un post da blog. Per il momento mi limito a ricordare che dal punto di vista politico l’annessione della Crimea è stata una porcata colossale.

Oggi vediamo perché la candidata alla Presidenza francese ha deciso di a) fare una affermazione pubblica sulla Crimea e b) fare tale affermazione proprio ora.

Ebbene, ha deciso di farla ora proprio perché si è candidata alla Presidenza francese. Come molto probabilmente sapete, la campagna elettorale di un politico comporta delle notevoli spese. Affrontare tali spese dopo avere incassato già anni fa il rifiuto di tutti i potenziali grandi sponsor francesi ed europei è quasi impossibile. Quindi bisogna per forza svestire un po’ la propria reputazione e mettersi in una bella posa sul bordo di una tangenziale della politica internazionale. In questo modo, molto probabilmente, i soldi arrivano dalla stessa generosa fonte del 2015.

Non sono convinto al 100% che il trucco funzioni. Ma ripeto quello che dico da alcuni anni. L’URSS finanziava i partiti (e Governi) di sinistra di tutto il mondo, mentre la Russia contemporanea finanzia quei politici di destra o sinistra che sono disposti a continuare l’opera dell’indebolire la posizione unitaria dell’Occidente su alcuni principi-base.


Ritenterà, sarà più fortunata

Quindi il Front National non dovrebbe governare in alcuna regione francese. Questa volta alla Francia è andata bene, ma l’avvertimento è forte e preoccupante.

Sottolineo due aspetti rilevanti:

1) per la seconda volta in 12 anni i francesi hanno dovuto unirsi contro un politico di cognome Le Pen;

2) la sponsorizzazione russa da 9 milioni di euro ha funzionato, ma non bene come avrebbe voluto Putin (per ora non si riesce a ricostruire nemmeno uno Stato europeo in modo da essere accettato da esso).


I tre perché

Bene, ora si sta cercando di non attribuire ai recenti attentati di Parigi il merito della vittoria di Marine Le Pen al primo turno delle regionali in Francia. In parte è vero, ma solo in parte.

Gli attentati hanno sicuramente convinto coloro che erano in dubbio perlomeno sulla opportunità di andare a votare. Ma la popolarità della Le Pen non è schizzata in alto ieri o due settimane fa: è stata una crescita lunga nel tempo. Non dobbiamo dimenticarci che si tratta di una risposta politica a un narcisismo buonista di massa. Una minoranza, capace di ragionare senza seguire gli schemi imposti dalla moda e per questo snobbata dalla maggioranza, prima o poi si radicalizza. Dopo essersi radicalizzata, si aggrappa al primo populista che si propone di guidarla alla vittoria sulla maggioranza del momento, si allarga, improvvisamente diventa una maggioranza (o quasi).

La vecchia maggioranza, grazie agli assiomi proposti dalla moda del momento, non si era mai accorta della indisponibilità di tanti immigrati di integrarsi. Allo stesso modo, non si è accorta di avere creato, con il proprio comportamento, dei mostri populisti in tutta Europa: Le Pen, Corbyn, Tsipras, Salvini e Grillo sono quelli più conosciuti.

Aggiungo, infine, che pure le stranezze (chiamiamole pure in questo modo) di quel socialista di Hollande hanno contribuito alla radicalizzazione di una determinata parte dei francesi, quindi al successo della Marine Le Pen.


Da prendere come esempio

Jean-Marie Le Pen è stato sospeso dal partito, gli è stata ritirata la tessera ed entro tre mesi dovrebbe essere destituito dalla carica del Presidente onorario del Front National.

L’assurdità non sta nel fatto che il fondatore di un partito viene eliminato in questo modo. E’ assurdo (o, se preferite, curioso) che tantissimi partiti europei di destra e di sinistra (compresi quelli italiani) hanno da imparare da Front National. Imparare a eliminare i propri membri impazziti. Eliminarli senza considerare il loro ruolo nella storia partitica.


Il credito nazionale

Nel finesettimana appena passato ho appreso una notizia secondo me abbastanza divertente.

In pratica, alla fine di settembre una banca russa (FCRB) aveva concesso al noto partito francese «Le Front National» un prestito di 9 milioni di euro. Due di questi sono già stati trasferiti al partito di Marine Le Pen.

Potrei fare solo due piccole osservazioni su questa storia. La prima è abbastanza banale: ma è normale che un partito nazionalista (o quasi) si faccia finanziare dall’estero?

La seconda, invece, è di carattere storico. Una volta c’era l’URSS che finanziava la sinistra francese (e non solo quella), la Russia di oggi finanzia invece l’estrema destra. Cambia l’orientamento del finanziato ma il risultato voluto rimane il medesimo: avere il rappresentante (o il difensore) delle proprie posizioni politiche nella tana occidentale.

So che la legge francese consentirebbe le donazioni ai partiti politici solo da parte dei privati. E’ per questo che si parla di un credito. Ma un qualsiasi partito politico, come potete ben immaginare, è un buco nero finanziario: non ripagherà mai alcun debito.