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L’archivio del tag «rock»

La musica del sabato

Formalmente, il gruppo rock (strumentale) statunitense The Ventures è uno dei gruppi più longevi al mondo: è nato nel 1958, anche se nessun membro della gloriosa formazione originale è ancora in attività o addirittura in vita. Allo stesso tempo, è uno dei gruppi di maggior successo commerciale della storia.
In questa sede, però, ci interessa il fatto che The Ventures storici, avendo sperimentato tanto con il suono, hanno esercitato una certa influenza su tantissimi altri gruppi di epoche diverse e si sono guadagnati il titolo di «The Band that Launched a Thousand Bands».
Una delle manifestazioni più interessanti della influenza della loro musica è il brano «Surf Rider (Spudnik)», il quale era stato incluso – sotto due nomi diversi – negli album «Mashed Potatoes and Gravy» (1962) e «Surfing» (1963).

Già nel 1963 hanno iniziato a comparire sul mercato le prime (tra le numerose) cover di quel brano. Una delle prime è stata una versione allungata e velocizzata del gruppo californiano The Lively Ones (l’album che la contiene si chiama «Surf Rider!»):

Vi è sembrata già più famigliare? Giusto. Proprio questa cover si sente durante i titoli finali del film «Pulp Fiction» di Quentin Tarantino. Il problema è che più o meno tutti si sono dimenticati, ben prima del 1994, dell’originale de The Ventures.
Quindi a questo punto The Ventures hanno deciso di sfruttare la situazione e reinserire il proprio «Surf Rider» nel programma dei concerti. Ma lo hanno anche rielaborato un po’:

In questo modo è stato salvato dall’oblio, grazie alla loro influenza, uno dei brani del gruppo.


La musica del sabato

Probabilmente è arrivato il momento di fare un nuovo post musicale legato alla guerra in Ucraina.
Inizierei con i Pink Floyd che nell’ambito del grande progetto internazionale «Stand Up for Ukraine» hanno pubblicato la loro prima canzone nuova dal 1994: «Hey Hey Rise Up». Nella composizione viene utilizzato un frammento vocale cantato dal musicista ucraino Andriy Hlyvnyuk (del gruppo ucraino Boombox) in Piazza Sofia a Kiev. In questo ultimo caso si tratta della canzone «Oy u luzi chervona kalyna». Il titolo della canzone dei Pink Floyd si riferisce al verso della suddetta canzone «A mi našu slavnu Ukrajinu, gej, gej, rozveselimo!».

La seconda canzone del post odierno è la vecchia (del 1985) e ben nota «Russians» di Sting. L’autore ha recentemente dichiarato che non avrebbe mai immaginato che questo brano potesse tornare a essere attuale. E, invece, ora riprende a cantarlo… Ma io pubblico una sua vecchia (e classica) interpretazione:

Ecco, per oggi è così…


La musica del sabato

Il lunedì scorso – l’1 di aprile – è uscito il tanto atteso nuovo album dei Red Hot Chili Peppers: «Unlimited Love». Considerata la data della pubblicazione preannunciata da tempo, in tanti hanno temuto che si trattasse di uno scherzo… Però album è uscito veramente, ed è il primo dal 2016. Inoltre, i fan del gruppo possono essere contenti anche per l’ennesimo ritorno dello storico chitarrista John Frusciante (il co-autore delle canzoni del gruppo più famose).
Quindi per il post musicale odierno ho pensato di selezionare due canzoni che rappresentano non solo il nuovo album, ma anche la formazione «d’oro» riunitasi.
La prima canzone di oggi è la «Black Summer» (dal nuovo album «Unlimited Love», 2022):

La seconda canzone di oggi è datata, ma anche apprezzata da tanti: «Californication» (dall’omonimo album del 1999):

I membri del gruppo non sono più giovanissimi (soprattutto per il genere musicale che suonano), ma io spero comunque che riescano a produrre tanta altra buona musica.


La musica del sabato

Nell’autunno del 1862 l’etnografo, folclorista e poeta ucraino Pavlo Čubynskyj scrisse la poesia patriottica «Non è ancora morta l’Ucraina» («Ще не вмерла Україна»). All’inzio del 1863 la poesia venne pubblicata sulla rivista «Meta» di Leopoli e divenne quasi subito molto popolare. Nel periodo tra il 1862 e il 1864, poi, il compositore e sacerdote ucraino Mykhailo Verbytsky scrisse la musica per trasformare la suddetta poesia in una canzone. Non si conosce un periodo più preciso della composizione della musica, ma si ritiene che la prima esecuzione pubblica della canzone fosse avvenuta il 10 marzo 1865 durante un concerto dedicato alla memoria del poeta-simbolo ucraino Taras Ševčenko (morto il 10 marzo 1861). La canzone divenne in Ucraina ancora più popolare della poesia, tanto popolare da essere ritenuta da molti — in un periodo iniziale — di origini popolari.
Nel 1917, con la caduta dell’Impero russo e il sorgere della illusione di una imminente indipendenza dell’Ucraina, la canzone «Non è ancora morta l’Ucraina» divenne uno dei potenziali inni ucraini. Con la nascita e l’affermazione dell’URSS, però, l’adozione di una canzone patriottica del genere in qualità dell’inno divenne nuovamente impossibile. Solo il 15 gennaio 1992 il Parlamento della Ucraina finalmente indipendente adottò ufficialmente la musica di Mykhailo Verbytsky. E solo il 6 marzo 2003 in qualità dell’inno fu adottato pure il testo di Pavlo Čubynskyj.
Questa è la lunga storia del giovane inno ucraino ufficiale. Eccolo:

Esiste pure la versione rock dell’inno: è stata arrangiata dal musicista Mikita Rubčenko:

Spero tanto che questo inno torni presto a suonare nelle occasioni positive.


La musica del sabato

Nel 1962 – sì, sessant’anni fa – si era formato un gruppo che sicuramente avete sentito nominare tutti: Status Quo. Il nome attuale del gruppo è stato adottato, dopo alcuni altri di breve durata, solo nel 1969, ma il fatto storico più importante della semplice cronologia è: da oltre cinquant’anni gli Status Quo dimostrano di meritarsi pienamente il proprio nome. Infatti, riascoltando le loro canzoni di epoche lontane tra esse (o, peggio ancora, rivedendo i rispettivi video), vi accorgerete che gli Status Quo sono sempre uguali: sia dal punto di vista musicale che quello visivo. Nemmeno alcuni cambiamenti della formazione avvenuti negli anni ’80 hanno cambiato lo status quo…
Di conseguenza, nonostante la prolungata popolarità del gruppo e una grande quantità degli album di studio pubblicati (29 per ora), penso che la loro attività musicale possa essere riassunta in un solo post.
La prima canzone degli Status Quo che ho scelto per il post musicale di oggi è la «Down Down» (dall’album «On the Level» del 1975):

E la seconda canzone di oggi è la «Rockin’ All Over the World» (dall’album «Rockin’ All Over the World» del 1977):

Bene, ora sapete (o vi siete ricordati) benissimo chi siano gli Status Quo.


La musica del sabato

Il gruppo statunitense Mountain si era formato nel 1969, si era sciolto e riunito più volte, suonava la musica dei generi anche abbastanza lontani tra essi (come, per esempio, il hard-rock e il blues-rock) ed è passato definitivamente (pare) alla storia dopo la morte nel 2020 del chitarrista Leslie West (uno dei fondatori). Nella storia, appunto, il gruppo rimane prevalentemente per tre motivi: per la partecipazione al festival di Woodstock, per la presenza di Leslie West e per una delle canzoni pubblicate nel 1970.
Mi era già capitato di pubblicare due canzoni di Leslie West (e, molto probabilmente, lo farò ancora in futuro), mentre alla canzone più famosa dei Mountain sarà dedicato un post specifico.
Oggi, invece, volevo condividere con i lettori altre due canzoni dei Mountain meritevoli di attenzione…
La prima canzone di oggi è la «Nantucket Sleighride» (dall’album «Nantucket Sleighride» del 1971):

E la seconda canzone di oggi è la «Boys In The Band» (dall’album «Climbing!» del 1970):

Ci sono delle opere che potrebbero rimanere nella storia.


La musica del sabato

Il mercoledì 24 novembre, come molto probabilmente sapete, era il trentesimo anniversario della morte di Freddie Mercury. Mi è sembrato quindi abbastanza logico ricordare quest’ultimo nella edizione odierna della mia rubrica musicale…
A questo punto ci terrei a precisare che la breve carriera da solista di Mercury non ha secondo me portato a dei risultati particolarmente interessanti. Così come gli altri membri dei Queen, pur essendo dei bravi musicisti, non hanno saputo produrre qualcosa di realmente originale al di fuori dal gruppo, anche Mercury, una delle voci rock più interessanti e – dal punto di vista accademico – coltivate, non ha trovato delle giuste ispirazioni fuori dal suo ambiente ideale. Anzi, la sua ben nota collaborazione con la Montserrat Caballé è stata, tecnicamente, un grande fallimento: la voce più forte della musica non classica faceva una impressione pietosa «accanto» a una delle più grandi voci dell’opera mondiale.
Di conseguenza, preferisco ricordare Freddie Mercury esclusivamente come una parte inseparabile dei veri Queen (anziché continuare a parassitare sul passato, i membri rimanenti del gruppo farebbero meglio a cercare la propria strada o ritirarsi). Ecco perché per il post commemorativo di oggi ho scelto due canzoni dell’ultimo album registrato in studio: «Made in Heaven» del 1995. Si tratta di un album composto da alcune canzoni dei Queen la cui registrazione è stata completata ormai dopo la morte di Mercury e le canzoni di Mercury stesso già pubblicate precedentemente (ma in parte re-registrate appositamente per questo ultimo album del gruppo).
La prima canzone scelta è «A Winter’s Tale» (ed è l’ultima canzone registrata in studio dall’ormai gravemente malato Mercury):

La seconda canzone scelta è «Mother Love» (l’ultima sua parte è cantata dal chitarrista Brian May perché Mercury era ormai impossibilitato di tornare in studio):

Ecco, oggi è andata così, mentre nella vita quotidiana ricordo Freddie Mercury e i Queen prevalentemente per altre canzoni.


La musica del sabato

Alla fine di ottobre è uscito il nuovo album di Joe Bonamassa: «Time Clocks»…
Questa tendenza di pubblicare un album all’anno inizia a preoccuparmi perché capisco benissimo che una simile frequenza può incidere troppo facilmente – in un modo negativo – sulla qualità dei contenuti. E, infatti, l’album dell’autunno scorso mi aveva in un certo senso deluso: mi era piaciuto molto meno di alcuni precedenti («Blues of Desperation» del 2016 e «Redemption» del 2018 sono tra i miei album preferiti in generale).
L’album di quest’anno – «Time Clocks», appunto – non supera in qualità gli esempi migliori, ma si salva grazie a un cambio del genere abbastanza forte: una maggiore tendenza verso il rock contribuisce alla sensazione di sentire qualcosa di nuovo.
Quindi pure questa volta seleziono due canzoni dal nuovo album.
La prima è «Notches»:

E la seconda è «Questions and Answers»:

Però spero che non continui a insistere con la frequenza annuale degli album nuovi: la qualità è più importante. Nel lungo periodo rende anche di più, ahahaha


La musica del sabato

I membri rimanenti del gruppo irlandese The Cranberries hanno pubblicato un video musicale per la loro canzone del 2001 «Never Grow Old» (dall’album «Wake Up and Smell the Coffee»). Il video è dedicato alla memoria della defunta cantante della band, Dolores O’Riordan, che il 6 settembre 2021 avrebbe potuto compiere 50 anni.

Il video è composto da alcuni pezzi delle esibizioni filate dei Cranberries, dalle interviste e dai filmati con la partecipazione di O’Riordan e dei suoi compagni di band. Sarebbero stati inclusi anche dei filmati d’archivio che non erano mai stati pubblicati prima.
Inoltre, gli amici e i familiari di O’Riordan hanno compilato una playlist in sua memoria. Tale playlist include 15 brani dei Cranberries:


La musica del sabato

A quale gruppo potevo dedicare il mio post musicale del sabato nella giornata mondiale della barba? La risposta è ovvia: solo ai ZZ Top!
Molto probabilmente avete letto anche voi che il 28 luglio è morto il bassista storico del gruppo Dusty Hill. Questa notizia triste mi ha fatto pensare che la storia del gruppo possa essere considerata chiusa: i componenti rimanenti dei ZZ Top sono ormai troppo anziani per reinventare l’immagine del gruppo, troppo ricchi per necessitare di sfruttare il proprio passato glorioso e, spero, abbastanza intelligenti per fermarsi in tempo. Anche se non escludo che Billy Gibbons – il più attivo di tutti – possa avere abbastanza idee per continuare la propria carriera sotto qualche altro brand. Ma i veri ZZ Top, intanto, vanno ricordati come uno dei gruppi più impostanti – e sicuramente più divertenti – della storia musicale contemporanea.
Inizialmente avevo voluto essere non troppo banale nella scelta delle canzoni dei ZZ Top per il post musicale di oggi. Avevo dunque selezionato, in qualità della prima canzone, la «El diablo» (dall’album «Tejas» del 1977):

Ma poi ho pensato che un post commemorativo non può non contenere qualche grande classico del gruppo tratto da uno dei loro album migliori. Di conseguenza, ho selezionato la canzone «Sharp Dressed Man» (dall’album «Eliminator» del 1983):

Non escludo di tornare ancora ai ZZ Top in futuro. Lo hanno meritato.