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La musica del sabato

Francesco Maria Veracini è stato un compositore e violinista italiano del XVIII secolo particolarmente apprezzato, ai suoi tempi, non solo in patria ma anche in Inghilterra. Oggi non è particolarmente noto alle larghe masse e questo è un motivo ulteriore per proporre qualche sua composizione nel mio tradizionale post del sabato sera.
Per esempio, potrei iniziare dalla Serenata in Fa maggiore per flauto e organo:

E poi aggiungere questa Sonata in Re maggiore:


La musica del sabato

Non tutti (o non sempre) si ricordano che il famoso compositore Gaetano Donizetti – al quale avevo già dedicato un post – ebbe un fratello maggiore Giuseppe Donizetti, anche egli compositore: forse non grandissimo, ma sicuramente buono.
La vita da mercenario musicale nel senso stretto del termine aveva portato Giuseppe Donizetti a svolgere il ruolo del maestro della musica militare a corte di ben due sultani turchi nel periodo dal 1828 al 1856 (l’anno della morte di Giuseppe). Precedentemente, invece, aveva prestato il servizio militare-musicale nell’esercito napoleonico e poi in quello sabaudo.
Ma a noi oggi interessa il periodo turco di Giuseppe Donizetti. Perché i due inni nazionali turchi scritti dal nostro protagonista ci mostrano quanto erano importanti per la Turchia dell’epoca, nonostante le differenze estetiche, alcuni valori culturali occidentali. In una certa misura si potrebbe sostenere che oggi si manifesta un processo di direzione esattamente opposta.
Il primo inno nazionale scritto da Giuseppe Donizetti per l’Impero Ottomano è del 1829 e si chiama «La marcia di Mahmudiye» in onore dell’allora sultano Mahmud II:

Il secondo inno scritto da Giuseppe Donizetti per l’Impero Ottomano è del 1839 e si chiama «La marcia di Mecidiye» in onore del nuovo sultano Abdul Mejid I:

Avrei potuto provare a scrivere delle differenze tra i due inni, ma rischio di farlo troppo male pure del punto di vista dilettantistico. In ogni caso, alcune differenze fondamentali si sentono facilmente.


La musica del sabato

Tutta la biografia del compositore Gioachino Rossini sembra confermare quel strano stereotipo secondo il quale le persone apparentemente più allegre sarebbero in realtà fortemente depresse dentro. Così, Rossini scriveva la musica molto ritmica e quasi sempre allegra, non nascondeva il proprio amore verso la bella vita, ma allo stesso tempo manifestava spesso dei visibili sbalzi di umore nella vita quotidiana e ha sofferto sempre più la depressione negli ultimi anni della propria vita.
Però ancora oggi la sua musica fa stare bene gli altri (almeno io lo ringrazio e ascolto ahahaha).
La prima delle sue composizioni selezionate per il post di oggi è la Sonata I in Sol maggiore (la prima delle sei sonate scritte per due violini, un violoncello e un contrabasso nel 1804):

E la seconda è la Serenata (scritta nel 1823):


La musica del sabato

Giuseppe Verdi è stato un grandissimo compositore ma, secondo la mia opinione personale, la sua eredità musicale è un po’ abusata nell’Italia contemporanea. La sua musica viene ficcata da tutte le parti anche quando si potrebbe tranquillamente farne a meno. Così, per esempio, l’importanza di Verdi non verrebbe assolutamente sminuita se qualcuno osasse di fare una Prima in meno con qualche sua composizione. Anche tra i soli compositori italiani possiamo facilmente ricordare diversi candidati altrettanto validi.
Considerato tutto questo, direi ci tenevo tantissimo a postare qualche composizione strumentale di Giuseppe Verdi meno conosciuta delle altre. O, almeno, meno conosciuta al pubblico «comune»…
Insomma, per oggi ho scelto il Quartetto per archi in mi minore (composto nel 1873):

Bene, finalmente mi sono anche espresso in merito.


La musica del sabato

Reinhold Glière è logicamente considerato un compositore russo, seppure sia nato a Kiev (all’epoca una città dell’Impero Russo) da genitori tedeschi e abbia acquisito la cittadinanza russa solo all’età di ventidue anni. Effettivamente, ha passato la maggior parte della propria vita fisica e professionale tra l’Ucraina zarista/sovietica e la Russia.
Molto meno logico è associare il nome di Reinhold Glière solo con il titolo del «padre del balletto sovietico» o con i numerosi incarichi accademici e/o amministrativi che ha ricoperto durante la sua lunga vita professionale. Nonostante l’indiscutibile dato storico del suo grande riconoscimento ufficioso e istituzionale durante il periodo stalinista (i riconoscimenti del genere hanno un loro costo per la persona), non possiamo non riconoscere che sia stato anche un compositore di alta qualità. Gli artisti hanno la fortuna di rimanere nella storia – soprattutto nel lungo periodo – con ciò che vale realmente nella lunghissima storia dell’umanità: con le loro opere. Lo si può dire anche di Reinhold Glière.
Quindi per il post musicale odierno ho scelto il suo Concerto per arpa e orchestra (composto nel 1938) suonato dalla orchestra sinfonica moscovita «Filarmonica russa»:


La musica del sabato

Il compositore Vincenzo Bellini è noto a livello mondiale prevalentemente (o quasi esclusivamente?) come autore delle opere liriche. Tale notorietà è assolutamente meritata ma, allo stesso tempo, è un po’ riduttiva. Quindi oggi tento di proporre qualcosa di un genere diverso: la sua Sinfonia in re minore.
La parte I: Andante maestoso

La parte II: Allegro con spirito

Non so bene il perché, ma questa sinfonia mi da una certa sensazione di giovinezza.


La musica del sabato

Il compositore tedesco Hohann Pachelbel è uno dei più notevoli rappresentanti del barocco nella musica. Fece una grande influenza sulla musicale (molto probabilmente anche nel corso degli incontri personali) su Johann Sebastian Bach, essendo stato un amico del padre di quest’ultimo.
La composizione più nota di Pachelbel è il Canone e giga in re maggiore, che da solo non fornisce però una impressione completa sullo stile del compositore.

In qualità della seconda composizione del post ho scelto la «Fantasia in Sol minore»:


La musica del sabato

Non penso che il compositore Antonio Vivaldi debba essere presentato ai miei lettori. Quindi semplicemente posto le sue composizioni più famose – i quattro concerti per violino «Le quattro stagioni» – che rappresentano una fonte infinita di buon umore.

In questo specifico caso a suonare è la Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti.


La musica del sabato

Milij Balakirev è uno dei più noti compositori classici non professionisti russi. Come la maggioranza dei suoi colleghi, non svolse nemmeno gli studi musicali rilevanti dal punto di vista accademico (frequentò la Facoltà di Matematica della Università di Kazan senza però laurearsi). Ma, a differenza di alcuni colleghi non professionisti, dedicò quasi tutta la sua vita professionale alla musica: insegnò il pianoforte, diresse la Scuola musicale gratuita imperiale prima e la Cappella accademica statale poi, in alcune occasioni diresse l’orchestra sinfonica patrona dalla famiglia zarista.
In qualità di compositore non scrisse tantissimo, me nemmeno poco.
Per il post musicale di oggi ho scelto probabilmente non la più ovvia tra le sue composizioni, ma una delle mie preferite: il poema sinfonico «Tamara». La versione del video è suonata dalla Orchestra Sinfonica di Montréal (direttore Kent Nagano):


La musica del sabato

Un giorno del 1919 la madre di Samuel Barber, un ragazzo di nove anni, trovò sulla propria scrivania una lettera del figlio:

Dear Mother: I have written this to tell you my worrying secret. Now don’t cry when you read it because it is neither yours nor my fault. I suppose I will have to tell it now without any nonsense. To begin with I was not meant to be an athlet. I was meant to be a composer, and will be I’m sure. I’ll ask you one more thing. – Don’t ask me to try to forget this unpleasant thing and go play football. – Please – Sometimes I’ve been worrying about this so much that it makes me mad (not very).

Effettivamente, Samuel fu un ragazzo insolito ed ebbe, per la sua fortuna, una brava madre che seppe leggere la lettera e non le lettere. Samuel Barber riuscì dunque a studiare seriamente la musica e diventare un buon compositore.
Nel 1936 compose «Adagio per archi», ritenuto «una delle composizioni più tristi della musica classica». Io ho scelto la versione della orchestra Los Angeles Philharmonic diretta da Leonard Bernstein:

Per farvi sentire qualcosa decisamente meno triste, aggiungerei in qualità della seconda composizione il «Copricorn Concerto» del 1944 (suona la Pacific Symphony Orchestra).

Dedicarsi a ciò che piace non è sempre una brutta idea.