Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «rip»

Morto l’autore del PDF

Nel mare delle notizie importanti e/o interessanti che ci circondano in questo periodo, ne abbiamo quasi perso una che in qualche modo riguarda la nostra vita quotidiana da molti anni. Tre giorni fa, il 16 aprile, è morto Charles Geschke: uno dei fondatori della Adobe e il creatore dei formati PDF e TIFF.
Il primo formato menzionato è noto a (e spesso è una salvezza per) tutti coloro che lavorano almeno occasionalmente con i documenti digitali. Il secondo formato è ancora oggi apprezzato (anche se, probabilmente, un po’ meno di prima) dai fotografi e grafici per una buona gestione dei colori.
Di conseguenza, mi sembrava particolarmente brutto non ricordare uno dei personaggi più importanti del mondo tecnologico terrestre.

P.S.: probabilmente sono uno dei pochissimi a non temere di ammettere il proprio affezionamento al Dreamweaver. Lo utilizzo serenamente – nelle varie sue versioni – da circa vent’anni e sono molto contento che la Adobe abbia continuato a svilupparlo dopo l’acquisizione della Macromedia del 2005.


Il principe Philip

Il principe Philip ha avuto una vita lunghissima, sicuramente interessante e allo stesso tempo strana. Ha fatto in tempo di vedere tantissimi eventi e personaggi, ma sempre distanziato per scelta di altri, imprigionato dal proprio status istituzionale. Provate a immaginare voi di dover vivere per quasi un secolo circondati da ogni genere di curiosità, ma non poterne «toccare con la mano» nemmeno una (o quasi).
Ecco, purtroppo noi non sapremo nemmeno cosa ne pensava lui di questa propria lunga esistenza. Un principe consorte non lascia le memorie scritte. Anche quando ha tantissimo da raccontare. Anche quando sa cosa significa essere un principe secolare, il «tagliatore di nastri più esperto al mondo» (la battuta è sua).
Quindi di Philip ci resteranno, purtroppo, pochissime cose. Per esempio, gli esempi del suo senso dello humor un po’ particolare… Particolare non significa necessariamente brutto, perché a volte, se letto attentamente, può essere trasformato con successo in una utile regola della vita. Intendo gli episodi come questo: a uno dei ricevimenti Philip incontrò un giornalista di un giornale scandalistico.
«E Lei cosa ci fa qui?», chiese Philip.
«Mi hanno invitato…»
«Ma questo non significa che doveva venire!»


Lou Ottens

Non so se anche voi sia mai capitato di leggere della morte di una persona [una volta] famosa/nota e, con una certa sorpresa, pensare «ma era ancora vivo?»… Non intendo alcuna forma di macabra «gioia», ma solo una sorpresa per avere risentito un nome che la mente aveva ormai automaticamente collocato in un passato lontano, lo aveva attribuito alla storia.
Non tanto spesso, ma a me capita. L’ultima (dal punto di vista cronologico) occasione è la morte dell’ingegnere olandese Lou Ottens.

Sono sicuro che vi sia capitato di leggere o sentire il nome di Lou Ottens almeno una volta nella vita: il signore è l’inventore dalla audiocassetta, quindi di un supporto fisico che negli ultimi decenni del XX secolo ha avuto un ruolo fondamentale nella diffusione della musica nel mondo. Direi che in questo senso l’invenzione di Lou Ottens ha avuto la stessa potenza dell’internet dei giorni nostri. Ma non sono solo gli amanti della musica che possono (o devono) ringraziare Ottens. Infatti, mi è capitato di conoscere alcuni ingegneri che negli anni ’80 avevano costruito i propri primi computer artigianali utilizzando un televisore e un lettore delle audiocassette (sulle cassette veniva memorizzato il codice dei programmi).
Insomma, Lou Ottens è stato un personaggio importantissimo per la vita quotidiana della umanità, anche se qualcuno lo aveva involontariamente «seppellito» molto prima del dovuto. Ho troppe dita per contare le persone della stessa portata.


Dmitry Yazov

Ieri, all’età di 95 anni, è morto l’ultimo maresciallo ancora vivente dell’URSS – e l’ultimo Ministro della difesa dello stesso Stato – Dmitry Yazov. La sua età, il suo grado e il suo incarico non sono però sufficienti per ricordarlo sulle pagine di questo blog.

Lo ricordo in qualità di uno dei otto membri del Comitato statale per lo stato di emergenza. Sì, intendo quei otto anziani impauriti per la imminente perdita del potere che tra il 18 e il 21 agosto del 1991 avevano tentato di invertire il corso della storia con un colpo di Stato. Avevano cercato di rianimare, con tanta forza, la fottuta URSS che proprio in quei giorni passava gli ultimi giorni della propria agonia. La lotta contro la storia è già una impresa inutile; in aggiunta gli otto anziani avevano tantissima paura: se rivedete i filmati, notare facilmente come tremavano le loro mani.
Dmitry Yazov, in forza della sua professione e del suo incarico, aveva ordinato l’ingresso dell’esercito nel centro di Mosca. Allo scopo di «riconquistare» il palazzo del Governo sovietico e «difendere» altri punti strategici dal proprio popolo. Certo, una parte dei militari impiegati si era schierata con l’oppositore Boris Eltzin, ma un’altra parte era pronta a eseguire ogni ordine del Ministro Yazov.
Ecco, non so cosa sia successo nella testa di Dmitry Yazov nel corso della notte tra il 20 e il 21 agosto, ma, nonostante la pressione esercitata dai colleghi, si era rifiutato di usare l’esercito contro i cittadini comuni. E, di conseguenza, aveva ordinato il ritiro dell’esercito dalla città. Il Comitato aveva dunque perso.
Nei successivi 29 (quasi) anni sono accadute un po’ di cose. Ma, in ogni caso, ora posso dire:
Riposa in pace, Dmitry Yazov


Chirac

In sostanza, nel 2002 Jacques Chirac era stato eletto per il secondo mandato grazie alla candidatura di Jean-Marie Le Pen. Nelle due occasioni successive non è più stato in grado (ma nemmeno chiamato) a salvare la Francia dai presidenti molto «particolari», ma anche grazie a questo oggi possiamo ribadire che nella vita è tutto relativo.
Lasciando da parte le accuse dei maneggi finanziari — definibili tipici alla grande politica, data la loro larga diffusione — potremmo anche sintetizzare che Chirac è stato un buon presidente.


Marchionne

Gli umani muoiono fisicamente, ma i più fortunati di loro continuano a vivere nelle loro opere. Solitamente ciò accade grazie agli altri umani che prendono le opere dei primi «in buone mani».
Sergio Marchionne ha fatto un enorme lavoro per permettere alla Fiat di continuare a galleggiare. Purtroppo, se i suoi successori perseguiteranno lo stesso obiettivo, la grande opera verrà mandata dalle donne con uno scarso senso civico. Provate a vedere la lista dei modelli della Fiat: dai soli nomi si evince già la tendenza di aggrapparsi al glorioso passato e non di andare avanti. Provate a vedere una qualsiasi pubblicità di un qualsiasi modello della Fiat e confrontarla con quella di 10–15 anni fa: vedrete due liste quasi identiche degli accessori e delle caratteristiche tecniche. Provate a confrontare in termini di qualità/prezzo una Fiat e, per esempio, una Toyota: i resti del vostro patriottismo andranno via di corsa. Tutto ciò avviene in un mondo dove le auto elettriche sono diventate una realtà quotidiana e si discute concretamente delle macchine autopilotate. Ma la Fiat è fuori da questo mondo. La Fiat sta rischiando nuovamente di essere esclusa dal mondo automobilistico in forza alla sua stessa natura intollerante alla obsolescenza.
L’opera di Sergio Marchionne è incompleta ma potrebbe diventare ancora un buon punto di partenza. Voglio quindi vedere se i successori sapranno farlo vivere.


R.I.P. Maya Plisetskaya

Maya Plisetskaya (20.10.1925 – 2.5.2015). Era fenomenale.