Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «musica classica»

La musica del sabato

Il compositore Henry Purcell si è guadagnato – a causa della importanza culturale almeno a livello nazionale e delle somiglianze biografiche – il titolo postumo di «Mozart inglese» anche se visse, in realtà, cento anni prima del suo famoso «collega» tedesco. Le persone non particolarmente esperte della musica classica potrebbero conoscere Purcell solo per la sua opera «Dido and Aeneas» e, eventualmente, per le sue composizioni barocche un po’ in generale. Ma secondo me Henry Purcell meriterebbe di essere studiato un po’ di più…
Oggi, però, faccio una rara eccezione alla regola che mi sono imposto da solo tempo fa (l’esistenza di una opera culturale è già un motivo sufficiente per parlarne) e pubblico una composizione del protagonista del post scelta per una occasione precisa.
Quindi posto la «Music for the Funeral of Queen Mary» del 1695:

Prossimamente pubblicherò qualcosa di più allegro…


La musica del sabato

Il ciclo delle composizioni per il pianoforte «Le stagioni» di Pyotr Ilyich Tchaikovsky (del 1876) si differenzia dalle altre composizioni sulla stessa tematica anche per la sua organizzazione interna. Infatti, a ogni mese dell’anno è dedicata una composizione propria.
Visto che fuori dalle nostre finestre la primavera sembra essere iniziata in tutti i sensi, quali composizioni avrò scelto per il post musicale di oggi? Sorprendentemente, quelle dei mesi primaverili!
«Marzo. Il canto dell’allodola»

«Aprile. Il bucaneve»

«Maggio. Le notti bianche»

Gli interessati conoscono (o sono capaci a trovare) le altre nove parti…


La musica del sabato

Il compositore e direttore d’orchestra austriaco Gustav Mahler (1860–1911) ha subito, nel corso della storia, una stranissima trasformazione della propria fama. Durante la sua vita fu universalmente riconosciuto come un direttore d’orchestra geniale e criticato (quando non snobbato) in qualità del compositore. Dopo la sua morte, però, la situazione si è invertita: le sue abilità da direttore di Mahler sono state presto dimenticate, ma «in cambio» la musica da egli scritta è progressivamente diventata tra le più suonate ai concerti classici. Non si sa di preciso se sia il merito di alcuni direttori d’orchestra più famosi del XX secolo (per esempio, Leonard Bernstein) che si sono impegnati tanto nel promuovere la musica di Mahler, oppure della stilistica di Mahler stesso che sarebbe più vicina alle preferenze e abitudini musicali degli ascoltatori di oggi.
L’eredità musicale lasciataci da Gustav Mahler non è grandissima dal punto di vista quantitativo: in parte perché morì a soli 50 anni e in parte perché faticò a comporre avendo preso un po’ male una sfortuna al primo concorso da compositori dove aveva partecipato da giovane. Inoltre, l’insieme delle composizioni di Mahler è costituito quasi esclusivamente dalle canzoni e sinfonie. Dopo alcune riflessioni ho deciso di selezionare per il post di oggi una sinfonia capace di rappresentare al meglio lo stile musicale formato da Mahler-compositore ormai realizzatosi…
E così ho optato verso la scelta probabilmente meno ovvia: la Sinfonia n. 5, scritta nel 1903 e perfezionata più volte nei periodi successivi.

Gustav Mahler volle (e lo formulò esplicitamente nei primi anni del ’900) che la musica e il suo messaggio fossero comprensibili anche senza le parole. E allora non mi dilungo…


La musica del sabato

Carl August Nielsen è oggi considerato uno dei più grandi compositori danesi, il capostipite della scuola musicale danese. Il periodo dell’impegno professionale di Nielsen nella musica (dal 1891 al 1931) può essere diviso in almeno quattro fasi. Per il post musicale di oggi ho pensato dunque di selezionare le composizioni che rappresentano al meglio le fasi più significative.
Per esempio, potrei iniziare con il Concerto per violino (del 1911), una delle composizioni grazie alle quali Nielsen ha iniziato ad assumere una certa notorietà in Europa:

E poi potrei aggiungere una composizione che caratterizza bene l’ultima fase artistica di Nielsen: il Concerto per clarinetto del 1928.

Ci voleva qualcosa di vivificante.


La musica del sabato

Il compositore olandese Unico Willem Reichsgraf van Wassenaer Obdam appartenne a una nota e ricca famiglia nobile e nel corso di tutta la sua vita professionale si applicò, con un relativo successo, nella diplomazia. I soli questi aspetti della sua biografia avrebbero potuto essere visti come elementi di una grande fortuna per una persona normale. Per un compositore, invece, è stata una sfortuna: infatti, per le persone appartenenti al suo ceto sociale non fu all’epoca ritenuto opportuno (nella Repubblica delle Sette Provincie Unite) comporre e pubblicare la musica. Di conseguenza, tutte le sue composizioni musicali furono diffuse come anonime e successivamente attribuite, erroneamente, a Giovanni Battista Pergolesi e Carlo Ricciotti. Solo verso la fine del XX secolo gli storici della musica hanno ristabilito la verità (e hanno dedotto, con una relativa certezza, che Carlo Ricciotti non compose proprio la musica).
Passando direttamente alla musica, dico che per il post di oggi ho pensato di selezionare qualcosa di molto rappresentativo: per esempio, due dei sei «Concerti Armonici» di Unico Willem Reichsgraf van Wassenaer Obdam.
Iniziamo con il Concerto Armonico No.1 in Sol maggiore:

E poi aggiungo il Concerto Armonico No.2 in Sol maggiore:


La musica del sabato

Con una certa fondatezza, il compositore russo Alexander Glazunov è considerato uno degli eredi del cosiddetto «Gruppo dei cinque» (i componenti del quale si autodefinivano «la nuova scuola musicale russa»). I membri del Gruppo cercavano l’ispirazione nella cultura tradizionale russa e, tra l’altro, traducevano nella musica classica molti fenomeni folcloristici russi. Alexander Glazunov, pur riutilizzando alcuni elementi stilistici tipici del Gruppo, è però molto più vicino alla tradizione musicale europea.
Per il post musicale di oggi ho scelto la sua Sinfonia № 4 scritta nel 1893. Probabilmente, non è la composizione più famosa di Glazunov, ma allo stesso tempo è capace di dimostrare lo stile e l’autonomia dell’autore allora ventottenne.

(In questo specifico caso si tratta di una registrazione del 1948 della Orchestra Filarmonica di Leningrado diretta dal grande Yevgeny Mravinsky.)
Oltre alla eredità musicale lasciataci, dobbiamo essere grati a Alexander Glazunov per almeno uno dei suoi allievi: Dmitrij Šostakovič.


La musica del sabato

Ho pensato che pure nella mia rubrica musicale andrebbero rispettate alcune tradizioni musicali internazionalmente riconosciute. Per esempio, tutti (spero) conoscono il tradizionale concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna che si tiene ogni 1 gennaio alla sala Musikverein. Uno dei compositori più rappresentati a quei concerti è Johann Baptist Strauss II, quindi anche questa volta metto due sue brevi composizioni.
La prima sarà la «Tales From The Vienna Wood»:

Mentre la seconda composizione scelta per oggi è la «Tritsch-Tratsch Polka»:

Ancora una volta auguro un felice 2021 a tutti.


La musica del sabato

Il nome del compositore russo Alexander Zhurbin non sempre si associa – in Russia e negli USA (dove passa una parte considerevole del suo tempo a partire dal 1991) – alla musica classica. In entrambi gli Stati, infatti, si ricordano prima di tutto i suoi musical. Il pubblico russo un po’ più informato potrebbe anche ricordarsi delle sue musiche per i film e le canzoni leggere.
Avere una visione così limitata di un personaggio della cultura interessante non è però tanto bello. Zhurbin ha una istruzione musicale classica e ha scritto anche la musica classica nel corso di tutta la propria vita professionale, anche se le sue fonti del reddito – necessarie a tutti, anche ai compositori – si trovano in altri generi musicali. Quindi con il post musicale di oggi pubblicizzo non solo il compositore (che molti dei miei lettori potrebbero non conoscere), ma pure il suo impegno nella musica seria.
Inizierei a farlo con la Sinfonia № 2 «Giocosa», scritta da Zhurbin nel 1970 all’età di 25 anni. In essa si sentono diversi rimandi alle tendenze della musica classica tedesca della seconda metà del XVII secolo, ma – nonostante una apparente originalità non elevatissima – è una composizione bella da ascoltare. Ma nemmeno particolarmente impegnativa…


La musica del sabato

Nella storia della musica classica possiamo ricordare diversi compositori che hanno trovato l’ispirazione nella cultura popolare senza scivolare nel così provincialismo per la qualità delle opere culturali. I primi esempi che potrebbero venire in mente a una persona media sono George Gershwin, Michail GlinkaManuel de Falla
L’elenco dei nomi può essere continuato anche con quello del compositore norvegese Edvard Grieg. L’influenza della cultura norvegese non si percepisce sempre allo stesso modo e nella stessa misura nelle sue composizioni, quindi si potrebbe scriverne diversi trattati… Io risolvo il caso postando solo una composizione, una delle più famose di Grieg: il Concerto per pianoforte e orchestra in La minore (scritto nel 1868 durante il soggiorno in Danimarca). Si tratta dell’unico concerto completato di Grieg.
Oggi ascoltiamo la versione della London Symphony Orchestra diretta da André Previn e con Arthur Rubinstein al pianoforte.


La musica del sabato

Giacomo Puccini è un compositore talmente famoso che è inutile tentare di raccontarne qualcosa di originale. Mi sembra invece molto più sensato ricordare che oltre alle opere liriche (per le quali è meritatamente noto e apprezzato in tutto il mondo) ha scritto, durante la sua lunga carriera, anche numerose composizioni di altro genere. Vorrei dunque dedicare il mio post musicale odierno proprio a due esempi di queste ultime. La passione professionale di Puccini verso l’opera lo aveva spinto a prevedere almeno una voce umana anche nei pezzi molto più brevi, ma io, almeno per questa volta, limiterei il campo dello studio alle sole composizioni strumentali.
Inizierei con il «Piccolo Valtzer» per pianoforte composto nel 1894:

E poi metterei la «Scossa elettrica», una marcetta brillante per pianoforte, composta presumibilmente nel 1899:

Più è famoso un autore e più è utile conoscere i suoi lati artistici meno pubblicizzati.
P.S.: anche se avrei potuto aggiungere anche una piccola fantasia personale. Chissà quante volte, recandosi al (o tornando dal) Conservatorio di Milano dove aveva studiato, Giacomo Puccini era accompagnato dal suo grande amico e compagno degli studi Pietro Mascagni. Però, una delle vie che molto probabilmente avevano percorso più volte, ora porta il nome meno scontato tra i due possibili. Io, facendo quella via, a volte rifletto su questo aspetto.