Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «quarantena»

A favore del categorico

[Tante parole tagliate dalla censura], ancora tre settimane dei domiciliari e due progetti persi.
Il grande paradosso che abbiamo scoperto nelle ultime settimane è: la quarantena serve perché quasi nessuno capisce a cosa serve.
E i primi a non capirlo sono tutti quei personaggi che hanno fatto i fighi davanti a una webcam (o una tastiera) urlando «state a casa!». Perché il vero e unico senso della quarantena è quello di impedire alle persone di incontrarsi diffondendo il virus. Una camminata o corsa solitaria non va contro il senso della quarantena perché se il virus fosse capace di viaggiare via l’aria a lunghe distanze, entrerebbe benissimo anche nelle case dove siamo chiusi da oltre un mese. Entrerebbe senza distinguere da quale parte della finestra si trova la vittima umana.
Le menti fortemente alternative sono pure riuscite a partorire una logica particolarmente perversa: «se ti fai male correndo, finisci al pronto soccorso e passi il coronavirus agli altri infortunati / malati / medici» (oppure te lo prendi tu). Por** ***, ma allora evitiamo anche di fare la doccia (per non cadere scivolando), cucinare (per non tagliarci una mano), prelevare i libri dai ripiani alti (per non farci cadere in testa qualche volume pesante), vedere i film horror (per non avere un attacco cardiaco), andare a letto con altre persone (non vi racconto quali infortuni capitano) etc. etc…
Allo stesso tempo, però, dobbiamo riconoscere che molte persone non sono capaci di esercitare le proprie attività quotidiane con moderazione, adeguandole alle condizioni di epidemia. Così, per esempio, certi ignoranti amanti dello sport si sarebbero comunque fermati a salutare gli amici, conoscenti o vicini di casa incontrati, in alcune situazioni non sarebbero riusciti a evitare le zone di affollamento di altri «solitari» in giro per le città. E quindi ci sia pure qualche forma di quarantena.
Una quarantena fatta un po’ meglio però. Quella lunghissima che stiamo vivendo ora, un po’ improvvista al momento, può essere retta a fatica una volta in anni o decenni. Ma la prossima situazione del genere sarà catastrofica in tutti i sensi perché non ci saranno più delle vecchie risorse accumulate da spendere per affrontarla.

Mi preoccupano fortemente le persone – alcune delle quali ricoprono delle cariche istituzionali – convinte che con una quarantena si possa fermare una epidemia (in realtà no: in tal modo si possono solo regolare i suoi ritmi), ma contro di loro, purtroppo, non ci possiamo fare nulla. Ma la nostra sfortunata dipendenza da questa categoria degli ignoranti è l’argomento di un altro lungo post.


Il mondo sarà più moderno

L’ultima volta che ho letto e sentito da tutte le parti la magica frase «il mondo non sarà più come prima» era capitata nella seconda metà del settembre 2001. In seguito ai fatti storici che permisero la nascita di quella «profezia» per qualche anno ci hanno infatti disturbati con dei controlli assurdi negli aeroporti. Dopo di che il mondo è tornato a essere più o meno come prima.
Con l’adozione della quarantena mondiale per il contenimento del COVID-19 nel 2020 quella frase magica è tornata di moda. Sospetto fortemente che anche questa volta il mondo riesca a tornare alla normalità di prima. Ma, allo stesso tempo, spero fortemente che si rafforzino le tendenze alla modernizzazione della nostra vita quotidiana. Pensiamo, per esempio, al commercio al dettaglio. I proprietari dei negozi analogici, i sindacati e i politici sinistrosi sarebbero fortemente interessati alla difesa dei negozi fisici. In relazione alla potenza di ogni lobby concreta, raggiungono in tale ambito dei risultati più o meno alti. Mentre noi, i consumatori comuni, ci troviamo a vivere in un mondo contradditorio dove nell’online si possono comprare i superalcolici ma non le sigarette. Anche se entrambe le categorie di merci sarebbero vietate ai minorenni (nascosti dietro allo schermo del proprio telefono o computer).
In particolare, poi, in un mondo modernizzato post-quarantena nessuna azienda dovrà mascherare la propria incapacità di gestire il commercio elettronico con la tutela medico-sanitaria del proprio personale. Come, per esempio, sta capitando in questi giorni alla Decathlon:

Dai che ce la facciamo.


La convenienza degli animali

Nella mia testa si sono accumulati alcuni pensieri che vanno stoccati da qualche parte. Provo a utilizzare a tale fine i vostri monitor e, forse, i cervelli.
Anche i tempi di crisi offrono delle buone opportunità di guadagno. Per esempio: qualcuno ha già pensato di creare il servizio di «dog sharing»? Mi risulta che ci siano molte persone sprovviste di un cane proprio ma disposte a pagare per evadere il regime di quarantena almeno in una misura ridotta quale il portare a spasso un animale nei pressi della propria abitazione. Statisticamente, in ogni condominio c’è almeno un cane: può essere «noleggiato» a turno da tutti i vicini desiderosi e abbienti. Perché, in effetti, nessun poliziotto o carabiniere può controllare quanto tempo passa un cane per strada e/o impedire ai non proprietari di portarlo in giro.
Qualche giorno fa mi sono ricordato di un vicino di casa, osservato quotidianamente ai tempi dell’infanzia, che portava a spasso con un guinzaglio il proprio gatto. La scena mi faceva sempre divertire per la sua singolarità… Però al giorno d’oggi mi rendo conto che si tratta di un suggerimento molto anticipato di un trucco preziosissimo da utilizzare nelle condizioni di una quarantena. Infatti, l’insieme degli animali domestici non è limitato ai soli cani. Quindi sfruttate pure quegli egoisti pelosi per uscire di casa. Ma pure pappagalli, conigli, serpenti etc.

Nel frattempo, con l’inizio della quarantena in Russia moltissime persone hanno prontamente individuato una via di fuga alternativa, andando a registrarsi come tassisti e «corrieri» addetti alla consegna del cibo dei ristoranti. Non sono riuscito a capire se anche in Italia si sia registrato un fenomeno del genere.


Reimparare a camminare

Come sapete già bene tutti, il 31 marzo ci è finalmente stato concesso il diritto all’ora d’aria consentito di passeggiare nei pressi delle proprie abitazioni.
Non so se in realtà si tratti di una graduale (e non dichiarata pubblicamente) uscita dallo stato della quarantena, di un tentativo di calmare i cittadini-detenuti con una piccola retromarcia o, semplicemente, di una vittoria della ragione. Però posso constatare che l’Italia ha seguito con un certo ritardo il modello francese.
Ai tempi avevo evitato di scriverlo, ma sin dall’inizio della quarantena in Francia era concesso l’esercizio dello sport individuale all’aperto. Ed è una misura assolutamente sensata perché lo stato immobile prolungato delle persone a lungo termine può provocare dei problemi di salute sensibili. Problemi non sempre gravi come il COVID-19, ma sicuramente brutti e di massa. Sarebbe poco responsabile negarlo, come sarebbe poco intelligente tentare di risolvere un problema creandone un altro. Se è impossibile imporre la quarantena quasi totale – e, di conseguenza, di durata relativamente breve – come in Cina (e noi abbiamo visto che in Europa è di fatto impossibile), bisogna trovare i modi di far convivere pacificamente le persone con quella di durata superiore. Uno di questi modi è di concedere la possibilità di uscire, a volte, di casa.
L’autocertificazione francese per le uscite durante la quarantena si trova sotto questo link. La giustificazione dello spor individuale è questa:

Spero che la maggioranza dei miei lettori abbia le conoscenze basilari della lingua francese per comprendere questo testo semplicissimo.


L’allegria spagnola

Questa domenica, invece, vediamo qualche bel esempio di come passare la quarantena dal lato opposto della porta d’ingresso. La polizia spagnola canta per le persone chiuse in casa (in totale tre canzoni diverse):


Come lavorare da casa

La quarantena che stiamo vivendo in queste settimane è un evento eccezionale. Spero che rimanga anche singolare. Ma in ogni caso trovo utile condividere con la comunità alcuni consigli sulla organizzazione del lavoro da casa. Si tratta dei principi che ho elaborato negli ultimi anni mentre tentavo di lavorare da casa durante i fine settimana, cosiddetti ponti e alcune ferie stagionali forzate.
Non sono la persona più organizzata di questo mondo, ma pure io sono riuscito a trovare una soluzione ottimale che può essere applicata dalle persone normali.
L’efficacia e l’efficienza nel lavoro da casa si raggiungono seguendo questi cinque principi:
1. La durata del lavoro da casa non deve essere inferiore a quella del lavoro in ufficio. Se nel vostro ufficio si lavora 8 ore al giorno, anche a casa dovete lavorare almeno 8 ore al giorno. È una questione di autodisciplina. Serve anche a opprimere le tendenze al lavoro superficiale/sbrigativo/di bassa qualità in assenza del controllo fisico dell’ipotetico capo. Allo stesso tempo, il rispetto della durata della giornata lavorativa non significa che, per esempio, a un certo punto non potete andare a fare una passeggiata o un allenamento in palestra. Ma in tal caso il periodo della pausa dal lavoro va recuperato alla fine della stessa giornata.
2. I vostri familiari (o coinquilini) devono capire bene che, pur trovandovi, a casa state lavorando. È un principio importantissimo e, purtroppo, il più difficile da realizzare. Se la moglie, il marito, i genitori o altri parenti non capiscono che non si può disturbarvi, la vostra vita lavorativa si trasformerà in un inferno. «Ah, sei a casa? Aiutami a spolverare, vai a fare la spesa, sposta quel mobile, discutiamo il menu della cena» etc etc. Le regole di importanza simile vanno stabilite subito e in maniera chiara. Le persone in casa devono abituarsi all’idea che in determinate ore della giornata dovete essere considerati assenti, non potete essere caricati di compiti estranei (possibilmente anche di rumori): in caso contrario non si produce.
3. La pianificazione del lavoro. Essa è importante per le persone poco organizzate come me. Per ogni giornata lavorativa deve essere preparato un piano preciso: l’obiettivo minimo e l’obiettivo massimo. Immaginiamo, per esempio, che il vostro lavoro consista nella gestione di un sito web. In tal caso il piano della giornata potrebbe essere: scrivere l’articolo del giorno, rivedere e correggere il testo scritto ieri per una data speciale, preparare i materiali per il testo di domani, scrivere uno script che migliora il lavoro del sito etc etc. Un avviso importante: il mancato rispetto del piano prestabilito deve essere una fonte di preoccupazione perché state sbagliando qualcosa. Perché se iniziate a dire «non fa niente» o «recupero domani», potete arrivare presto a dei problemi seri. Si può ingannare il proprio cervello, ma non si può ingannare il proprio portafogli: quest’ultimo rimane sempre più vuoto se i traguardi lavorativi non vengono raggiunti.
4. Non si fanno dei favori a se stesso. I vostri problemi non sono i vostri problemi. Avete dormito male, ieri sera avete bevuto troppo, è scappato il gatto amato? Sono tutte stronzate che possono essere raccontate al capo in ufficio (compreso il fatto che il medico vi ha prescritto di stare a letto e bere dieci litri di birra al giorno), ma non a voi stessi. Perché voi sapete come stanno le cose in realtà e di chi è la colpa (uno spoiler: è vostra). Quindi il piano lavorativo va rispettato nonostante tutto. Si riveda la fine del punto precedente.
5. La divisione della giornata lavorativa in fasce orarie dedicate. La produttività in generale e la capacità di risolvere determinate tipologie di problemi variano molto in relazione all’orario. Ognuno di noi ha i propri orari ottimali: conviene scoprire quali siano e poi rispettarli rigorosamente per massimizzare l’utilità del proprio processo lavorativo. Io, per esempio, già anni fa ho scoperto di essere più «creativo» di pomeriggio e di sera: più o meno a partire dalle 15 fino alla fine della giornata. Purtroppo la necessità di coordinarmi in «tempo reale» con alcune altre persone non mi permette di lavorare di notte, dunque ho dovuto organizzare la tipica giornata lavorativa in base alle mie capacità. Inizio la giornata con le cose più monotone e noiose: la gestione della posta elettronica e l’eventuale riordino dei file di lavoro, poi «scaldo» il cervello con la correzione dei lavori fatti nelle giornate precedenti e solo dopo queste cose parto con la produzione vera. Pure la mia produttività, nel senso quantitativo, accelera partendo dello zero mattutino. Allo stesso tempo so che il cervello di molte altre persone funziona con un ritmo direttamente opposto al mio, quindi consiglio a tutti di studiare attentamente il proprio ritmo ideale.
Ecco, questi sono i cinque punti principali e universali da rispettare. Poi ci sono moltissimi dettagli che dipendono dalle caratteristiche tecnologiche del lavoro concreto di ognuno di noi. Di conseguenza, non so quanto possa essere utile descrivere tutti i particolari della mia organizzazione personale.


Il passatempo in quarantena

So che negli ultimi giorni avete già visto tantissimi video sul come passare il tempo in quarantena, ma questo esemplare si contraddistingue per una soluzione realmente voluta da molti:


Cercate la mela

Molto probabilmente non tutti se lo ricordano, ma l’incontro tra Isaac Newton e la mela cadente avvenne mentre lo scienziato inglese si trovò in campagna in quarantena durante l’epidemia di peste degli anni 1665–1666.

Data la diffusione sui social della strana moda di dichiararsi disoccupati, privi degli interessi intellettuali e delle capacità di inventarsi un passatempo sensato, invito esplicitamente tutti a cercare e trovare il proprio melo. Perché tutta la nostra vita terrestre consiste nel superare le prove proposteci e nel sfruttare a proprio vantaggio anche le situazioni più merdose. Queste ultime, in particolare, fortunatamente sono tutte accumunate dal fatto di finire prima o poi. E non possiamo certo permetterci di arrivare alla loro fine naturale con l’unico risultato di avere sprecato una porzione della nostra unica vita.
Ricordiamoci del presunto aforismo di Einstein sui pesci e gli alberi e proviamo a vedere se sta per cadere qualche frutto.


Solidarietà con tutti

Penso che sia abbastanza evidente: la quarantena imposta al Nord d’Italia fino al 3 aprile (per ora) comporta dei sensibili problemi economici a tutti coloro che non vivono di lavoro dipendente. Quindi non solo ai privati – compreso, purtroppo, anche il sottoscritto, – ma anche alle aziende.
Di conseguenza, penso che sia un gesto di buon senso civico sostenere, nei limiti del possibile e della diligenza del buon padre di famiglia, tutti coloro che tentano di continuare a svolgere onestamente il proprio lavoro anche in questo periodo di difficoltà generale. Lo scopo è quello di ridurre i danni socio-economici di breve e medio termine. Faccio un esempio banale: tutti noi abbiamo già notato i ristoranti delle zone da noi frequentate che tentano di sopravvivere trasformandosi in locali take away. Nonostante il fatto che la maggioranza di noi ha attualmente molto più tempo per cucinare a casa anche nel corso della settimana, si potrebbe periodicamente servirsi anche del loro servizio.

In base alle proprie necessità, abitudini, preferenze e interessi, tutti possono inventare altri esempi validi.
P.S.: a tutti coloro che sono abituati ad attribuire le idee proprie ai testi altrui ricordo: il post che avete appena letto non è dedicato alla [in]opportunità della quarantena. Quest’ultimo argomento verrà trattato separatamente (se trovo il modo di formulare bene la mia visione del problema).