Cosa vi ho nascosto:

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Le innovazioni democratiche

Da anni ormai spiego ai miei amici e conoscenti occidentali che la Russia è un raro esempio della democrazia diretta contemporanea. La sua caratteristica distintiva consiste però nel fatto che si tratta di una democrazia diretta dall’alto.
Ma dopo oltre vent’anni è arrivato il momento – finalmente! – di proporre qualcosa di proprio, qualche innovazione democratica tipicamente russa che non sia in mente ai vicini occidentali (che delle democrazie dirette si intendono poco, ahahaha). Il processo tecnico-scientifico è stato lungo e impegnativo. Una delle sue tappe più interessanti aveva riguardato il modo di registrare i partiti politici nuovi: ogni qualvolta l’opposizione tentava di registrarne qualcuno, all’improvviso si manifestava un tizio (quasi sempre lo stesso) che aveva presentato la domanda di registrazione proprio per quel nome pochi giorni prima. Che spiacevole coincidenza…
Ma ecco che, finalmente, è arrivata l’invenzione. Due candidati alle elezioni per il consiglio comunale di San Pietroburgo hanno improvvisamente cambiato il nome e il cognome, diventando entrambi Boris Vishnevskij. Lo avranno fatto perché sono entrambi dei grandi fan di uno dei principali candidati dell’opposizione… provate a indovinare come si chiama.
Esatto: Boris Vishnevskij.
I patronimici dei tre Boris Vishnevskij sono diversi (quello originale è Lazarevich), ma penso che l’invenzione democratica funzioni comunque.

Se volete, si potrebbe provare a esportare il trucco anche in Italia.


I Alone Can Fix It

Il Washington Post ha pubblicato un frammento di un nuovo libro dedicato a Donald Trump: «I Alone Can Fix It». Questa volta, in particolare, si tratta dell’ultimo, «disastroso» anno della presidenza di Trump e, tra le altre cose, del piano del generale Mark Milley contro l’eventuale rifiuto del 45-esimo presidente di lasciare il potere nel caso di una probabile – ai tempi – sconfitta elettorale.
Non so quanto senso possa avere la lettura di un libro del genere (almeno per i non cittadini americani), ma sono comunque contento che Donald Trump contribuisca alla crescita economica – attraverso la generazione delle opere intellettuali ben vendibili – anche ora, nel periodo in cui può essere dimenticato come un incubo della notte passata. Ma in base del pezzo pubblicato avete comunque la possibilità di prendere una vostra decisione.

P.S.: sul libro si parlerebbe anche del fatto che Trump ha sottovalutato il tristemente noto coronavirus. Per fortuna, è vero solo in parte: nonostante tutto, è stato proprio Trump ad acquistare diverse centinaia di milioni di dosi dei vaccini quando questi ultimi erano ancora in fase di sviluppo. È dunque riuscito a risparmiare tempo e soldi preziosi per i propri cittadini. La verità storica rimane una cosa abbastanza importante.


Lukashenko quasi geniale

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, Aleksandr Lukashenko è un tipo che non si arrende mai.
L’altro ieri avevo brevemente scritto degli imminenti problemi finanziari del suo Stato, mentre ieri lui ha già firmato una ordinanza in base alla quale i cittadini tutto il mondo possono recarsi in Bielorussia per una vaccinazione anti-Covid a pagamento. Non penso che sia un provvedimento destinato ai cittadini europei (che ora riescono ad accedere con una relativa facilità ai vaccini affidabili). In Russia e in Ucraina, invece, le dosi dei vaccini scarseggiano. Mentre in Bielorussia viene prodotto lo Sputnik V!
Geniale…
Semplicemente geniale: in qualche modo riesce sempre a ottenere dei soldi dalla Russia ahahaha


Economia creativa

L’analisi della politica internazionale (ma anche quella nazionale) molto spesso assomiglia alle scommesse sportive: si raccolgono dei piccoli segnali apparentemente poco significativi e si proiettano sul futuro.
Ma facciamo subito un esempio pratico. L’altro ieri la più grande compagnia aerea cargo russa – la Volga-Dnepr – ha annunciato di voler evitare, nelle occasioni dei propri voli, lo spazio aereo bielorusso. Noi conosciamo già il fatto passato che avrebbe determinato tale scelta: l’atterraggio forzato dell’aereo di Ryanair con un oppositore bielorusso e diversi cittadini europei a bordo. Ma noi vogliamo interpretare i fatti politici del presente e del futuro. Quindi io potrei ipotizzare quanti segue.
Le grandi aziende russe – private o statali che siano – non hanno una assoluta libertà nel prendere le decisioni importanti. Come minimo, i loro dirigenti si consultano con qualche dirigente statale russo. Di conseguenza, si potrebbe ipotizzare che a livello statale si voglia in qualche modo «punire» o «mettere in guardia» Lukashenko. quest’ultimo, però, è uno dei pochi «amici e alleati» della Russia.
A questo punto dobbiamo ricordare almeno due cose:
1) da decenni ormai la Bielorussia è di fatto finanziata dai soldi pubblici russi (prestiti coperti con altri prestiti fino all’infinito, prezzi favorevoli del gas e del petrolio etc);
2) le recenti sanzioni europee dovrebbero far perdere alla Bielorussia circa cinquecento milioni di dollari all’anno.
Come cercherà Lukashenko di recuperare le perdite? Esatto: chiedendo altri soldi a Putin.
Il risultato della analisi: la ripresa dei voli della (o delle) compagnia aerea russa sarà una delle forme dei futuri aiuti. In sostanza, sarà una questione di contabilità e non dei soldi realmente regalati. Perché la liquidità è limitata un po’ per tutti.
Anche da questa storia, impariamo pure un po’ di contabilità creativa ahahaha


Come valutare l’incontro

Le persone che decidano di leggere qualcosa sull’incontro di ieri tra Joe Biden e Vladimir Putin (o che abbiano già letto qualcosa), devono avere in mente un preciso punto di partenza. I due politici avevano degli obbiettivi molto diversi per questo incontro.
Joe Biden voleva – e in un certo senso doveva – esprimere di persona le principali pretese americane (o meglio dire occidentali?) nei confronti della Russia contemporanea. Quindi doveva tentare una conversazione che avrebbe potuto influire sulle relazioni tra i due Stati, sebbene non sia solo il suo compito, che possono essere più nemici o più partner nella politica internazionale.
Vladimir Putin aveva un compito molto più banale: tentare di difendersi – con delle dichiarazioni più o meno scandalistiche – dalle pretese (per non dire accuse) di Joe Biden (per non dire «dell’Occidente»). E, magari, far vedere al mondo e ai sudditi di essere un politico che è ancora accettato agli incontri internazionali seri.
Questi sono i concetti principali che possono aiutarvi a valutare l’incontro con una mente non condizionata dalle dichiarazioni più o meno forti.


Il killer politico?

Come avrete già letto o sentito, per il 16 giugno è programmato il primo incontro offline tra Joe Biden e Vladimir Putin (alla villa La Grange di Ginevra). Per l’occasione, il Time è uscito con una nuova copertina interessante. Non ne ho — almeno per ora — l’assoluta certezza, ma mi sembra che il gioco grafico riprenda, in qualche modo — la risposta affermativa data alla domanda su «Putin killer»:

Nel frattempo, ricordo a tutti (e soprattutto a me stesso) che il sito del Time ha  una sezione relativamente comoda per la consultazione di tutte le copertine. Ma io avrei aggiunto anche, per esempio, la possibilità di visualizzare, in pochi clic, tutte le copertine che raffigurano ogni determinato personaggio.


La politica non si evita

Sono quasi totalmente disinteressato al calcio (come a tutti gli altri sport di squadra e al 99,99999% dello sport professionale), ma non potevo ignorare questa notizia: l’Unione calcistica russa ha presentato ieri una nota di protesta all’UEFA per la nuova uniforme della squadra nazionale ucraina. Sul petto delle nuove magliette, infatti, è tracciato il contorno della penisola di Crimea unito al resto del territorio ucraino. E secondo la posizione ufficiale del calcio professionale russo, questa sarebbe la politicizzazione dello sport…

OK, non si tratta proprio di una notizia sportiva.
Nei prossimi giorni (oppure ore?) vedremo se sia una notizia politica (l’uniforme ucraina rimane immutata perché l’Europa non è disposta a riconoscere l’annessione della penisola) o economica (l’uniforme cambia perché fare contenti tutti i partecipanti grossi conviene). Ma, in ogni caso, sarà una lotta interessantissima. Finalmente riuscirò a seguire un evento quasi calcistico senza entrare in conflitto con il proprio cervello…


I dilemmi della vita reale

Più o meno tutti conoscono il cosiddetto «dilemma del carrello» e spesso lo citano anche quando non ce ne sarebbe bisogno.
Quasi nessuno è disposto a ragionare un po’ di più e immaginare dei dilemmi molto più vicini al mondo reale. Per esempio, non mi è quasi mai capitato di sentire o leggere dei dilemmi circa i servizi segreti. Ebbene, da un lato, capisco che quegli enti sono necessari a tutti gli Stati e spesso eseguono dei lavori utili per l’intera comunità, lavori di importanza vitale. Dall’altro lato, non capisco le singole persone che ci vanno a lavorare per scelta propria. Perché quelle persone non possono non immaginare tutta la varietà — usiamo pure questa espressione neutrale — delle missioni a cui dovranno partecipare attivamente nel corso di tutta la vita professionale. Questo può essere chiamato un paradosso o un dilemma…
Considerando quanto scritto prima, sono ancora più sorpreso per la scelta della azienda israeliana Cellebrite che ha deciso di non vendere più alla Russia e alla Belorussia le proprie soluzioni per lo hackeraggio dei dispositivi mobili (smartphone etc). La decisione è dovuta alla comprensione del fatto che nei due Stati citati i prodotti della azienda vengono utilizzati per le persecuzioni politiche degli oppositori.
Se la decisione della Cellebrite dovesse realmente essere attuata nella vita reale, non posso fare altro che constatare: a volte capitano dei miracoli e alcuni dilemmi parziali vengono risolti.


Mmm, sì

Non posso dire che Joe Biden mi sia diventato meno antipatico di prima, ma non posso non riconoscere che la capacità di dare delle risposte precise e sintetiche alle domande concrete è molto rara di questi tempi (e quasi assente tra i politici).


[il video dura poco più di un minuto, l’audio è fondamentale]
Aggiungo solo che condivido pienamente quella risposta affermativa.


L’inutilità delle sanzioni

Lo scrivono pure i giornali italiani: ieri l’UE e gli USA hanno adottato – in risposta alla persecuzione dell’oppositore Alexey Navalny – delle sanzioni contro alcuni alti funzionari russi.
In merito a tale notizia il concetto fondamentale da sapere è semplice: tutte le sanzioni del genere sono completamente inutili. Infatti, la grande maggioranza dei personaggi direttamente interessati non viaggia all’estero da anni (salve le rarissime, eccezionali, visite di lavoro presso alcune organizzazioni internazionali), tiene la maggioranza delle proprie ricchezze nelle banche russe (Vladimir Putin si è impegnato per anni a convincerli) e, allo stesso tempo, non ha alcun motivo di preoccuparsi per i parenti eventualmente residenti negli Stati occidentali. Di conseguenza, tutti i funzionari «sanzionati» non si sentono assolutamente scomodati.
Di fronte a tale situazione potremmo chiederci: perché l’UE e gli USA hanno adottato delle sanzioni del genere? Non si saranno accorti già nelle situazioni precedenti che tale modo di fare non produce alcun effetto? Ecco, in realtà la risposta è semplice: le sanzioni del genere vengono regolarmente adottate solo per mostrare la posizione dei leader occidentali nei confronti della politica russa (di solito quella internazionale, ma da poco anche quella interna). Allo stesso tempo, però, non si capisce quali altri obiettivi si vorrebbe raggiungere con l’uso dello strumento politico chiamato «sanzioni». E in assenza degli obbiettivi precisi vengono logicamente inventati degli strumenti inutili. Inoltre, è abbastanza evidente l’impossibilità di inventare delle sanzioni efficaci e, in contemporanea, continuare a comprare le risorse naturali (necessarie per il funzionamento della propria economia) e a evitare di colpire i cittadini comuni della Russia.
A questo punto non mi resta altro che constatare: è assolutamente normale la situazione in cui i politici siano più preoccupati per gli interessi nazionali che per i problemi interni di uno Stato lontano. Così, anche la Russia risolverà i propri problemi interni senza ricorrere all’aiuto esterno. Sarà una cosa bellissima nella sua normalità.