Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «smartphone»

Rintracciare i contagiati

Il Governo di Singapore propone ai propri cittadini di installare e utilizzare l’app TraceTogether sviluppata appositamente per rintracciare i contatti fisici delle persone contagiate dal COVID-19. Esistono la versione per l’Android e la versione per l’iOS.
L’applicazione determina via bluetooth la distanza tra gli utenti e la durata del loro incontro. Se qualche utente successivamente risulta positivo al COVID-19, l’applicazione permette di scoprire velocemente la cerchia dei suoi contatti fisici delle ultime due settimane. I dati ottenuti vengono stoccati nella memoria della applicazione per 21 giorni, poi si autoeliminano.
Ovviamente, più persone installano tale applicazione e più essa diventa utile.
Si tratta di una semplice soluzione tecnologica a supporto di un metodo che si è dimostrato efficace in alcuni Stati del mondo (il solo lockdown permetterebbe di controllare i contagi al 100% solo se si chiude tutto, compresi gli ospedali). Di conseguenza, mi sembra strano che il funzionamento della suddetta applicazione è per ora limitato ai soli possessori dei numeri telefonici di Singapore. Se qualcuno dovesse scoprire (o produrre) una app simile, ma utilizzabile dalle persone di tutto il mondo, non faccia il tirchio: pubblicizzatela pure tra i vostri amici e parenti: non è proprio il caso di manifestare le proprie paranoie digitali.


Le innovazioni alternative №2

A novembre mi era già capitato di scrivere dello strano smartphone con lo schermo sulla base dell’e-ink. Uno dei suoi grandi difetti (ma non il più grave) era la monocromia perché la tipologia suddetta dello schermo è progettata per i libri elettronici.
Ma ecco che l’8 gennaio 2020 l’azienda cinese Hisense ha presentato alla fiera CES di Las Vegas il prototipo funzionante dello smartphone con lo schermo e-ink a colori.

Il vantaggio degli schermi e-ink, in generale, è un bassissimo livello di consumo della energia: ne richiedono pochissima per cambiare l’immagine e ne consumano zero quando l’immagine è statica. Grazie a queste caratteristiche lo schermo è sempre «acceso».

L’azienda produttrice sostiene che il loro schermo sia più veloce di quelli esistenti finora sul mercato. Ma io, da parte mia, dubito comunque che con la tecnologia e-ink sia possibile raggiungere una velocità sufficiente per il normale funzionamento di uno smartphone.
Il modello con l’e-ink a colori dovrebbe arrivare sul mercato alla fine della primavera. Ma penso che i difetti già elencati nel mio post di dicembre (vedi il link all’inizio) valgano anche per questa creatura della Hisense: lentezza infernale e autonomia non eccezionale.


Le innovazioni alternative

Per puro caso ho saputo dell’invenzione di una ennesima, enorme idiozia tecnologica: uno smartphone con l’unico schermo funzionante sulla base di inchiostro elettronico (l’e-ink, quello utilizzato per i libri elettronici).
Non so se a tutti i miei lettori sia capitato di utilizzare — almeno una volta nella vita — il browser di un Kindle (o di qualche altro libro elettronico) per navigare sull’internet. A tutti coloro che non lo hanno ancora fatto (oppure non si ricordano più) comunico: lo schermo e-ink è di una lentezza assurda. Può andare bene per la lettura dei libri perché il tempo di caricamento di una nuova pagina corrisponde, più o meno, al tempo in cui un essere umano gira una pagina di un libro cartaceo. Per l’utilizzo dell’internet, delle app e dei giochi non però assolutamente adatto. Non nomino nemmeno i video.
È vero che uno schermo del genere consuma notevolmente meno energia. Allo stesso tempo, però, dobbiamo ricordare che le solite app continuano a consumare l’energia sempre allo stesso modo di prima, indipendentemente dalla tipologia dello schermo adottato nel telefono. È dunque normale nel caso concreto è annunciata l’autonomia massima di appena 10 (dieci) giorni.
Quindi la mia domanda è: chi saranno i quasi mille seicento geni a comprare per più di 200 euri uno smartphone super lento con una batteria da max 10 giorni e lo schermo monocromo? Se ne conoscete almeno uno, presentatemelo: voglio capire le sue motivazioni.

P.S.: c’è pure il video pubblicitario (anche se in cinese):


Messaggi vocali

Uno dei mali più grandi del mondo contemporaneo si chiama «messaggi vocali». Posso capire perché li amano tanto i cinesi (non hanno la voglia di digitare i pittogrammi), ma non capisco tutti gli altri.
Anzi, capisco che gli amanti dei messaggi vocali non hanno la voglia di fare lo sforzo di comporre una frase di senso compiuto e quindi inviano un minuto di audio che in realtà potrebbe essere riassunto in poche parole scritte. Ma se loro non sono disposti a fare tale sforzo, perché dovrei sforzarmi io ad attaccare gli auricolari oppure interrompere il lavoro per uscire dal luogo pubblico nel quale probabilmente mi trovo, per ascoltare tante frasi inutili?
Ci metterei molto meno, pochi secondi, a leggere e so che il mio tempo vale almeno quanto il tempo di chi mi sta contattando.
Inviatemi pure i messaggi vocali, ma sappiate che rinvierò il loro ascolto a un momento più comodo per me. E non si sa quando tale momento arriva (se proprio non mi dimentico).

In breve scriverò anche del mio odio verso le telefonate in entrata.


Raggiungere la sicurezza

Possiamo imparare molto dai metodi di Donald Trump di tutelare la «sicurezza nazionale». Leggiamo, per esempio, l’interessantissimo articolo «Trump’s latest explanation for the Huawei ban is unacceptably bad» e prestiamo l’attenzione alla seguente citazione:

TRUMP: Huawei is something that’s very dangerous. You look at what they’ve done from a security standpoint, from a military standpoint, it’s very dangerous. So it’s possible that Huawei even would be included in some kind of a trade deal. If we made a deal, I could imagine Huawei being possibly included in some form, some part of a trade deal.
REPORTER: How would that look?
TRUMP: It would look very good for us.
REPORTER: But the Huawei part, how would you design that.
TRUMP: Oh it’s too early to say. We’re just very concerned about Huawei from a security standpoint.

Tenuto conto anche degli avvenimenti precedenti, possiamo osservare che secondo Trump l’azienda Huawei è pericolosissima per gli Stati Uniti, è il nemico numero uno. Ha vilato l’embargo dell’Iran, spia gli americani a favore della Cina, risponde direttamente al Governo e i servizi segreti cinesi etc etc. Quindi il mostro va fermato.
Subito dopo, però, Trump afferma che può cancellare la Huawei dalla lista nera qualora dovesse andare a buon fine la trattativa sugli accordi commerciali con la Cina. Gli accordi commerciali favorevoli agli USA farebbero automaticamente diventare la Huawei non pericolosa per gli americani…
Almeno c’è da riconoscere che è un tipo stupidamente onesto: non nasconde che le sanzioni contro la Huawei sono solo uno strumento diplomatico e non una conseguenza della preoccupazione maniacale per la sicurezza.

P.S.: nei giorni scorsi avete sicuramente letto o sentito che in seguito alle sanzioni americane la Huawei dovrebbe perdere l’accesso — tra le altre cose — alla licenza dell’Android e di altri strumenti della Google. Ebbene, dovrei tranquillizzare i possessori dei telefoni Huawei: i vostri apparecchi non smetteranno di funzionare ma, al massimo, avranno dei problemi con gli aggiornamenti. Alle persone che stanno invece pensando di comprare un nuovo smartphone in questo periodo, consiglierei di optare verso altre marche.
P.P.S.: da quello che vedo, il mercato degli smartphone contemporaneo è diviso in due fronti: gli iPhone da una parte e qualche migliaio di telefoni quasi identici tra loro dall’altra. Quindi la scelta mi sembra scontata.


Come cadono gli imperi

Ho scoperto un interessante progetto che permette di vedere, su un grafico dinamico, il mutamento della spartizione del mercato dei telefoni mobili dal 1992 al 2017. Senza vederlo non è sempre facile rendersi conto della velocità dei cambiamenti. Appena dieci anni fa c’erano il predominio assoluto della Nokia e della Motorola e l’assenza di fatto della Samsung. Inoltre, la Nokia è passata dall’essere un gigante all’essere un nulla in appena due anni.


Qualche anno fa un mio amico russo aveva lanciato un appello su facebook, chiedendo se qualcuno avesse ancora delle foto (o video) scattate nelle aule universitarie nei primi 2000. Incredibilmente, si è dimenticato quanto erano rari (e scarsi) i telefoni dotati delle fotocamere in quegli anni.


La sveglia aumentata

Alcuni giorni fa ho letto di una nuova interessante app gratuita disponibile per iOS e Android. Si chiama Odd Alarm ed è una sveglia che utilizza dei rumori realistici al posto delle solite melodie tipiche alle sveglie da telefono. Infatti, il cervello umano può abituarsi alle melodie, ma difficilmente si abitua ai rumori fastidiosi.

Sono disponibili 20 rumori diversi (solo i primi 3 dei quali sono gratuiti) indubbiamente efficienti, ma quelli migliori stranamente mancano del tutto. Dove sono il trapano, l’aspirapolvere, il tagliaerba e il flauto della bocciata cronica che la mattina della domenica ci fanno ricordare la puttana anonima e tutti i suoi figli la Madonna?

A proposito della Madonna: si potrebbe aggiungere pure le campane delle chiese italiane.
Ma l’app rimane comunque un prodotto interessante e utile.


Il controllo delle pile

Tutti i telecomandi hanno un trasmettitore a infrarossi. Su molti modelli dei telecomandi tale trasmettitore è coperto dalla plastica nera e, di conseguenza, la sua «lampadina» non si vede nemmeno.
Se il vostro telecomando non funziona come dovrebbe e volete capire se sia la colpa delle pile scariche o di un guasto, fate una cosa semplice. Prendete il vostro smartphone, aprite la fotocamera, puntate il telecomando verso l’obiettivo e schiacciate qualsiasi tasto. Se, a questo punto, sullo schermo dello smartphone si vede la luce (per esempio, bianca o azzurra) di una lampadina, sappiate che le pile del telecomando hanno ancora la carica. Se invece la luce della lampadina non si vede, le pile sono scariche.

La spiegazione del fenomeno è semplice. Gli smartphone vedono le onde infrarosse, mentre i nostri occhi no.


Le rubriche incomplete

Nel corso della vita tutti noi (o quasi tutti) ci accorgiamo della mancanza di un campo importantissimo nelle nostre rubriche dei contatti. È un campo tristissimo, ma la sua necessità pratica è solo una questione di tempo, una cosa inevitabile.
Probabilmente, alcuni di voi lo hanno già capito: manca il campo «data della morte». Purtroppo, a me manca sempre più spesso sulle agende cartacee e sul telefono. Di conseguenza, ho iniziato a cercare un rimedio…

Per «fortuna», però, ho scoperto una soluzione esiste. Continuare la lettura di questo post »


Il duro processo logico

Dopo lunghi ragionamenti, studi, discussioni e ricerche alla Apple hanno probabilmente iniziato a sospettare che il calo delle vendite degli iPhone possa essere dovuto ai prezzi alti. I 1189 euro per uno smartphone, anche se dicono che è di una qualità realmente alta, sono un po’ tanti.
Alla Apple, però, non possono ammettere sin da subito di avere esagerato con il prezzo (i prezzi esagerati fanno parte della loro politica da oltre un decennio). Quindi hanno deciso di abbassare i prezzi solo «in alcuni Stati». E, finché il concetto di alcuni Stati non è diventato abbastanza ampio, riflettete sul principio secondo il quale sceglierete la prossima meta di un viaggio all’estero, ahahaha