Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «soldi»

Un artista geniale

Dalla Danimarca è giunta una bellissima notizia sul mondo dell’arte. Secondo me merita di essere raccontata almeno in breve.
L’artista danese Jens Haaning si è fatto prestare dei soldi dal Kunsten Museum of Modern Art (situato ad Aalborg, nel nord della Danimarca) per realizzare la replica di una sua opera concettuale: quella che mostrava i redditi di un austriaco e di un danese attraverso l’esposizione dei soldi reali su due bacheche. Il museo ha accontentato la richiesta di Haaning e gli ha dato 534.000 corone danesi (quasi 72 mila euro). Al momento della ricezione fisica della nuova opera promessa dell’artista si è però scoperto che le bacheche sono completamente vuote, mentre l’opera si chiama «Prendi i soldi e scappa». Nel corso di una intervista al canale televisivo DR Haaning ha detto che la suddetta opera artistica consiste nel fatto che egli – Haamimg – ha preso i soldi e non intende restituirli.
Il museo Kunsten, da parte sua, pretende la restituzione dei soldi e sta considerando l’opzione di denunciare Haaning alla polizia. E io non so se quello della amministrazione museale sia un comportamento saggio. Il mio dubbio deriva da due considerazioni.

In primo luogo, l’amministrazione del museo ha avuto una preziosa occasione di approfondire le proprie conoscenze sul fenomeno dell’azionismo nell’arte contemporanea.
In secondo luogo, negli ultimi decenni si osserva una brutta tendenza di definire come «arte contemporanea» una qualsiasi stronzata inutile esposta in un luogo pubblico.
Nell’ottica di questi due fenomeni artistici di oggi, il museo dovrebbe gioire per essere diventato un coautore di una opera d’arte contemporanea tanto ammirevole (un capolavoro, direi) e perdonare dunque Jens Haaning. L’artista, essendo libero di intraprendere tutte le performance che vuole, ha guadagnato onestamente i soldi prendendo in giro chi fa finta di capire qualcosa del proprio lavoro.
Ci resta solo applaudire e imparare…


Una scelta geniale

La maggioranza dei diretti interessati dovrebbe saperlo già da tempo: l’ebay ha deciso di semplificare la vita ai venditori e, molto logicamente, dall’1 maggio li costringe ad aspettare di più i soldi per la merce venduta. Infatti, fino a questa grande innovazione i venditori hanno sempre avuto la liberà di scegliere il modo di pagamento preferito e/o indicarne tanti diversi. Il PayPal è sempre stato tra le opzioni disponibili, ma a partire da maggio i pagamenti digitali andranno direttamente sul conto bancario.

Presumo che solo una piccola parte dei miei lettori utilizzi l’ebay [anche] per vendere e, di conseguenza, non tutti potrebbero immaginare come le nuove regole dell’e-commerce in questione possano influire sui loro eventuali acquisti. Ebbene, vi svelo una grande verità: molti (moltissimi) venditori cercano di tutelarsi dalle possibili truffe seguendo la semplice regola «spedisco la merce solo quando vedo arrivare i soldi». Non posso criticare questo modo di fare: lo seguo pure io ogni qualvolta mi trovo di fronte un acquirente con una reputazione sconosciuta o non provata da un numero sufficiente di recensioni… Insomma, avrete già capito: il rallentamento dei pagamenti rallenterà anche le spedizioni.
Gli artefici di questo sistema meriterebbero un bel anti-Nobel per l’economia: sono riusciti a far regredire non solo la propria azienda, ma pure quel fenomeno moderno (l’e-commerce) che è stato appena scoperto e imparato (grazia alla pandemia) pure dai «vecchietti».
P.S.: durante l’indimenticabile lockdown del 2020 avevo pensato di provare a vendere su ebay alcuni prodotti digitali di propria produzione (nel corso degli anni precedenti ne avevo accumulati diversi sul computer; posso spedirli all’acquirente anche senza uscire di casa). La sperimentazione di questa attività sta ancora continuando, ma devo constatare che l’ebay sia più adatto alla vendita dei beni materiali. Meno male che, a differenza dell’Amazon, non chiede dei soldi per la sola presenza sulla piattaforma.


Il Binance, una delle più grandi piattaforme per la compravendita delle criptovalute, all’inizio di febbraio aveva lanciato il proprio sistema dei pagamenti digitali Binance Pay. Questo sistema si distingue per la possibilità di pagare in 30 criptovalute e in 5 valute legali (tra le quali anche l’euro). Dal 12 marzo il sistema è accessibile a tutti gli utenti registrati sul sito della piattaforma: quindi ai privati e alle aziende che operano sul mercato «tradizionale».
Perché tale notizia dovrebbe interessare anche i lettori lontani dal mondo finanziario? Perché fa logicamente pensare che ci sia ancora una possibilità di saltare sul treno delle criptovalute. Queste ultime sono diventate un popolare bene-rifugio (ma niente di più serio: non illudiamoci) nella situazione odierna delle incertezze finanziarie. Di conseguenza, se qualcuno di voi dovesse avere una somma di denaro che nel peggiore dei casi non dispiacerebbe perdere (ci sarà qualcuno fortunato, ahahaha), può provare a entrare con gli euro e uscire con i bitcoin.
I bitcoin avranno ancora i picchi di crescita. Ma non so se Binance Pay possa diventare, un giorno, uno strumento utile nella vita quotidiana come lo è il Pay Pal.


La soluzionei di alcuni problemi

Molto probabilmente vi è già capitato di leggere di un nuovo social network: il Clubhouse.

In sostanza, il Clubhouse è stato inventato da Paul Davison e Rohan Seth (due ex sviluppatori del Google) e lanciato in aprile del 2020. In esso agli utenti si propone di concentrarsi sulle conversazioni vocali svolte «in tempo reale» che non possono dunque essere registrate. Ogni utente può creare una «stanza» dedicata alla discussione su un argomento dichiarato: la notifica della stanza creata viene automaticamente inviata ai suoi follower, poi ai follower dei follower etc. Tutti gli utenti che hanno deciso di partecipare alla discussione si dividono poi in speaker e ascoltatori, anche se ognuno ha il diritto di «alzare la mano» e intervenire. Dopo avere creato una «stanza» per tre volte, l’utente ha il diritto di creare un proprio «club» permanente. Tutte le «stanze» possono essere pubbliche, private o dedicate solo ai membri di un determinato «club».
Non so quanto tempo ci avrebbe messo, nelle condizioni del genere, a diventare popolare un progetto del genere. Ma è piaciuto tanto a Elon Musk e Mark Zuckerberg che avevano pubblicamente annunciato l’utilizzo attivo del Clubhouse. Così, solo negli ultimi sei giorni di gennaio al network si sono uniti 1,1 milioni di utenti nuovi.
E ora passo alla questione che in questo momento mi interessa di più. Non percepisco chissà quale necessità di parlare / spiegare / raccontare qualcosa a voce alle persone sconosciute. Non sono nemmeno sicuro di poter trovare sul Clubhouse delle discussioni tanto interessanti da ascoltare «in diretta» (come ho già scritto, è l’unica opzione possibile), interrompendo dunque tutte le mie attività di quel momento. Però sul Clubhouse si può registrarsi solo ricevendo un invito da una persona già registrata (più o meno tutti i social network che conosco hanno adottato questo sistema all’inizio della propria storia). Grazie al grande interesse verso il Clubhouse (dovuto a Musk e Zuckerberg), alcuni utenti hanno iniziato a vendere gli inviti su ebay. I prezzi vengono stabiliti esclusivamente in base al grado di avidità del venditore:

Visti i numeri di cui sopra, mi chiedo: come fare a essere invitato, per poi provare a risolvere alcune questioni economiche correnti? Bisogna sfruttare il momento.


Contare un po’ di soldi altrui

La settimana scorsa il Roskosmos (l’agenzia spaziale russa) ha comunicato di voler alzare gli stipendi dei cosmonauti del 36%. Di conseguenza, lo stipendio base di un cosmonauta che è stato almeno una volta nello spazio arriverà a quasi 95 mila rubli (circa 1060 euro secondo il tasso di cambio attuale), mentre lo stipendio di un cosmonauta-istruttore sarà superiore a 100 mila rubli (circa 1116 euro).
Devo constatare che la suddetta notizia mi ha abbastanza sorpreso: essa significa che il rappresentante di una delle professioni più pericolose, impegnative e spesso ammirate al mondo prenderà, dopo l’aumento, quanto un manager di medio livello moscovita o, più o meno, quanto una cassiera italiana (ovviamente, non voglio offendere alcun lavoratore onesto). Allo stesso tempo, si sa che il capo del Roskosmos, senza avere mai raggiunto dei particolari risultati, — voi ne avete mai sentito parlare? — prende circa 40 mila euro al mese: più del doppio del capo della NASA.
Insomma, sono andato a cercare quanto guadagnano gli astronauti statunitensi ed europei. Già sulla prima pagina di Google è uscito un bel articolo riassuntivo. In sostanza, gli astronauti americani prendono da 65.140 a 142.000 dollari all’anno in base alla loro qualifica.
Gli astronauti canadesi prendono da 89.100 a 189.600 dollari canadesi all’anno.
Gli astronauti europei prendono da 5554 a 7964 euro al mese.
Gli stipendi degli astronauti asiatici non sono dei dati pubblici.
Infine, l’articolo citato non precisa abbastanza bene che lo stipendio dei cosmonauti russi riportato si paga solo durante le missioni: in sostanza, nei mesi di permanenza sulla Stazione Spaziale Internazionale lo stipendio base si moltiplica per 7.
Ecco, se voi, cari lettori, state valutando l’idea di scappare da questo pianeta sfortunato, ora avete qualche elemento in più per poter scegliere al meglio il punto di partenza.
P.S.: una buona conoscenza dell’inglese serve comunque a tutti.


Faceva parte del piano di Fenn?

È abbastanza nota e curiosa l’idea del milionario statunitense Forrest Fenn di nascondere un tesoro in un luogo segreto e di pubblicare dei suggerimenti utili per il ritrovamento.
Ma ancora più interessante è il modo in cui la realizzazione dell’idea è giunta al suo logico finale.
In sostanza, mentre gli amanti dello scrocco stanno per ammazzarsi tra loro, gli osservatori esterni capaci di guadagnare con le proprie forze sono sempre più vicine alle fortune economiche decisamente superiori. Chissà in quante belle opere letterarie, cinematografiche o teatrali, in quanti giochi per il computer o altre forme può essere raccontata la caccia moderna al tesoro. Come si specifica spesso, «tratto da una storia vera».

«L’isola del tesoro» del XXI secolo potrebbe essere un dramma vero e coinvolgente.
Pensateci.


Il cashback più assurdo al mondo

Purtroppo, pure quest’anno il Black Friday non ha portato degli sconti sensibili e/o realmente interessanti per gli oggetti che mi sarebbero realmente utili. Non è una grandissima novità rispetto agli anni passati, quindi ha più senso scrivere di quei sconti che rispecchiano tutta l’assurdità dei tempi che stiamo vivendo.
Prendiamo, per esempio, il famoso «cashback di Natale» del 10% che dovrebbe applicarsi a ogni acquisto pagato con una carta bancaria. Il punto interessantissimo è che da quel cashback sarebbero esclusi gli acquisti fatti online. Quindi si tratta di uno stimolo economico in più per fare uscire le persone dalle loro abitazioni e farle andare nei luoghi pubblici chiusi più o meno affollati. Nel solo fatto non ci sarebbe una grossa tragedia, ma, considerata nel contesto di tutte le misure ristrettive anti-Covid, mi sembra cazza assurdità enorme.
Oltre ai difetti logici della suddetta scelta di politica economica, avrei potuto sottolineare anche il fatto che nel 2020 le persone sono state ridotte in una strana forma di schiavitù: possono uscire di casa solo per produrre o per spendere il guadagnato per i beni di prima necessità. Ma la presa di coscienza collettiva di tale fenomeno deve ancora arrivare, quindi aspetto di scriverne.
Nel frattempo, ricordo che il famoso 10% di cashback promesso è la soglia minima di convenienza degli acquisti straordinari online rispetto a quelli offline. Con la differenza che gli oggetti comprati su internet si trovano con più facilità e mi arrivano direttamente a casa.


Poteva andare peggio

Sicuramente lo avete già letto: è stato raggiunto l’accordo sul Recovery Fund. All’Italia, in particolare, vanno 81,4 miliardi di aiuti «gratuiti» e 217,4 di prestiti. Ma il punto che a noi interessa di più è il momento nel quale dovrebbe iniziare la restituzione del debito: a partire dal 2027.
A questo punto non tutti potrebbero rendersi conto di un aspetto in un certo senso paradossale: alle persone comuni conveniva un debito più grande possibile. Perché? È semplice, cercate di seguire la logica.
I debiti vanno restituiti e per farlo bisogna in qualche modo guadagnare dei soldi.
I Capi di Stato e di Governo che raggiungono gli accordi sui debiti non producono e non guadagnano, quindi pagano i debiti concordati con i soldi dei cittadini (nel linguaggio popolare si chiamano tasse).
Per pagare le tasse il comune cittadino deve lavorare.
Per pagare con le proprie tasse un debito pubblico alto il cittadino comune deve lavorare tanto.
Per lavorare tanto… tutti devono avere la possibilità di lavorare tanto (ma in realtà anche di spendere tanto per fare lavorare gli altri).
Di conseguenza, tenendo in mente il momento della restituzione, ci accorgiamo che ogni miliardo di debito in più verso l’UE riduce ulteriormente il rischio di un nuovo lockdown del cazzo*.
A questo punto potrei anche dire, in merito all’accordo raggiunto, che poteva andare peggio. Ma l’espressione significa che il prestito (= debito) poteva essere ancora più basso.

* Uno Stato del Nord Europa è stato molto criticato dalla gente isterica per non avere introdotto il lockdown. Tantissime persone hanno sottolineato il numero dei contagiati e dei deceduti più alto rispetto agli Stati vicini. Tutti i critici hanno preferito dimenticare che quello Stato – rispetto ai vicini – ha il numero più alto delle case di cura (luoghi di alta concentrazione delle persone altamente a rischio) e dei ghetto per gli immigrati (dove è difficile imporre qualsiasi regola, compreso l’eventuale lockdown). Sempre gli stessi critici isterici si dimenticano di riconoscere che in quello Stato, alla fine, non è alcunché di più grave rispetto alla media mondiale, anzi. E che ora i numeri sono migliori a molti altri Stati europei.


La casa per le vacanze

Una delle idiozie più grandi nella vita è l’acquisto di una [seconda] casa per le vacanze. Ho almeno due motivi per affermarlo.
Il primo motivo è di carattere economico. Perché spendere tutti quei soldi in acquisto, imposte sugli immobili (da pagare ogni anno) e manutenzione se poi la casa è utilizzata al massimo per un mese all’anno? Anche se avete la fortuna di poter dedicare il 100% delle ferie alle vacanze e di potere fare utilizzare quella casa a qualche amico e/o parente, resta comunque vuota per la maggior parte dell’anno. A quel punto conviene prenderne una in affitto quando ce n’è il reale bisogno. Oppure andare in un bel albergo.
Il secondo motivo per il quale la casa delle vacanze non va comprata è di carattere psicologico. Ma pure educativo. Avete notato che i proprietari delle seconde case si sentono obbligati ad andarci per tutte le vacanze? Lo fanno perché logicamente cercano di giustificare quel grande acquisto. Ma il risultato è tristissimo: quelle persone non vedono il mondo. Passano tutta la loro vita tra la casa, il lavoro e la casa delle vacanze (in questo periodo particolare, poi, solo tra le due case). In sostanza, si sono incatenate con le proprie mani. Che tristezza…
P.S.: in generale, secondo me è inutile l’acquisto di tutti gli oggetti costosi di uso non quotidiano (barche, aerei, spesso anche auto), ma questo è l’argomento di un altro post.

P.P.S.: ricordo a tutti che a partire dal 3 giugno sono consentiti gli spostamenti in tutta Italia. A partire dal 1 luglio, se non dovesse succedere qualcosa di catastrofico, si potrà viaggiare anche all’interno dell’UE. Di questi tempi non è poco. In più, si tratta già di una porzione del mondo interessantissima.


Il destino del Telegram

Chi si interessa dell’argomento, lo sa già benissimo anche senza il mio aiuto: in teoria oggi, il 30 aprile, doveva essere lanciata la criptovaluta Gram sviluppata dalla squadra del Telegram. Molto in teoria perché il lancio è bloccato da un lungo procedimento giudiziario tra Pavel Durov e il Securities and Exchange Commission statunitense.
A interessarci oggi non sono i dettagli del suddetto procedimento, ma il destino del Telegram. Infatti, Pavel Durov ha proposto agli investitori del Gram tre soluzioni:
1) riavere subito il 72% della somma investita,
2) aspettare l’esito positivo del procedimento e avere le proprie «monete» Gram tra un anno esatto,
3) aspettare l’esito negativo del procedimento e ottenere il 110% della somma investita tra un anno esatto.
Le risorse necessarie per la terza opzione, se dovesse essere preferita dagli investitori, saranno ricavate dalla vendita – da parte di Durov – delle azioni delle compagnie proprietarie del Telegram. Ecco, a questo punto qualcuno potrebbe chiedersi se l’eventuale cambio della proprietà possa influire sulla qualità tecnica e sulla politica del Telegram.
Io, essendo un famosissimo esperto del mondo finanziario (triplo ahahaha), predico: la maggioranza degli investitori preferirà riavere subito il 72% dei soldi ora e chiudere così il proprio rapporto con il Gram. Lo preferirà perché dietro l’angolo ci aspettano la crisi, l’inflazione e tante altre belle cose. Quindi forse è meglio avere una parte dei soldi ora che la carta colorata tra un anno.
Di conseguenza, il Telegram resterà a Pavel Durov. E, eventualmente, sarà venduto, chiuso o rovinato più avanti e per altri motivi. Motivi che oggi non possiamo nemmeno immaginarci.