Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «pop»

La musica del sabato

Non so se capita anche a voi, qualche volta, di sentire alla radio qualche canzone interessante, promettersi di cercarla una volta arrivati a casa e dimenticarsi puntualmente di farlo per anni. Oppure solo io soffro questa strana forma di idiozia? È molto probabile…
In ogni caso, devo constatare che il tempo record trascorso tra il momento del primo interessamento e la ricerca avvenuta nella mia storia musicale personale appartiene alla [più] famosa canzone della scozzese Amy Macdonald. Per la prima volta l’avevo sentita alla radio più di dieci anni fa, in molte occasioni mi era capitato di risentirla e solo alla fine di ottobre del 2020 mi sono finalmente ricordato di cercarla con un pezzo del testo rimasto nella memoria.
Per non perderla più, ho deciso di programmarla per la prima data disponibile della mia rubrica musicale.
Molto probabilmente qualcuno ha già capito che si tratta della canzone «This Is The Life» (dal primo album della cantante: «Life In A Beautiful Light» del 2007):

Purtroppo, ho notato che gli album più recenti di Amy Macdonald si distinguono per una correzione digitale della voce troppo evidente, rendendo quest’ultima innaturale e difficilmente ascoltabile (almeno per me). Scegliere la seconda canzone del post non è dunque stato facile.
Ma alla fine ho selezionato la canzone «Your Time Will Come» (dall’album «A Curious Thing» del 2010)

Ma forse proverò a studiare la Macdonald un po’ meglio. Al massimo mi toccherà a considerarla l’autrice di una sola canzone…


La musica del sabato

All’inizio di febbraio mi ero promesso di dedicare i singoli post musicali ai componenti del duo Simon and Garfunkel.
Oggi è arrivato il turno di Art Garfunkel e non posso non constatare che questi, a differenza del serio Paul Simon, ha sempre mostrato nella propria attività da solista delle tendenze troppo pop. Non dovremmo stupircene troppo: tutta la qualità dei testi e della musica del vecchio e glorioso duetto era garantita esclusivamente dall’impegno del suo amico-collega.
Tentando di trovare qualcosa di serenamente ascoltabile, ho selezionate le seguenti due canzoni di Art Garfunkel.
La prima canzone è «Another Lullaby» (dall’album «Angel Clare» del 1973):

E la seconda è «Crying in My Sleep» (dall’album «Watermark» del 1977):

Da oltre dieci anni Art Garfunkel ha dei continui problemi con la voce (ma ha anche una certa età) e quindi non canta quasi più. Ma io preferisco che entri nella storia musicale – meritatamente! – come la voce alta di Simon and Garfunkel.


Natale in 4K

Oggi potrebbe essere l’occasione giusta per dare spazio a una edizione straordinaria del post video-musicale.
A dicembre del 1984 il duetto Wham! – composto da George Michael e Andrew Ridgeley – pubblicò la canzone «Last Christmas». Pure quelle persone che non sono mai state dei grandi fan del gruppo (come me, per esempio) reagiscono prontamente al titolo della canzone: «I gave you my heart».
Ebbene, 35 anni dopo la Sony Music Entertainment ha pubblicato la versione restaurata (oppure è meglio dire rinnovata?) del relativo video: ora è possibile vederlo in qualità 4K. Considerato il risultato, si potrebbe addirittura pensare che la Sony avesse ingaggiato degli attori e dei bravi stilisti per girare di nuovo il video:

Se qualcuno si fosse dimenticato di come era prima quel video: Continuare la lettura di questo post »


La musica del sabato

Eduard Khil, uno cantante sovietico/russo particolarmente popolare negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, una sera di gennaio del 2010 stava sbucciando le patate nella cucina del suo appartamento a San Pietroburgo. Improvvisamente in cucina era entrato di corsa il suo nipote:
«Nonno! Lo sai che sei diventato famoso su internet?»
«E come ho fatto a diventarlo?»
«Tutti stanno impazzendo per una tua vecchia canzone. Quella senza le parole».
Khil si era sforzato tanto per ricordarsi di cosa si trattasse e poi, guardando il video (ormai famosissimo), si era messo a ridere. In sostanza, era solo un vocalizzo (cioè un esercizio vocale durante il quale si canta senza parole) ripreso per scherzo nel 1976. Il nome ufficiale del vocalizzo è «Sono molto felice perché, finalmente, sto tornando a casa».

Il 4 settembre Eduard Khil avrebbe compiuto 84 anni (è morto il 4 giugno del 2012) e per ricordarlo metterei nella mia rubrica musicale una delle sue canzoni più note, «L’inverno» del 1971.


La musica del sabato

Dato che, a rare eccezioni, i musicisti (e la musica) greci non sono proprio tra i più noti e seguiti al mondo, questo sabato continuo a pubblicizzare gli esempi meritevoli di attenzione. Nella edizione odierna della mia rubrica musicale c’è Yanni (Yannis Hrysomallis), un musicista e compositore autodidatta.
Da ragazzo Yanni fu uno sportivo promettente ma, per la sua e per la nostra fortuna, si appassionò di musica durante gli studi universitari. Di conseguenza, ha risparmiato la propria salute fisica e intellettuale, facendo allo stesso tempo divertire noi. Ha imparato da solo a suonare il pianoforte e ha inventato – non sapendo leggere le note – un proprio sistema di registrare sulla carta la musica da egli stesso composta. [Conosco un gruppo musicale strumentale, famoso e di qualità, composto da alcuni operai che non sapendo suonare decisero di farlo «così come sentiamo noi la musica». Ma di essi scriverò un’altra volta.]
Prima di tutto, la «Nostalgia» (il video è della esebizione al Royal Albert Hall nel 1995):

E poi «Truth of Touch», suonato il 16 dicembre 2011 a El Morro, in Puerto Rico.

Ringrazio un mio fedele lettore per avermi suggerito di scrivere anche di questo artista.


La musica del sabato

Giovedì 25 gennaio decorrevano 3 anni dalla morte di Demis Roussos, un cantante forse non proprio geniale, ma sicuramente di livello superiore alla media. Riflettendo sulla sua candidatura per una delle puntate della rubrica musicale, ero rimasto indeciso fino all’ultimo sulle due canzoni da scegliere.
Alla fine ho pensato di fare la scelta più ovvia.
Prima di tutto, la canzone «It’s Five O’ Clock», con la quale Demis Roussos divenne realmente famoso da giovane (all’epoca fu ancora un membro del gruppo Aphrodite’s Child, i cui compagni furono scaricati una volta raggiunta la fama personale).

E poi un altro classico quasi scontato: «From Souvenirs to Souvenirs».