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L’archivio del tag «sobchak»

Il risultato atteso

Commentare le «elezioni» presidenziali russe è un passatempo noiosissimo. Si sapeva tutto in anticipo: il vincitore, la sua percentuale dei voti (approssimativa), l’ordine dell’arrivo dei principali candidati, i brogli (pre e post voto) etc. Quindi mi limito a sottolineare solo alcuni piccoli aspetti.

Stamattina una signora (la incontro quasi tutte le mattine ma ci conosciamo pochissimo) mi ha chiesto, con una faccia seria, se sono soddisfatto o meno dei risultati. Il mio cervello, a quel punto, è stato colpito da una forte crisi: non sapevo se la mia conoscente mi stesse prendendo in giro o meno. In realtà chiedere a un russo se è soddisfatto o meno del risultato delle elezioni presidenziali è un po’ come chiedergli se è soddisfatto di un fenomeno astronomico. Certamente, qualcuno può esserlo o non esserlo, ma, in entrambi i casi, significa che ha una forma grave di qualche irregolarità celebrale. Tutti gli altri, invece, comprendono benissimo che i fenomeni astronomici avvengono indipendentemente dal fatto che i russi abbiano cambiato le pile degli orologi in data prestabilita. Evidentemente gli italiani sono molto più fortunati: non si trovano mai di fronte ai risultati politici che non siano derivati dalle loro scelte.
Da una votazione all’altra possono variare i numeri delle percentuali, ma a contare è – soprattutto alle elezioni presidenziali – l’ordine dei candidati all’arrivo:
1. Putin, 76,66% – è il suo miglior risultato dopo il 2004 (quando aveva preso il 71,31%)
2. Grudinin, 11,81% – è il peggior risultato di sempre di un candidato del Partito Comunista russo, ma Grudinin è comunque arrivato secondo e ciò si sapeva.
3. Žirinovskij, 5,67% – tale percentuale è nella sua media personale (si candida in tutte le elezioni presidenziali a partire dal 1996 e arriva sempre terzo).
4. Sobchak, 1,66% – tale risultato si poteva immaginare: nonostante la sua vicinanza alla opposizione a partire dal 2011, la gente fatica ancora a considerarla una politica seria.
5. Javlinskij, 1,04% – si tratta del suo risultato personale peggiore di sempre (aveva preso 7,34% nel 1996 e 5,80% nel 2000). Per un oppositore noto come egli, l’ottenere un risultato più scarso della Sobchak richiedeva un certo impegno. Effettivamente, Javlinskij si è impegnato tantissimo a non farsi notare in questa campagna elettorale.
6. Titov, 0,76% – è evidente che è stato un candidato chiamato per fingere una alta concorrenza, quindi non ci interessa.
7. Suraikin, 0,68% – è evidente che è stato un candidato chiamato per fingere una alta concorrenza, quindi non ci interessa.
8. Baburin, 0,65% – è evidente che è stato un candidato chiamato per fingere una alta concorrenza, quindi non ci interessa.
Alle elezioni del 18 marzo ha votato il 67,5% degli aventi diritto, quindi nonostante tutti gli sforzi della propaganda statale degli ultimi due mesi, non è stato battuto il record del 2008 (69,8% degli aventi diritto).
La descrizione di tutti i brogli richiederebbe un post dedicato, quindi per ora lascio l’argomento da parte.
Mi rimane a questo punto da sottolineare solo un dettaglio importante. Per Vladimir Putin era fondamentale il risultato elettorale raggiunto in Crimea: lo considera seriamente un secondo referendum sulla appartenenza della penisola. Il risultato di ieri è stato leggermente più scarso del 2014: Putin ha preso il 92,2% dei voti (contro il 96,8% a favore del passaggio alla Russia nel 2014) con l’adesione media attorno all’80% (nel 2014 era stata attorno al 90%). Evidentemente, restano da spiegare bene le modalità possibili di un eventuale referendum del genere e l’opportunità di organizzare le elezioni politiche su un territorio annesso (ricordo a tutti che annessione è un termine giuridico neutrale).
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I post precedenti sulle elezioni presidenziali del 18 marzo 2018:
Il post № 0 – alcuni candidati particolari
Il post № 1 – Vladimir Žirinovskij, Grigorij Javlinskij e Pavel Grudinin
Il post № 2 – Ekaterina Gordon, Sergej Polonskij e Boris Titov
Il post № 3 – Tristan Prisjagin e Natalia Lisitsyna
Il post № 4 – Ekaterina Gordon e Aleksej Navalny
Il post № 5 – Sergej Baburin e Maksim Suraikin
Il post № 6 – la raccolta delle firme
Il post № 7 – i programmi elettorali
Il post № 8 – le campagne elettorali


Il passatempo dei candidati russi

Mancano tre giorni alle votazioni presidenziali russe (purtroppo a volte faccio un po’ fatica ad applicare la parola elezioni a certi giochi di ruolo russi). Di conseguenza, domani è l’ultimo giorno della campagna elettorale e noi possiamo ormai dire se i candidati l’abbiano condotta bene oppure no.
Il candidato al primo posto ha fatto una campagna elettorale lunga quasi due ore. Infatti, con l’eccezione dei cartelloni pubblicitari sorvegliati in regime 24/7 dalle pattuglie della polizia, la replica in TV di alcuni film «documentari» con la sua presenza (per esempio quello di Oliver Stone) e la abituale massiccia presenza quotidiana nei servizi dei telegiornali, è stato un candidato invisibile. In qualità della sua unica partecipazione attiva alla lotta elettorale presidenziale può essere visto il suo discorso alle Camere riunite del parlamento. Da quel discorso i cittadini russi hanno appreso che i sacrifici degli anni passati sono dovuti ai preparativi alla guerra, ora siamo capaci di distruggere gli USA con un nuovo razzo figo (segue un cartone animato sul bombardamento della Florida disegnato nel 2007) e quindi ora tutti ci devono ascoltare con attenzione e timore. Insomma, ha regalato degli attimi di orgoglio ai propri elettori tipici.

Uno dei due veri candidati al secondo posto è sicuramente Pavel Grudinin. Nella campagna elettorale che sta per finire il suo compito informale ma evidente a tutti è stato quello di darne Continuare la lettura di questo post »


Alle elezioni presidenziali russe del 18 marzo manca meno di un mese. Quindi è arrivato il momento di vedere, molto brevemente, come sono messi gli 8 candidati ufficiali con i loro programmi elettorali.
Anzi, i programmi da riassumere sono appena 7. Non solo perché è questa la quantità degli aspiranti al secondo posto (ai quali è dedicata la serie dei post), ma anche perché il vincitore delle elezioni non ha un programma. E non lo ha mai avuto, nemmeno nelle occasioni di tutte le elezioni precedenti. Ora vediamo gli altri candidati nell’ordine con il quale compariranno sulla scheda elettorale.

Sergej Baburin ha il programma che si chiama «La via russa verso il futuro!». Il suo primo punto parla della lotta per le dimissioni del Governo di Dmitry Medvedev. Considerando che in Russia il primo ministro viene scelto e nominato dal presidente, il punto di cui prima diventa particolarmente interessante. Negli altri otto punti del programma si parla degli interventi di tipo socialista nell’economia, dei maggiori controlli sulla immigrazione, del miglioramento dei rapporti diplomatici con l’Asia e degli investimenti per lo sviluppo della Crimea.

Vladimir Žirinovskij ha il programma che si chiama «100 punti. Un potente salto in avanti – 2018». Il programma è diviso in 7 sezioni ed è composto di 111 articoli. La prima sezione è concentrata sulla difesa dei russi, una forte limitazione della immigrazione e una decisa lotta «contro il dilagare della cultura occidentale». La seconda sezione è dedicata alla riorganizzazione dello Stato: il punto più rilevante di esso è il divieto dei nomi nazionali delle regioni (la Russia è uno Stato multi-nazionale). La terza sezione è dedicata alla economia: totalmente populista, ma salta all’occhio il punto «fornire l’aiuto finanziario all’UE, ma solo a condizione dello scioglimento della NATO» (sottolineo solo che la Russia è in una crisi economica-finanziaria abbastanza sensibile). Le sezioni dedicate alla agricultura, demografia, welfare e infrastrutture sono complessivamente divertenti, ma non meritano di essere riassunti. L’unico punto rilevante è il rafforzamento delle forze dell’ordine: considerando il loro ruolo nella Russia odierna, il rafforzamento è difficile da immaginare senza fare delle analogie con altre epoche e altri Stati (intendo anche solo i nomi degli Stati).

Pavel Grudinin ha il programma che si chiama «20 passi di Pavel Grudinin». Si tratta di un noiosissimo programma socialista-populista che può essere riassunto con le parole «redistribuisco tutto per far stare bene tutti». Dal candidato del Partito comunista non potevamo aspettare altro.

Grigorij Javlinskij ha il programma che si chiama «La strada verso il futuro». Tale programma è un classico (ormai) manifesto della opposizione russa: complessivamente giusto nei contenuti, ma a volte troppo simile a una raccolta degli slogan da manifestazione di piazza. La fine della guerra in Ucraina, il miglioramento dei rapporti con l’Occidente, la liberalizzazione della economia russa, la democratizzazione dello Stato etc.

Maksim Suraikin ha il programma «Dieci colpi staliniani al capitalismo». In breve, il programma propone di nazionalizzare tutto, fissare le pensioni e gli stipendi minimi alti, condurre una politica estera «caratterizzata dal patriottismo». Divertente.

Ksenia Sobchak ha il programma che si chiama «I 123 passi difficili». Vale quanto già scritto sul programma di Grigorij Javlinskij. Nel caso di Sobchak, però, alcuni punti sono formulati in modo un po’ più esteso (per esempio quello sulla inammissibilità delle repressioni politiche). Ma a differenza di altri esponenti della opposizione, fino al momento della pubblicazione del suo programma, Sobchak non era in grado di ricordarsi (equindi spiegare) nemmeno un punto di esso. Si giustificava con la frase «il programma non è importante».

Boris Titov, l’ultimo della lista, ha il programma che si chiama «La strategia della crescita». Da esso possiamo apprendere che alla Russia serve un graduale passaggio verso l’economia efficiente, innovativa e concorrenziale. Inoltre, servono lo Stato di diritto e la dirigenza politica onesta e efficiente. Boris Titov ci ha illuminati.

Con questa concludo il post di oggi.
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I post precedenti sui potenziali candidati:
Il post № 0 – alcuni candidati particolari
Il post № 1 – Vladimir Žirinovskij, Grigorij Javlinskij e Pavel Grudinin
Il post № 2 – Ekaterina Gordon, Sergej Polonskij e Boris Titov
Il post № 3 – Tristan Prisjagin e Natalia Lisitsyna
Il post № 4 – Ekaterina Gordon e Aleksej Navalny
Il post № 5 – Sergej Baburin e Maksim Suraikin
Il post № 6 – la raccolta delle firme


In vista delle elezioni presidenziali russe del 18 marzo, due settimane fa introdotto la questione delle firme che gli aspiranti candidati avevano dovuto raccogliere tra la popolazione. Oggi racconto brevemente di un dubbio circa le modalità con le quali sono state raccolte quelle firme.
Prima di tutto fornisco alcuni dati necessari:
1) Ogni candidato ha diritto di spendere per tuttala procedura dalla propria candidatura non più di 400 milioni di rubli (al giorno d’oggi sono un po’ più di 5.600.000 euro). Questa somma deve copriresia la campagna elettorale, sia tutte le spese amministrative necessarie per rendere ufficiale la candidatura.
2) Il resoconto di tutte le spese deve essere periodicamente fornito alla Commissione elettorale russa (l’organo che organizza le elezioni). Questa ultima rende pubblici i dati sul proprio sito ufficiale.
3) Nel resoconto di cui sopra devono essere indicate, tra tutte le altre, anche le spese per la raccolta delle firme.
4) Le persone esperte che nel passato si sono già occupate praticamente delle elezioni forniscono una statistica interessante. In sostanza, un adetto alla raccolta firme bravo ne raccoglie 7 o 8 nell’arco di una giornata d lavoro. Un adetto ottimo ne raccoglie 14 o 15 nello stesso periodo. Potrebbero sembrare poche, ma in realtà non è così: i cittadini raramente si fanno fermare da uno sconosciuto con dei fogli in mano, raramente gli aprono la porta di casa, raramente sono disposti a mostrargli un documento di identità (i dati del quale andranno sul foglio delle firme). Di conseguenza, la raccolta delle firme è un lavoro difficile, lento e faticoso: quasi nessuno è dispostoa farlo per sola passione.
5) Gli adetti alla raccolta delle firme devono dunque essere pagati. A Mosca vengono pagati circa 300 rubli per ogni firma raccolta (poco più di 4 euro), mentre nelle altre località la paga può scendere fino a 150 rubli per ogni firma.
Bene, ora vediamo quanto hanno pagato i 6 candidati per ogni firma raccolta (in media sul territorio russo):

Come possiamo vedere, solo un candidato ha dichiarato una spesa realistica, tutti gli altri hanno a) pagato in nero, b) sfruttato degli schiavi, c) hanno compilato i fogli delle firme in ufficio proprio con dei dati falsi. Scegliete l’opzione che vi piace di più.
N.B.: due candidati (Žirinovskij e Grudinin) non dovevano raccoglierle firme in quanto appoggiati dai partiti presenti nella Duma.
E ora vediamo le spese complessive per la raccolta di ogni singola firma. Questo valore deve essere necessariamente superiore allo zero perché i fogli delle firme vengono stampati a spese dei candidati.

Se confrontiamo i due grafici, potremmo avere l’impressione che alcuni candidati abbiano dichiarato dei valori inventati a caso. Per comodità affianco i due grafici di prima:

Leggendo la documentazione finanziaria, si possono osservare altri dettagli interessanti. Per esempio:
Vladimir Putin ha ricevuto quasi subito la somma massima prevista dalla legge (400 milioni) solo da alcune perone giuridiche. In più, ha speso poco più di 71 mila per la raccolta delle 100.000 firme.
Baburin e Suraikin hanno speso meno di 1 milione a testa, pagando solo la stampa dei fogli.
Boris Titov ha speso meno di 3 milioni, dei quali esattamente 2.400.000 rubli per la raccolta delle firme. Ma veramente una somma così precisa?
Ksenia Sobchak ha speso quasi 581 mila per la raccolta delle firme e 4,3 milioni per l’organizzazione della raccolta. Sembra che abbia iniziato con l’intenzione di raccogliere le firme vere per poi abbandonare l’idea. E, in effetti, i proprietari di alcune grosse fabbriche sostengono di avere ricevuto dal Cremlino il «consiglio» di garantire una certa quantità di firme alla Sobchak.
E con questa concludo anche la puntata di oggi.
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Il post № 4 – Ekaterina Gordon e Aleksej Navalny
Il post № 5 – Sergej Baburin e Maksim Suraikin


Per i pretendenti alla presidenza russa, il 31 gennaio era l’ultimo giorno per consegnare alla Commissione elettorale russa le firme dei cittadini che appoggiano le loro candidature. In base alla legge elettorale, è un passaggio necessario per tutti i candidati che non siano appoggiati da uno dei partiti politici presenti nel Parlamento. È necessario raccogliere 300.000 firme (dei quali non più di 7500 nella stessa Regione) per i candidati non appoggiati da alcun partito e 100.000 (dei quali non più di 2500 nella stessa Regione) per i candidati appoggiati da un partito non presente nel Parlamento. In base alla idea iniziale del legislatore, si tratta di un primo test preliminare della «importanza sociale» dei potenziali candidati. La raccolta delle firme è, sulla pratica, una impresa molto difficile anche perché un minimo errore in qualsiasi punto della compilazione del foglio con le firme fa annullare l’intero foglio. Per i candidati è prevista la possibilità di presentare fino al 7% delle firme in più al previsto per tutelarsi dagli eventuali errori (di fatto ce ne sono sempre). L’attenzione dei controllori, comunque, varia in base al nome del candidato.
Oggi sappiamo, ormai, che dei 64 candidati iniziali solo in 8 (otto) sono riusciti a superare tutte le formalità burocratiche e diventare dei candidati ufficiali. Due di loro non hanno dovuto raccogliere le firme: Vladimir Žirinovskij (in quanto deputato e leader del suo partito LDPR) e Pavel Grudinin (appoggiato dal Partito comunista pur non essendo un suo membro). Di loro due, però, ho già scritto nelle puntate precedenti.
Allo stesso tempo, non penso che sia necessario presentarvi il vincitore delle elezioni del 18 marzo. Per il solo dovere di cronaca preciso che è stato il primo a riuscire a raccoglire le 300.000 firme richieste (non è mai stato membro della Russia Unita e, come a volte capita, quest’anno ha deciso di candidarsi in qualità di un indipendente).
Gli altri cinque candidati sono Grigorij Javlinskij, Boris Titov, Ksenia Sobchak, Sergej Baburin e Maksim Suraikin. Non vi ho ancora presentato gli ultimi della lista – perché sin da subito mi erano sembrati tra i meno interessanti – ma ormai, se non accade qualche imprevisto, devo necessariamente scrivere anche di loro.
Ma non lo faccio oggi. Oggi sfrutto l’ultima occasione per scrivere di alcuni esclusi.
Il 26 gennaio, per esempio, l’aspirante candidata Ekaterina Gordon ha fatto una dichiarazione molto curiosa: avrebbe raccolto circa 105 mila firme (essendo appoggiata da un partito, avrebbe avuto bisogno di raccoglierne 100.000) ma si è rifiutata di presentarle alla Commissione elettorale «per non partecipare alle elezioni-farsa». Non potendo sospettare che sia affetta di una forma estrema di ingenuità (di certo non ha scoperto ora l’attendibilità delle elezioni russe) e comprendendo che la raccolta delle firme richiede un lungo, duro e ben organizzato lavoro di alcune centinaia di volontari (Gordon non si è mai mostrata una grande manager), constatiamo che la sua tentata candidatura alla presidenza è stata solo una mossa pubblicitaria di portata federale. Con il mio modesto contributo è andata anche oltre, ahahaha

Sarebbe poco logico continuare a non nominare uno dei pochissimi veri oppositori russi Aleksej Navalny nel contesto delle elezioni presidenziali. Io, però, preferisco essere molto sintetico. In sostanza, Navalny è stato escluso dalle elezioni a causa delle persecuzioni giudizioziare molto fantasiose e poco sensate dal punto di vista giuridico. Formalmente, però, la legge è stata rispettata: un cittadino con la condanna penale non estinta non può candidarsi. Ma non c’è alcun motive di preoccuparsi: nel futuro avremo ancora moltissime occasioni per parlare di Navalny-politico. Per ora mi limito a constatare la sua vera fortuna: non è costretto a perdere le elezioni contro Putin. E, allo stesso tempo, un suo errore strategico notevole: chiamando i propri sostenitori a boicottare le elezioni presidenziali, contribuisce a far aumentare il vantaggio relativo del vincitore scontato.

Beh, mi sono appena reso conto che il post è diventato un po’ troppo lungo. Quindi per oggi mi interrompo e riprendo l’argomento dei candidate la settimana prossima.
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La sacra ipotermia

Questa settimana non ho scritto nulla sui candidati alle votazioni presidenziali russe del 18 marzo 2018. Quindi provo a recuperare oggi con l’aito del video-post domenicale.
Probabilmente conoscete già la storia che sto per illustrare con due brevi video, ma, in ogni caso, vanno in qualche modo conservati per la cronaca. Cercherei di limitare al minimo le parole.
Come alcuni di voi sanno, ogni anno la notte tra il 18 e il 19 gennaio la Chiesa ortodossa celebra il battesimo del Signore. E, negli utimi 10–15 anni, tra i fanatici religiosi russi si è diffuso il strano rito da ripetere ogni quella note: quello di fare un buco nel ghiaccio che copre un fiume o un lago e di tuffarsi nell’acqua gelata sotto la sorveglianza (e dopo la benedizione) di un prete. Si tratta di un rito pericoloso per la salute (può comportare anche alcuni problem non risolvibili), ma quando la religione da al cervello, il cervello spesso cede.
Da molti anni il noto funzionario russo (e candidato alla presidenza nel 2018) Vladimir Putin sta cercando di apparire un buon Cristiano [ortodosso]. Non giudico se ci sta riuscendo o meno; sottolineo solo che ha ancora dei dubbi sul come si fa il segno della croce tra gli ortodossi. Quest’anno si è immerso al lago Seliger (quasi 400 kilometri a nord-ovest da Mosca); la temperatura dell’ambiente era di –5°C.

[Ci sono dei forti dubbi circa la temperatura dell’acqua: infatti, all’uscita dall’acqua gelata il corpo di Putin dovrebbe «fumare». Ci sarà stato qualche trucco?]
La candidata Ksenia Sobchak, per qualche strano motivo, ha deciso di sfidare (o imitare?) Putin anche su questo campo. Si è immersa in un fiume vicino a Tomsk (in Siberia); la temperatura dell’ambiente era di –40°C. Si potrebbe farle i complimenti per il coraggio, ma io, personalmente, avrei preferito che trovasse il coraggio di sfidare l’avversario politico su qualche campo più impegnativo dal punto di vista intellettuale.

Il candidato del Partito Comunista russo Grudinin è tanto fortunato da non dover tentare una simile impresa (indovinate il perché). Non si sa se gli altri candidati abbiano tentato di ripetere l’impresa.


I candidati

Allontanate dagli schermi i minori di 18 anni.
Assicuratevi che le vostri mogli, fidanzate o i capi non abbiano i vostri schermi nel proprio campo visivo.
Perché tante misure precauzionali? Perché nel post odierno vi racconto di cinque potenziali candidati alle elezioni presidenziali russe che si terranno il 18 marzo 2018. Si tratta di cinque personaggi molto particolari che potrebbero turbare le menti più deboli…
Ufficialmente la campagna elettorale può iniziare non prima di 90 giorni prima delle elezioni (dunque non prima di inizio dicembre 2017), ma alcuni noti personaggi russi hanno già manifestato la propria intenzione di parteciparvi.
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