Cosa vi ho nascosto:

L’archivio del tag «spazio»

Bip-bip

Oggi decorrono 60 anni dal lancio del primo Sputnik.
Sessant’anni dal lancio del primo satellite artificiale da parte degli umani.

Fu una piccola (58 centimetri di diametro) sfera di alluminio con quattro antenne.

Dentro alla sfera vi furono alcuni strumenti primitivi, prima di tutto di localizzazione e di trasmissione dei segnali acustici sulla Terra. La quantità delle antenne superiore a 1 serviva a garantire la trasmissione del segnale verso il nostro pianeta (visto che il satellite non fu posizionabile in una posizione determinata).

Nel 1957 il mondo si preoccupò, per esempio, per le nuove frontiere del spionaggio internazionale che sembrarono aprirsi. Per qualche decennio le preoccupazioni si dimostrarono parzialmente fondate ma oggi, nel secolo delle «alte tecnologie» lo spionaggio principale si fa su internet. Sempre nel secolo delle suddette tecnologie – ma 0,6 secolo dopo il lancio dello Sputnik e nonostante le fantasie sfrenate degli scrittori e registi – non ci siamo allontanati dal nostro Sistema solare.
Potrei spiegarvi perché l’uomo non si allontanerà mai nemmeno dalla Terra (ciao Elon!), ma si tratta di concetti fisici che non tutti sono in grado di comprendere senza cercare 2/3 dei termini sulla Wikipedia.
Tutto ciò non rende lo studio dello spazio una impresa inutile.


Porco Giove!

Il programma Deep Dream – creato da Google – usa le reti neurali artificiali per elaborare le immagini. In sostanza, il programma «memorizza» gli ornamenti dalle immagini di qualità per poi cercarli su quelle immagini di qualità più bassa che l’utente chiede di elaborare.

Il grafico Nick Stevens ha dunque chiesto a Deep Dream di elaborare una delle foto di Giove scattate dalla sanda Juno.

Terribile… Ma a me sembra di vedere dei «personaggi» di alcuni film.


Trasporto spaziale

Dopo il post sul Giorno dei cosmonauti di ieri, provo a rimanere, in qualche modo, nell’argomento spaziale. Ecco la comparazione dei costi di trasporto di 1 kg di beni per razzi.

Non tutti gli imprenditori privati sono in grado di investire in un settore così economicamente impegnativo. Ma quelli che ci riescono, dimostrano che l’iniziativa privata è sempre più efficiente.


Yuri Gagarin

La Russia contemporanea ha ereditato dall’URSS una serie di feste, la maggior parte delle quali non ha mai avuto alcun senso. Alcune di queste fortunatamente sono state abrogate (come, per esempio, la festa dalla rivoluzione), altre non sono più delle festività ufficiali. Qualcuna, come la «festa del difensore della patria» (23 febbraio), sopravvive ancora.

Solo due feste del periodo sovietico sono generalmente riconosciute dai russi: il Capodanno (ritenuto importante quanto il Natale in Europa) e il Giorno dei cosmonauti (che si festeggia il 12 aprile).

Appena (?) 56 anni fa, il 12 aprile 1961, è stato lanciato nello Spazio il primo uomo della Storia, Yuri Gagarin. A partire dalle 10:48 (l’ora di Mosca) di quel grande giorno Gagarin è una delle persone più strumentalizzate del mondo: lo è stato in sette anni di vita che gli erano rimasti, in occasione della morte, ma pure ora. Oggi, per esempio, anche negli Stati che non festeggiano l’anniversario del suo famoso volo orbitale si parlerà molto di lui. Solo oggi e solo di lui: al suo nome si associa uno dei pochissimi successi positivi sovietici. Nonostante la competizione nel settore spaziale abbia condannato a decenni di fame l’intero popolo, oggi il volo di Gagarin è un successo che non viene messo in discussione nemmeno dai più critici. Ma lui, Gagarin, fu stato solo fortunato: lo scelsero tra altri 20 candidati per il sorriso fotogenico. E, soprattutto, fu il primo uomo a essere tornato vivo dallo Spazio.

Non è stato altrettanto fortunato Sergei Korolev, il progettista dei primi razzi, satelliti e navicelle sovietici. E’ stato lui a far compiere alla umanità il passo più grande: quello la portò nello Spazio. Oggi, purtroppo, è festeggiato da pochissimi. Eppure lo Stato che grazie ad egli ottenne una delle feste più belle, rischiò di ammazzarlo con le proprie mani nei campi di lavoro. Viste le statistiche delle repressioni staliniane, c’è da chiedersi quanti altri korolev non sono proprio sopravvissuti.

Ah, e noi, nonostante le fantasie di moltissimi scrittori, non ci siamo ancora allontanati dal sistema solare.


Un pezzo del futuro

Non so se vi siete già resi conto dell’evento epocale di ieri.

Elon Musk è ufficialmente riuscito a trasformare un razzo-vettore in un mezzo di trasporto vero e proprio.

I sogni degli scienziati e ingegneri, le fantasie degli scrittori e registi si stanno avverando.

Bellissimo! Che altro posso dire?

A tutti gli scettici che hanno qualcos’altro da dire propongo un piano d’azione:

Quando decolla il Falcon1 ne parliamo.
Quando trovano almeno un cliente, ne parliamo.
Quando riescono a ottenere un contratto con la NASA, ne parliamo.
Quando decolla il Falcon9, ne parliamo.
Quando costruiscono la propria navicella, ne parliamo.
Quando riescono ad arrivare alla ISS, ne parliamo.
Quando lanceranno i loro satelliti geostazionari, ne parliamo.
Quando capiscono come far atterrare i razzi, ne parliamo.
Quando riescono a capire come farne atterrare almeno uno, ne parliamo.
Quando riescono a farne atterrare uno su una piattaforma, ne parliamo.
Quando imparano a farli atterrare dopo un viaggio sulla GTO, ne parliamo.
Quando riescono a lanciare un razzo già utilizzato per la seconda volata, ne parliamo.
>>>>>>>>>>>>VOI SIETE QUI<<<<<<<<<<<<<<<<<<
Quando riescono a lanciare il Falcon Heavy, ne parliamo.
Quando riescono a fare il Dreagon2, ne parliamo.
Quando iniziano a trasportare le persone, ne parliamo.
Quando lanciano il Red Dragon, ne parliamo.
Quando riescono a fare un atterraggio su Marte, ne parliamo.
Quando fanno andare le persone su Marte, ne parliamo.
Quando colonizzano Marte, ne parliamo.
Quando riescono a terraformare Marte, ne parliamo.

Ah, e non dimenticatevi di confrontare questo elenco, o almeno la sua prima parte con a) la durata della vita umana, b) con quello che siete riusciti a realizzare voi nella vostra misera esistenza.


Missione compiuta

Oggi è finita la missione di Rosetta, la quale resta per sempre con il suo cometa ma non con noi. Quindi ora dorei (e vorrei tanto avere la certezza di poter scrivere dovremmo) trovare un altro pretesto per leggere dello Spazio con una buona periodicità. Perché la nostra storia è lì.

L’ultima foto, scattata a 51 metri dalla cometa 67P/Churyumov—Gerasimenko è questa:

Molto probabilmente, la prossima foto del corpo in questione scattata da una distanza simile sarà accompagnata da un testo più o meno di questo tipo: «Gli archeologi hanno trovato un attrezzo dell’uomo primitivo». Ma solo se la Rosetta verrà inquadrata.


Yuri Gagarin

La Russia contemporanea ha ereditato dall’URSS una serie di feste, la maggior parte delle quali non ha mai avuto alcun senso. Alcune di queste fortunatamente sono state abrogate (come, per esempio, la festa dalla rivoluzione), altre non sono più delle festività ufficiali. Qualcuna, come la «festa del difensore della patria» (23 febbraio), sopravvive ancora.

Solo due feste del periodo sovietico sono generalmente riconosciute dai russi: il Capodanno (ritenuto importante quanto il Natale in Europa) e il Giorno dei cosmonauti (che si festeggia il 12 aprile).

Appena (?) 55 anni fa, il 12 aprile 1961, è stato lanciato nello Spazio il primo uomo della Storia, Yuri Gagarin. A partire dalle 10:48 (l’ora di Mosca) di quel grande giorno Gagarin è una delle persone più strumentalizzate del mondo: lo è stato in sette anni di vita che gli erano rimasti, in occasione della morte, ma pure ora. Oggi, per esempio, anche negli Stati che non festeggiano l’anniversario del suo famoso volo orbitale si parlerà molto di lui. Solo oggi e solo di lui: al suo nome si associa uno dei pochissimi successi positivi sovietici. Nonostante la competizione nel settore spaziale abbia condannato a decenni di fame l’intero popolo, oggi il volo di Gagarin è un successo che non viene messo in discussione nemmeno dai più critici. Ma lui, Gagarin, fu stato solo fortunato: lo scelsero tra altri 20 candidati per il sorriso fotogenico. E, soprattutto, fu il primo uomo a essere tornato vivo dallo Spazio.

Non è stato altrettanto fortunato Sergei Korolev, il progettista dei primi razzi, satelliti e navicelle sovietici. E’ stato lui a far compiere alla umanità il passo più grande: quello la portò nello Spazio. Oggi, purtroppo, è festeggiato da pochissimi. Eppure lo Stato che grazie ad egli ottenne una delle feste più belle, rischiò di ammazzarlo con le proprie mani nei campi di lavoro. Viste le statistiche delle repressioni staliniane, c’è da chiedersi quanti altri korolev non sono proprio sopravvissuti.

Ah, e noi, nonostante le fantasie di moltissimi scrittori, non ci siamo ancora allontanati dal sistema solare.


Acceleratore

Il video domenicale di oggi proviene da una telecamera installata sul propulsore di un Shuttle.

L’ho visto per la prima volta; mi ha incuriosito; ora lo condivido con voi.


Spazzatura cosmica

Molto probabilmente avete già visto tutti questo video. Io, però, lo pubblico comunque. Lo faccio almeno per averlo nella propria collezione e poterlo trovare più facilmente in futuro.

La storia del video è la seguente. A partire dal lancio del primo Sputnik nel 1957, sull’orbita della Terra si è accumulata una quantità enorme di oggetti: satelliti, pezzi di navicelle spaziali, detriti vari… L’astronomo Stuart Grey dell’University College di Londra ha analizzato i dati di space-track.org e ha creato un modello dello spazio che circonda il nostro pianeta.

Tra pochi secoli quello sarà il nostro spazio vitale. Spero che tra pochi decenni diventi anche una fonte di rifiuti da reinserire nel ciclo produttivo.


Foto di gruppo

Nel seguire le scoperte di Plutone e di Kepler 452b abbiamo perso un’altra curiosità spaziale, anche se di importanza infinitamente minore. Per la prima volta dal 1972 la NASA ha fotografato il nostro pianeta con un solo scatto. L’apparecchio DSCOVR (Deep Space Climate Observatory) ci ha visti così:

Quella del 1972 non era ovviamente l’unica immagine della Terra. C’è da sapere però che tutte quelle più recenti erano state eseguite dai satelliti di bassa quota, quindi in realtà raccolte come dei puzzle da più immagini parziali.