Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «rock»

La musica del sabato

Il mercoledì 24 novembre, come molto probabilmente sapete, era il trentesimo anniversario della morte di Freddie Mercury. Mi è sembrato quindi abbastanza logico ricordare quest’ultimo nella edizione odierna della mia rubrica musicale…
A questo punto ci terrei a precisare che la breve carriera da solista di Mercury non ha secondo me portato a dei risultati particolarmente interessanti. Così come gli altri membri dei Queen, pur essendo dei bravi musicisti, non hanno saputo produrre qualcosa di realmente originale al di fuori dal gruppo, anche Mercury, una delle voci rock più interessanti e – dal punto di vista accademico – coltivate, non ha trovato delle giuste ispirazioni fuori dal suo ambiente ideale. Anzi, la sua ben nota collaborazione con la Montserrat Caballé è stata, tecnicamente, un grande fallimento: la voce più forte della musica non classica faceva una impressione pietosa «accanto» a una delle più grandi voci dell’opera mondiale.
Di conseguenza, preferisco ricordare Freddie Mercury esclusivamente come una parte inseparabile dei veri Queen (anziché continuare a parassitare sul passato, i membri rimanenti del gruppo farebbero meglio a cercare la propria strada o ritirarsi). Ecco perché per il post commemorativo di oggi ho scelto due canzoni dell’ultimo album registrato in studio: «Made in Heaven» del 1995. Si tratta di un album composto da alcune canzoni dei Queen la cui registrazione è stata completata ormai dopo la morte di Mercury e le canzoni di Mercury stesso già pubblicate precedentemente (ma in parte re-registrate appositamente per questo ultimo album del gruppo).
La prima canzone scelta è «A Winter’s Tale» (ed è l’ultima canzone registrata in studio dall’ormai gravemente malato Mercury):

La seconda canzone scelta è «Mother Love» (l’ultima sua parte è cantata dal chitarrista Brian May perché Mercury era ormai impossibilitato di tornare in studio):

Ecco, oggi è andata così, mentre nella vita quotidiana ricordo Freddie Mercury e i Queen prevalentemente per altre canzoni.


La musica del sabato

Alla fine di ottobre è uscito il nuovo album di Joe Bonamassa: «Time Clocks»…
Questa tendenza di pubblicare un album all’anno inizia a preoccuparmi perché capisco benissimo che una simile frequenza può incidere troppo facilmente – in un modo negativo – sulla qualità dei contenuti. E, infatti, l’album dell’autunno scorso mi aveva in un certo senso deluso: mi era piaciuto molto meno di alcuni precedenti («Blues of Desperation» del 2016 e «Redemption» del 2018 sono tra i miei album preferiti in generale).
L’album di quest’anno – «Time Clocks», appunto – non supera in qualità gli esempi migliori, ma si salva grazie a un cambio del genere abbastanza forte: una maggiore tendenza verso il rock contribuisce alla sensazione di sentire qualcosa di nuovo.
Quindi pure questa volta seleziono due canzoni dal nuovo album.
La prima è «Notches»:

E la seconda è «Questions and Answers»:

Però spero che non continui a insistere con la frequenza annuale degli album nuovi: la qualità è più importante. Nel lungo periodo rende anche di più, ahahaha


La musica del sabato

I membri rimanenti del gruppo irlandese The Cranberries hanno pubblicato un video musicale per la loro canzone del 2001 «Never Grow Old» (dall’album «Wake Up and Smell the Coffee»). Il video è dedicato alla memoria della defunta cantante della band, Dolores O’Riordan, che il 6 settembre 2021 avrebbe potuto compiere 50 anni.

Il video è composto da alcuni pezzi delle esibizioni filate dei Cranberries, dalle interviste e dai filmati con la partecipazione di O’Riordan e dei suoi compagni di band. Sarebbero stati inclusi anche dei filmati d’archivio che non erano mai stati pubblicati prima.
Inoltre, gli amici e i familiari di O’Riordan hanno compilato una playlist in sua memoria. Tale playlist include 15 brani dei Cranberries:


La musica del sabato

A quale gruppo potevo dedicare il mio post musicale del sabato nella giornata mondiale della barba? La risposta è ovvia: solo ai ZZ Top!
Molto probabilmente avete letto anche voi che il 28 luglio è morto il bassista storico del gruppo Dusty Hill. Questa notizia triste mi ha fatto pensare che la storia del gruppo possa essere considerata chiusa: i componenti rimanenti dei ZZ Top sono ormai troppo anziani per reinventare l’immagine del gruppo, troppo ricchi per necessitare di sfruttare il proprio passato glorioso e, spero, abbastanza intelligenti per fermarsi in tempo. Anche se non escludo che Billy Gibbons – il più attivo di tutti – possa avere abbastanza idee per continuare la propria carriera sotto qualche altro brand. Ma i veri ZZ Top, intanto, vanno ricordati come uno dei gruppi più impostanti – e sicuramente più divertenti – della storia musicale contemporanea.
Inizialmente avevo voluto essere non troppo banale nella scelta delle canzoni dei ZZ Top per il post musicale di oggi. Avevo dunque selezionato, in qualità della prima canzone, la «El diablo» (dall’album «Tejas» del 1977):

Ma poi ho pensato che un post commemorativo non può non contenere qualche grande classico del gruppo tratto da uno dei loro album migliori. Di conseguenza, ho selezionato la canzone «Sharp Dressed Man» (dall’album «Eliminator» del 1983):

Non escludo di tornare ancora ai ZZ Top in futuro. Lo hanno meritato.


La musica del sabato

Ad aprile mi era già capitato di pubblicare un post musicale dedicato agli Scorpions. In quella occasione mi ero però limitato, intenzionalmente, alla stilistica più tipica al gruppo. Oggi, invece, mantengo la promessa e pubblico due delle relativamente numerose ballate rock degli Scorpions (stranamente, esistono delle persone che conoscono solo questo lato secondario del gruppo).
Inizierei con quella più famosa, la «Still Loving You» (dall’album «Love at First Sting» del 1984):

E poi metto la «When The Smoke Is Going Down» (dall’album «Blackout» del 1982):

Come avrete notato, ho evitato una delle più famose. L’ho fatto perché in realtà non tutti – tra i lettori italiani – possono capire certi riferimenti storici e geografici contenuti nel testo. Forse un giorno ne scriverò uno specifico post dedicato.


La musica del sabato

«Help!», una delle canzoni più note de The Beatles, è stata pubblicata per la prima volta il 19 luglio del 1965 negli USA e il 23 luglio 1965 in UK. John Lennon avrebbe scritto il suo testo per dare uno sfogo allo stress accumulato «per colpa» di una crescita troppo veloce della popolarità del gruppo.

Come tutte le canzoni famose, anche la «Help!» è stata successivamente interpretata da diversi gruppi e artisti. Per esempio, è particolarmente strano sentirla nella interpretazione dei Deep Purple (che l’hanno inclusa nell’album «Shades of Deep Purple» del 1968). Rispetto all’originale, questa versione della canzone è più lenta. E solo nella seconda metà si riconoscono veramente i Deep Purple.

Tra le altre versioni più o meno anomale della «Help!» io sceglierei quella strumentale in stele jazz della orchestra di Count Basie (inclusa nell’album «Basie’s Beatle Bag»). Bella, anche se per molti poco abituale…

E poi esistono tante altre versioni che sarete capaci, volendo, di trovare anche da soli.


La musica del sabato

Ho pensato di dedicare, finalmente, un post musicale esclusivamente alla carriera da solista di Beth Hart (non mi ricordo perché non l’ho ancora fatto). Considerata una notevole evoluzione della cantante negli anni, avrebbe senso prendere in considerazione un singolo periodo della sua carriera alla volta. Quindi oggi prendo due canzoni dal suo primo album: «Immortal» del 1996.
La prima canzone scelta è «Run»:

E la seconda è «Blame the Moon»:

Mi sembrano ascoltabili ancora adesso (e mi fanno ripensare a quanto sembrano ormai lontani gli anni ’90, ahahaha).


La musica del sabato

Elf, il gruppo rock statunitense degli anni«’60 / ’70, è in sostanza la prima esperienza musicale di (relativo) successo di Ronnie James Dio. Ma, soprattutto, solo grazie alla presenza di quest’ultimo il gruppo è in qualche modo rimasto nella storia.
La storia va conosciuta, quindi per degli scopi divulgativi provo a postare due canzoni del gruppo.
La prima canzone scelta è la «Never More» (dall’album «Elf» del 1972):

E la seconda è la «Ain’t It All Amusing» (dall’album «Carolina County Ball» del 1974):

Non so quale evoluzione avrebbe potuto subire lo stile del gruppo negli anni: probabilmente sarebbe nato qualcosa di veramente interessante. Ma nel 1975, dopo tre album pubblicati, il gruppo Elf è stato quasi interamente «inglobato» dai Reinbow di Ritchie Blackmore.


La musica del sabato

L’anno scorso mi era già capitato di postare due esempi della musica dei Rainbow. Oggi, invece, ho pensato di dedicare il post musicale alla loro canzone più strana: «The Temple of the King».
La canzone è contenuta nel primo album del gruppo («Ritchie Blackmore’s Rainbow» del 1975) ed è atipica non solo per quello che sono stati i Rainbow in tuta la loro storia, ma anche per il hard rock in generale:

Sarebbe stata molto discutibile l’ipotesi dell’interessamento pratico da parte di Ritchie Blackmore verso la tematica medioevale già all’epoca: al primo album del gruppo Blackmore’s Night mancavano ancora 22 anni, mentre «The Temple of the King» è rimasta l’unica canzone del genere nel repertorio dei Rainbow (per non parlare dei Deep Purple).
Ed è abbastanza strano che il gruppo Blackmore’s Night – nato nel 1997 – abbia ufficialmente ripreso questa canzone, nonostante la stilistica adatta, solo nel 2013. In quel anno la canzone è stata inserita nell’album «Dancer and the Moon».

Ritchie Blackmore è sempre un genio degli strumenti a corda, mentre i modi di cantare di Ronnie James Dio (ex Rainbow) e Candice Night sono troppo diversi per essere confrontati. Quindi potremmo provare a fare il confronto con qualche altro gruppo ancora diverso. Per esempio, potremmo sentire la versione dei Scorpions: un gruppo che nella sua lunghissima storia ha registrato diverse canzoni-ballate non corrispondenti alla propria stilistica principale (hard rock e heavy metal). Ma loro questa volta, secondo me, non ci sono riusciti tanto bene:

Ma avere due versioni valide della stessa canzone è già buono.


La musica del sabato

Pochissimi artisti nella storia sono riusciti a riconquistare la popolarità precedentemente persa o notevolmente diminuita. La maggioranza degli artisti di ogni genere passati di moda, purtroppo, nel migliore dei casi tenta di continuare per tutta la vita su quell’unica strada che una volta li aveva portati alla fortuna.
Una delle fortunate – e abbastanza rare – eccezioni è la cantante statunitense Brenda Lee.
La prima fase della grande popolarità di Brenda Lee corrisponde al periodo tra la fine degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’60, quando la cantante si afferma nei generi rock ’n roll e rockabilly. La seconda fase, invece, è quella degli anni ’70–’80, quando Brenda Lee realizza una svolta abbastanza improvvisa verso il country. Alcune persone, a volte anche quelle un po’ più informate della media, sono addirittura convinte che ci siano stati alcuni anni di pausa tra le due fasi tanto diverse. In realtà, però, quel brevissimo momento di passaggio stilistico è stato semplicemente contrassegnato – oltre alle questioni familiari – da uno sfortunato (meno male!) tentativo di frenare il calo della popolarità diventando un po’ più pop. Ed è bellissimo costatare che la seconda fase è stata decisamente più duratura e caratterizzata dalle opere musicali spesso ancora più interessanti.
Per il post di oggi ho selezionato due canzoni di Brenda Lee che rappresentano entrambi i grandi periodi della sua attività musicale.
La prima canzone scelta è «All Alone Am I» (dall’album «All Alone Am I» del 1963):

Mentre la seconda è «Rock On Baby» (dall’album «Now» del 1974):