Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «pittura»

Octavio Ocampo

Le illusioni ottiche nella pittura sono diventate particolarmente popolari anche grazie alla fortunata «invenzione», da parte di Salvador Dalí, del surrealismo spagnolo. Uno degli effetti negativi – per nulla insolito, purtroppo – di tale popolarità è la comparsa anche di una quantità notevole di opere di qualità dubbia (nel migliore dei casi). Probabilmente anche per questo motivo sono molto contento di (ri)scoprire dei pittori capaci di creare delle illusioni belle e interessanti.
Una delle mie migliori scoperte degli ultimi tempi è il pittore messicano Octavio Ocampo:
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Il socialismo surreale

Il pittore Valentin Gubarev è nato in Russia (a Nižnij Novgorod), ma dal 1975 vive e lavora in Bielorussia. Le opere di Gubarev vengono esposte alle mostre internazionali, si trovano nei musei e collezioni private di tutto il mondo, vengono vendute alle aste d’arte più note. Quindi ora pubblicizzo questo artista anche tra i miei lettori.
Lo stile di Valentin Gubarev potrebbe essere definito come il «socialismo ingenuo» (per l’analogia con il «realismo ingenuo»). Il pittore si ispira, prevalentemente, alla vita quotidiana degli abitanti delle città provinciali dell’ex-URSS.
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Arnau Alemany

Per qualche motivo inspiegabile ero convinto che la corrente del «realismo magico» fosse rimasta nella storia della prima metà del secolo scorso. E invece no: ci sono ancora degli artisti che lavorano in questo ambito.
Il pittore catalano Arnau Alemany, per esempio, è un nostro vero contemporaneo: è morto nel 2020 all’età non particolarmente avanzata di 72 anni. Le sue opere sono spesso interessanti o almeno simpatiche – per gli amanti del genere, ovviamente – e possono essere viste in diverse fonti: per esempio, sul sito personale del pittore (si apre tutto storto perché, secondo me, è saltato il foglio degli stili CSS) o sul suo account di Facebook.
Io in questa sede riporto solo alcuni esempi:
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Il vandalo

Il Museo Nazionale dell’arte, architettura e design norvegese ha recentemente pubblicato il risultato di una importantissima ricerca: quella sulla origine di una piccola scritta in matita sulla prima versione dell’"Urlo" di Edvard Munch (dipinta nel 1893). La scritta, nota agli esperti almeno dal 1904, si trova nell’angolo superiore sinistro e recita:
«Could only have been painted by a madman!»
Per capire se si trattasse del risultato di un atto vandalico o meno, gli esperti avevano dunque fotografato la scritta con una camera a raggi infrarossi per ottenerne una immagine più precisa e poter confrontare la scrittura con quella di Munch stesso. Dopo avere svolto alcune analisi, sono giunti alla conclusione che si tratta della stessa scrittura dei diari e delle lettere di Edvard Munch.
Molto probabilmente, la scritta sia dovuta al fatto che negli ultimi anni ’90 del XIX secolo alcuni critici autorevoli avevano dato del pazzo a Munch (il quale era già abbastanza preoccupato per avere alcuni antenati con dei problemi mentali). Ma io preferisco sperare che in tutta questa storia prevalga il fattore umoristico. Un po’ perché reputo sacrosanto il dovere di ogni artista di prendere in critici dell’arte: la maggioranza di questi non fa altro che parassitare sulle opere altrui che non è in realtà in grado di comprendere. E in parte perché bisogna pur dare un po’ di lavoro agli storici e ai vari dipendenti museali: se gli artisti non creassero dei «grandi misteri», come si potrebbero giustificare anche i miseri stipendi di tutte quelle persone?

Insomma, se create qualcosa — qualsiasi cosa — non dimenticatevi si aggiungere degli elementi pseudo-vandalici.